Perché il virus New Delhi sta spaventando la Toscana

Il super batterio resistente agli antibiotici ha causato 30 morti negli ospedali in Italia. Ma non è letale da solo. Per combatterlo serve soprattutto prevenzione. A partire dall'igiene.

Ha causato la morte di 30 persone in Toscana tra novembre 2018 e agosto 2019 e ora preoccupa tutta Italia. Il virus New Delhi per la sua resistenza agli antibiotici è una seria minaccia per la salute: gli ospedali italiani si stanno attrezzando per affrontare un possibile aumento di ricoveri. Nella regione sono stati ospedalizzate 708 persone affette dal batterio; in 75 casi il ceppo è stato isolato e, di questi, è risultato letale nel 40% degli episodi. Ecco cinque cose da sapere sul New Delhi.

CHE COS’È: UN BATTERIO RESISTENTE

Il New Delhi, abbreviazione di New Delhi metallo-beta-lactamase o NDM-1, è un enzima che rende i batteri resistenti a un vasto numero di antibiotici. Non è il primo virus non debellabile con questa categoria di farmaci e veniva finora trattato con i cosiddetti carbapenemi, una speciale categoria di antibiotici. Il New Delhi, però, sopravvive anche a quelli. È stato individuato per la prima volta nel 2009 ed è stato chiamato come la capitale indiana a causa della sua provenienza.

I SINTOMI: SI PARTE DALLA FEBBRE ALTA

Il virus intacca la flora intestinale e provoca infezioni, sia all’interno dell’apparato digerente sia nel resto del corpo. A prima vista, quindi, i sintomi sono quelli di una normale infezione: febbre alta, continue eruzioni cutanee, minzione frequente o con presenza di sangue. Il New Delhi non è di per sé mortale, ma lo diventa in un quadro clinico già aggravato da altre complicazioni o in presenza di situazioni di precaria igiene.

IL RIMEDIO: PARTE TUTTO DALL’IGIENE

Il rimedio ufficiale è un composto chimico chiamato GSK-2994423, in grado di impedire ai virus resistenti di riprodursi. Ma se un paziente sano contrae il New Delhi, il suo organismo è in grado di sconfiggerlo da solo. Gli esperti raccomandano in ogni caso massima attenzione alla prevenzione: alto standard di igiene personale, pulizia dei locali (domestici ma anche stanze d’ospedale) e frequenti lavaggi con il sapone.

COME SI TRASMETTE: PER CONTATTO

Come la maggior parte dei virus della sua famiglia – detta anche dei “super batteri” a causa della capacità di resistere agli antibiotici -, il New Delhi si trasmette per contatto. La sua natura estremamente contagiosa lo ha portato a uscire dall’India, il Paese in cui si era inizialmente sviluppato: prima è arrivato nelle nazioni confinanti – Pakistan e Bangladesh -, poi in Europa infettando i turisti che tornavano nel loro Paese.

CHI È PIÙ A RISCHIO: I TURISTI

Nel 2010 un gruppo di ricerca guidato dal professor Timothy Walsh, dell’Università di Cardiff, ha individuato oltre 100 casi di contagio tra India, Pakistan e Bangladesh e 37 nel Regno Unito. I pazienti inglesi erano reduci da un viaggio nella regione o ricoverati nello stesso ospedale dei pazienti già infetti, da cui si dedusse la natura estremamente contagiosa del virus. Lo stesso timore si ripete oggi per la Toscana: i turisti arrivati per le vacanze nella regione potrebbero aver riportato a casa alcuni ceppi del New Delhi.

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