Tra Usa e Francia venti di guerra commerciale per la web tax

Il segretario del Tesoro americano Steve Mnuchin: «Pronti a colpire il mercato dell'auto europeo». Il ministro delle Finanze francese: «La tassa sui giganti tech partirà a dicembre».

«Una ‘digital tax‘ è discriminatoria per sua natura e la tassazione internazionale è complicata. Ma se si vuole imporre una tassa sulle nostre società, considereremo tasse sulle case automobilistiche», ha detto il segretario del Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, a un panel durante i lavori del Forum economico mondiale.

«LA TASSA PARTE DA DICEMBRE»

«Sulla web tax siamo d’accordo con il segretario del Tesoro statunitense Mnuchin per un quadro globale comune. Ma se non ci sarà un accordo la Francia non farà un passo indietro, ed è pronta a riscuotere la tassa sulle attività digitali delle grandi imprese globali a dicembre 2020», ha detto ai giornalisti a margine del Wef il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire.

«ACCORDO O GUERRA COMMERCIALE»

Nel negoziato con gli Usa, con la telefonata TrumpMacron domenica e il dialogo fra lo stesso Le Maire e il segretario del Tesoro Mnuchin, «abbiamo rifiutato qualsiasi marcia indietro o sospensione della tassa», ha spiegato Le Maire. «Il parlamento francese l’ha votata e resta in vigore. L’alternativa a un compromesso costruttivo è la guerra commerciale. E una volta che questa è dichiarata, è molto difficile uscirne».

«CON L’ITALIA SIAMO SULLA STESSA LINEA»

Sul’approccio alla web tax «ho parlato oggi pomeriggio con il ministro dell’Economia italiano Roberto Gualtieri, e siamo completamente sulla stessa linea», ha detto Le Maire riferendosi alla posizione da assumere nei confronti degli Usa. In assenza di un accordo globale attraverso l’Ocse, ha detto Le Maire, «spetta all’Italia decidere». La Francia applicherà la tassa nazionale.

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Le tasse pagate dai giganti del web in Italia

Nel 2018 le 15 maggiori compagnie hanno versato al Fisco appena 64 milioni di euro, il 2,7% del loro fatturato. Lo studio di Mediobanca.

Appena 64 milioni di euro, corrispondenti al 2,7% del fatturato. A “tanto” ammontano le tasse pagate in Italia nel 2018 da 15 giganti del web, da Amazon a Microsoft e Google, passando per Facebook e Alibaba. Apple, non inclusa nel campione, ha pagato 12,5 milioni.

I dati sono contenuti nell’ultimo report di Mediobanca, secondo cui a livello globale le 25 maggiori compagnie con fatturato superiore a 8 miliardi di euro hanno risparmiato oltre 49 miliardi di tasse, spostando circa il 50% degli utili in Paesi con regimi fiscali più favorevoli. Il risparmio sale a 74 miliardi se si includono i 25 di Apple.

Per quanto riguarda l’Italia, le società analizzate dallo studio di Mediobanca sono 15. Microsoft ha pagato 16,5 milioni, Amazon 6 milioni, Google 4,7 milioni, Oracle 3,2 milioni, Facebook 1,7 milioni. Al conto vanno aggiunte le sanzioni applicate dopo aver raggiunto accordi con l’Agenzia delle Entrate, per un totale di 39 milioni.

Il fatturato aggregato in Italia è pari a 2,4 miliardi di euro e i 64 milioni pagati nel 2018 rappresenatno il 2,7%, in calo rispetto al 2,9% del 2017. In Italia, inoltre, rimane solo il 14% della liquidità totale, mentre l’84,7% va a confluire in Paesi a fiscalità agevolata.

Nel 2018 l’aliquota media effettiva del campione preso in considerazione a livello mondiale è stata del 14,1%, di gran lunga inferiore al 21% ufficialmente in vigore negli Stati Uniti e al 25% in vigore in Cina.

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