Il M5s in piazza il 15 febbraio contro il ripristino dei vecchi vitalizi per gli ex senatori

Appello di Crimi e Di Maio su Facebook: «Manifestiamo pacificamente contro questo oscena atto di restaurazione».

Il M5s è pronto a scendere in piazza il 15 febbraio a Roma, per protestare contro l’imminente decisione del Senato di ripristinare i vitalizi a 700 ex membri di Palazzo Madama “colpiti” retroattivamente dal ricalcolo su base contributiva.

A dare l’annuncio della mobilitazione il reggente Vito Crimi, che ha subito incassato l’appoggio dell’ex capo politico Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri è tornato a parlare con una diretta Facebook dopo il lungo silenzio seguito alle sue dimissioni: «Sapevamo che il sistema voleva cancellare le nostre leggi, ma allora c’è una sola risposta: il popolo italiano, che deve manifestare pacificamente contro questo osceno atto di restaurazione che inizia con i vitalizi. Io il 15 febbraio sarò con voi».

Per Di Maio il comportamento delle altre forze politiche, Italia viva compresa, sarebbe «veramente indescrivibile». Perché «i vitalizi se li vogliono riprendere, abbiamo fatto la prescrizione, che è legge dello Stato, e adesso stanno provando a metterla in discussione per cancellarla. E c’è chi sta lanciando un referendum contro il reddito di cittadinanza, per mettere quei soldi in chissà quale privilegio».

Sulla stessa linea l’appello di Crimi, sempre su Facebook: «Vi chiedo di tornare a far sentire la nostra voce, tutti insieme. Non la voce del solo M5s, ma la voce di un popolo che è stanco di regalare poltrone e pensioni a vita a vecchi politici di professione. Ricordate l’abolizione dei vitalizi? Adesso i professionisti della vecchia politica stanno cercando di farli rientrare dalla finestra. E non gli basterà, perché vogliono anche salvare le poltrone che eravamo riusciti a togliergli».

Di ritorno alle origini ha parlato invece la senatrice Paola Taverna, in un post sul Blog delle Stelle: «In tanti ce lo stanno chiedendo. Tornare a quando Beppe Grillo ci chiese di essere cittadini con l’elmetto. Noi lo siamo ancora, siamo in guerra. Una guerra gentile ma pur sempre una guerra, contro soprusi e privilegi, contro la casta».

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