Perché il voto ai 16enni è solo un annuncio demagogico

Invece di cavalcare battaglie senza senso, garantite ai loro genitori e fratelli più grandi il diritto al lavoro e a una vita dignitosa. Così li farete davvero felici.

Siamo stati giovani, sarete vecchi. La discussione fra generazioni può racchiudersi in queste due lapidarie affermazioni. Nessuna delle due prevede il ricorso a facili scorciatoie e a compiacenza verso le diverse età.
Prendiamo per esempio il tema del voto ai 16enni. Non sono d’accordo. Per ragioni personali ho frequentato 16enni molto in gamba (tranquilli, sto parlando di mio figlio e dei suoi amici-amiche). Non so se sarebbero stati contenti di votare a quell’età. So che avvicinandosi ai 18 non vedono invece l’ora di farlo.

IL VOTO AI 16ENNI È SOLO UNA SCELTA DEMAGOGICA

Quello che metto in discussione è questa valutazione astratta per cui in una società che non dà nulla ai giovani, che non prospetta futuro, in cui tanti deridono il loro impegno per l’ambiente, si vuole tagliare la testa al toro dicendo: votate. Non so per chi voterebbero i 16enni in Italia, né so per chi voterebbero gli immigrati a cui venisse data la cittadinanza oltre i riti capestro attuali. So che mentre è giusto immaginare di dare il voto a chi lavora e produce, togliere ai ragazzi gli ultimi anni di irresponsabilità è una scelta demagogica.

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UNA VERA STAGIONE DEI DIRITTI

Ogni volta che forze che si richiamano alla sinistra si affacciano al governo si torna a parlare di stagione dei diritti. Ricordo che Aldo Moro affiancava questa frase con un’altra che parlava della necessità di una stagione dei doveri. Addirittura i comunisti italiani ebbero momenti di cultura penitenziale con Enrico Berlinguer che indicava come modello Santa Maria Goretti. Quello che mi preme sottolineare è che la stagione dei diritti dovrebbe spingere le forze che li sostengono a fare un ragionamento serio sulla possibilità che vengano attuati sia in rapporto alla capacità del parlamento di legiferare in quel senso sia in rapporto alla capacità della pubblica opinione di accettare queste novità.

Non voglio uno Stato che gli dica: vota e arrangiati; ma uno Stato amico che aiuti i ragazzi a vivere meglio sulla base dei loro desideri, delle possibilità, delle ambizioni di una grande società

LO STATO SI OCCUPI DI GARANTIRE UNA VITA MIGLIORE AI CITTADINI

Sono necessarie forzature. Senza forzature non avremmo avuto il divorzio e le donne non si sarebbero sottratte all’abominio dell’aborto clandestino. È necessario forzare sui diritti di cittadinanza e sulla necessità dell’accoglienza. Bisogna legiferare con grande rispetto verso il mondo cattolio sull’eutanasia.

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Credo però che un governo che si voglia distinguere dalle destre debba riprendere in mano con coraggio il tema dei diritti sociali, delle condizioni reali di vita di ampi settori di popolazione. È certamente un bene che un 16enne possa immaginare di votare. Preferirei che possa immaginare di poter proseguire negli studi e alla fine del ciclo possa trovare un lavoro.
Non voglio uno Stato che gli dica: vota e arrangiati; ma uno Stato amico che lo aiuti a vivere meglio sulla base dei suoi desideri, delle possibilità, delle ambizioni di una grande società.

Lasciate perdere il voto ai 16enni, date ai loro genitori, ai loro fratelli e sorelle più grandi il diritto al lavoro, a un reddito, a un vita dignitosa e li farete felici

L’UBRIACATURA DI LIBERISMO DEL CENTROSINISTRA POST ’89

La grande stagione dei diritti sociali è il capitolo che il centrosinistra di nuovo conio, quello per intenderci post ’89 non ha mai veramente affrontato, anzi ubriaco di blairismo e liberismo ha ritenuto di dover smontare diritti senza creare opportunità. Lasciate perdere il voto ai 16enni, date ai loro genitori, ai loro fratelli e sorelle più grandi il diritto al lavoro, a un reddito, a un vita dignitosa e li farete felici. Fra due anni toccherà comunque anche a loro. Senza fretta e meno moijto per tutti.

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