E Karlsruhe si fece autogol

La sentenza della Gcc è una prova di forza che rischia di diventare una prova di debolezza. Ma apre una battaglia legale e politica di grande portata, non solo in Germania. Nell’appellarsi alla sacralità della Costituzione, i giudici minano un'altra sacralità: quella della Bundesbank e oggi della Bce.

Non c’è pace per Karlsruhe. I giudici costituzionali tedeschi hanno deciso che i colleghi della suprema magistratura Ue del Lussemburgo sono andati ultra vires, hanno travalicato cioè i limiti del loro potere, quando a fine 2018 sentenziavano che il Quantitative easing (Qe) della Bce e l’intera politica del whatever it takes di Mario Draghi rilanciata da Christine Lagarde era in linea con i Trattati.

Non fino in fondo, dicono ora da Karlsruhe, e il Qe va giustificato meglio. Ma così facendo anche gli alti magistrati tedeschi sono finiti ultra vires, nel complicato tentativo di giustificare questa richiesta, adottando un complicato ragionamento legale che la Gcc (acronimo dell’inglese German Constitutional Court) persegue con tenacia soprattutto da Maastricht in poi (1992), e che la porta a rifiutare la subalternità rispetto alla suprema magistratura Ue (Ecj, European Court of Justice).

I nostri sovranisti che subito si sono rallegrati martedì scorso per un possente siluro alla Bce e per una probabile crisi dell’euro, invitando gli italiani «a ripensare al diritto di emettere moneta» (Matteo Salvini), farebbero bene a prendere fiato e a cercare di capire meglio.

IL TENTATIVO DI DICHIARARE IL QE FUORI LEGGE

Alcuni anni fa quattro diversi gruppi, anche con personaggi di rango, uno guidato da Bernd Lucke, professore ad Amburgo e cofondatore del partito sovranista Alternative für Deutschland, chiedevano alla Gcc di dichiarare il Qe fuori legge. La Gcc girava il quesito alla Ecj. E ora, pur ugualmente rigettando il ricorso di Lucke e altri, dice che la Ecj è andata ultra vires, non poteva cioè assolvere così facilmente la Bce, e che per giustificarsi la Bce deve spiegarsi meglio, entro tre mesi; questo consente giustamente ai ricorrenti di cantare vittoria. Lo fa però con un ragionamento complicatissimo, non nuovo, ma sempre terreno minato.

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UNA QUESTIONE COSTITUZIONALE

Al centro c’è il concetto di democrazia che solo il vecchio Stato-Nazione dice da tempo Karlsruhe, costruito attorno al concetto di “popolo uniforme”, può esprimere. È una tesi, non una verità rivelata. La scienza politica degli ultimi 100 anni avrebbe da obiettare, e il caso svizzero, canadese e belga pure. Dal “popolo uniforme” discende la sacralità della Costituzione del 1949, che in Germania per un complesso di complicazioni di quegli anni si chiama sempre e solo Grundgesetz, legge fondamentale, e mai Verfassung (Costituzione), e soprattutto dei suoi articoli 1-19 sui diritti fondamentali e della “clausola di eredità” dell’articolo 79 comma 3, dove si dice che quei diritti sono non emendabili, il testo cioè non può essere cambiato. Era ed è una garanzia anti-totalitaria. Tra questi ci sono i diritti economici, che il Qe potrebbe ora avere infranto. Sostanzialmente, i diritti dei risparmiatori danneggiati dai bassi tassi Bce di cui il Qe è stato una delle cause. E quindi Francoforte si deve spiegare meglio. Per sua comodità la Gcc ignora il concetto di “unità europea” iscritto nel preambolo di una Grundgesetz che fu scritta anche, di fatto, dagli americani, impegnati allora nel Piano Marshall, uno dei padri nobili di Ceca e Mec e dell’Europa comunitaria.

LA SENTENZA DEL 5 APRILE IGNORA L’EUROPARLAMENTO

L’Unione sarebbe quindi alla fine un sistema democratico senza vera legittimità propria, ma solo derivata dalla vera legittimità degli Stati-Nazione. Per sostenere questa tesi occorre ignorare però il ruolo del parlamento europeo, che dopo Lisbona soprattutto (2007) ha una chiara identità democratica. E di fronte al quale più volte l’anno il presidente della Bce deve spiegare le politiche monetarie, facendo ciò che adesso la Gcc chiede di ripetere per spiegare la proporzionalità. E difatti la sentenza del 5 aprile ignora del tutto il parlamento, citato 13 volte ma solo come riferimento bibliografico nelle 110 pagine dell’originale tedesco e 94 della traduzione inglese. Il parlamento è per i giudici fuori quadro, non c’è. E difatti se ci fosse direbbe che un po’ di democrazia propria l’Unione ce l’ha.

SI MINA L’INDIPENDENZA DELLA BUNDESBANK

Quella della Gcc è una prova di forza che rischia di diventare una prova di debolezza, ma apre una battaglia legale e politica di grande portata, in Germania e non solo. Nell’appellarsi alla sacralità della Costituzione, in Germania per vari motivi più radicata ancora che in Italia nella cultura nazionale (è il documento che avvia la riabilitazione dall’onta nazista), i giudici sono andati a toccare un’altra sacralità, quella della Banca centrale indipendente, prima Bundesbank e oggi la Bce sulla Bundesbank modellata, il simbolo economico della democrazia tedesca e prototipo mondiale dal 1957 del libero istituto di emissione. Impartiscono ordini non solo alla Bce ma anche direttamente alla Bundesbank. Dal 5 aprile, è chiaro, l’indipendenza Bundesbank non è più quella che è stata.

I VANTAGGI HANNO COMPENSATO GLI EVENTUALI SVANTAGGI

La richiesta di ulteriori giustificazioni dovrebbe servire a dimostrare tra l’altro che gli svantaggi inflitti ai risparmiatori – (remunerazione nulla dei risparmi) questo il nocciolo del ricorso di Lucke e altri – sono stati debitamente compensati da altri vantaggi, e che il tutto non ha indebitamente privilegiato nessuno. Nel mirino qui c’è prima di tutto l’Italia. Ma sono necessarie altre spiegazioni o è tutta scena? In una completa esposizione fatta proprio al Juristische Studiengesellschaft di Karlsruhe l’11 febbraio scorso, il membro tedesco del Consiglio esecutivo Bce, Isabel Schnabel, aveva preventivamente smontato il ragionamento Gcc, già facilmente prevedibile, deprecato i livelli di scorrettezza e banalità ai quali era giunto il dibattito sulla Bce in alcuni settori della società tedesca, e fornito con cifre, infografiche e tutto il bagaglio possibile spiegazioni su come, se c’era stato un prezzo imposto ai risparmiatori, c’erano stati vantaggi per lavoratori e imprese, anche in Germania, e non c’erano stati i danni su cui ora la Gcc chiede giustificazione. È una lettura consigliabile, reperibile sul sito Bce.

«LA CORTE SENZA LIMITI»

Ma non è servito a nulla. Se l’europarlamento è ignorato, se l’intera Ue vive di luce democratica riflessa, che dire della tecnocratica Bce, anche a costo di colpire il dogma dell’indipendenza Bundesbank? Una robusta scuola giuridica tedesca attacca da anni quelli che definisce gli eccessi della Gcc, «la corte senza limiti», Karlsruhe locuta causa finita, dopo le parole di Karlsruhe non c’è più nulla da dire, Quod non est in constitutione non est in mundo, ciò che non è nella costituzione non esiste al mondo. Parlavano già nel 2011 (Daniel Halberstam e Christoph Möllers) del «profondo fallimento dell’idea riflessa di sovranità nazionale che la Corte persegue», mentre un altro giurista del gruppo, Christoph Schönberger – sono tutti costituzionalisti, docenti di diritto pubblico e di filosofia del diritto nelle migliori università tedesche – definiva già alcuni anni fa la tesi che fa lo Stato-Nazione l’unico vero depositario della democrazia «una arrogazione di poteri senza precedenti». In fondo, è lo stesso principio che ha ispirato i più ardenti brexiteer britannici e che alcuni di loro hanno in modo identico espresso.

PER SCHAEUBLE LA SENTENZA È UNA MINACCIA PER L’EURO

Le reazioni sono state nette anche in Germania, con solo i due giornali decisamente conservatori, la Bild e Die Welt, che hanno salutato il verdetto con pieno favore. L’ex presidente Bundesbank Ernst Welteke osserva che la sentenza indica chi è stato danneggiato dal Qe ma non chi è stato favorito in Germania, ricorda che i Trattati proibiscono a Bce e qualsiasi banca centrale dell’Eurosistema «di ricevere istruzioni da istituzioni comunitarie, da governi dei Paesi membri o da altre entità». E qui, si può aggiungere, si tratta di ben altro che di istruzioni, si tratta di un secondo mandato, la salvaguardia dei risparmiatori, da aggiungere a quello prioritario e unico della salvaguardia del valore della moneta. «A mio giudizio», dice Welteke, «il governo tedesco dovrebbe rifiutare la richiesta della corte di sovraintendere a un processo (le ulteriori spiegazioni richieste, ndr) che probabilmente danneggia quella Bce che lo stesso governo tedesco ha contribuito a creare 22 anni fa». La sentenza è una minaccia per l’euro, dice Wolfgang Schaeuble, storico ex ministro Cdu delle Finanze e presidente del Bundestag. Se da un lato la Bce deve attenersi al suo mandato, dall’altro la Gcc, sostiene, non può facilmente sottrarsi alla supremazia della Ecj.

LA GCC È SCIVOLATA SU POSIZIONI NAZIONALISTE

La linea seguita dagli 8 (o meglio 7, uno ha votato contro) magistrati di Karlsruhe viene da lontano. E per capirla potrebbe essere utile un chiaro articolo di una docente italiana, Francesca Astengo, oggi all’università di Nizza, comprensibile anche a profani di diritto, intitolato Karlsruhe-Luxembourg: A New Distance after the 2009 Lisbon Treaty Rule, pubblicato nel 2012 dalla Revue Québecoise de Droit International. È una analisi di come la linea della Gcc si è progressivamente irrigidita su posizioni nazionaliste e di come la corte, è possibile aggiungere, si è sempre più spinta di fatto ultra vires, al di là delle proprie competenze. Questo giudizio va letto in parallelo, e in contrasto, con la soddisfazione con cui i ricorrenti hanno commentato il verdetto dei giorni scorsi, che respinge la loro tesi, ma più formalmente che in realtà. Uno di loro, Markus C. Kerber, avvocato e docente al Politecnico di Berlino, non si aspetta nulla di immediato ma saluta «la storica sentenza del 5 aprile che apre un nuovo capitolo. E questo potrebbe essere un processo con un risultato dirompente». Resta da vedere se dirompente per l’Unione o dirompente per la Gcc, e questo dovranno deciderlo soprattutto i tedeschi, ma non solo. Astengo ricordava già 8 anni fa come sia «piuttosto ironico che la stessa istituzione che ha dedicato così tanti argomenti per sostenere il carattere ‘non democratico’ dell’Unione sia intenta a creare per se stessa il ruolo di ultimo arbitro del cammino europeo, ponendo così il destino di un progetto che determina il cammino di 500 milioni di europei nelle mani di pochi – anche se illuminati – giudici di Karlsruhe».

DA CHE PARTE STANNO I SOVRANISTI NOSTRANI?

Postscriptum per i nostri sovranisti. Poiché la sentenza del 5 aprile ha ricordato anche ai distratti che sotto accusa in definitiva c’è Mario Draghi e ci sono gli aiuti, sproporzionati secondo i magistrati tedeschi, concessi all’Italia con il Qe, da che parte stanno i nostri Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Claudio Borghi e molti altri? Con i giudici di Karlsruhe o con il sostegno ai Btp italiani?

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Lagarde diplomatica con Schaeuble: inizio soft per la presidente Bce

La numero uno dell'Eurotower a Berlino, in casa dell'ex ministro delle finanze tedesco, non cita né la politica monetaria né la necessità di uno sforzo di bilancio. Ma con tutta probabilità sta giocando di tattica.

I richiami alla necessità di aumentare lo sforzo di bilancio non si sono sentiti. Christine Lagarde, alla sua prima uscita dal presidente della Bce, esordisce a Berlino di fronte a Wolfgang Schaeuble. Ma anziché svelare subito le sue carte spingendo per uno stimolo di bilancio, preferisce la diplomazia con uno dei referenti dell’austerity tedesca, che potrebbe rivelarsi decisivo nei prossimi mesi.

«IL SEGNO DI UN VERO UOMO DI STATO»

Durante un intervento a Berlino in lode all’ex ministro delle Finanze, ora potente presidente del Bundestag, la neopresidente della Bce ha ricordato i negoziati durissimi vissuti insieme (il pensiero va alla crisi della Grecia) ma non ha toccato esplicitamente né la politica monetaria, come atteso, né la politica di bilancio, come qualcuno invece si sarebbe aspettato. Ha riconosciuto a Schaeuble di portare «il segno di un vero uomo di Stato: la capacità di esaminare profondamente ciò che va fatto, evitando false certezze».

UN GIOCO DI TATTICA

L’ex direttrice generale del Fmi, insomma, di fronte a Schaeuble, in una Berlino sempre più critica delle politiche espansive della Bce che Lagarde eredita da Draghi, prende alla larga l’argomento scottante su cui era già intervenuta nei giorni scorsi chiedendo a Germania e Olanda di farsi avanti con uno stimolo di bilancio per sostenere l’Europa. Un esordio sotto tono, anche se diversi osservatori notano che l’approccio soft (già visto all’Europarlamento quando Lagarde non ha sottoscritto convintamente il ‘whatever it takes di Draghi) probabilmente sta giocando di tattica.

RICERCA DEL CONSENSO DIETRO LE QUINTE

Ha bisogno, cioè, di ammorbidire l’establishment tedesco per cercare di convincerlo a non osteggiare con troppa forza le mosse della Bce, specie se dovesse rendersi necessario un ulteriore rilancio del quantitative easing di fronte al rischio di recessione. E di cercare il consenso, dietro le quinte, per l’eventualità di uno stimolo di bilancio per la crescita che vada oltre i 54 miliardi per il clima di investimento messi sul piatto dalla cancelliera Merkel. Con Schaeuble funziona così e Lagarde l’ha imparato negli anni della grande crisi, riuscendo a costruire con lui una relazione cordiale nonostante posizioni diametralmente opposte sull’opportunità di ristrutturare il debito ellenico: il politico tedesco – con una Cdu alle prese con l’affermazione della Afd che la spinge a destra – non ama le sorprese.

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