L’ultimo via libera al Nord Stream 2 è uno schiaffo agli Usa

La Danimarca ha concesso alla Russia di posare il gasdotto nella sua zona economica esclusiva. L'amministrazione Trump ha cercato in tutti i modi di bloccarla.

L’agenzia danese per l’Energia ha concesso al consorzio Nord Stream 2 AG l’autorizzazione a costruire la sezione del gasdotto Nord Stream 2 nelle acque territoriali danesi a sud-est dell’isola di Bornholm nel Mar Baltico. Lo riporta la Tass. Ad oggi Nord Stream 2 è stato costruito per oltre l’80% e la sua entrata in servizio è prevista per la fine del 2019. In precedenza il capo della Gazprom Alexei Miller aveva affermato che la costruzione della sezione del gasdotto attraverso le acque danesi, una volta ottenute le autorizzazioni, sarebbe durata circa cinque settimane. Con l’ok danese, salvo sorprese, il Nord Stream 2 si avvia verso la sua fase finale.

Il metanodotto Nord Stream 2 “rafforza la Russia e indebolisce l’Europa”: lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo aver incontrato a Kiev il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Ieri la Danimarca ha autorizzato la realizzazione di una parte del gasdotto nella sua zona economica esclusiva. Il Nord Stream 2 raddoppierà il flusso di gas russo che raggiunge la Germania attraversando le acque del Baltico e aggirando l’Ucraina. Gli Usa e alcuni Paesi europei temono che il progetto aumenti ulteriormente la dipendenza dell’Europa dal gas russo.

Dando luce verde alla realizzazione del metanodotto Nord Stream 2, la Danimarca ha dimostrato “un approccio responsabile”: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov dopo aver incontrato a Mosca il segretario generale dell’Osce Thomas Greminger. “Ieri – ha spiegato Lavrov – in una conferenza stampa con il premier ungherese il presidente Putin ha sottolineato che gli interessi dell’Europa hanno dettato questa decisione e la Danimarca, in quanto Paese europeo, si è unita al consenso che si è formato tanto tempo fa attorno al Nord Stream 2 come un progetto che aumenterà la sicurezza energetica dei Paesi europei”. Il Nord Stream 2 raddoppierà il flusso di gas russo che giunge in Germania attraverso il Baltico bypassando l’Ucraina. Gl Usa e alcuni Paesi europei temono che il progetto aumenterà ulteriormente la dipendenza dell’Europa dal gas russo.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Indagine antitrust dell’Ue sull’acquisizione dell’ex Stx da parte di Fincantieri

La Commissione europea vuole verificare che l'operazione non possa ridurre la concorrenza nel mercato mondiale della costruzione delle navi da crociera. A presentare la richiesta di indagine erano state Francia e Germania.

La Commissione europea ha avviato un’indagine approfondita per valutare la proposta di acquisizione di Chantiers de l’Atlantique da parte di Fincantieri alla luce del regolamento Ue sulle concentrazioni. La Commissione teme che l’operazione possa ridurre la concorrenza nel mercato mondiale della costruzione di navi da crociera.

«SI TRATTA DI DUE LEADER MONDIALI; VALUTARE EFFETTO SU MILIONI DI EUROPEI»

«La domanda di navi da crociera è in piena espansione in tutto il mondo. Chantiers de l’Atlantique e Fincantieri sono due leader mondiali in questo
settore. Per questo motivo valuteremo attentamente se l’operazione proposta possa nuocere alla concorrenza nel settore a scapito dei milioni di europei che ogni anno scelgono di trascorrere vacanze in crociera», ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. In questa fase la Commissione teme che «in un mercato già concentrato e con limitazioni di capacità, l’operazione proposta possa eliminare l’importante forza concorrenziale rappresentata da Chantiers de l’Atlantique», scrive Bruxelles, che ha individuato «ingenti ostacoli all’ingresso nel mercato della costruzione di navi da crociera, dovuti alla natura altamente complessa di questo settore» visto che sono richieste «infrastrutture specifiche, consolidate competenze ingegneristiche e progettuali, così come notevoli capacità di gestione per coordinare le centinaia di fornitori e subappaltatori che intervengono in tutto il processo di costruzione».

«GRANDI CLIENTI SENZA POTERE CONTRATTUALE»

La Commissione ha stabilito in via preliminare che «non è presumibile l’emergere di nuovi costruttori qualificati in tempo utile a contrastare i probabili effetti negativi dell’operazione, che potrebbe quindi ridurre seriamente la concorrenza in questo mercato determinando un innalzamento dei prezzi, una riduzione della scelta e un freno all’innovazione». Inoltre l’antitrust «ha stabilito in via preliminare che i
grandi clienti non avrebbero potere contrattuale sufficiente a contrastare l’eventuale rischio di aumento dei prezzi derivante dall’operazione».

DECISIONE ENTRO IL 17 MARZO 2020

La Commissione quindi porterà avanti un’indagine approfondita degli effetti dell’operazione proposta «per stabilire se potrebbe seriamente ridurre la concorrenza». L’operazione è stata notificata alla Commissione il 25 settembre 2019. Chantiers de l’Atlantique e Fincantieri hanno deciso di non presentare impegni nel corso dell’indagine iniziale per fugare le riserve peliminari della Commissione. Bruxelles ha ora 90 giorni lavorativi, quindi fino al 17 marzo 2020, per adottare una decisione. L’avvio di un’indagine approfondita, ricorda la Commissione, «non pregiudica l’esito del procedimento».

NAVIRIS, LA NUOVA JOINT VENTURE CON NAVAL GROUP

Ma mentre nel settore del turismo si frena sulle concentrazioni sul fronte della Difesa procedono le operazioni di convergenza tra Stati Ue. Proprio il 30 ottobre è stato annunciato il nuovo nome joint venture paritaria (50/50) tra Fincantieri e il gruppo francese Naval Group. La nuova società si chiama Naviris, brand che secondo una nota di Fincantieri «evoca una robusta partnership a garanzia di un know-how di qualità superiore, proiettata verso uno scenario internazionale».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

La Cina al parlamento Ue: «Premio Sakharov a Tohti è sostegno a terrorista»

«Speriamo che l'Europa rispetti gli affari interni e la sovranità giudiziaria della Cina evitando di celebrare un terrorista».

La Cina critica pesantemente il Parlamento europeo per aver conferito il premio Sakharov 2019 dei diritti umani a Ilham Tohti in quanto «non dovrebbe sostenere un terrorista», è il commento del portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying, secondo cui l’intellettuale uiguro, che sconta il carcere a vita, «è un criminale condannato dai tribunali cinesi. Spero che l’Europa rispetti gli affari interni e la sovranità giudiziaria della Cina evitando di celebrare un terrorista».

ACCUSATO DA PECHINO DI FOMENTARE IL SEPARATISMO

Professore moderato e laico, Tohti è condannato all’ergastolo dalle autorità di Pechino per la sua lotta a difesa dei diritti della minoranza musulmana che abita nella regione nordoccidentale dello Xinjiang. Dall’inizio degli anni Duemila, si è distinto per le sue pubblicazioni alquanto critiche rispetto all’ortodossia cinese, in particolare sul bilinguismo e sui temi economici. Le numerose interviste concesse ai quotidiani internazionali non sono per nulla piaciute alle autorità che lo hanno accusato di volere internazionalizzare la questione uigura, nei confronti della quale la Cina usa il pugno di ferro. Prese di posizione che gli sono valse nel 2014 la condanna alla prigione a vita con l’accusa di fomentare il “separatismo“, sebbene lui abbia negato di essere una separatista, stando alla Bbc on line.

SASSOLI: «CHIEDIAMO L’IMMEDIATO RILASCIO»

La sentenza all’ergastolo ha suscitato sdegno da parte delle organizzazioni a difesa dei diritti umani e di numerose cancellerie occidentali, oltre che dalle Nazioni Unite. Nel conferirgli l’onorificenza a sostegno del suo lavoro, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ne ha chiesto «l’immediato rilascio» oltre che «il rispetto dei diritti delle minoranze in Cina», riscuotendo un applauso della plenaria riunita a Strasburgo. Sassoli ha poi parlato di ‘processo farsa’ ricordando che Tohti ha «dedicato la sua vita a difendere i diritti della minoranza uigura in Cina» e che «nonostante sia stato una voce di moderazione e riconciliazione, è stato condannato all’ergastolo». Pechino sta attuando da anni una vera e propria repressione nei confronti degli uiguri. La cerimonia di consegna del premio si terrà al Parlamento Ue il 18 dicembre.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Von der Leyen appesa a Breton, il nuovo commissario scelto da Macron

Attuale presidente della società di supercalcolatori Atos, già ministro dell'Economia con Chirac, il candidato di Parigi è super competente, ma rischia molto sul fronte del conflitto di interesse.

L’Unione europea è appesa alla nuova carta tirata fuori dal mazzo da Emmanuel Macron. La partita è difficile, però, visto che la scelta del nuovo candidato francese alla Commissione europea, a due settimane dalla bocciatura da parte del Parlamento europeo di Sylvie Goulard, è caduta su Thierry Breton, molte competenze, altrettanti possibili conflitti di interesse. Ex ministro dell’Economia che ha nel suo lungo curriculum anche il salvataggio di France Telecom, Breton, a 64 anni, è l’attuale presidente del gruppo informatico Atos ed è stato per tre volte incoronato dalla Harvard Business Review tra i migliori manager del mondo.

INTESA PREVENTIVA TRA L’ELISEO E VON DER LEYEN

Macron, secondo quanto precisa l’Eliseo, ha ottenuto la garanzia da parte della futura presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che il portafoglio del commissario francese – Industria, Mercato Interno, Digitale, Difesa e Spazio – rimarrà invariato. Macron e von der Leyen «si sono accordati sul profilo» di Breton,- dopo averne discusso in linea di principio». Il percorso di Breton – che ha raggiunto vertici nel settore pubblico e nel privato, guidando a più riprese importanti industrie – è apparso adatto all’incarico: «Thierry Breton – ha sottolineato la presidenza francese – ha solide competenze nei settori coperti da questo portafoglio, in particolare l’industria e il digitale, poiché è stato ministro dell’Economia (sotto la presidenza di Jacques Chirac) fra il 2005 e il 2007, con competenza sull’Industria. Ha presieduto grandi gruppi industriali e del settore difesa, come Thomson, France Telecom e Atos, e gode di una solida reputazione di uomo d’azione».

LA NUOVA COMMISSIONE ENTRA IN FUNZIONE A DICEMBRE

Chiamato alla guida di France Telecom, il gigante delle comunicazioni pesantemente indebitato, lo risanò riducendone i costi e portandolo alla privatizzazione. Per lasciare tempo alla Francia, alla Romania e all’Ungheria – i cui candidati alla Commissione sono stati bocciati – di proporre nuovi nomi, l’entrata in funzione della nuova Commissione è stata rinviata di un mese, al 1 dicembre.

STRADA IN SALITA CON I PARLAMENTARI EUROPEI

Se il presidente pensa che l’audizione di Breton «sarà una formalità si sbaglia di grosso», avverte in una nota la delegazione francese del gruppo dei socialisti S&D al Parlamento Ue, secondo cui il presidente fondatore di En Marche «ha senza dubbio scommesso sul fatto che il Parlamento europeo non oserà respingere un candidato francese per la seconda volta, ma gli eurodeputati faranno il loro lavoro». Tra l’altro, osservano in casa S&D, con questa nomina si infrange «l’obiettivo della parità di genere nella commissione von der Leyen, a meno che ciò non costringa Ungheria e Romania a nominare una donna» come commissario. Al momento, la strada, sembra tutta in salita, almeno per numerosi esponenti politici. L’audizione «sarà difficile, ancora una volta», avverte l’eurodeputato di Europe-Ecologie-Les Verts, Yannick Jadot, ricordando che Breton «è presidente di […] una società digitale che prende sovvenzioni europee, tra i leader europei dei supercalcolatori» e che «ci sarà un problema di conflitto di interessi». Un rischio espresso anche da altri colleghi come la parlamentare della gauche alternativa, Manon Aubry (La France Insoumise). Ma gli avvertimenti bipartisan arrivano anche dalla destra. Il deputato dei Républicains, Julien Aubert, chiede di «fare attenzione». Anche perché, nonostante la sua «grande esperienza», non bisogna dimenticare che Breton ha «guidato un’azienda e le norme Ue in materia di conflitto di interesse sono estremamente rigorose».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Gli eurodeputati M5s si astengono: non passa la risoluzione pro migranti

Il testo invitava gli Stati membri a mantenere i loro porti aperti. Contrari il Ppe con Forza Italia, i sovranisti e la Lega. La decisione dei pentastellati mette in minoranza Socialisti, Liberali e Verdi.

Gli eurodeputati del M5s si sono astenuti nella votazione sulla risoluzione sui migranti, poi bocciata dal parlamento europeo. Gli astenuti in totale sono stati 36. Tra i 290 contrari al testo la stragrande maggioranza del Ppe (con Forza Italia), le destre sovraniste di cui fa parte la Lega, l’Ecr dove siede Fratelli d’Italia e qualche eurodeputato di Renew Europe. A favore 288 eurodeputati fra cui il gruppo dei Socialisti e democratici con dentro il Pd, la stragrande maggioranza dei Liberali, la Gue ed i Verdi. Il testo di risoluzione sulla ricerca e salvataggio dei migranti nel Mediterraneo invitava tra l’altro gli Stati membri a mantenere i loro porti aperti alle navi delle ong.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Ora le pagelle le dà il commissario Gentiloni: cosa farà l’ex premier in Ue

Dalla v alutazione delle leggi di bilancio alle previsioni economiche, dalla tassazione del digitale all'assicurazione contro la disoccuoazione. Di cosa si occuperà il dem nella squadra di von der Leyen.

Dalla valutazione dei conti pubblici dei Paesi della zona euro alla web tax, dalla riforma del Patto di stabilità alla tassazione comune per le imprese: Paolo Gentiloni eredita il portafoglio dell’attuale commissario Pierre Moscovici ma con obiettivi nuovi, come lo schema di assicurazione contro la disoccupazione ancora tutto da disegnare. La sua principale attività, che condividerà con Valdis Dombrovskis, sarà la gestione del Semestre europeo, cioè il ciclo di valutazione dei bilanci pubblici.

DALLE PAGELLE ALLE FINANZIARIE ALLE PREVISIONI ECONOMICHE

Comincia proprio a novembre, con le pagelle alle finanziarie. Se rispetteranno le regole, saranno approvate, se andranno fuori dai vincoli, come accadde all’Italia lo scorso anno, saranno rigettate. Gentiloni dovrà anche supervisionare e presentare le previsioni economiche Ue, pubblicate quattro volte all’anno. Le prime il 7 novembre, quando dovrebbe essere già in carica. A maggio poi dovrà preparare le famose raccomandazioni, cioè i compiti a casa, in termini di riforme, che ciascun Paese deve fare. Oltre al dossier conti pubblici, prettamente tecnico, c’è poi quello più politico: la modifica del Patto di stabilità. I Paesi sono d’accordo a una semplificazione, ma non ad un ammorbidimento. A lui e a Dombrovkis toccherà fare una sintesi tra le posizioni dei falchi che non vogliono allentare i vincoli e colombe che vogliono più margini.

DALL’ASSICURAZIONE CONTRO LA DISOCCUPAZIONE ALLA WEB TAX

C’è poi la fiscalità. Il lavoro principale sarà sulla tassazione dei giganti del web. Al momento, l’Ue ha deciso di cercare un accordo a livello Ocse, e Gentiloni dovrà guidarlo per conto dell’Ue. Ma se entro la fine del 2020 non ci sarà intesa globale, gli toccherà lavorare ad una web tax europea. Infine, la presidente von der Leyen ha assegnato all’ex premier anche il compito di lavorare allo schema comune di assicurazione contro la disoccupazione. L’obiettivo è aiutare i Paesi in caso di shock macroeconomico. Era una vecchia idea promossa anche dall’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ora toccherà a Gentiloni mettere in pratica.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it