Bimba di 6 anni rapita e uccisa dal vicino di casa: “Prima l’ha soffocata poi si è suicidato”


Faye Marie Swetlik, la bimba della Carolina del Sud scomparsa lunedì 10 febbraio mentre giocava nel cortile di casa e trovata cadavere quattro giorni più tardi, è stata rapita e uccisa dal suo vicino di casa, il 30enne Coty Scott Taylor, che si è ucciso tagliandosi la gola poco prima che la polizia scoprisse l'omicidio: "Quello che è successo rimarrà per sempre nei nostri cuori".
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I Boy Scouts of America dichiarano bancarotta

La più grande associazione scout degli Usa in fallimento: troppe richieste di risarcimento presentate da ex membri rimasti vittime di abusi sessuali.

I Boy Scouts of America hanno presentato domanda di bancarotta, a causa delle numerose richieste di risarcimento presentate da ex membri del gruppo giovanile rimasti vittime di abusi sessuali. L’organizzazione ha dichiarato di volere istituire un fondo di compensazione.

OGGETTO DI ABUSI 12 MILA MEMBRI

L’avvocato delle vittime Jeff Anderson lo scorso anno ha denunciato che più di 12 mila membri dei Boy Scouts sarebbero stati oggetto di abusi sessuali a partire dal 1944. Lo scandalo era esploso per la prima volta in un caso giudiziario del 2012. Fondati nel 1910, i Boy Scouts of America hanno circa 2,2 milioni di membri tra i 5 e i 21 anni, secondo l’organizzazione.

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Selfie con lo squalo catturato a riva e morto dopo tre ore di tortura: infuria la polemica


Stanno facendo il giro del web le immagini che immortalano un gruppo di persone scattarsi foto e prendersi gioco di uno squalo di 3 metri, catturato a riva e morto dopo 3 ore di combattimento, nel tentativo di liberarsi dai suoi aguzzini. Le foto arrivano da Navarre Beach, splendida lingua di sabbia lungo la costa della Florida, da dove è partita la polemica: "È una specie in via di estinzione, le persone che hanno fatto questo sono dei mostri".
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Noah, il bimbo eroe che a 5 anni ha salvato la sorellina, il cane e l’intera famiglia dall’incendio


L’eroico gesto del piccolo Noah Woods, un bimbo statunitense di 5 anni che è riuscito a salvare l’intera famiglia di sette persone più il cane da un improvviso incendio divampato in casa. Una dimostrazione di sangue freddo che il dipartimento dei vigili del fuoco della contea di Bartow ha premiato con il titolo di pompiere onorario.
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Gli Usa alzano i dazi ad Airbus ma non all’Italia

L'aliquota passa dal 10 al 15% per i velivoli prodotti in Europa. Ferma al 25% di ottobre quella dei prodotti alimentari.

Gli Stati Uniti hanno deciso di aumentare i dazi sui velivoli Airbus importati dall’Europa dal 10% al 15% a partire dal 18 marzo. Lo ha annunciato l’ufficio del rappresentante del Commercio americano, sulla base della sentenza Wto contro i sussidi pubblici europei al consorzio Airbus. «Con la leadership del presidente Trump, gli Usa hanno vinto il più grande premio nella storia del Wto il 2 ottobre del 2019 quando sono state autorizzate contromisure su 7,5 miliardi di beni» per pratiche commerciali scorrette nell’Unione europea e nel Regno Unito, si legge nella nota del rappresentante al Commercio americano. A ottobre del 2019, Washington aveva imposto tariffe del 10% agli aerei di Airbus e del 25% su vari prodotti europei, in gran parte del settore agroalimentare (anche italiano), dai formaggi alle olive, dai vini al whisky. Washington si dichiara comunque disponibile ad raggiungere un accordo negoziato sulla disputa relativa ai sussidi ai colossi dell’industria aerea. In aprile è attesa un’analoga sentenza del Wto sui sussidi pubblici Usa all’americana Boeing.

NON SI ALZANO I DAZI AI PRODOTTI ITALIANI

Sospiro di sollievo per l’Italia, che esce indenne dalla revisione americana. Dal confronto tra i codici doganali riportati dall’ufficio del rappresentante Usa per il commercio (Ustr), nelle due liste di ottobre e odierna non risultano infatti colpiti prodotti italiani. È stato quindi scongiurato il rischio che la revisione potesse estendersi ad altri importanti settori del nostro export sul mercato Usa. Gli Usa hanno deciso di non alzare i dazi al 25% imposti lo scorso ottobre a vari prodotti europei (compreso il Parmigiano) e hanno fatto solo lievi modifiche alla lista, rimuovendo per esempio il succo di prugna ma aggiungendo i coltelli da cucina importati da Francia e Germania. L’ufficio per il commercio Usa si riserva comunque di cambiare le merci colpite dalla tariffe. Resta la dura botta per Airbus. «Un grande dispiacere», ha commentato il costruttore europeo. In una nota – riportata dall’agenzia Bloomberg – Airbus ha affermato di voler continuare la discussione con gli Usa con l’obiettivo di «mitigare gli effetti di tariffe il più possibile». La decisione – secondo Airbus – penalizza anche le richieste delle compagnie aeree Usa che dovranno ora pagare queste tariffe.

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Bimba di 6 anni scompare mentre gioca nel cortile di casa: trovata morta dopo 3 giorni di ricerche


È stata trovata morta Faye Marie Swetlik, bimba di 6 anni della Carolina del Sud, Stati Uniti. La piccola era scomparsa tre giorni prima mentre giocava nel cortile di casa a Cayce dopo essere tornata da scuola. Massicce ricerche sono state condotte da agenti di polizia ed Fbi. Nel corso delle operazioni è stato anche rinvenuto il cadavere di un uomo nella stessa zona, ma si indaga per verificare eventuali collegamenti tra i due casi.
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“Domanda stupida: costo 38 centesimi”, lo scontrino di un ristorante in Colorado è virale


Da giorni in rete si parla di un ristorante che si trova in Colorado, il "Tom's Diner" a Denver. Un ristorante che, secondo quanto ha mostrato un cliente pubblicando uno scontrino su Reddit, fa pagare anche le "domande stupide". E non si tratta di una "trovata" recente: quella voce sul menu, che il direttore ha voluto spiegare, campeggia lì da anni.
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Don Bucci, interviene il suo vescovo: “Abusi sessuali su minori sono come l’aborto, non peggio”


Dopo le dichiarazioni di don Bucci su pedofilia e l’aborto, è intervenuto il vescovo di Providence, Thomas Tobin. “Le violenze sessuali ai minori sono da condannare tanto quanto l’aborto”, ha detto Tobin. La polemica non si placa e un gruppo di politici del Rhode Island, assieme a due vittime di abusi sessuali del clero, hanno chiesto al vescovo di sospendere padre Bucci.
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“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”, bufera su don Bucci


“La pedofilia non uccide nessuno mentre l’aborto sì”, sono le dichiarazioni choc di Richard Bucci, sacerdote 72enne del Rhode Island. Il reverendo prima ha bandito dalla vita parrocchiale 44 legislatori perché a favore della legge sull'interruzione di gravidanza. Poi ha rincarato la dose minimizzando le violenze sessuali a minori. “Invece dei politici – ha risposto una deputata – sarebbe meglio pubblicare un elenco dei preti abusatori”.
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Usa, delfini uccisi a colpi di arma da fuoco e accoltellati: taglia da 20mila dollari


La ricompensa da 20mila dollari per chiunque fornirà elementi utili a catturare i colpevoli dell’assurda uccisione di due delfini trovati senza vita sulle spiagge della Florida con ferite da arma da fuoco e arma da taglio. Gli esperti ritengono che le due morti siano opera degli uomini a cui purtroppo i delfini si sono avvicinati ritenendosi al sicuro.
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Chi è Amy Klobuchar, la sorpresa delle primarie Dem

La senatrice del Minnesota appoggiata dal Nyt ha battuto Biden e Warren nel voto in New Hampshire. E ora si contende con Buttigieg la leadership dei moderati.

La sorpresa delle primarie del New Hampshire è la senatrice moderata del Minnesota Amy Klobuchar, che si piazza terza quasi col 20% insidiando la leadership di Pete Buttigieg e vincendo nettamente la sfida tutta femminile con la più blasonata collega Elizabeth Warren, precipitata dal podio sotto il 10%. L’ascesa della Klobuchar era stata preannunciata dai sondaggi ma il suo è un vero e proprio exploit perché fa terra bruciata tra sé e Joe Biden, anche lui sotto la doppia cifra.

«Hello America, sono Amy Klobuchar e batterò Donald Trump», si è presentata ai fan, orgogliosa di aver ridefinito la parola «grit» (fegato) e di aver smentito le Cassandre: «Sono tornata e ho messo a segno il risultato. L’America merita un presidente resiliente come il suo popolo».

L’ENDORSEMENT DEL NEW YORK TIMES

Klobuchar 59 anni, senatrice del Minnesota al terzo mandato ed ex procuratrice, esprime il pragmatismo del Midwest e appartiene all’ala centrista e pragmatica del partito. Alla vigilia delle primarie ha ricevuto a sorpresa l’endorsement del New York Times, condiviso con la Warren.

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USA, brucia tre chiese: “Volevo diventare famoso nel mondo del Black Metal, come Burzum”


Holden Matthews rischia da 10 a 70 anni di carcere per aver dato fuoco a tre diverse chiese dello Stato della Louisiana. Il 22enne americano, figlio di un vicesceriffo locale, ha detto chiaramente di averlo fatto per "promuoversi fra i fan del Black Metal", sottogenere dell’Heavy Metal in cui è molto ostentata la componente satanista o comunque anti-cristiana. Si è ispirato a Varg Vikernes, meglio noto come Burzum, che negli Anni Novanta è diventato celebre per un simile genere di ‘imprese’...
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Primarie in New Hampshire, vince Sanders ma Buttigieg insegue

Bernie ha meno di due punti di vantaggio sull'ex sindaco di South Bend. Terza Klobuchar, Biden soltanto quinto: per lui e Warren nessun delegato. Si ritirano Bennet, Patrick e Yang.

«Abbiamo appena vinto le primarie del New Hampshire. Quello che abbiamo fatto insieme qui non è nulla di meno dell’inizio di una rivoluzione politica, Grazie a questa vittoria vinceremo anche le prossime», annuncia Bernie Sanders davanti a una folla di fan esultanti.

LEGGI ANCHE: Alle primarie del New Hampshire si gioca il futuro dei centristi democratici

Confermando i pronostici della vigilia, il senatore socialista si aggiudica il secondo turno delle primarie dem in New Hampshire con il 26%, staccando di meno di due punti Pete Buttigieg, ex sindaco di South Bend, che in Iowa lo aveva battuto di un soffio strappando due delegati in più.

Entrambi escono dalle urne rafforzati come i frontrunner della corsa e come i portabandiera delle due anime del partito, quella radicale e quella moderata. Vivendo nel vicino Vermont, Bernie aveva il vantaggio di giocare quasi in casa in questo piccolo stato bianco e progressista del New England, dove nel 2016 aveva trionfato col 60,40%, superando di 22 punti l’unica rivale, Hillary Clinton.

Oggi invece doveva fare i conti con un parterre di altri nove candidati che hanno disperso il voto, anche se due hanno già annunciato il ritiro: l’imprenditore di origine asiatica Andrew Yang e il senatore del Colorado Michael Bennet. A ore è atteso quello dell’ex governatore del Massachusetts Deval Patrick.

Può cantare vittoria anche Mayor Pete: «Avete scelto una nuova era di sfide con una nuova generazione di leader», afferma davanti ai suoi supporter, ringraziando il marito Chasten («l’amore della mia vita che mi tiene con i piedi per terra») e tutti i candidati, a partire da Sanders, «che ammiro sin da quando ero studente e rispetto». Poi è abile a fare appello anche agli indipendenti e ai «futuri ex repubblicani» per creare una coalizione «ampia, inclusiva». E ad attaccare Trump, «il presidente più divisivo della storia americana» che «ha compromesso la credibilità degli Usa nel mondo».

La sorpresa della serata è la senatrice centrista del Minnesota Amy Klobuchar, che si piazza terza quasi col 20% insidiando la leadership di Buttigieg e vincendo nettamente la sfida tutta femminile con la più blasonata collega Elizabeth Warren, precipitata dal podio sotto il 10%. L’ascesa della Klobuchar era stata preannunciata dai sondaggi, ma il suo è un vero e proprio exploit perché fa terra bruciata tra sé e Joe Biden.

«Hello America, sono Amy Klobuchar e batterò Donald Trump», si è presentata ai fan, orgogliosa di aver ridefinito la parola “grit” (fegato) e di aver smentito le Cassandre: «Sono tornata e ho messo a segno il risultato. L’America merita un presidente resiliente come il suo popolo». Debacle invece per la Warren, che non ha beneficiato neppure della vicinanza del suo Massachusetts e che ora dovrà riflettere se continuare il duello fratricida con Sanders per la guida dell’ala progressista.

Per ora tuttavia non getta la spugna, smentendo le previsioni di Trump che la dava di ritorno a casa per «bere una bella birra fredda col marito». La battaglia per «salvare la nostra democrazia è una battaglia in salita, ma la nostra campagna è costruita per una lunga distanza e abbiamo appena cominciato». La senatrice si è complimentata con Sanders, Buttigieg e Klobuchar, ma ha detto che «la battaglia tra fazioni nel nostro partito ha preso una svolta aspra nelle ultime settimane» e pensa di essere ancora la candidata migliore per unire i dem.

L’altro sconfitto (annunciato) della serata è il candidato moderato dell’establishment del partito, Joe Biden, che però è andato peggio del previsto, scivolando dal quarto posto in Iowa al quinto posto in New Hampshire con un imbarazzante 8,4%. L’ex vicepresidente, che partiva come favorito all’inizio della corsa, aveva messo le mani avanti preannunciando che dopo il colpo subito in Iowa ne avrebbe preso un altro in New Hampshire.

La batosta era così nell’aria che ha preferito ‘scappare’ ad urne aperte in South Carolina, che col Nevada è la sua ultime sue speranza di ‘backback’ grazie a neri e latinos. «La mia gara non è finita, siamo solo all’inizio, la comunità afroamericana e ispanica non si è ancora espressa», ha rilanciato. Ma il 3 marzo lo attende la prova del Super Tuesday, quando scenderà in campo anche il miliardario Michael Bloomberg, dato in decollo dai sondaggi sull’onda dei suoi spot milionari e già bersaglio dei tweet al veleno di Donald Trump.

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New Jersey, allarme Coronavirus a bordo di una nave da crociera: in quattro ricoverati per analisi


L'allarme Coronavirus è scoppiato di nuovo a bordo di una nave da crociera. Si tratta della Anthem of the Seas della Royal Caribbean, attualmente ferma al largo di Bayonne, nei pressi di New York. Ventisette persone sono state fatte sbarcare questa mattina e messe in quarantena per alcune ore. Solo quattro di loro sono stati ricoverati per ulteriori accertamenti.
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Dopo l’assoluzione Trump prepara la grande purga

Uscito vittorioso dall'impeachment, il presidente studia la vendetta contro quelli che considera traditori. Nel mirino il capo dello staff, membri del Nsc e altri "indesiderati". Oltre naturalmente al nemico numero uno: Mitt Romney.

Donald Trump prepara la resa dei conti non solo con i dem ma anche con gli esponenti dell’amministrazione che, dal suo punto di vista, non gli sono stati abbastanza leali nel procedimento d’impeachment. Ecco una prima lista delle vittime trapelate dai media Usa.

1. L’UFFICIALE DEL NSC CHE HA TESTIMONIATO CONTRO DI LUI

Secondo fonti del Washington Post, il presidente si prepara a cacciare Alexander Vindman, ufficiale del consiglio di sicurezza nazional chiamato dai dem a testimoniare al Congresso, che dovrebbe essere riassegnato al Pentagono. Vindman aveva già informato i suoi superiori dell’intenzione di lasciare il posto entro fine mese ma il tycoon vorrebbe trasformarlo in un simbolo negativo.

2. A RISCHIO IL CAPO DELLO STAFF MULVANEY

Trump potrebbe liberarsi anche del capo dello staff della Casa Bianca, Mick Mulvaney, la cui posizione appare in queste ore sempre più in bilico. Al presidente americano non sarebbe piaciuto il modo in cui Mulvaney ha gestito la delicata situazione nei mesi dell’impeachment e non sarebbe un caso che non lo abbia mai promosso da chief of staff reggente, incarico preso dopo l’uscita di scena di John Kelly.

3. LA FURIA CONTRO MITT ROMNEY

Il 6 febbraio il tycoon aveva attaccato pubblicamente sia la speaker della Camera Nancy Pelosi che Mitt Romney, l’unico senatore repubblicano a votare contro la sua assoluzione. Proprio contro Romney, traditore per eccellenza, si sta scatenando in queste ore tutta la violenza dei sostenitori e dei commentatori pro Trump.

4. A RISCHIO TUTTI I TESTIMONI DELL’IMPEACHMENT

Alcuni collaboratori di Trump, sempre secondo il Wp, stanno discutendo se rimuovere o riassegnare altri dirigenti dell’amministrazione, oltre a Vindman, che hanno deposto sul presidente nell’impeachment.

IL TOTONOMI DEL NUOVO CAPO DI GABINETTO

Intanto già circolano i nomi di chi potrebbe succedere a Mulvaney come capo dello staff della Casa Bianca. In pole position ci sarebbe il deputato repubblicano Mark Meadows, 60 anni, considerato l’alleato più vicino al presidente in Congresso. Per questo sarebbe proprio lui la prima scelta di Trump che nelle prossime ore – forse un indizio – lo porterà con sé sul palco di un comizio a Charlotte, in North Carolina, lo Stato di Meadows. Quest’ultimo durante i mesi dell’impeachment sarebbe stato consultato dal presidente quasi ogni giorno e godrebbe anche del sostegno del genero di Trump, Jared Kushner. Dovesse fallire l’opzione Meadows, l’altro nome sul tavolo sarebbe quello di Eric Uealnd, il direttore degli affari legislativi della Casa Bianca il cui lavoro durante i mesi dell’impeachment è stato molto apprezzato dal tycoon.

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Trump fa il martire e si gode l’assoluzione dall’impeachment

Il presidente Usa festeggia la vittoria al Senato con un discorso a braccio alla Casa Bianca in cui si è sfogato contro tutti gli avversari: «Pelosi è una persona orribile».

«Assolto! Ha vinto l’America»: Donald Trump non sta nella pelle, nonostante dal suo viso e la sua voce trapeli una grande stanchezza. Sono state le giornate più lunghe da quando è alla Casa Bianca, arrivate – ricorda – dopo tre anni di ingiustizie, di caccia alle streghe, una persecuzione: «Hanno cercato di distruggerci», dice, citando anche la sua famiglia, la moglie Melania, con i toni del moderno martire. «Non so se un’altro presidente sarebbe sopravvissuto a tutto questo, e non dovrà mai più succedere».

È mattina presto, ed è il suo primo intervento dopo che il Senato qualche ora prima lo ha prosciolto dalle accuse di abuso di potere e ostruzione al Congresso. Parla davanti alla platea del National Prayer Breakfast, uno degli eventi più importanti dell’anno a Washington, e sale sul palco sbandierando la prima pagina di un giornale su cui a caratteri cubitali campeggia il titolo ‘Acquitted‘, totale assoluzione: il de profundis di quell’impeachment che i democratici con tenacia hanno tentato di portare a termine.

TRUMP CAVALCA IL MOMENTO DI GLORIA

Ma il vero appuntamento per il presidente arriva qualche ora dopo, quando dalla Casa Bianca, in diretta tv su tutte le principali emittenti, si rivolge alla nazione e al mondo per ribadire la sua innocenza e ringraziare chi lo ha aiutato ed è rimasto con lui. Parla per un’ora e mezza a braccio, con la spontaneità dei suoi comizi migliori: non è una conferenza stampa, né una tradizionale dichiarazione presidenziale, ma – come lui stesso l’ha definita – «una festa». Da celebrare – afferma guardando fisso le telecamere e gli americani negli occhi – c’è la fine di «una vergogna», quella messa in stato di accusa voluta da «politici corrotti» che per il tycoon «vogliono solo danneggiarmi e vogliono distruggere il Paese».

«NANCY PELOSI È UNA PERSONA ORRIBILE»

Di più: Trump arriva ad etichettare come «una persona orribile, cattiva» Nancy Pelosi, la speaker della Camera che due sere fa ha osato anche stracciare la copia del discorso sullo stato dell’Unione pronunciato in Congresso. A memoria d’uomo non si ricorda uno scontro istituzionale così violento tra l’inquilino della Casa Bianca e la terza carica dello Stato. E sicuramente non è finito con la fine del processo a Trump.

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Alle primarie del New Hampshire si gioca il futuro dei centristi democratici

Dal Granite State dipendono le sorti dei moderati del partito dell'Asinello. Se Biden bisserà il tonfo dell'Iowa, rischia una catastrofe mediatica. Occhi puntati sull'outsider Buttigieg. E, in vista del Super Tuesday, su Mike Bloomberg. L'analisi.

I democratici si accingono al voto in New Hampshire tra mille incertezze.

Martedì prossimo, avranno infatti luogo le primarie nel cosiddetto Granite State, un appuntamento elettorale fondamentale.

Non tanto per il numero dei delegati in palio (sono appena 24) ma perché, contrariamente a quanto avviene in Iowa, in questo Stato si tengono primarie ibride: aperte, cioè, anche agli elettori indipendenti.

IN NEW HAPSHIRE IL VOTO È TRASVERSALE

Questo elemento garantisce la presenza di un voto potenzialmente trasversale che risulta solitamente dirimente per riuscire ad arrivare poi alla Casa Bianca. Se infatti nel caucus dell’Iowa si esprimono soltanto gli attivisti di partito, in New Hampshire conta invece molto di più il voto pragmatico (e meno quello ideologico). Al momento, la media dei sondaggi di Real Clear Politics dà in vantaggio Bernie Sanders con il 26% dei consensi, seguito da Joe Biden al 17%. Terzo risulterebbe invece Pete Buttigieg al 15% e quarta Elizabeth Warren al 14%. Si tratta ovviamente di dati che vanno presi con le pinze, soprattutto dopo che i risultati del caucus dell’Iowa hanno smentito gran parte delle previsioni della vigilia. Quel caucus dell’Iowa che, oltre all’eclatante confusione nello spoglio del voto, ha generato una profonda situazione di incertezza anche per l’intero processo delle primarie democratiche. 

Pete Buttigieg saluta i supporter a Portsmouth, in New Hampshire (Getty Images).

I DEM IN PREDA ALLE DIVISIONI INTERNE

Il sostanziale testa a testa tra Sanders e Buttigieg ha mostrato in primo luogo una situazione frastagliata e senza chiarezza all’interno del partito dell’Asinello: è quindi altamente probabile che l’intero processo delle primarie possa rivelarsi particolarmente lento e preda delle divisioni intestine. Il rischio è, cioè, il protrarsi di quel clima da guerra civile che sta ormai accompagnando la campagna elettorale dem da oltre un anno. E, per quanto sia prematura una previsione in tal senso, un simile scenario non fa che alimentare timori per quanto potrà accadere nella convention estiva di Milwaukee.

Bernie Sanders al suo arrivo in New Hampshire (Getty Images).

L’AVANZATA DEGLI OUTSIDER CHE PREOCCUPA L’ESTABLISHMENT

In secondo luogo, non bisogna trascurare che, al netto delle differenze politiche, i due “vincitori” del caucus democratico dell’Iowa risultino degli outsider: figure, cioè, non propriamente gradite alle alte sfere dell’Asinello e che non hanno mai risparmiato critiche ai circoli politici di Washington. Un chiaro campanello d’allarme per l’establishment del partito, sprofondato da anni in una lacerante crisi di credibilità. Una crisi aggravata dal delirio organizzativo verificatosi in Iowa (si pensi solo alle numerose critiche piovute addosso, nelle ultime ore, agli alti funzionari dem). 

BIDEN INSIDIATO DA BUTTIGIEG

Adesso bisognerà capire quali reali speranze abbiano in New Hampshire Sanders e Buttigieg. Il primo stravinse in questo Stato durante le primarie del 2016 ed è per questo plausibile ritenere che possa replicare quel successo. Più incerta appare la situazione sul fronte centrista. Se è vero che, come abbiamo detto, i sondaggi diano Biden al secondo posto, è altrettanto indubbio che l’ottimo risultato dell’Iowa possa in realtà fungere adesso da spinta propulsiva per Buttigieg.

L’ex vicepresidente Usa e candidato alle primarie dem Joe Biden (Getty Images).

Se tradizionalmente le primarie democratiche del New Hampshire venivano vinte dai candidati vicini all’apparto del partito (Al Gore nel 2000, John Kerry nel 2004 e Hillary Clinton nel 2008), dal 2016 gli elettori locali sembrano invece mossi da sentimenti marcatamente anti-establishment. Ragion per cui, non si può escludere che Biden possa riscontrare delle difficoltà in questo territorio. Ricordiamo tra l’altro che, come l’Iowa, anche il Granite State risulti povero di minoranze etniche, le stesse su cui l’ex vicepresidente americano sta scommettendo molto, soprattutto in vista degli appuntamenti elettorali in Nevada e South Carolina.

L’EX VICEPRESIDENTE RISCHIA UNA CATASTROFE MEDIATICA

È quindi senz’altro vero che, sulla carta, Biden non abbia estremo bisogno di vincere in New Hampshire: i delegati, come detto, sono pochi e l’ex vicepresidente non ha certo necessità di incrementare la propria notorietà mediatica. Tuttavia il mesto quarto posto rimediato in Iowa lo costringe adesso a non sfigurare nel Granite State, perché, qualora dovesse registrare un’ulteriore performance deludente, ne scaturirebbe una catastrofe in termini di immagine. È infatti vero che tradizionalmente il caucus dell’Iowa mobiliti un tipo di elettore non propriamente in linea con le prospettive moderate di Biden. Ma non dimentichiamo che – fatta eccezione per Barack Obama nel 2008 – in questo Stato nelle ultime tornate abbiano sempre vinto candidati di tendenza centrista. Teniamo inoltre presente che, dal 2000, nessun candidato democratico che non ha vinto né in Iowa né in New Hampshire è riuscito a conquistare poi la nomination del proprio partito. 

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L’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg.

LE MOSSE DI BLOOMBERG PER IL SUPER TUESDAY

Tra l’altro, Buttigieg non è l’unico contendente a turbare i sonni di Biden. Non dimentichiamoci infatti di Mike Bloomberg, che entrerà nella mischia il 3 marzo, in occasione del Super Tuedsay. La strategia dell’ex sindaco di New York è infatti quella di lasciare gli altri candidati a scannarsi nei primi appuntamenti elettorali e cercare di ottenere un buon risultato in California (che quest’anno ha anticipato le sue primarie proprio al 3 marzo). Sulla carta, la mossa ha un suo senso. Ma non dimentichiamo che Rudolph Giuliani, adottando una linea simile, fallì clamorosamente alle primarie repubblicane del 2008.

ELIZABETH WARREN IN AFFANNO

Infine, non poche preoccupazioni si registrano nel comitato elettorale di Elizabeth Warren. Non solo la senatrice si è dovuta accontentare di un terzo posto in Iowa ma, stando ai sondaggi, anche in New Hampshire non dovrebbe brillare. Il Granite State si configurerà quindi come una prova fondamentale per la sua campagna elettorale. Anche perché, fronteggiare un eventuale nuovo fiasco, potrebbe per lei rivelarsi particolarmente difficile.

La senatrice Elizabeth Warren, candidata alle Primarie democratiche (Getty Images).

Come Sanders e Buttigieg, anche Warren riscontra problemi nell’attrarre le minoranze etniche. Una partenza troppo fiacca potrebbe quindi danneggiarla seriamente, soprattutto in vista degli appuntamenti elettorali negli Stati meridionali (dove Biden teoricamente dovrebbe risultare avvantaggiato). Non è certo possibile ancora dire che la campagna elettorale di Warren sia irrimediabilmente compromessa. Tuttavia un profilo spostato a sinistra come il suo avrebbe dovuto ottenere un risultato migliore in Iowa e quel terzo posto potrebbe pesare come un macigno sul suo futuro. Perché l’elettorato di sinistra, almeno per ora, sembrerebbe intenzionato a preferirle Bernie Sanders. 

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Donald Trump è stato assolto nel processo di impeachment

Il Senato pone fine alla messa in stato d'accusa del presidente: 52 voti favorevoli e 48 contrari.

Il Senato Usa ha assolto il presidente americano Donald Trump dall’accusa di abuso di potere e di ostruzione della giustizia. L’assoluzione è stata votata con 52 voti a favore e 48 contrari per il primo capo d’accusa e 53 a favore e 47 contrari per il secondo.

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Usa, il Senato salva Trump: niente impeachment, assolto da tutte le accuse


Il Senato vota contro l'impeachment per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per le accuse di abuso di potere e ostruzione al Congresso. Niente condanna, quindi, per il presidente Usa: sarebbero serviti i due terzi dei voti dell'aula (a maggioranza repubblicana) per mettere in stato d'accusa il presidente. Vota a favore dell'impeachment Mitt Romney, senatore repubblicano.
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La rivincita di Elon Musk: Tesla vale il doppio di Gm e Ford insieme

Il colosso delle auto elettriche vola a Wall Street: +40% in due giorni e +100% dall'inizio del 2020. Pagano l'ondata ambientalista, i dati dell'ultimo trimestre e le previsioni degli analisti.

L’ondata di ambientalismo propagata nel 2019 dal fenomeno Greta Thunberg sta spingendo Tesla in una corsa senza freni. L’azienda guidata da Elon Musk prosegue la sua volata a Wall Street e sale del 16,15% sfondando quota 900 dollari per azione. Un balzo che consente al colosso delle auto elettriche di raddoppiare il suo valore dall’inizio dell’anno, arrivando a una capitalizzazione di mercato di 158,2 miliardi di dollari, quasi il doppio di General Motors e Ford insieme. E alle spalle di big come Netflix e Nike. Per Elon Musk, il miliardario visionario paragonato da molti a Steve Jobs, si tratta di una rivincita contro gli short seller e di una vittoria sempre più schiacciante nei confronti della tradizionale Detroit capitale mondiale delle quattro ruote.

A spingere Tesla a Wall Street è l’onda lunga dei positivi risultati dell’ultimo trimestre 2019, che hanno evidenziato un utile di 105 milioni di dollari. E costretto gli short seller a riposizionarsi, riducendo le scommesse contro la società di 8 miliardi di dollari dall’inizio dell’anno. I conti e la forte domanda di Model 3 hanno alimentato l’ottimismo degli analisti su Tesla, innescando una serie di revisioni al rialzo del prezzo di riferimento della colosso delle auto elettriche. “E’ un buon momento per le azioni Tesla.

A riposizionare le quotazioni del colosso delle auto elettriche è stato anche un report pubblicato il febbraio da Argus Research, che ha rivisto al rialzo il prezzo di riferimento a 808 dollari dai precedenti 556 dollari.

E il timore degli investitori di lasciarsi sfuggire l’occasione spinge i titoli ancora più in alto”, affermano alcuni osservatori, prevedendo che il rally continui nel breve termine con i titoli Tesla che potrebbero schizzare a 1.000 dollari se la società riuscirà a sfamare la crescente fame cinese di auto elettriche.

Contribuisce al balzo dei titoli anche l’ottimismo di uno dei maggiori azionisti di Tesla, Ron Baron, secondo il quale il colosso delle auto elettriche potrebbe raggiungere i 1.000 miliardi di dollari di ricavi in dieci anni, e da lì continuare a correre. Con in portafoglio 1,63 milioni di azioni Tesla che valgono al momento un miliardo di dollari, Baron è convinto che la marcia di successo di Tesla sia destinata a continuare. “E’ lungi dall’essere finita. Ci sono molte opportunità di crescita”, dice. Per Musk è una nuova iniezione di fiducia in un progetto, quello delle auto elettriche per tutti, in cui ha creduto fin dal primo giorno sfidando tutte le cassandre.

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Chi è Pete Buttigieg, l’outsider delle Primarie dem

Trentotto anni, veterano dell'Afghanistan e apertamente gay: chi è il centrista che insidia Biden e Sanders.

La strada verso le presidenziali del 3 novembre 2020 è tutta in salita. Ma la lunga cavalcata delle primarie dem potrebbe presto riservare delle sorprese.

Una di queste potrebbe essere Pete Buttigieg, l’unico vero outsider capace di giocarsi qualche chance di sopravvivere alla prima tornata di primarie che inizia il 3 febbraio con i caucus in Iowa.

Trentotto anni, ex sindaco di South Bend (Indiana), ex veterano dell’intelligence in Afghanistan (prestò servizio nel 2014 mettendosi in aspettativa), gay e felicemente spostato con un insegnante. Il cv di Pete, diminutivo di Peter Paul Montgomery, sembra in linea con il vento che sta soffiando nel partito dell’asinello, aperto a minoranze e sempre più a sinistra. Ma in realtà Buttigieg (si pronucia Boot-edge-edge) si mostra molto più moderato dei più noti Bernie Sanders ed Elizabeth Warren.

UN MODERATO PER PUNTELLARE IL PARTITO

Dato per spacciato ancora prima di iniziare la corsa, l’ex sindaco di South Bend, cittadina da 100 mila abitanti tra Indiana e Michigan, ha mostrato grande preparazione, competenza e lucidità. Parla sette lingue (norvegese, arabo, spagnolo, maltese, farsi, francese e italiano) e ha studiato in alcune delle più prestigiose università del mondo come Harvard e Oxford. “Major Pete”, come si fa chiamare per evitare agli interlocutori errori di pronuncia del suo cognome, è stato eletto sindaco per la prima volta nel 2011 con il 74% dei voti e riconfermato nel 2015 con oltre l’80 delle preferenze. Insieme a Biden rappresenta l’anima centrista del partito. Una figura che dal lancio della candidatura anziché perdere smalto ne ha acquisto sempre di più. In particolare potrebbe riconquistare l’elettorato dem in quel Midwest che nel 2016 ha premiato Donald Trump.

Supporter di Pete Buttigieg a ridosso dei caucuses in Iowa

IL PROGRAMMA TRA SANITÀ E RIFORMA DELLA CORTE SUPREMA

Rispetto alle posizioni radicali di Sanders e Warren, Buttigieg punta a costruire convergenze tra moderati dem e repubblicani. Non a caso ha accettato l’invito a partecipare a un programma su Fox News, rete vicina al Gop e soprattutto al presidente Donald Trump. I suoi cavalli di battaglia sono principalmente due: una riforma istituzionale che modernizzi in particolare il ruolo della Corte suprema e aggiustamenti moderati per la Sanità, respingendo la proposta di Sanders di una Medicare for all che mira a mandare in soffitta il vecchio sistema sanitario americano. In più di un’occasione ha parlato anche del cambiamento climatico mettendo in luce come la sua generazione si troverà a gestire le conseguenze del riscaldamento globale. Tra gli altri temi a cui si è dimostrato sensibile anche la concessione della cittadinanza ai Dreamers, i figli dei migranti irregolari nati sul territorio statunitense, e l’aumento dei controlli per i possessori di armi da fuoco.

SONDAGGI: OLTRE IL 10% IN IOWA E NEW HAMPSHIRE

Al momento secondo il sito Real Clear Politics Buttigieg è al 6,7% nei sondaggi nazionali, ma questo tipo di rilevazione vale poco dato che poi primarie e presidenziali si giocano Stato per Stato. In Iowa all’ultima rilevazione è dato al 16,4%, alle spalle di Sanders (24,2%) e Joe Biden (20,2%). Numeri analoghi anche in New Hampshire dove si vota l’11 febbraio: 14,8% sempre alle spalle dell’ex vicepresidente (16,8%) e del senatore del Vermont (26,3%). Il precorso di Buttigieg però è tutt’altro che semplice. Il suo “centrismo” non attira il voto dei millenials che sembrano preferire le inclinazioni socialiste di Sanders e di riflesso di Alexandria Ocasio-Cortez. Allo stesso tempo potrebbe mancare anche il supporto della comunità afroamericana che guarda con più favore l’ex numero due di Obama, Joe Biden.

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