Chi era Zine El Abidine Ben Alì, per 23 anni il padrone della Tunisia

Il presidente si è spento all'età di 83 anni in Arabia Saudita dopo una lunga malattia. Salito al potere nel 1987 venne spodestato dall'ondata delle Primavere arabe.

L’ex presidente tunisino Zine El Abidine Ben Alì è morto a 83 anni in esilio, in una clinica in Arabia Saudita. L’uscita di scena arriva in una fase cruciale per la Tunisia in piena campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali. Lottava da tempo contro un cancro alla prostata. Fino alla rivoluzione che lo costrinse a fuggire all’estero nel 2011, Ben Alì, secondo presidente dopo l’indipendenza, è stato il padrone assoluto della Tunisia, interlocutore rispettato di tutte le cancellerie occidentali e nordafricane, nonostante il suo pugno di ferro contro ogni dissenso e la corruzione di cui beneficiava la sua cerchia familiare, in primis la moglie Leila Trabelsi.

L’ASCESA VERSO IL POTERE

Classe 1936, militare di carriera con grande esperienza internazionale (fu anche addetto militare, quindi ambasciatore a Varsavia), Ben Alì partecipò da giovane alla resistenza contro il dominio coloniale francese, finendo anche in prigione. Negli anni Sessanta fondò il Dipartimento della Sicurezza militare dirigendolo per 10 anni. La svolta politica arrivò poi negli anni ’80: diventò ministro dell’Interno il 28 aprile 1986 e poi Primo Ministro, nell’ottobre 1987. E proprio contro Habib Bourguiba, che lo aveva nominato premier, Ben Alì diede vita ad un ‘colpo di Stato medico’ (convinse i medici a dichiarare il presidente incapace di intendere e di volere). Il 7 novembre 1987 diventò quindi presidente, proseguendo la politica filo-occidentale di Bourguiba, combattendo l’integralismo islamico e per questo diventando il beniamino di Europa ed Usa.

LE RIFORME E LE ELEZIONI POLITICHE

Il suo partito, il Raggruppamento Costituzionale Democratico (ex Partito socialista desturiano), dominò nel frattempo la scena politica nazionale con Ben Alì che vinse le elezioni del 1994 e del 1999 la con una percentuale bulgara di oltre il 99 per cento. Il controllo totale e assoluto del Paese venne poi formalizzato nel 2002 grazie all’imposizione di una riforma costituzionale che di fatto abolì ogni limite alla sua rielezione. E nel voto del 2004 venne rieletto con oltre il 94% dei consensi. Nel 2009, ottiene il quinto mandato con una percentuale dell’89 per cento.

LA CADUTA CON LE PRIMAVERE ARABE

L’inizio della sua fine arrivò il 17 dicembre 2010, quando Mohamed Bouazizi, un giovane fruttivendolo senza licenza, si diede fuoco per protesta contro il sequestro del suo banchetto. Da quel momento in tutto il Paese iniziarono imponenti proteste di massa di giovani che chiedevano lavoro e denunciavano il carovita, ma che poi sfociarono nella richiesta di una maggiore libertà: proteste che si estesero presto a gran parte del mondo arabo, nelle cosiddetta Primavere arabe. Oltre cento persone, tra civili e poliziotti, morirono negli scontri. A quel punto Ben Alì decise di annunciare il suo ritiro dalla politica rifugiandosi nel gennaio 2011 nella sua villa di Abha in Arabia Saudita.

L’ULTIMO MESSAGGIO IL 15 MAGGIO SCORSO

Nel giugno dello stesso anno, iniziarono poi numerosi processi a lui e al suo clan che rivelarono gli abusi e la corruzione di cui si erano macchiati, accumulando immense ricchezze. Lui stesso venne poi condannato a diversi ergastoli per la morte di manifestanti. Il suo ultimo messaggio ai tunisini è stato del 15 maggio scorso. Pubblicato sulla pagina Facebook del suo avvocato e destinato a smentire le notizie sul suo stato di salute e che oggi suona come un testamento. «Da quando ho lasciato il mio amato paese, ho solo desiderato sicurezza, stabilità e sviluppo per il mio popolo… questo fa parte del mio impegno nazionale e della mia responsabilità di statista». «Sono pronto con tutto il cuore a fare del mio meglio per questo Paese che ho servito sinceramente per 50 anni. Ringrazio tutti i tunisini che mi hanno mandato messaggi di amore e rispetto, assicurandoli che tornerò nel mio Paese».

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