Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale intervistato da Repubblica ribadisce il no della Regione al dimensionamento scolastico richiesto dal governo, spiegando le ragioni che hanno portato al rifiuto dell’accorpamento di 17 scuole su 532 e al successivo commissariamento dell’Emilia-Romagna, insieme a Toscana, Umbria e Sardegna, deciso dopo il confronto con l’esecutivo e con il ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara: «In generale reputo sbagliata la scelta di tagliare il numero di autonomie scolastiche», ha detto de Pascale, «ma come presidente di Regione, nell’ottica di una corretta collaborazione istituzionale, tutti i giorni do attuazione a scelte politiche che non condivido. Io come Regione sono chiamato a contenere i danni. Ma qui non condividevo il principio e nemmeno l’attuazione».

De Pascale ricorda che la misura, introdotta dal governo Draghi e confermata dall’esecutivo Meloni, rischia di svuotare la partecipazione nella scuola: «Disinvestire sulle autonomie scolastiche, arrivare ad avere scuole da 2 mila alunni è per me iniquo. Ma Valditara ha avvallato il provvedimento. Io sono stato in consiglio di istituto e se il numero degli studenti è troppo elevato si frena la partecipazione di famiglie, del collegio dei docenti, delle relazioni sindacali: ne soffre la vita democratica della scuola, che è un luogo di partecipazione. L’autonomia scolastica è stata una grande conquista».
De Pascale: «Siamo i più virtuosi e i più penalizzati»
Sul piano tecnico la Regione contesta l’assenza di motivazioni e i criteri applicati. «Ci siamo rifiutati di dare seguito al dimensionamento scolastico perché è stata una scelta univoca non motivata. Sono sei mesi che pretendiamo chiarimenti». De Pascale sottolinea che le scuole emiliano-romagnole superano la soglia ministeriale di 938 alunni per autonomia, con una media di 998, e che in base al meccanismo premiale spetterebbero più istituti e non tagli. «Siamo i più virtuosi e siamo i più penalizzati». La Regione aveva proposto di ridurre solo sei scuole, ma la scelta è stata tra l’accorpamento di 17 istituti o il commissariamento. Sulle pressioni europee replica: «Bisognava rinegoziare con l’Europa», definendo «una follia» la possibilità di ampliare nuovamente le scuole dopo il 2026. Conclude sul commissario ad acta: «Ognuno si assume le sue responsabilità. Si tratta di un provvedimento iniquo del centrodestra, le famiglie sapranno chi lo ha firmato. Io difendo la scuola pubblica e il dimensionamento è uno svilimento dell’autonomia scolastica, che porterà con sé tagli. Abbiamo avuto garanzie sull’occupazione, ma gli organici saranno comunque ridotti».
