Una strana coppia si aggira per l’Europa: è quella costituita dal premier spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, e da Papa Leone XIV. I due sulla carta non potrebbero apparire più lontani ma nella realtà stravolta della politica internazionale di questa stagione storica sembrano avere bisogno l’uno del sostegno dell’altro. In tal senso la visita di Leone in Spagna è densa di significati.

Sanchez e il Psoe nella bufera giudiziaria
Per Sanchez non è esattamente un periodo sereno. Il suo partito, il suo entourage, per non parlare di qualche vecchio leader come José Luis Rodriguez Zapatero, sono finiti al centro di una tempesta giudiziaria che rischia di portare alla caduta dell’esecutivo. Sanchez nel giro di pochi mesi è così passato dal ruolo di possibile leader della sinistra globale (come dimostra la convention progressista tenutasi a Barcellona lo scorso aprile) a elemento scomodo nel panorama politico europeo. Almeno finché le inchieste dei giudici proseguiranno. Sanchez vede nella visita in Spagna di Papa Leone la possibilità di spostare l’attenzione mediatica dalla questione giudiziaria ai temi che hanno, in parte, segnato la sua azione politica. D’altro canto, il pontefice aveva e ha un disperato bisogno di leader con i quali giocare di sponda per tentare di ridare fiato alla diplomazia negli scenari di guerra e di rimettere al centro del dibattito il tema della povertà, delle crescenti diseguaglianze economiche, del cambiamento climatico che sta facendo aumentare i flussi migratori.

L’avvicinamento cominciato da Francesco e continuato da Leone
Certo è che quello che sta andando in scena in Spagna, tra il Psoe – uno dei partiti europei tradizionalmente più anticlericali – e la Santa Sede – è un film inedito. Il franchismo ha infatti lasciato dietro di sé gli strascichi di un conflitto tra chi combatteva la dittatura da posizioni laiche e un cattolicesimo tradizionalista che si identificava con la destra reazionaria spagnola. C’è voluto il pontificato di Francesco per cominciare a cambiare il clima, con le nomine di diversi vescovi – fra i quali quelli di Madrid e Barcellona – di area più progressista, e comunque più aperti al cambiamento. E, per quanto non siano finiti del tutto gli scontri fra settori anticlericali della sinistra iberica e la Chiesa, la situazione sta rapidamente mutando. Inutile dire che il Papa americano ha avuto un’accoglienza trionfale in Spagna, proprio perché rappresenta la continuità con Francesco.

Al centro dell’incontro migranti, rifugiati e polarizzazione politica
Per queste ragioni, il 27 maggio scorso, Sanchez è stato ricevuto in Vaticano, e l’8 giugno, nella nunziatura apostolica di Madrid, ha avuto un faccia a faccia con Prevost, subito prima dello storico discorso del pontefice il parlamento (le Cortes). Un discorso che ha avuto al centro il tema delle migrazioni, l’accoglienza dei rifugiati e la difesa dei diritti umani dei più vulnerabili. Un lungo passaggio è stato dedicato alla necessità di superare l’eccessiva polarizzazione politica, sia in Spagna sia a livello internazionale. Certo, il Papa ha ribadito le posizioni classiche della Chiesa contro aborto ed eutanasia, ma il cuore del suo intervento è stata l’affermazione della tutela della dignità umana in tutte le sue declinazioni, sfuggendo così a interpretazioni ideologiche e riproponendo per intero l’insegnamento del Vangelo.

Sanchez, da parte sua, in un comunicato diffuso dalla Moncloa, ha sottolineato come «la visita papale consolida le relazioni bilaterali e consente di compiere progressi su due priorità condivise da entrambe le parti: la cooperazione in materia di migrazione e l’impegno per la pace e la stabilità internazionale». Secondo il governo, questo nuovo incontro tra il capo dell’esecutivo e Leone XIV rappresenta il culmine dell’agenda di accordi siglati negli ultimi anni con la Chiesa cattolica, tra cui l’esumazione di Francisco Franco dal mausoleo di Cuelgamuros e il trasferimento delle spoglie nella tomba di famiglia nel cimitero di Mingorrubio-El Pardo, il patto sulla registrazione degli immobili, l’eliminazione di alcune esenzioni fiscali e, infine, l’accordo per il risarcimento delle vittime di abusi sessuali.

I punti di contatto tra governo spagnolo e Santa sede
A seguito del discorso del Papa al Congresso, il ministro della Presidenza, della giustizia e dei Rapporti con le Cortes, Félix Bolaños, responsabile anche dei rapporti del governo con la Chiesa cattolica, ha sottolineato che l’impegno di Prevost «per la pace, il multilateralismo, la dignità di tutte le persone, compresi i migranti, e il modo in cui dovrebbero essere accolti, è stato molto chiaro». «È stato un discorso molto coraggioso che ci interpella tutti, sia nel governo che in Parlamento», ha ribadito. Il ministro ha poi confermato che «il governo è assolutamente in linea» con lo «storico» discorso del Papa. E ha celebrato «l’inequivocabile successo della visita». L’aborto e l’eutanasia restano punti di disaccordo, vero. Ma Bolaños ha mostrato rispetto per la posizione della Chiesa cattolica – una novità – e si è concentrato sugli accordi firmati negli ultimi cinque anni. «Ci sono divergenze, ma le affrontiamo con rispetto, ascoltando e cercando di comprenderci a vicenda», ha tenuto a sottolineare. Preferendo evidenziare l’accordo «assolutamente senza precedenti» sulle riparazioni per le vittime di abusi sessuali all’interno della Chiesa.
