Perché nel confronto con la Cina il pugno di ferro di Trump è fallimentare

Non potendo più controllare il sistema multilaterale, il tycoon ha scelto di danneggiare concorrenti e alleati. Sposando un approccio dirigista in cui la Pechino, che si sta aprendo al mercato, continua a prevalere. Per avere la meglio a Washington non resta che indossare il guanto di velluto. Soprattutto con l'Ue.

Se c’era una cosa che sembrava acquisita e assodata fino a pochi anni fa è che l’ascesa dell’economia cinese sullo scacchiere globale sarebbe stata accompagnata dalla trasformazione, lenta e graduale, di un’economia dirigista a una economia di mercato. Si trattava in un certo senso della vittoria culturale del modello capitalista occidentale.

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IL DIRIGISMO DI TRUMP E LA VITTORIA DEL MODELLO CINESE

Dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, però, le cose sembrano decisamente cambiate. Mentre il presidente cinese Xi Jinping dichiara il suo impegno di fornire al Paese sempre maggiori opportunità di mercato, da Washington giungono segnali sempre più chiari: per contrastare l’ascesa cinese, l’economia più potente del mondo sta retrocedendo dalle logiche di mercato e sposando un approccio dirigista, in cui è lo Stato a dettare le regole. In un certo senso è la vittoria culturale del modello comunista cinese.

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DAL GUANTO DI VELLUTO AL PUGNO DI FERRO

Curioso come questo sia avvenuto passando dalla politica del guanto di velluto a quella del pugno di ferro. Esercitare un’influenza politica attraverso l’assistenza economica, la diffusione di standard ambientali, sanitari e di sicurezza civile, l’esportazione di beni culturali e altri strumenti flessibili e non vincolanti. O attraverso l’esempio. Questo è il guanto di velluto. L’uso della forza militare e del potere economico come strumento per piegare gli altri alla propria volontà è invece usare il pugno di ferro. «Si ottiene di più con una buona parola e una pistola, che con una buona parola soltanto», dice Al Capone ne Gli Intoccabili.

Il presidente Usa Donald Trump.

SOMMERSI DA EQUIVOCI E COMPLOTTISMI

Talvolta capita che il passaggio da un approccio all’altro venga per effetto di una sorta di equivoco: quando si sta troppo a lungo in uno dei due sistemi si rischia di confondere l’uno con l’altro. Si scambia lo spread sui titoli di Stato di un’area valutaria comune come un “ricatto dei mercati”, iniziando a vedere malvagità e complotti dove non ci sono. Da lì a interpretare commercio e norme giuridiche come strumenti per usare la forza allargando le braccia come a dire: «È solo un’offerta che non puoi rifiutare…», il passo può essere breve. In pochi attimi, in un’escalation di toni, ci si ritrova ad usare la “sicurezza nazionale” per giustificare l’elusione delle regole del sistema commerciale multilaterale.

LE SCELTE DI TRUMP DENOTANO UNA IMPLICITA DEBOLEZZA

Le scelte politiche di Trump denotano chiaramente un’implicita debolezza: non potendo più controllare il sistema multilaterale da soli, o temendo di non primeggiare più, gli Usa hanno scelto – attraverso Trump – di danneggiare i concorrenti (scoprendo rapidamente che anche gli alleati lo sono) cercando confronti bilaterali. Maggiori sono le ingerenze della politica nel commercio, e più si sposta il baricentro verso un’economia dirigista guidata dallo Stato, uno scenario dove la Cina prevale per esperienza sul campo, tra l’altro.

Il principale fornitore mondiale di hardware 5G è la cinese Huawei.

IL CONFRONTO CINA-USA SUL 5G

Il prossimo campo di confronto è senza dubbio quello tecnologico: le reti 5G. A differenza dei sistemi a banda larga 3G e 4G, la diffusione del 5G ha implicazioni geopolitiche e di sicurezza di vasta portata, perché promette non solo di migliorare la telefonia mobile, ma anche di accelerare lo sviluppo dell’Internet degli oggetti e la digitalizzazione di intere economie. Pertanto, qualsiasi intervento malevolo nell’architettura 5G incorpora la potenzialità di causare notevoli danni economici, sociali o anche fisici.

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Il principale fornitore mondiale di hardware 5G è Huawei, un’azienda legata al Partito comunista cinese e – dunque – ai servizi segreti e di sicurezza. L’attenzione del governo americano su questi temi è evidente e sensata, e su questo è possibile tessere la trama di un nuovo clima di accordi tra le due sponde dell’Atlantico, ma per farlo serve che Washington faccia qualche passo indietro sull’uso del pugno di ferro, smettendola di tirare bordate alla Ue invitando i singoli Paesi a uscirne. Sarebbe bello che tornassimo a parlare col guanto di velluto dimenticato, riscoprendone i tanti non detti, come accade fra le due protagoniste del romanzo Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout, in cui pagina dopo pagina ricordano quanto si sono sempre amate, pur dopo una lunga fase di incomprensione.

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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