C’è l’ok di Virginia Raggi: Alberto Di Lorenzo a Roma per curare trasporti e parcheggi

di Andrea Pellegrino

Virginia Raggi dice sì ad Alberto Di Lorenzo. La giunta capitolina ha autorizzato il comando del dirigente comunale di Salerno al municipio romano. Sarà il nuovo Guerra tra la Lotti e Comune Via la direzione dei lavori dirigente della direzione trasporto pubblico locale e avrà l’incarico ad interim dell’unità operativa per l’attuazione del piano parcheggi. Insomma, un compito importante per l’ex superdirigente salernitano, finito perfino senza stanza a Palazzo di Città dopo anni d’oro all’interno del cerchio magico deluchiano. Di Lorenzo, privato di quasi tutte le sue funzioni, ha deciso qualche tempo fa di lasciare definitivamente il Comune di Salerno per trasferirsi a Roma. Nei prossimi giorni potrebbe prendere possesso della sua nuova stanza, direttamente nel municipio di Roma Capitale. Avrà anche il compito di seguire l’attuazione del piano parcheggi. Di Lorenzo ha acquisito competenze, nel settore dei trasporti, durante la consulenza all’Acamir, società regionale che si occupa di mobilità. Incarico che è scaduto proprio in concomitanza con il demansionamento subito a Palazzo di Città ad opera del sindaco Enzo Napoli. Coincidenza ha voluto che i decreti del primo cittadino siano arrivati proprio all’indomani dell’esito della gara per l’aggiudica del completamento di piazza della libertà. Di Lorenzo era il presidente della commissione aggiudicatrice. L’appalto andò a Sacco Costruzioni per poi finire, ora, dopo una disputa al Tar, alla Rcm dei fratelli Rainone, già costruttori di gran parte del Crescent di Bofill.

Consiglia

La Giunta Raggi e i guai delle partecipate di Roma

Non c'è solo l'eterno caos rifiuti a preoccupare la sindaca. Tutte le municipalizzate navigano in pessime acque: da Ama ad Atac, passando per Metropolitane e Farmacap. Una crisi a cui hanno contribuito le decisioni azzardate dell'amministrazione M5s. Lo scenario.

L’immondizia che tracima dai cassonetti di Roma racconta una storia iniziata molto prima che i 5 stelle conquistassero il Campidoglio. Lo dicono tutti, a partire dalla sindaca Virginia Raggi (assediata venerdì 4 ottobre da un sit in leghista) ed è vero. Ma parla anche di un’incredibile allergia della sua Giunta ai criteri più elementari di gestione delle aziende partecipate dal Comune, Ama in primis.

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Un intervento della sindaca di Roma Virginia Raggi in Assemblea Capitolina.

IL VORTICOSO TURNOVER DEGLI ASSESSORI

Il buongiorno si vide con la prima vittima del vorticoso turnover grillino, l’assessore al Bilancio e alle Partecipate Marcello Minenna, sostituito dopo due soli mesi, per la seconda delega, dall’imprenditore veneto Massimo Colomban. Un anno dopo fu lo stesso Colomban a indicare il proprio successore nel commercialista Alessandro Gennaro. Che fu ancora più veloce di lui, lasciando il campo dopo sette mesi all’ex assessore livornese Gianni Lemmetti e al direttore generale del Comune Franco Giampaoletti.

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Nell’arco dei tre anni non c’è una sola partecipata importante che non abbia collezionato orrori amministrativi e talvolta perfino misteri, nel senso che neppure i più attenti osservatori delle cose capitoline riescono a spiegare il senso delle scelte compiute dal Comune nei loro confronti.

La sindaca Virginia Raggi con l’assessore Gianni Lemmetti (La Presse).

AMA E I 18 MILIONI DELLA DISCORDIA

Partiamo da Ama. A inizio 2019, mentre la raccolta differenziata restava inchiodata al 43-44% e lo smaltimento dei rifiuti era reso sempre più affannoso dalla decisione di non prevedere nuovi impianti o discariche, la Giunta di Roma Capitale aveva ingaggiato un duello rusticano con l’amministratore delegato Lorenzo Bagnacani. L’obiettivo era convincerlo a defalcare dal bilancio 2017 un presunto credito di 18 milioni di euro nei confronti del Comune per servizi cimiteriali che era sempre stato riconosciuto in passato. Il diretto interessato giunse a registrare di nascosto gli incontri con l’azionista per dimostrare le pressioni ricevute.

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Il 2 ottobre si è dimesso il cda di Ama.

La faccenda non è stata ancora del tutto chiarita, ma è un fatto che a sette mesi dalle sue dimissioni non si è ancora trovato nessuno disposto a firmare quel bilancio (di quello del 2018 neppure a parlarne) e la terna di amministratori scelta per sostituirlo si è dimessa dopo appena tre mesi per ragioni che non sembrano molto diverse.

PATRIMONIO IMMOBILIARE A RISCHIO SVALUTAZIONE

La Giunta spingeva per il fallimento dell’Ama, come sembra suggerire l’esposto di Bagnacani alla Procura di Roma? Difficile dirlo, ma certo non tranquillizza l’affermazione della Ernst & Young (che certifica i bilanci dell’Ama) secondo cui l’azienda deve ancora riscuotere dal Comune crediti per 644 milioni. E c’è di più. Fonti vicine all’azienda hanno fatto sapere a Lettera43.it che una svalutazione da parecchie decine di milioni di euro sarebbe in arrivo anche per il patrimonio immobiliare dell’Ama. Di fronte a cifre del genere che senso ha contribuire al caos di un’azienda di importanza cruciale, posseduta al 100% dal Comune, per una divergenza su 18 milioni?

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COMMISSARIAMENTO ALL’ORIZZONTE

La ciliegina sulla torta è la nomina al posto dell’ultimo cdr dimissionario di Stefano Zaghis, un pentastellato della vecchia guardia senza competenze in materia, come amministratore unico. Anche per questo il commissariamento dell’azienda potrebbe essere il prossimo capitolo della storia.

Sul futuro di Atac incombe una procedura di concordato preventivo che prevede il pagamento di quasi 350 milioni fra il 2020 e il 2022.

ATAC, ESERCIZIO IN UTILE MA I PROBLEMI RESTANO

È di pochi giorni fa l’annuncio trionfale del primo utile di esercizio dell’Atac (840 mila euro) conseguito nel 2018. Per quanto sia una piccola cifra, ci sarebbe da stappare champagne pensando alle perdite degli anni scorsi. Peccato che quel risultato sia il frutto di un aumento dei chilometri percorsi dalle linee metropolitane (nonostante la chiusura di diverse stazioni) e da un’ulteriore riduzione di quelli degli autobus, sempre drammaticamente inferiori a quanto previsto dal contratto di servizio con il Comune.

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L’INCOGNITA DEL CONCORDATO

Sul futuro di Atac, inoltre, incombe una procedura di concordato preventivo che prevede il pagamento di quasi 350 milioni fra il 2020 e il 2022. Da dove verranno? Non per niente nella stessa relazione al bilancio si elencano le incognite, fra cui la necessità di nuovi mezzi per conseguire i livelli di servizio richiesti e la difficoltà di cessione degli immobili, indispensabile per mettere insieme le risorse necessarie. Quel concordato, del resto, accettato obtorto collo da molti fornitori (che hanno visto svanire il 70% dei loro crediti) non è indolore neppure per i bilanci del Comune, anch’esso creditore dell’Atac per decine di milioni di cui vedrà forse una piccola parte in un domani indeterminato. Curiosamente la stessa relazione al bilancio che magnifica il risultato dell’ultimo anno e mette subito dopo le mani avanti sul futuro. I livelli del servizio, del resto, sono sempre quelli dei mesi scorsi, con le stazioni della metropolitana chiuse, le scale mobili fuori uso, gli autobus che non passano mai. Il risanamento dell’azienda deve ancora cominciare.

ADDIO AI PROGRESSI DELLE FARMACIE COMUNALI

Fra le piaghe di Roma ce n’era almeno una che stava avviandosi a soluzione negli anni passati: quella delle 45 farmacie gestite dalla società del Comune Farmacap. La direttrice Simona Laing, nominata dal sindaco Ignazio Marino nel 2015, in due anni era arrivata a 500 mila euro di utile dopo le perdite milionarie del passato. Inoltre aveva cominciato a bandire gare europee per la fornitura dei farmaci, ponendo fine a un lunga serie di contratti in proroga.

Farmacap ha accumulato uno scoperto in banca di 12 milioni di euro.

Tutto sembrava andar bene anche durante i primi mesi della Giunta Raggi, fino all’improvviso cambio di rotta. «Avevo licenziato dei dipendenti sorpresi a rubare farmaci, con tanto di filmati della Procura», racconta Laing Lettera43.it, «e mi hanno detto che era un atto illegittimo. Poi mi sono state rivolte le accuse di aver compiuto una turbativa d’asta, presentato un progetto di bilancio falso e non aver timbrato il cartellino».

IL M5S E LO SPAURACCHIO DELLA PRIVATIZZAZIONE

 A mettere la manager in cattiva luce presso la nuova amministrazione, a quanto pare, il sospetto che il risanamento economico delle farmacie comunali fosse funzionale alla loro possibile privatizzazione che nella mentalità 5 stelle era, almeno allora, una sorta di tabù. Nello scontro che ne è seguito, giunto rapidamente alle carte bollate, Laing ha segnato un punto a suo favore all’inizio di quest’anno, con il rinvio a giudizio (in base all’accusa di diffamazione, calunnia e minacce) del commissario di Farmacap Angelo Stefanori, che la licenziò il 31 marzo 2017. Nel frattempo l’azienda del Comune ha accumulato uno scoperto in banca di 12 milioni di euro, più che doppio rispetto a due anni fa.

LA LIQUIDAZIONE DI ROMA METROPOLITANE

Un’altra vicenda dolorosa riguarda Roma Metropolitane, cui spetta il compito di appaltare i lavori della Metro. La sua liquidazione è stata appena decisa senza neppure una delibera (con una semplice memoria di Giunta firmata da due assessori).

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Fra le motivazioni dichiarate, la necessità di una ricapitalizzazione per oltre 6 milioni di euro nel 2019, che lascia perplessi rispetto all’importanza di quel che c’è in ballo. Vuol dire che la Metro C si fermerà al Colosseo oppure proseguirà (almeno) fino a piazza Venezia? È una domanda a cui nessuno sa ancora rispondere.

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Stefano Fassina a terra dopo i tafferugli.

IL NODO LICENZIAMENTI

Comunque, poiché la chiusura comporta 45 licenziamenti su 175 dipendenti (gli altri dovrebbero finire nell’altra società comunale Roma Servizi per la Mobilità) si è scatenata la protesta dei lavoratori, con tafferugli in cui è rimasto leggermente ferito Stefano Fassina, già viceministro dell’Economia del governo Letta, ora deputato di LeU e consigliere comunale. In teoria, uno che avrebbe potuto dialogare bene con la maggioranza consiliare dei 5 stelle, sostenitori a oltranza, in ogni sede politica, della proprietà pubblica delle aziende. E oggi è invece uno dei suoi avversari più fieri. «Sono arrivati in Campidoglio», dice a Lettera43.it, «promettendo di difendere le ex municipalizzate e invece le stanno boicottando, forse proprio in vista di una svendita ai privati». Sarebbe davvero un paradosso, ma il sospetto circola in modo sempre più insistente (Raggi ha dovuto ripetere più volte che Ama resta pubblica) di fronte alle tante stranezze nel comportamento della Giunta verso le partecipate del Comune.

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Salvini al sit-in per chiedere le dimissioni di Virginia Raggi

La sindaca nel mirino per l'emergenza rifiuti. Contestazioni anche dal Partito democratico.

Un sit-in in piazza del Campidoglio per chiedere le dimissioni di Virginia Raggi. La Lega cerca di stringere d’assedio la sindaca di Roma sulla questione rifiuti. Con in prima linea anche il segretario Matteo Salvini. Al centro della contesa l’annosa emergenza rifiuti. Raggi ha ammesso che per costruire un «ciclo dei integrato» e «spingere sulla differenziata» serve tempo. Certo più dei 15 giorni di proroga previsti dall’ordinanza della Regione Lazio che permette a Roma di trattare la spazzatura negli impianti del Lazio: bisognerà arrivare fino alla fine di gennaio. La sindaca di Roma, a due giorni dall’addio del cda di Ama, ribadisce che l’azienda «rimarrà pubblica, non fallirà e non verrà privatizzata». Sul resto però non si fa marcia indietro: «Al nuovo amministratore unico Stefano Zaghis ho chiesto come primo atto di ripulire la città e i bilanci. Ama deve essere più efficiente, ma non possiamo derogare alla regolarità dei conti».

LA PROTESTA DEI CONSIGLIERI DEM

La situazione in città, sebbene «non ci sia ancora alcuna emergenza sanitaria, è sicuramente allarmante» ha precisato il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma Antonio Magi, che aveva già lanciato un serio allarme sull’igiene delle strade cittadine, a cui si era aggiunto l’appello dei presidi. Il quadro in effetti, ha confermato l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato, «è molto critico, l’attenzione delle Asl è alla soglia massima». D’Amato ha chiesto perciò alle aziende sanitarie «di dare seguito alle segnalazioni, in particolare quelle relative a ospedali e scuole». «È una follia nel 2019 sentire parlare di chiusura delle scuole perché la salute dei bambini è a rischio», ha commentato Salvini. Il 3 ottobre la richiesta di dimissioni di Raggi non è arrivata solo dalla Lega, nell’Aula Giulio Cesare a protestare con cartelli con su scritto “Raggi dimettiti” e “Roma non si svende” sono stati anche i consiglieri del Pd. Ora la prossima tappa operativa sarà il tavolo al ministero dell’Ambiente insieme alla Regione, probabilmente già la prossima settimana.

COSTA E ZINGARETTI RIVENDICANO IL SOSTEGNO ALLA SINDACA

Il ministro Sergio Costa ha voluto replicare a distanza a Raggi rivendicando il lavoro comune degli ultimi mesi: «La sindaca non è stata lasciata da sola, la cabina di regia tecnica non si è fermata neanche a Ferragosto. Ci sono gli atti firmati». Costa sta ragionando intanto proprio su «un’ordinanza che vada oltre il 15 ottobre», quando cioè scadrà la proroga dell’atto di Nicola Zingaretti. Il governatore e Raggi si sono sentiti al telefono, e la sindaca gli ha rappresentato la sua preoccupazione per l’impianto di Rocca Cencia, che lavora da mesi a pieno regime: presto dovrà andare in manutenzione. La Regione, da parte sua, ha sempre considerato il 15 ottobre un termine congruo, ed è del 3 ottobre la firma dell’intesa con le Marche che assieme all’Abruzzo si sobbarcheranno una bella fetta di spazzatura cittadina. Zingaretti, come Costa, rivendica il supporto a Raggi «ma servono soluzioni durature, è rischioso contare solo sull’aiuto degli altri, ognuno si assuma le proprie responsabilità e sia autosufficiente».

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Virginia Raggi ha aperto alla collaborazione col Pd

La sindaca di Roma, parlando del rimpasto della giunta capitolina, ha detto di essere di disponibile a lavorare coi dem: «Siamo contenti di come sta andando il governo».

«Siamo molto contenti di come sta andando il governo, è un segnale. Non c’è nessun tipo di preclusione alla collaborazione. Quando si collabora su provvedimenti che sono giusti non c’è colore o differenza politica». Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi nel corso di una conferenza stampa sul rimpasto di giunta a chi gli chiedeva se nei rinnovi di alcune nomine nelle commissioni potrebbero essere assegnate delle presidenze al Pd. Due neoassessori infatti sono presidenti di Commissioni.

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Nuovo rimpasto nella Giunta Raggi

La squadra della sindaca Virginia Raggi diventa più politica. Via quattro tecnici: Laura Baldassarre, Flavia Marzano, Rosalba Castiglione e Margherita Gatta.

Nuovo rimpasto all’interno della Giunta Raggi. Al posto di quattro assessori – tutte donne – puramente tecnici ne arrivano di più politici, fedelissimi alla sindaca M5s. Laura Baldassarre lascia il Sociale dove entra Veronica Mammi, assessora alle Politiche Sociali nel VII Municipio e moglie dell’ex vicepresidente del Consiglio comunale, Enrico Stefano.

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Addio anche a Flavia Marzano: le deleghe alla Semplificazione andranno alla sindaca. La consigliera 5 stelle Veronica Vivarelli sostituisce Rosalba Castiglione al Patrimonio. Mentre ai Trasporti al posto di Linda Meleo arriva Pietro Calabrese, presidente della commissione Mobilità del Comune. Meleo si sposterà ai Lavori pubblici al posto di Margherita Gatta.

D sinistra in alto gli assessori uscenti: Flavia Marzano, Rosalba Castiglione, Margherita Gatta e Laura Baldassarre.

UNA SQUADRA PIÙ POLITICA PER VIRGINIA RAGGI

Il rimpasto, nelle intenzioni dell’amministrazione grillina, dovrebbe lanciare una nuova fase in vista degli ultimi due anni di consiliatura. E arriva dopo altri cambi e addii. L’ultima uscita nel febbraio scorso quella di Pinuccia Montanari all’Ambiente e ancor prima con la stessa delega quella di Paola Muraro. Lasciarono il Bilancio Marcello Minenna e Andrea Mazzillo. Andò via dall’Urbanistica Paolo Berdini, dalle partecipate Massimo Colomban e Alessandro Gennaro e dal Commercio e Turismo Adriano Meloni.

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Otto giovani hanno aggredito l’autista di un autobus a Roma

Fermato un 17enne denunciato per lesioni e interruzione di pubblico servizio. La vittima ha avuto 30 giorni prognosi per la rottura del setto nasale.

L’autista di un autobus dell’Atac è stato aggredito nella tarda serata del 20 settembre da un gruppetto di otto ragazzi a Roma. È successo intorno alle 23.30 in via Boccea a bordo di un bus della linea 46. A quanto ricostruito finora, durante il tragitto i giovani hanno messo in azione la leva di emergenza delle porte e quando il conducente è uscito dalla cabina, forse dopo averli rimproverati, lo hanno picchiato colpendolo al volto con pugni. L’uomo 52enne, è crollato sul pavimento del bus con il volto insanguinato e privo di sensi.

RINTRACCIATO UNO DEGLI AGGRESSORI

Dopo il pestaggio gli aggressori sono fuggiti in taxi e sono scomparsi nei vicoli di Campo de’ Fiori e piazza Trilussa, coperti dal caos della movida notturna. Sulla vicenda indaga la polizia che ha rintracciato in centro uno dei ragazzi, un 17enne romano, che è stato denunciato. È accusato di lesioni aggravate e interruzione di pubblico servizio. Sono in corso indagini per risalire agli altri responsabili.

L’AUTISTA GUARIBILE IN 30 GIORNI

Soccorso, la vittima è stato trasportato al Policlinico Gemelli dove è stato giudicato guaribile in 30 giorni per la frattura del naso. Non ricorda ancora bene quello che è successo. Intanto la mattina del 21 settembre su Twitter la sindaca della Capitale, Virginia Raggi, ha espresso solidarietà nei confronti dell’uomo: «Sono episodi inaccettabili e vergognosi. Roma non tollera la violenza», ha scritto.

CI SONO GIÀ STATE AGGRESSIONI AD AUTISTI DI MEZZI PUBBLICI A ROMA

Come riporta Il Corriere della Sera, quella del 20 settembre è solo l’ultima aggressione ad autisti di mezzi pubblici fra Atac e Tpl nella Capitale. Nel 2019 proprio un conducente, per reagire a un passeggero, con il quale aveva avuto una violenza lite nella zona di Corviale, perse il controllo e tentò di travolgerlo con il bus.

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