Trump all’Iran: «Azioni molto forti se il governo impicca i manifestanti»

Tutti gli occhi sono puntati sulla Casa Bianca per vedere quali azioni Donald Trump potrebbe decidere di intraprendere contro l’Iran. Da giorni il presidente americano minaccia di intervenire contro la violenta repressione delle manifestazioni anti-regime, in corso da oltre due settimane. Martedì sera, in un’intervista alla Cbs, Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti reagiranno se il governo procederà con le esecuzioni capitali degli arrestati. Alla domanda sulle impiccagioni che, secondo diverse segnalazioni, potrebbero iniziare a breve, il presidente ha risposto: «Prenderemo misure molto forti. Se faranno una cosa del genere, prenderemo misure molto forti».

Incitato a chiarire cosa intenda per “misure forti”, Trump ha richiamato il raid in Venezuela e l’uccisione nel 2019 del leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi: «Vedremo come andrà a finire per loro. Non finirà bene». Poi, su Truth, il presidente ha lanciato un messaggio diretto ai manifestanti iraniani: «Continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Segnate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà. L’aiuto è in arrivo». Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hrana, nelle prime due settimane di proteste in Iran sono morte 2.571 persone, tra cui 2.403 manifestanti, 147 affiliati al governo e 12 minori. Gli arrestati sono oltre 18 mila.

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L’Iran sta iniziano le condanne a morte

Nonostante le minacce americane, l’Iran ha annunciato l’intenzione di eseguire processi rapidi ed esecuzioni per sedare le proteste: «Se vogliamo fare qualcosa, dobbiamo farla adesso. Se facciamo tardi, due o tre mesi dopo, non ha lo stesso effetto», ha detto il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni-Ejei, che ha già trascorso cinque ore in un carcere di Teheran per esaminare i casi. Ha inoltre detto che i processi dovrebbero essere tenuti «in pubblico». Tra le prime imminenti esecuzioni di cui si ha notizia, c’è quella di Erfan Soltani, arrestato giovedì scorso a Karaj, una città nella periferia nord-occidentale di Teheran. Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, il gruppo ha detto che una fonte informata ha appreso l’11 gennaio che i funzionari avevano detto alla famiglia di Soltani che è stato condannato a morte. Soltani ha perso i contatti con i propri cari l’8 gennaio. Sul piano militare, il ministro della Difesa Aziz Nafizardeh ha avvertito che l’Iran «attaccherà le basi statunitensi» se verrà attaccato, promettendo una «risposta dolora».