La Nato sta rafforzando in modo significativo la cooperazione militare nell’Artico. Alla conferenza sulla sicurezza di Salen, in Svezia, il comandante supremo alleato Alexus Grynkewich ha dichiarato che «gli alleati stanno collaborando strettamente sulle questioni artiche» e che è stato deciso di «approfondire la nostra comprensione delle attività nell’Artico e incrementare le nostre attività ed esercitazioni nell’estremo nord», sottolineando che «la cooperazione militare in questa regione non è mai stata così forte». Il generale ha avvertito che «nell’estremo nord, navi russe e cinesi stanno conducendo sempre più pattugliamenti congiunti» e che la minaccia diventerà «sempre maggiore».
Grynkewich: «Navi cinesi non hanno scopi pacifici»
Grynkewich ha spiegato che l’Alleanza intende potenziare «le nostre capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione» e rafforzare infrastrutture, logistica e presenza militare nell’area, definita di «importanza strategica» e ormai «una prima linea nel quadro delle operazioni del Comando Alleato Nato». Ha inoltre denunciato che «rompighiaccio e navi da ricerca cinesi si trovano nelle acque artiche e la loro ricerca non ha scopi pacifici: serve per ottenere un vantaggio militare», mentre «la Russia continua a testare capacità avanzate nel Mare di Barents». Il generale ha anche ricordato che il Joint Force Command Norfolk ora coordina tutte le attività Nato nell’Artico.
Il ministro degli Esteri tedesco: «Sicurezza dell’Artico di grande importanza»
Sul tema è intervenuto anche il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che prima di un viaggio in Islanda e negli Stati Uniti ha scritto che «la sicurezza nell’Artico sta diventando sempre più importante» e che occorre discutere «di come possiamo assumerci al meglio questa responsabilità all’interno della Nato». Wadephul ha aggiunto che le valutazioni devono includere «gli interessi legittimi di tutti gli alleati della Nato, ma anche quelli degli abitanti della regione», compresa «la Groenlandia e la sua popolazione», ribadendo che «l’affidabilità è alla base della sicurezza, del commercio e degli investimenti» e confermando un incontro a New York con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.
