I nuovi numeri sull’emergenza coronavirus in Cina e nel resto del mondo

Buone notizie per l'Italia: il 17enne rimasto a Wuhan non è affetto dal virus. Primo decesso a Hong Kong. Nave isolata in Giappone con a bordo oltre 3 mila persone. Il punto.

Mentre in Cina i numeri del contagio continuano a salire, l’ultimo bilancio parla di 20.400 infezioni a livello nazionale con 3.235 nuovi casi confermati, da Wuhan arriva una buona notizia per l’Italia. Il 17enne costretto dalla febbre a rimanere nella città epicentro dell’epidemia, malgrado il rimpatrio dei 56 nostri connazionali avvenuto il 3 febbraio, non ha il coronavirus. Lo hanno confermato fonti della Farnesina, dopo che il giovane è stato sottoposto al test per verificare l’eventuale contagio.

SALGONO A 425 LE MORTI IN CINA

Complessivamente, sono 635 i pazienti totali dimessi dagli ospedali in Cina dopo essere stati trattati con successo: in particolare, sono 160 le guarigioni maturate nelle ultime 24 ore, secondo quanto riportato dalla Commissione sanitaria nazionale (Nhc) di Pechino, secondo cui poco più di 100 sono relativi alla provincia dell’Hubei. Le morti complessive sono salite a 425.

PRIMO DECESSO A HONG KONG

E anche Hong Kong ha registrato il primo decesso per coronavirus: secondo quanto riportato dai media locali si tratterebbe di un paziente di 39 anni. Sono, invece, 3.711 le persone a bordo della nave da crociera Diamond Princess della Carnival Japan in quarantena nella baia di Yokohama, in Giappone. Dopo lo sbarco di un passeggero a Hong Kong risultato positivo al test, almeno altre otto persone hanno manifestato sintomi di contagio e febbre. Sulla nave è salito personale sanitario che sta effettuando controlli sui 2.666 passeggeri e 1.045 membri dell’equipaggio.

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A Cuneo una giovane cinese è stata fatta scendere da un autobus

La psicosi coronavirus degenera in una deriva razzista. La denuncia della sindaca di Torino per un episodio che risale ai giorni scorsi.

La psicosi coronavirus contagia anche l’Italia e finisce con lo sfociare in una vergognosa appendice di razzismo. Una giovane cinese che da Cuneo stava viaggiando a bordo di un autobus verso Torino è stata fatta sentire non gradita e spinta a scendere a terra. La ragazza, che non avrebbe una buona padronanza dell’italiano, non ha sporto denuncia, ma lo ha riferito alla comunità cinese di Torino. Il fatto, avvenuto nei giorni scorsi, è emerso durante il pranzo della sindaca Chiara Appendino in un ristorante cinese di Torino.

L’APPELLO DI APPENDINO CONTRO LA PSICOSI

«Mi è stato evidenziato il caso di una ragazza che è stata fatta sentire persona non gradita e spinta a scendere da un autobus» – ha rivelato la sindaca Appendino, «ma a Torino non abbiamo avuto altri episodi di razzismo e di questo voglio ringraziare i torinesi. Questa attenzione che oggi noi stiamo richiamando in realtà c’è già». «A Torino» – ha ribadito la prima cittadina – «non ci sono stati episodi di razzismo, ma il periodo di convivenza con quello che sta accadendo a livello globale credo non sarà breve. Invito quindi tutti ad adottare le cautele necessarie ma a non cadere nella psicosi».

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Atteratto a Pratica di Mare il volo con gli italiani di ritorno da Wuhan

A bordo dell'aereo 56 nostri connazionali che ora saranno sottoposti a un periodo di quarantena al campus olimpico della Cecchignola. Una persona con la febbre è rimasta in Cina.

È atterrato stamattina all’aeroporto militare di Pratica di Mare l’aereo con a bordo i 56 italiani che hanno lasciato Wuhan a causa del coronavirus. Dopo i controlli medici che saranno effettuati sul posto, i nostri connazionali saranno portati al campus olimpico della Cecchignola dove verranno sottoposti ad un periodo di quarantena per due settimane, il tempo massimo di incubazione del virus. I nostri connazionali , accompagnati dal viceministro della Salute Pierpaolo Silieri, hanno viaggiato su un Boeing 767 del 14esimo stormo dell’Aeronautica militare, equipaggiato per l’assistenza sanitaria con medici e infermieri a bordo.

UN ITALIANO CON LA FEBBRE È RIMASTO A WUHAN

Non è potuto salire sull’aereo uno degli italiani che si trova a Wuhan perché aveva la febbre. Lo hanno precisato fonti diplomatiche, spiegando come i protocolli sanitari internazionali vietino di salire a bordo a chi mostra sintomi che potrebbero essere riconducibili al coronavirus, per la tutela degli altri passeggeri. Il connazionale, hanno assicurato le fonti, è seguito attentamente da personale medico, dell’ambasciata e del ministero degli Esteri cinese. L’Unità di crisi della Farnesina è in stretto contatto con la famiglia.

RAFFORZATO IL PERSONALE MEDICO NEGLI AEROPORTI

Intanto, si sta procedendo al rafforzamento degli organici del personale medico nei porti e negli aeroporti italiani e sono allo studio misure finalizzate al controllo anche sui voli di transito indiretti dalla Cina. Sono alcune delle azioni, secondo quanto si è appreso, sulle quali sta lavorando il ministero della Salute, la cui task force per l’emergenza coronavirus si è riunita anche questa mattina.

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L’Oms decreta l’emergenza globale per il coronavirus

In Cina le vittime salgono a 170 e i contagi a oltre 8.100. Il direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità alza il livello d'allarme: «Dobbiamo essere uniti per fronteggiare l'epidemia».

L’epidemia di coronavirus è un’emergenza sanitaria mondiale. Dopo una prima fase di cautela, l’Oms ha certificato che il livello di attenzione massima ha oltrepassato i confini cinesi. Nel Paese i numeri continuano a correre: i contagi sono oltre 8.100, le vittime 170. La Cina è sempre più isolata, dopo che la Russia che ha chiuso il confine orientale e altre compagnie aeree internazionali hanno interrotto i collegamenti.

APPELLO ALLA COESIONE PER LIMITARE LA DIFFUSIONE DEL VIRUS

In un’ennesima giornata contrassegnata da nuovi contagi, vittime e Paesi colpiti dal coronavirus, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha convocato una riunione d’emergenza dei suoi esperti a Ginevra. In conferenza stampa, ha lodato «gli standard di risposta» della Cina all’epidemia, che hanno consentito finora di circoscrivere i casi all’estero a 98 in 18 Paesi, e senza al momento fare vittime. E tuttavia, ha aggiunto, «sebbene questi numeri siano piccoli, dobbiamo agire insieme per limitare ulteriormente la diffusione del virus»: così ha dichiarato «un’emergenza sanitaria globale».

L’INFEZIONE SI ESPANDE FINO AL TIBET

In Cina l’infezione è arrivata ovunque, toccando anche il Tibet. La maggior parte dei contagi resta concentrata nella provincia epicentro di Hubei e quasi 1.400 persone sono gravi. Sui loro profili ci sono ancora scarse informazioni. La rivista scientifica The Lancet, analizzando 99 ricoveri a Wuhan, ha rilevato che la quasi totalità sarebbe scaturita dalle esposizioni al pesce e agli animali selvatici del mercato di Wuhan, mentre i primi casi di contagio uomo a uomo sono arrivati diversi giorni prima. La malattia sembra aggredire soprattutto anziani maschi con problemi medici precedenti.

Nel grafico realizzato dalla Johns Hopkins University il confonto tra i contagi provocati dal coronavirus rispetto a Sars e CoV, 31 gennaio 2020. ANSA/ JOHNS hOPKINS UNIVERSITY  

L’OBIETTIVO È UN VACCINO ENTRO TRE MESI

Gli esperti cinesi osservano che con adeguate misure di contenimento e prevenzione i contagi potrebbero calare, ma la priorità è trovare un vaccino: secondo i ricercatori cinesi, serviranno almeno tre mesi. Un laboratorio in California ha previsto i primi test tra giugno e luglio. Al lavoro anche russi e australiani. Il coronavirus nel frattempo è approdato in altri due paesi, l’India e le Filippine, portando a oltre un centinaio i casi in 20 Paesi. Negli Stati Uniti si è registrato il primo contagio uomo a uomo, di infezione contratta fuori alla Cina, come era già accaduto in Vietnam, Giappone e Germania. In Italia 6 mila turisti di una nave della Costa Crociere sono stati bloccati a bordo, nel porto di Civitavecchia, per verificare due casi sospetti su una coppia cinese, poi risultati negativi.

SI ALLARGA L’ISOLAMENTO ATTORNO ALLA CINA

In questo stato di cose la barriera di isolamento intorno alla Cina si sta allungando. La Russia ha chiuso oltre 4 mila chilometri di confine orientale, sempre più Paesi stanno sconsigliando ai propri cittadini i viaggi non necessari, anche la Farnesina ha emesso un warning per Hubei. Diverse compagnie aeree – dopo Lufthansa, British e Klm, anche Air France – hanno fermato i voli da e per la Cina. Per la seconda economia del mondo i contraccolpi sono durissimi, non solo sul fronte del turismo, perché anche i grandi colossi internazionali con basi nel paese corrono ai ripari. Google, Ikea, Starbucks e Tesla hanno chiuso i loro negozi o sospeso le operazioni e dopo Toyota anche la Bmw ha fermato tre stabilimenti e Volkswagen ha allungato le ferie dei dipendenti. A risentirne è anche il settore sportivo: sospese le gare di sci e di atletica indoor, ora rischia anche il Gran Premio di Shanghai. Il governo ha stanziato 3,5 miliardi di dollari in sussidi e il presidente Xi Jinping ha minacciato di punire severamente i funzionari che non seguissero le regole per far fronte all’epidemia. Nel mirino le violazioni della gestione delle risorse, gli atti illegali o le bugie.

IN CODA PER I RIMPATRI

Il caos in Cina ha delle conseguenze anche sui rimpatri delle migliaia di stranieri bloccati a Wuhan, perché i singoli Paesi attendono, in una sorta di coda, l’autorizzazione di Pechino a partire. Gruppi di americani e giapponesi sono già rientrati da Wuhan, 200 francesi sono partiti, l’evacuazione dei britannici è stata posticipata di un giorno. Anche l’Italia, che aveva annunciato per oggi la partenza per Wuhan di un aereo per prendere una sessantina di connazionali, sta ancora trattando l’autorizzazione con la Cina, ha reso noto la viceministra degli Esteri Marina Sereni. Al loro rientro saranno messi in quarantena, molto probabilmente in una struttura militare vicino Roma.

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In Cina il contagio del coronavirus ha superato quello della Sars

Sono saliti a 5.974 i casi contro i 5.327 dell'epidemia 2002-2003. Che però fece più morti: 349 a 132. Ma la diffusione dell'infezione sembra rallentare. Mentre Trump valuta di sospendere tutti i voli da e per Pechino.

Peggio della Sars. Il contagio del coronavirus di Wuhan ha superato in Cina quello del 2002-2003 legato alla Sindrome respiratoria acuta grave. Sono i numeri della Commissione sanitaria nazionale (Nhc) cinese a confermarlo: 5.974 casi annunciati contro 5.327, in base alle statistiche ufficiali dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Quanto ai decessi, i 132 casi finora imputabili al coronavirus sono ancora lontani dai 349 di fine 2003.

RIMPATRIATI I CITTADINI AMERICANI

Intanto da Wuhan, epicentro dell’epidemia, un aereo ha riportato a casa i cittadini americani. La Casa Bianca ha comunicato a tutte le compagne che sta considerando di sospendere i voli da e per la Cina di fronte all’escalation dell’emergenza. Il ministro della Sanità Alex Azar ha detto che «non si esclude nulla».

PRIMO CASO NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

Nella provincia dell’Hubei, da dove è partito il contagio, si contano 25 nuovi decessi in più, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato il loro primo caso.

MA I CONTAGI GIORNALIERI RALLENTANO

Unico dato positivo: ha rallentato il dato dei contagi giornalieri, facendo segnare un -600. I casi di coronavirus confermati nella giornata di martedì 28 gennaio sono stati 1.459, meno dei 2.077 registrati nella giornata di lunedì, a segnalare un possibile inizio della frenata del contagio.

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Sale ancora il bilancio delle vittime del coronavirus in Cina

Ottanta morti e quasi 2.750 casi di contagio nell'ultimo bilancio stilato da Pechino. Che prolunga le festività del Capodanno come parte delle misure per contrastare l'epidemia.

Non accenna a diminuire l’emergenza coronavirus in Cina e nel resto del pianeta. Il bilancio ufficiale delle vittime è salito a 80 morti e quasi 2.750 casi di contagio confermati in tutto il Paese asiatico. Le autorità di Hubei, epicentro del virus, hanno riferito oggi di 24 nuove vittime e di 444 nuovi casi. Pechino ha deciso di prorogare le festività per il Capodanno cinese di tre giorni fino al 2 febbraio, come parte delle misure del governo per combattere l’epidemia di polmonite virale. Inizialmente i cinesi sarebbero dovuti tornare a lavorare venerdì 31 gennaio, dopo sette giorni festivi che si traducono in centinaia di milioni di viaggi in tutta la Cina. Intanto, la Mongolia ha chiuso le frontiere stradali con la Cina per il rischio di diffusione del nuovo coronavirus. Per lo stesso motivo è stata decisa la chiusura delle scuole. È stato poi accertato come il primo caso di infezione da risalga al primo dicembre e la persona infettata non sia stata al mercato ittico di Wuhan. È quanto emerso dalla ricostruzione delle prime fasi dell’epidemia pubblicata sulla rivista The Lancet e segnalata dalla rivista Science sul suo sito. Dei primi 41 casi esaminati dal gruppo di ricerca cinese guidato da Chaolin Huang, dell’ospedale Jin Yin-tan di Wuhan, 27 (pari al 66%) erano stati al mercato a partire dal 10 dicembre.

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Roma e Milano: niente festa per il Capodanno cinese 2020

Le due comunità hanno deciso di spostare i festeggiamenti come segno di vicinanza verso il popolo cinese, colpito dal coronavirus, con 56 morti e 2.000 persone contagiate.

Niente festa per il Capodanno cinese a Roma e a Milano. Le due comunità hanno deciso di spostare i festeggiamenti come segno di vicinanza verso il popolo cinese, colpito dal coronavirus, con 56 morti e 2.000 persone contagiate.

LUCIA KING: «C’È GENTE CHE STA MALE, NON È IL CASO DI FESTEGGIARE»

«Abbiamo deciso di rinviare la festa in programma il 2 febbraio di San Giovanni a Roma – Ha detto all’Ansa la portavoce della comunità cinese a Roma Lucia King – Abbiamo concordato in modo congiunto con tutta la comunità che la festa deve essere rinviata perché c’è gente che sta male e non è il caso di festeggiare. Ci dispiace perché i preparativi duravano da tre mesi, ma in questo momento è la scelta migliore. Comunicheremo in seguito una nuova data». Ma non solo. «Oltre ad aver rinviato la festa a San Giovanni – ha spiegato la portavoce della comunità cinese a Roma – stiamo annullando anche molti banchetti e cene organizzate dalle nostre associazioni per i festeggiamenti di Capodanno perché preferiamo fare donazioni agli ospedali in Cina che hanno necessità di materiali per curare il virus».

LA COMUNITÀ DI MILANO DEVOLVE IL BUDGET PREVISTO IN BENEFICENZA

Anche a Milano non ci sarà la tradizionale parata pubblica per il Capodanno cinese. La grande festa promossa dalla comunità cinese in via Sarpi, che si sarebbe dovuta tenere il 2 febbraio, è stata annullata questa mattina in segno di solidarietà «verso il popolo cinese in Cina, colpito dal coronavirus che non ha potuto festeggiare il capodanno lunare attraverso manifestazioni pubbliche», come ha spiegato Francesco Wu, membro del direttivo di Confcommercio Milano-Monza Brianza e rappresentante dei commercianti cinesi della Chinatown di Milano. Il coordinamento delle associazioni cinesi a Milano ha comunicato che il budget previsto per la parata sarà devoluto in beneficienza in Cina ed in particolare verso Wuhan, epicentro del coronavirus dove verranno mandati mascherine e guanti ed altro materiale sanitario richiesto dalle autorità sanitarie cinesi. «Ci scusiamo per i tanti amici italiani e cino-milanesi che avevano previsto di venire alla parata del 2 febbraio – si legge nella nota del coordinamento – siamo sicuri che ci saranno altre occasioni utili per festeggiare insieme».

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Coronavirus Cina, le vittime salgono a 56. Caso sospetto a Vienna

In tutto, le persone infette in tutto il Paese sono circa 2mila. Dei nuovi decessi, 13 si sono verificati nella provincia di Hubei, quella di Wuhan, al centro dell'epidemia.

Il bilancio delle vittime del coronavirus in Cina è salito a 56 e il numero di persone infette in tutto il Paese si avvicina a 2.000. È l’ultimo bilancio diffuso dalle autorità, salito a poche ore dall’ultimo bollettino. Soltanto il 25 gennaio sono morte 15 persone e ci sono stati almeno 688 nuovi casi confermati, secondo la Commissione nazionale per la Salute. Dei nuovi decessi, 13 si sono verificati nella provincia di Hubei, quella di Wuhan, al centro dell’epidemia.

CASO SOSPETTO DI CORONAVIRUS A VIENNA

Il coronavirus potrebbe essere arrivato anche in Austria. A Vienna, infatti, è stato registrato un caso sospetto. Si tratta di un’assistente di volo cinese che il 24 gennaio è arrivata nella capitale austriaca e che nei giorni precedenti è stata a Wuhan. La donna si trova ora in isolamento nell’ospedale Kaiser Franz Josef dopo essere stata ricoverata la sera del 25 gennaio con sintomi influenzali. «Non possiamo escludere che si tratti di coronavirus», ha detto il direttore medico degli ospedali viennesi Michael Binder in una nota. Le analisi, che saranno effettuate all’Istituto di virologia dell’università di Vienna, sono attese entro 48 ore. Nel frattempo vengono controllate anche le persone che a Vienna sono state in contatto con l’assistente cinese prima del suo ricovero.

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Ci sono stati rari casi di trasmissione del coronavirus senza sintomi

È emerso dalla ricostruzione della prima storia di contagio all'interno di un piccolo gruppo familiare riportata sulla rivista The Lancet. La virologa Capua spiega che è il periodo di incubazione.

Il virus 2019 n-CoV può essere trasmesso anche da persone che, pur avendo già l’infezione, non mostrano di avere sintomi. È emerso dalla ricostruzione della prima storia di contagio all’interno di un piccolo gruppo familiare riportata sulla rivista The Lancet, dalla quale emerge che un bambino di dieci anni aveva il virus ed era stato quindi in grado di trasmetterlo pur non avendo i sintomi caratteristici dell’infezione. Un dato, questo, che il medico Roberto Burioni ha riferito sul sito web rilevando che «sembra possibile l’esistenza di pazienti asintomatici, che stanno bene, non hanno febbre, ma possono diffondere il coronavirus. Il che significa – ha scritto Burioni – che la misurazione della temperatura agli aeroporti potrebbe non essere sufficiente per bloccare la diffusione della malattia».

RARI CASI DI TRASMISSIONE ASINTOMATICA

L’articolo pubblicato su The Lancet, firmato da microbiologi e infettivologi dell’università di Shenzen coordinati da Jasper Fuk-Woo Chan suggerisce in effetti che «la trasmissione del virus 2019 n-CoV da persona a persona è possibile, così come la diffusione in altre città per mezzo dei voli aerei». Rileva inoltre che rari casi di trasmissione asintomatica erano stati segnalati anche nella Sars, l’infezione da coronavirus emersa nel 2002-2003 e che nel caso del virus 2019 n-CoV potrebbero essere «una possibile fonte di trasmissione dell’epidemia». Per questo gli autori della ricerca rilevano che , «sarebbero necessarie ulteriori ricerche sui casi asintomatici» ed «è cruciale isolare i pazienti, tracciare e mettere in quarantena i contatti prima possibile».

CAPUA: «SI COMPORTA COME TUTTI I VIRUS»

Quelli pubblicati su The Lancet sono dati che confermano che il virus 2019 n-CoV si comporta come tutti gli altri virus, ha detto la virologa Ilaria Capua, che nell‘Università della Florida dirige il Centro di eccellenza dedicato alla ‘One Health‘, che unifica i temi della salute umana, animale e ambientale. I dati, ha aggiunto, «si riferiscono agli esami con tamponi faringei fatti in un numero limitato di pazienti» e indicano che «uno di essi era positivo al virus anche dieci giorni prima della comparsa sintomi», mentre gli altri più o meno una settimana prima: «un periodo di incubazione normale per i virus» . Questo, rileva, «conferma che questo virus si comporta come tutti gli altri virus», anche se «è ovvio che sono necessari dati addizionali in quanto uno studio condotto solo su sei pazienti ha delle limitazioni».

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Le misure contro l’emergenza coronavirus dalla Cina al resto del mondo

Pechino stabilisce un cordone sanitario per 56 milioni di persone dopo che il numero di vittime è salito a 41. Blocco del traffico a Wuhan e decine di città isolate. Quattro casi anche in Australia. Il punto.

Dalla Cina al resto del globo. Si fa sempre più allarmante l’emergenza coronavirus, col numero di casi accertati in costante aumento al di fuori dell’Asia e decine di morti nel Paese che ha contribuito alla diffusione del virus. È salito, infatti, a 41 vittime, dopo 15 nuovi decessi nelle ultime ore, il bilancio ufficiale in Cina, dove le autorità locali hanno precisato che le persone ora infette hanno superato il migliaio.

CORDONE SANITARIO PER 56 MILIONI DI PERSONE

Le ultime 15 morti si sono registrate nella capitale provinciale di Wuhan, la città di 11 milioni considerata l’epicentro dell’epidemia. Proprio Wuhan e altre 13 città della provincia sono state isolate in uno sforzo senza precedenti per contenere il micidiale virus respiratorio che intanto si va diffondendo in altre aree della Cina e in altri Paesi. Il governo di Pechino, da parte sua, ha esteso il cordone sanitario volto a circoscrivere l’infezione del coronavirus simile alla Sars. I provvedimenti riguardano ora 56 milioni di persone.

BLOCCO DEL TRAFFICO A WUHAN

Sono state inoltre inviate 450 unità di personale medico militare a Wuhan. Alcune di loro hanno avuto esperienze nella lotta contro la Sars o l’Ebola: i medici sono arrivati a su aerei militari nella serata di ieri. Verranno ora smistati negli ospedali con il maggior numero di pazienti infetti. La città, poi, limiterà il traffico automobilistico nel tentativo di contenere l’epidemia dell’infezione.

QUATTRO CASI ACCERTATI ANCHE IN AUSTRALIA

Intanto, sono quattro i casi di contagio accertati in Australia: uno a Melbourne e tre nel Nuovo Galles del Sud. Tutti e quattro i pazienti sono stati di recente in Cina e tre di loro, scrive il Guardian, di 43, 45 e 53 anni, sono arrivati direttamente da Wuhan. Hong Kong ha dichiarato l’epidemia del coronavirus «un’emergenza» – il livello di allarme più alto della città – mentre le autorità hanno aumentato le misure nel tentativo di ridurre il rischio di diffusione di ulteriori infezioni.

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I primi casi di coronavirus confermati in Europa

In Francia accertati due pazienti infetti a Bordeaux e a Parigi: arrivavano dalla Cina. Rientra l'allarme su una donna ricoverata a Parma.

Milioni di persone isolate, stop al turismo, blocchi dei trasporti pubblici. La Cina sta rispondendo con misure senza precedenti all’emergenza coronavirus, che intanto è arrivato in Europa con due casi confermati in Francia: uno a Bordeaux e l’altro a Parigi, i primi nel continente. Il paziente di Bordeaux ha 48 anni, ha fatto sapere in serata la ministra della Salute francese Agnes Buzyn, ed è appena rientrato dalla Cina, dove è passato da Wuhan. Da ieri è ricoverato in una camera isolata. E’ stato in contatto con una decina di persone dopo il suo arrivo in Francia. L’uomo è di “origini cinesi”, ma residente in Gironda, la regione di Bordeaux. Si sa poco invece del paziente ricoverato a Parigi, a parte il fatto che anche lui è rientrato dalla Cina.

Si tira invece un sospiro di sollievo non solo a Bari ma probabilmente anche a Parma per due donne rientrate da Wuhan e ricoverate per sintomi sospetti. Nel primo caso, barese, i test sul coronavirus hanno dato esito negativo. Mentre nel caso di Parma per ora è stata accertata nella paziente la presenza di virus influenzale di tipo B: le analisi proseguono ma la donna sta bene, sta già migliorando e i medici sono ottimisti. La paziente finita in isolamento respiratorio a Parma è un’italiana residente nel Parmense di mezza età. Secondo quanto si e’ appreso dovrebbe aver preso parte in Cina allo stesso tour con il gruppo di artisti di cui faceva parte la paziente di Bari. La donna si è recata oggi nel primo pomeriggio al pronto soccorso dell’ospedale parmigiano su indicazione del medico di base al quale si era rivolta accusando sintomi simili a quelli influenzali, ovvero febbre e un’infezione delle vie aeree.

Intanto, nel giorno del Capodanno lunare, Pechino ha disposto la chiusura anche di alcuni tratti della Grande Muraglia, mentre l’Esercito popolare di liberazione ha inviato 150 medici militari in piena notte a Wuhan, città focolaio del virus, su un aereo da trasporto truppe, in esecuzione di una specifica indicazione del presidente Xi Jinping. In Cina i casi accertati di contagio del nCOV-2019 sono saliti a 897 e i morti si sono attestati a quota 26, secondo l’ultimo bollettino diffuso dal governo.

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Perché la Cina non può permettersi una nuova Sars

ORIENTE ESTREMO. Nel 2003 Pechino nascose il contagio per mesi. Con il nuovo coronavirus le cose sembrano essere cambiate. La potenza iper-tecnologica e in competizione con gli Usa ha una reputazione globale da difendere. E si spera che stavolta non ci siano vasi di Pandora da scoperchiare come 17 anni fa.

Mentre scrivo le notizie disponibili dicono che la Cina ha messo in quarantena più di 40 milioni di persone, pari a tre quarti della popolazione italiana, blindando 13 città, la più grande delle quali, Wuhan, da sola fa più abitanti di Londra e Parigi messe assieme.

E tutto questo con la consapevolezza di non rischiare sommosse e panico incontrollato come nella Los Angeles di Blade Runner.

Ci sono alcune considerazioni da fare di fronte a questo dato e di fronte alla cronaca della nuova epidemia di Coronavirus.

SOLO UN REGIME PUÒ PERMETTERSI MISURE SIMILI

La prima, la più immediata, è che solo un regime veramente autoritario e assolutista può permettersi una cosa simile. E la Cina di oggi lo è. Persino di più della Cina di 17 anni fa, quella della primavera 2003 quando scoppiò la catastrofica epidemia di Sars. Anche allora si parlò di chiudere addirittura la Capitale cinese, Pechino, ma il governo del presidente Hu Jintao e del premier Wen Jiabao non ne ebbe la forza. Basterebbe questa constatazione, in un momento drammatico come questo di fronte all’insorgere del nuovo virus, a dare il metro di come la Cina attuale, sotto i lustrini delle sue sfide tecnologiche e del suo benessere “americano”, abbia fatto ben pochi passi avanti sostanziali verso la democrazia, i diritti e la trasparenza. 

LA CINA DI OGGI È PIÙ TRASPARENTE DI QUELLA DEL 2003?

La seconda considerazione ci porta dritti alla domanda: ma la Cina di oggi, di fronte a un’emergenza sanitaria globale come quella di queste ore, sarà più trasparente, è stata finora più trasparente e onesta di quanto lo fu di fronte alla Sars? Apparentemente la risposta è affermativa, ma probabilmente è ancora troppo presto per dirlo.

L’operazione di copertura per la Sars fu scandalosa. Si accertò che Pechino già dal novembre del 2002 sapeva di casi di polmonite sospetta nella regione cinese del Guangdong e tenne nascosta la notizia

Con la Sars si dimostrò che Pechino sapeva del virus già più di sei mesi prima che la notizia divenisse ufficiale e l’epidemia incontrollabile. L’operazione di copertura, cover-up come direbbero gli inglesi, per la Sars fu a dir poco scandalosa. Il 27 marzo 2003 scrissi per Repubblica un articolo dal titolo «Virus killer, 1300 casi sospetti: la Cina ha taciuto l’epidemia».

Manifesti a Pechino nel novembre 2003 (Getty Images).

Si accertò che Pechino già dal novembre del 2002 sapeva di casi di polmonite sospetta nella regione cinese del Guangdong, al confine con Hong Kong. E sarà un caso o una coincidenza (non credo alle coincidenze) ma anche allora il Capodanno cinese giocò un ruolo fondamentale  – un tragico ruolo – nella vicenda: Pechino infatti tenne nascosta l’entità del contagio fino agli inizi di marzo, proprio per attendere la fine delle festività lunari, per non rovinare gli affari miliardari legati alla festa più importante dell’anno per i cinesi di tutto il mondo, che allora come oggi si mettono in viaggio a centinaia di milioni alla volta per raggiungere i parenti nelle campagne o per tornare dall’estero a visitarli. 

IL TIMORE DI RIPERCUSSIONI SULL’ECONOMIA CINESE

Certo, si può sostenere che adesso il governo cinese abbia imparato la lezione, visto che stavolta non ha esitato nel prendere provvedimenti a dir poco drastici: quarantena per intere metropoli, sospensione di tutti i festeggiamenti anche a Pechino eccetera eccetera. Ma il punto è: perché fa tutto questo? Per una legittima preoccupazione per la salute dei suoi concittadini o per il timore che – tacendo l’entità del contagio – le ripercussioni sull’economia cinese sarebbe esponenziali? Propenderei per la seconda ipotesi.

Controlli a Wuhan, nella provincia di Hubei, focolaio del nuovo coronavirus (Getty Images).

È stato calcolato che la Sars costò allora alla Cina una cifra variabile tra i 40 e i 50 miliardi di dollari dell’epoca, creò un ritardo all’economia cinese  – che proprio in quegli anni iniziava il suo travolgente cammino – di oltre due anni e tagliò radicalmente il Pil per diverso tempo. E i soldi, lo si sa, sono l’unico dio in cui i cinesi credono devotamente. La speranza è che mi stia sbagliando e che questa nuova Cina, la potenza iper-tecnologica che vuole competere con l’America e anche scalzare quest’ultima dal podio mondiale delle superpotenze, abbia davvero imparato la lezione. E che stavolta non ci sia nessun vaso di Pandora da scoperchiare, pieno di omissioni e segreti inconfessabili, come accadde per la Sars. Perché questo nuovo virus fa paura, tanta paura, anche se la contabilità dei morti per ora si può ancora definire irrisoria. 

UN TERRORE IRRAZIONALE AL QUALE NON CI SI ABITUA

Ho ancora fisso nella mente il ricordo di quella sera calda e umida a Hong Kong, nell’aprile del 2003. Dovevo girare un servizio per il Tg2 proprio nel complesso di condomini popolari dove si era verificato il primo massiccio focolaio del virus della Sars. Indossai la mia mascherina, impugnai il microfono, diedi l’ok al cameraman dell’Aptn (ricordo che vidi in un lampo i suoi occhi sopra la mascherina, prima che la telecamera li coprisse, che mi rimandarono come in uno specchio tutta la paura e l’angoscia che erano anche mie) e cominciai a raccontare.

La speranza è che questa nuova Cina, la potenza iper-tecnologica, abbia davvero imparato la lezione. E che stavolta non ci sia nessun vaso di Pandora da scoperchiare, pieno di omissioni e segreti inconfessabili

Più tardi, tornato sull’Isola di Lantau dove vivevo, un attimo prima di varcare la porta di casa mi prese, improvviso, il terrore di poter infettare la mia famiglia, la mia bambina, Caterina, che aveva solo due anni. Allora, con un gesto irrazionale, un po’ disperato e – visto oggi – magari anche un po’ ingenuo e stupido, mi spogliai di tutti i vestiti in giardino. Rimasi in mutande e chiesi a mia moglie di lanciarmi dalla porta un sacco in cui metterli, da mandare in lavanderia. Da quel giorno ho capito a mie spese che si può imparare a gestire la paura delle guerre, delle pallottole, delle bombe. Ma nulla assomiglia al terrore irrazionale che ci prende tutti, nessuno escluso, di fronte alla malattia e al contagio. Stavolta ci tocca sperare che la Cina sia davvero cambiata.

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Caso sospetto di coronavirus cinese a Bari

Si tratta di una cantante di ritorno da un tour in Oriente. È stata posta in isolamento al Policlinico.

È a Bari il primo caso sospetto di coronavirus cinese 2019-nCov in Italia. Si tratta di una donna proveniente dalla Cina, ricoverata al Policlinico del capoluogo pugliese con sintomi apparentemente influenzali, febbre e tosse. La donna è una cantante originaria della provincia barese, di ritorno da un tour in Oriente che ha toccato anche la zona di Wuhan, epicentro del contagio.

ATTIVATO IL PROTOCOLLO STABILITO DAL MINISTERO DELLA SALUTE

La donna è ricoverata dal 22 gennaio nel reparto malattie infettive in regime di isolamento, in attesa dell’esito degli esami clinici. Come previsto dal protocollo stabilito dal ministero della Salute, i campioni biologici della paziente saranno inviati all’istituto Spallanzani di Roma per tutti gli accertamenti necessari.

PAZIENTE IN ISOLAMENTO RESPIRATORIO E DA CONTATTO

Il Policlinico di Bari ha diramato una nota, spiegando di aver segnalato agli organi competenti il caso di sospetta infezione: «Sono state adottate tutte le procedure di prevenzione previste. La paziente si trova attualmente in isolamento respiratorio e da contatto presso il reparto di malattie infettive e sta ricevendo le cure necessarie in attesa di conoscere gli esiti degli esami diagnostici di conferma».

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Il virus cinese tra aumento dei contagi, misure di Oms e Ue e profilassi in Italia

Il numero delle vittime sale a 17. Un caso anche a San Pietroburgo. E a Fiumicino scanner speciali per i passeggeri arrivati da Wuhan.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) deciderà oggi se e quali contromisure adottare mentre il contagio del virus di Wuhan si propaga a macchia d’olio, con un ultimo caso sospetto in Russia, a San Pietroburgo. Le vittime, tutte cinesi, salgono a 17. Massima allerta negli aeroporti di tutto il mondo mentre il sindaco della cittadina ha deciso di fermare temporaneamente il traffico di treni, aerei, autobus, metropolitane e traghetti. Cancellati anche i festeggiamenti per il Capodanno cinese.

A FIUMICINO SCANNER PER 202 PASSEGGERI DA WUHAN

A Fiumicino sono transitati in un “canale sanitario” dedicato, lontano dalle aree di transito degli altri passeggeri in arrivo, 202 viaggiatori provenienti dalla città cinese di Wuhan, epicentro del coronavirus. A loro sono state applicate per la prima volta le procedure disposte dalle autorità dopo la diffusione del contagio. Appositi scanner hanno controllato la temperatura corporea dei passeggeri del volo di linea diretto della China Southern Airlines Cz 645, atterrato alle 4.50 all’aeroporto di Fiumicino. La compagnia vola sullo scalo tre volte a settimana.

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La Cina mette in quarantena Wuhan, focolaio del Coronavirus

Tutti i voli e i treni in uscita dalla città all'origine dell'epidemia cancellati. Il bilancio dei morti sale a 17. In Europa il rischio ancora "moderato".

La città di Wuhan viene isolata: il trasporto si ferma temporaneamente per contrastare la diffusione dell’epidemia di Coronavirus. Tutti i voli e i treni in partenza dalla città cinese, focolaio del virus, sono stati cancellati. È questa la misura estrema che arriva per fermare l’epidemia di Coronavirus in Cina che avanza e fa un balzo in avanti con il numero ufficiale dei morti più raddoppiato in 24 ore. Se ne contano ora 17 e cresce il numero dei contagiati mentre tutto il mondo fa quadrato per evitare un’espansione ritenuta estremamente pericolosa per il rischio di mutazione del virus in una forma più aggressiva per l’uomo.

IL RISCHIO IN EUROPA MODERATO

Al momento il rischio di arrivo in Europa del Coronavirus scoperto in Cina a fine anno resta ‘moderato’, ma è alta la probabilità di contagio nei Paesi asiatici, sono le conclusioni del parere aggiornato del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). La Cina ha adottato «severe misure di controllo e prevenzione» per contrastare l’epidemia del Coronavirus, ha assicurato il presidente Xi Jinping durante una telefonata con il collega francese Emmanuel Macron. «La Cina», ha spiegato Xi, «è disposta a collaborare con la comunità internazionale per rispondere efficacemente all’epidemia e mantenere la sicurezza sanitaria in tutto il mondo», ha affermato. Le autorità sanitarie cinesi hanno annunciato oggi la presenza di 440 casi confermati di polmonite causata dal nuovo Coronavirus (2019-nCoV) in 13 regioni.

CINQUE CASI IN ASIA E UNO NEGLI USA

Per quanto riguarda i contagi all’estero, c’è un caso confermato in Giappone, tre in Thailandia e uno in Repubblica di Corea, oltre a quello negli Stati Uniti. E si aggiunge ora un caso sospetto a San Pietroburgo. Se confermato sarebbe il primo in Europa. Sempre dalla Russia arriva anche la notizia di un lavoro avviato per mettere a punto il vaccino. Corsa che vede anche altri scienziati nei laboratori di tutto il mondo. I dati della Commissione rivelano che sono stati rintracciati in totale 2.197 contatti ravvicinati. Tra questi, 1.394 sono sotto osservazione medica, mentre altri 765 sono stati dimessi.

IL CONTAGIO PRINCIPALMENTE PER VIA RESPIRATORIA

Gli esperti hanno anche affermato che la trasmissione respiratoria è la via principale di contagio e che il virus è suscettibile alla mutazione. Preoccupazioni che hanno spinto la città cinese di Wuhan, epicentro del focolaio a invitare a tenersi lontani, cancellando un importante evento del capodanno cinese, nel tentativo di contenere l’epidemia. Intanto dalla Russia agli Usa, dove ha parlato anche il presidente Donald Trump, si moltiplicano le rassicurazioni di interventi per arginare il contagio che però oggi ha visto il virus estendersi a Hong Kong: l’uomo, ora in ospedale, era arrivato da Wuhan con un treno ad alta velocità.

LA COREA DEL NORD VALUTA LA CHIUSURA DELLE FRONTIERE

E la Corea del Nord valuta di chiudere temporaneamente i confini come già fece nel 2003 per la Sars. Anche se mancano ancora molti dati per definire meglio il nuovo Coronavirus cinese, quello che si può dire al momento è che «il suo tasso di letalità sembra essere più basso di quello della Sars», ha spiegato Gianni Rezza, epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità (Iss). I medici di famiglia, che sono come sempre la prima linea del servizio sanitario nazionale, hanno deciso di giocare d’anticipo attrezzandosi con una serie di direttive per affrontare l’eventualità che il Coronavirus varchi le frontiere. In Italia il ministero della Salute ha riunito la task force con la presenza di tutti i principali organismi sanitari del paese. Resterà attiva 24 ore su 24. Il modello sostanzialmente è quello costruito sulla base dell’esperienza delle precedenti grandi epidemie, Sars prima ed Ebola dopo.

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Cosa dice l’Organizzazione mondiale della sanità sul coronavirus

Riunione a Ginevra del comitato di emergenza. Intanto un contagio è già registrato negli Usa e uno a Taiwan.

La riunione del Comitato d’emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità è prevista la mattina del 22 gennaio a Ginevra per valutare la portata dell’epidemi del virus simile alla Sars. In Cina, secondo un bilancio aggiornato nella notte, il contagio ha toccato oltre 400 persone, con nove morti. Un caso è stato accertato il 21 gennaio negli Stati Uniti, un altro a Taiwan. Rafforzati i controlli negli aeroporti, anche quelli italiani. Convocate per il 22 anche le autorità sanitarie europee. Il virus contagia anche le Borse: in calo Europa e Wall Street, Tokyo apre all’insegna della cautela. Dalla Cina arriva intanto un nuovo allarme: «Il virus può mutare e propagarsi più facilmente».

IN CINA 400 CASI E NOVE MORTI

Intanto sale il numero delle vittime in Cina: i casi accertati in tutto il Paese hanno superato i 400 e le vittime sono aumentate da sei a nove. Lo ha detto il vice ministro della Commissione nazionale per la salute Li Bin in una conferenza stampa.

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Il nuovo coronavirus rievoca in Cina i fantasmi dell’epidemia Sars

ORIENTE ESTREMO. I contagi di 17 anni fecero migliaia di morti. E l'attuale crisi non sarebbe potuta arrivare in un momento peggiore: il Capodanno cinese, quando migliaia di lavoratori tornano in patria da tutto il mondo.

Hong Kong, primavera 2003: «Uscire di casa. Salire su un autobus. Aprire una porta toccando una maniglia. Stringere la mano a un amico. Gesti normali, automatici, che si fanno senza pensarci. Non più, non qui. Vivere ogni giorno in prima linea combattendo contro il nemico invisibile, qui a Hong Kong, vuol dire vivere una vita rallentata, interrotta mille volte dall’ansia, dalla paura per un gesto semplice che ormai si associa alla consapevolezza che potrebbe significare la malattia, l’infezione, forse la morte».

«In molti cercano di rassicurare: in fondo queste quattro lettere che anche i bambini hanno imparato a temere, Sars, non sono in realtà così terribili; il numero dei morti e quello dei malati è ancora basso s paragonato – per esempio – alla periodica epidemia di influenza che anno dopo anno miete migliaia di vittime nel mondo. Ma non c’è nulla da fare. Questa malattia crea il panico perché la gente di Hong Kong ha capito che i medici, i ricercatori, gli scienziati non ne sanno ancora nulla. Non sanno contro cosa combattere. E la paura dilaga senza controllo».

Gli incubi, i peggiori incubi, spesso sono ricorrenti, lo si sa. E le notizie sempre più catastrofiche che arrivano ormai giornalmente dalla Cina su questo nuovo, sconosciuto virus, proveniente dalla città di Wuhan, hanno il potere di richiamare alla mente quella primavera di 17 anni fa, quando a Hong Kong, unico corrispondente italiano presente per tutta la durata di quella che si rivelerà poi una terribile epidemia che conterà migliaia di morti, continuavo comunque – mascherina in faccia e tanta paura addosso – a fare il mio dovere di cronista.

I GIORNI DELL’INCUBO SARS SEMBRANO TORNATI

Erano i primi giorni, gli inizi dell’epidemia di Sars, la Sindrome Acuta Respiratoria Severa, come l’avevano ribattezzata i medici e ricercatori di mezzo mondo, attoniti di fronte a un nuovo nemico di cui non si sapeva nulla. Tranne che era un parente – letale – dell’innocuo virus dell’influenza al quale siamo abituati. E che apparteneva alla grande famiglia dei coronavirus, che si chiamano così per la loro forma, una corona, appunto. Un coronavirus: esattamente come questo nuovo sconosciuto agente patogeno che sta riportando nella mente di tutti quella lontana primavera di inizio millennio. E insieme al ricordo, tutta la paura e il terrore di quei mesi.

Fu tale la paura, allora, tale il coinvolgimento emotivo per avere insieme a me, proprio nel centro geografico dell’epidemia, Hong Kong appunto, la mia famiglia – mia figlia aveva allora solo due anni – che a quei mesi terribili trascorsi su è giù per la Cina con la mascherina in faccia – tra Hong Kong, Guangzhou, Shanghai e Pechino – ho dedicato una larga parte di uno dei miei libri. Un racconto nel racconto, di quei giorni terribili, di paura, ansia e fatica, una sorta di “diario” dell’epidemia. Un vero e proprio diario di guerra.

L’EPIDEMIA DEL NUOVO CORONAVIRUS POTREBBE ESSERE PEGGIORE DI QUELLO IPOTIZZATO

Allora – come per questo nuovo contagio – gli esperti decretarono che il virus era passato dall’animale all’uomo. Della Sars si seppe che veniva da un piccolo e simpatico mammifero dall’aspetto innocuo, lo Zibetto, che i cinesi cantonesi – un popolo che si vanta, nella sua ricchissima gastronomia, di poter creare piatti prelibati da qualsiasi cosa «purché si muova» – usavano mangiare e vendere in affollati e molto poco igienici mercati appunto a Guangzhou, l’antica Canton, ritenuta dagli esperti il focolaio di origine di quella epidemia. Da dove infatti proveniva anche quello che venne individuato nel 2003 come «il paziente zero» dell’epidemia di Sars: il primo infettato. Si trattava di un medico, un biologo ricercatore dell’Università di Medicina di Guangzhou, che venne a Hong Kong per partecipare al matrimonio della figlia di un amico, e diede inizio al contagio che si sparse poi fino alla Thailandia – dove causò la morte del coraggioso medico italiano Carlo Urbani – attraversando gli oceani e arrivando fino al Canada.

L’ultimo avvertimento è arrivato dopo che uno studio dell’Università di Hong Kong (Hku) ha stimato che il virus si sia già diffuso in altre 20 città continentali cinesi, tra l’1 e il 17 gennaio

Contenere l’epidemia, i malati, mantenerli confinati in aree ad altissimo isolamento, fu per i medici e le strutture sanitarie cinesi e di Hong Kong, una sfida sovrumana. Spesso persa in partenza, visto il numero – altissimo – delle vittime che si registrarono proprio tra il personale sanitario. Per questo in queste ore, di fronte al micidiale nuovo focolaio di coronavirus iniziato nella città cinese continentale di Wuhan, ormai entrato nella fase di trasmissione tra famiglie e ospedali, facendo un passo avanti verso un’epidemia in piena regola, è proprio dagli esperti della comunità scientifica di Hong Kong che vengono i pareri più accreditati e gli allarmi più fondati. L’ultimo avvertimento è arrivato dopo che uno studio dell’Università di Hong Kong (Hku) ha stimato che il virus si sia già diffuso in altre 20 città continentali cinesi, tra l’1 e il 17 gennaio, suggerendo che la situazione sia anche peggiore di quanto riportato ufficialmente.

IL CAPODANNO CINESE PUÒ ESSERE UN VOLANO PER IL CONTAGIO

Il professor Yuen Kwok-yung, uno dei massimi esperti di malattie infettive alla Hong Kong University, ha affermato che la trasmissione del coronavirus è entrata nella sua «terza ondata». E le parole del professor Yuen non lasciano nessuno spazio al dubbio: «Ora possiamo vedere le infezioni trasmesse tra i membri delle famiglie e negli ospedali. Ciò di cui siamo maggiormente preoccupati è un improvviso dilagare dell’epidemia nella comunità: un’eventualità temibile, che può causare una situazione come quella che abbiamo vissuto durante la Sars e forse anche peggiore». Il rinomato microbiologo, appena tornato a Hong Kong dopo un viaggio di accertamento a Wuhan, ha chiesto la governo dell’ex colonia e alle autorità sanitare mondiali ulteriori misure per affrontare l’escalation della crisi e frenare la diffusione del virus.

Controlli in aeroporto.

E la crisi non sarebbe potuta arrivare in un momento peggiore, poiché le vacanze del Capodanno cinese vedono la più grande migrazione di massa di persone sul pianeta, con centinaia di milioni di lavoratori cinesi delle città che ritornano a trovare i loro parenti nelle campagne. Tutti possibili portatori ignari del nuovo e sconosciuto virus letale. Un modello sviluppato dagli esperti del Centro di ricerca per l’epidemiologia e il controllo delle malattie infettive dell’università ha utilizzato i dati sui viaggi e i movimenti delle persone per creare una mappa ritenuta attendibile della diffusione del contagio. Il centro medico dell’Università di Hong Kong ha anche previsto che almeno 10 nuovi casi emergeranno in cinque grandi città della terraferma entro il 31 gennaio, il settimo giorno del Capodanno lunare.

Con efficaci misure preventive la forza dell’infezione si può ridurre del 75%

La stima relativamente prudente per Pechino, Shanghai, Chongqing, Guangzhou e Shenzhen si basa su diversi presupposti, tutti da verificare: che la forza dell’infezione si possa ridurre del 75% mettendo in atto efficaci misure preventive; che Wuhan sia l’unica fonte dell’epidemia; e che non vi sia stata alcuna super diffusione del virus attraverso singoli pazienti – i cosiddetti super-untori – in grado di trasmettere il virus a un numero molto elevato di persone. Ma restano ipotesi e speranze. Mentre le notizie sul progredire dell’epidemia si susseguono in continuazione e lo scenario sembra farsi sempre più preoccupante, richiamando alla memoria vecchi fantasmi.

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Quali sono i sintomi del virus misterioso proveniente dalla Cina

Il ministero della Salute mette in guardia chi si recherà a Wuhan. Ma soprattutto dà i consigli per evitare il contagio o riconoscere tempestivamente i segnali della malattia.

Fobia in Cina per il virus misterioso partito dalla città di Wuhan. Tanto che il ministero della Salute ha dato alcuni consigli per affrontare al meglio un eventuale viaggio in oriente. «Consultate il medico e vaccinatevi contro l’influenza almeno due settimane prima del viaggio. Valutate l’opportunità di rimandare viaggi non necessari», si legge nella nota ministeriale che sono state affisse nell’aeroporto di Roma Fiumicino.

I SINTOMI DEL VIRUS

Tosse secca, febbre e difficoltà respiratorie sono i primi campanelli d’allarme del possibile contagio del coronavirus (2019-nCoV). I coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (Mers) e la sindrome respiratoria acuta grave (Sars). Questo nuovo coronavirus tuttavia è un nuovo ceppo che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo.

LE COSE DA EVITARE SE SI VA A WUHAN

Il Ministero da anche alcuni consigli a chi è costretto a recarsi a Wuhan e non può rimandare il viaggio. In primis una cura dell’igiene quasi spasmodica. Quindi lavare frequentemente le mani con acqua e sapone, coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando si starnutisce o tossisce senza usare però le mani ma meglio un fazzoletto di carta. Poi un lungo elenco di ‘divieti’: «Evitate il contatto con persone affette da malattie respiratorie. Evitate luoghi affollati, in particolare mercati del pesce e di animali vivi. Evitate di toccare animali e prodotti di origine animale non cotti». Nel caso in cui i sintomi del virus comparissimo il consiglio è quello di rivolgersi a un medico o a una struttura sanitaria. Ma soprattutto bisogna evitare di mettersi in viaggio se malati. Per qualsiasi necessità il Ministero consiglia di contattare l’Ambasciata o il Consolato di appartenenza.

ATTENZIONE ANCHE IN ITALIA

L’invito comunque è quello di mantenere alta l’allerta anche al rientro in Italia. «Se nelle due settimane successive al vostro ritorno si dovessero presentare sintomi respiratori (febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie) a scopo precauzionale contattate il vostro medico di fiducia, riferendo del vostro recente viaggio», si legge ancora nella nota ministeriale. Attualmente non esiste un trattamento specifico per la malattia causata da questo coronavirus. Il trattamento attualmente è basato sui sintomi del paziente e la terapia di supporto può essere molto efficace.

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Cina, il virus misterioso può diventare un’emergenza internazionale

Lo stabilirà l'Oms nel corso della riunione del 22 gennaio. Mentre a Wuhan, la città-focolaio, si registra la quarta vittima. E anche gli investitori tremano.

La Cina ha annunciato di aver registrato la quarta vittima del virus misterioso simile alla Sars. Secondo le autorità sanitarie locali la vittima è un 89enne. L’uomo, stando a quanto riferito in un comunicato stampa è deceduto nella città di Wuhan, il focolaio da dove si è diffuso il virus, dopo aver accusato difficoltà respiratorie. Registrato anche un primo caso sospetto in Australia. Secondo quanto riporta la Abc, un uomo di ritorno dalla Cina presentava sintomi riconducibili al virus. L’uomo è stato messo in isolamento nella sua abitazione. Secondo le prime informazioni sembra che fosse stato in viaggio a Wuhan. Altri casi sono stati registrati fuori dalla Cina: due in Thailandia, uno in Giappone e uno in Corea del Sud.

CIRCA 200 I CASI CONFERMATI

Il virus in questione, che dallo scorso dicembre ha già fatto registrare circa 200 casi confermati, è trasmissibile da uomo a uomo. Cresce dunque l’allerta internazionale, a pochi giorni dal Capodanno cinese, e negli aeroporti sono scattati i controlli, incluso l’aeroporto di Roma Fiumicino con misure di monitoraggio e locandine informative per i viaggiatori. In Borsa, gli investitori che temono un’espansione del contagio e i listini asiatici chiudono in netto calo. Intanto, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha convocato il Comitato di emergenza. Il comitato si riunirà il 22 gennaio a Ginevra per accertare se il focolaio di casi «rappresenti un’emergenza di salute pubblica di livello internazionale e quali raccomandazioni dovrebbero essere fatte per fronteggiarla».

LA SARS FECE OLTRE 800 MORTI

Il pensiero va infatti inevitabilmente all’epidemia di Sars che, secondo l’Oms, tra il 2002 e il 2003 fece registrare 813 decessi e 8.437 contagi in una trentina di Paesi: anche in questo caso alla base dell’infezione respiratoria era un coronavirus comparso in Cina. Gli esperti invitano però alla cautela nelle similitudini e invitano a non creare allarmismo, sottolineando come si tratti ora di un nuovo ceppo del virus. Dopo vari casi di ‘polmonite misteriosa’ segnalati lo scorso dicembre a Wuhan (con un legame con il mercato di Huanan Seafood, un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi), il 9 gennaio 2020 il CDC cinese ha reso nota infatti l’identificazione di un nuovo coronavirus (2019-nCoV) come agente che ha causato le polmoniti ed è stata resa pubblica la sequenza genomica.

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Si allarga l’epidemia del virus misterioso in Cina

Tre le vittime accertate e si contano circa 140 nuovi casi di contagio. Anche in Giappone, Thailandia e Corea del Sud.

Il virus misterioso simile alla Sars continua a spaventare la Cina a pochi giorni dal Capodanno, con milioni di persone che si apprestano a viaggiare affollando stazioni ferroviarie e aeroporti.

Le vittime accertate sono tre e si contano circa 140 nuovi casi di contagio. Il virus, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è un nuovo ceppo di coronavirus che prima d’ora non era mai stato identificato negli esseri umani. Causa malattie che vano dal comune raffreddore alla polmonite, con sintomi come febbre e respiro affannoso.

L’epidemia si è già allargata a Giappone, Thailandia e Corea del Sud e ci sono i primi casi anche a Pechino. A Wuhan, dove il virus ha fatto la sua comparsa, sono stati registrati 136 nuovi contagi nel fine settimana. Altri due a Pechino (per la prima volta) e un altro ancora nella provincia meridionale di Guangdong.

Anche in Giappone un uomo è stato infettato. E in Corea del Sud una donna cinese di 35 anni, proveniente dalla città cinese di Wuhan, è risultata positiva al virus. Ha viaggiato in aereo ed è stata messa in quarantena. Mentre in Thailandia è emerso un secondo caso: una turista cinese di 74 anni arrivata da Wuhan, che ora si trova ricoverata in ospedale a Bangkok.

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