L’Iran blocca internet nel tentativo di sedare le proteste

L’Iran ha imposto un blackout di internet nel Paese nel tentativo di soffocare le vaste proteste contro il regime. La rete è stata deliberatamente oscurata giovedì sera, attorno alle 19 italiane secondo i dati di Cloudflare Radar, dopo una giornata di grosse manifestazioni in decine di città. Per le autorità iraniane, spegnere internet serve a impedire il coordinamento delle piazze e a isolare l’Iran dal resto del mondo. Spesso serve anche a coprire la repressione violenta. Nel novembre 2019, dopo un blackout simile, le forze di sicurezza uccisero oltre 200 persone in appena 48 ore. Secondo l’ong Iran Human Rights, finora le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 45 manifestanti, tra cui otto bambini. Ma Amnesty International e altri gruppi indipendenti stimano un bilancio ancora più alto, con migliaia di arresti.

Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province dell’Iran

La mobilitazione degli iraniani, diffusa e senza una leadership centrale, chiede la fine del regime islamico. Le proteste sono iniziate a fine dicembre. La scintilla, questa volta, è stata il crollo della valuta e l’aumento dei prezzi seguito alla fine del cambio agevolato per le importazioni. Il costo dei generi alimentari è aumentato di oltre il 70 per cento in un anno, quello dei medicinali di circa il 50. Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province. A Teheran grandi folle si sono radunate in diversi quartieri, mentre proteste sono state segnalate a Mashhad, Isfahan, Shiraz, Abadan, Bushehr e Karaj. Nelle regioni curde, da Kermanshah a llam e Lorestan, i commercianti hanno aderito a uno sciopero generale. Nel sud, nella provincia di Fars, i manifestanti hanno abbattuto una statua di Qassem Suleimani. Video verificati mostrano incendi, spari e uso di gas lacrimogeni. Il presidente Masoud Pezeshkian ha chiesto «moderazione», ma magistratura e apparati di sicurezza promettono una repressione senza sconti.