L’arcivescovo Andrea Bellandi ha scritto una lettera al clero e alle comunità parrocchiali dell’Arcidiocesi Salerno- Campagna-Acerno. Ecco il testo integrale:
“Carissimi/e,
fin dagli inizi del mio insediamento come Pastore della Chiesa salernitana, nell’estate del 2019, ho accolto, per quanto concerneva la nomina dei nuovi Parroci, quanto già il mio predecessore Mons. Luigi Moretti aveva stabilito, aderendo ad un Decreto della Conferenza Episcopale Italiana del 1983: ovvero la facoltà di porre un limite di nove anni alla durata della nomina, rimanendo a discrezione del Vescovo la possibilità di procrastinarla. In questi anni, quindi, circa due terzi delle 163 Parrocchie hanno vissuto il trasferimento del loro Parroco – tenendo conto anche del fattore dell’età – e lo stesso si prospetta per un’altra decina di comunità parrocchiali, dal prossimo settembre.
Vi sono diversi motivi che suggeriscono l’opportunità di questa scelta, che ritengo in linea di principio ancora valida, pur comprendendo le ragioni che potrebbero suggerire un tempo assai più prolungato. D’altra parte, come accennavo nella Lettera scritta alle comunità nel mese di giugno dello scorso anno, certe scelte – condivise con i Vicari episcopali e i Vicari foranei – vanno, da una parte, sempre considerate nell’insieme della realtà ecclesiale diocesana e, dall’altra, rappresentano anche una sfida e un’opportunità – per le comunità parrocchiali e i sacerdoti – di rimettersi in discussione, trovando nuovi stimoli spirituali e aprendo nuovi orizzonti di relazione.
D’altra parte – e qui mi rivolgo direttamente ai sacerdoti – l’inevitabile disagio e la comprensibile sofferenza che tali cambiamenti portano sempre con sé possono costituire, al tempo stesso, una grande opportunità per ritornare all’essenziale della propria vocazione e richiedersi a Chi abbiamo consegnato la vita, così da decidere nuovamente un dono di essa senza limiti né condizioni prefissate da noi. È solo in questa totalità di abbandono al Signore – e non ad una specifica comunità – vissuto nella concretezza dell’obbedienza alla Chiesa e ai suoi Pastori, che si può fare esperienza di una rinnovata libertà, sconosciuta invece a coloro che l’attendono solo al verificarsi di condizioni da sé prefissate.
Certo che quanto da me sopra esposto saprà essere compreso e accolto benevolmente da tutti, colgo l’occasione per rinnovare a ciascuno il mio affetto e la mia gratitudine per quanto opera a favore del Signore e della Chiesa diocesana”.
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