Un kamikaze si è fatto esplodere davanti all’ambasciata Usa a Tunisi

Un uomo a bordo di una moto si è fatto esplodere vicino ad un check-point della polizia. Non ci sarebbero altre vittime.

Un uomo a bordo di una moto si è fatto esplodere a Tunisi davanti ad una banca vicino ad un check-point nei pressi dell’Ambasciata statunitense in Tunisia. L’attentato ha avuto luogo intorno alle 11.20, riportano fonti locali. Non si registrano al momento altre vittime oltre all’attentatore.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

I tunisini in Italia e l’iniziativa “Io spaccio” contro Salvini

Pusher di amore, diritti civili, di bellezza e fratellanza. La comunità italo-tunisina risponde (con ironia) alla citofonata di Salvini con un'iniziativa su Facebook. Per abbattere i pregiudizi e raccontare storie di integrazione.

Il video in cui Matteo Salvini citofona a una famiglia tunisina, chiedendo se spaccia (poi rimosso da Facebook per violazione della policy sulla privacy, a seguito di una segnalazione per incitamento all’odio), ha fatto molto scalpore nei giorni scorsi, non solo nel nostro Paese.

L’ambasciatore tunisino in Italia, così come dei deputati tunisini, hanno fatto sentire la loro voce, chiedendo che si scusasse; non sono mancate nemmeno le reazioni all’interno della comunità di italiani residenti in Tunisia, indignati per il gesto, ma è soprattutto la comunità tunisina residente in Italia che ha reagito in modo ironico ed originale, creando una pagina Facebook intitolata Io spaccio.

L’idea è di Ramzi Harrabi, artista e mediatore culturale, di Siracusa, in Italia da 20 anni: «Negli ultimi due anni Salvini si è permesso di attaccare più volte la comunità tunisina», spiega a Lettera43. «Quest’ultima azione», prosegue, «in particolar modo ha fatto rimanere molto male i miei connazionali. Così abbiamo fatto un po’ di autocritica: non ci siamo mai fatti sentire in queste occasioni, in Italia spesso l’immigrato non ha voce, altri parlano per lui e soprattutto si parla di richiedenti asilo, delinquenti, sfollati, che costituiscono solo una parte dell’immigrazione. Invece come migranti abbiamo la capacità di ribaltare l’immagine che spesso passa attraverso i media mainstream».

«VOGLIAMO CONTRASTARE I PREGIUDIZI CONTRO GLI IMMIGRATI»

La pagina Facebook vuole infatti mostrare proprio quell’immigrazione di cui poco si parla, un’immigrazione fatta di integrazione e successo: «Non è un’inziativa nata per attaccare Salvini», continua Harrabi ,«ma per contrastare il pregiudizio che i tunisini vengano in Italia solo per spacciare e per riunire in uno solo spazio le storie della comunità tunisina in Italia. In questo modo abbiamo risposto con ironia, facendo anche emergere le qualità dei numerosi tunisini che vivono in Italia di cui spesso non si parla». Harrabi sottolina come ci siano tante eccellenze accademiche, ma anche medici, avvocati, artisti, camerieri, operai, lavoratori onesti e umili. «In quanto tunisino», sottolinea, ‘Io spaccio’, ma non la droga, perché abbiamo un sacco di potenzialità, e sono proprio queste ultime che spacciamo nella società».

Abdelhamid #tunisino un gran lavoratore #spaccia onestà e saluta a #salvini

Posted by Io spaccio on Tuesday, January 28, 2020

Partendo dalla propria cerchia di amici e dai contatti con la comunità italo – tunisina, la pagina è cresciuta in pochissimo tempo: in una settimana, più di 7.500 i “mi piace” e più di 9.200 le persone che la seguono. Scorrendo la home, ecco in brevi video di 30 secondi (accompagnati dall’apposito hashtag #iospaccio) tunisini e italo-tunisini da tutta Italia raccontarsi e mettere in luce il loro ‘spaccio’: c’è chi spaccia giustizia, chi bellezza, fratellanza, convivenza, umanità, lealtà, turismo, cultura, arte, rispetto, amore.

SPACCIATORI NON DI DROGA, MA DI AMORE, SAPERE, DIRITTI UMANI

Ci sono persone come Monia, studentessa di giurisprudenza e mediatrice, che spaccia educazione ai diritti umani, o Sarra, italo-tunisina, funzionario della pubblica amministrazione e docente universitaria, che spaccia sapere. Oppure Khausa, che spaccia psicologia d’infanzia, Nabila, da 30 anni in Italia, con due figli romani, di cui una che entrerà nell’esercito italiano. E ancora Ouiem, fonico trascrittore presso il Tribunale di Roma e attivista dei diritti umani, Adel, medico anestesista rianimatore, da 20 anni in Italia, che consiglia di leggere la storia che lega il popolo tunisino a quello italiano.

Sono diverse anche le coppie “miste”, interreligiose e interculturali, che si sono messe in gioco

Tante storie, tanti volti, tutti accomunati dal voler mostrare una Tunisia di cui in Italia spesso si ignora l’esistenza, ma che esiste. E ancora Sonia Ben Amor, con una figlia italo-tunisina, che scrive «non permetto a Salvini di fare sentire mia figlia inadeguata. Io spaccio amore». E sono diverse anche le coppie “miste”, interreligiose e interculturali, che si sono messe in gioco: come Saddam, con moglie italiana, che ammette di spacciare interculturalità: «Siamo persone che condividono due mondi diversi, ma contemporaneamente molto vicini». La solidarietà, anche da parte di italiani, non è mancata: «È nata una solidarietà interrazziale. La gente ha captato al volo l’intento, sopratutto i tunisini si sono messi in gioco».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

È morta Lina Ben Mhenni, voce della rivoluzione tunisina

Sul suo blog raccontò i fatti del 2010 e fu candidata al Nobel per la pace. Profilo dell'attivista scomparsa a 36 anni dopo una lunga malattia.

È morta a 36 anni dopo una lunga malattia Lina Ben Mhenni, blogger tunisina, giornalista, paladina del diritto alla libera espressione e attivista dei diritti umani. Il suo blog divenne famoso in tutto il mondo durante la rivoluzione dei gelsomini nel 2011 in Tunisia dove Lina, figlia del noto attivista Sadok Ben Mhenni, è stata spesso considerata come «la voce della rivolta».

LA CANDIDATURA DEL 2011 AL NOBEL PER LA PACE

Lina Ben Mhenni fu la prima a raccontare i fatti di Sidi Bouzid, dove nel dicembre del 2010 l’attivista Mohamed Bouazizi si diede fuoco per protestare contro le condizioni economiche in cui versava la Tunisia. Bouazizi morì il 4 gennaio del 2011. Nel 2011 Lina Ben Mhenni pubblicò, per le edizAioni Indigène, Tunisian Girl, blogueuse pour un printemps arabe, in cui racconta la sua storia di blogger indipendente e di manifestante, prima e dopo la rivoluzione. Nel 2011 venne candidata al premio Nobel per la Pace e molti sono stati i riconoscimenti che ha ricevuto in questi anni, tra i quali il Premio Roma per la Pace e l’Azione Umanitaria, il Premio come migliore reporter internazionale del quotidiano El Paìs nel 2011, il Premio Sean MacBride per la Pace, il Premio Minerva per l’azione politica, il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo nel 2014.

SOTTO SCORTA PER LE MINACCE RICEVUTE

Negli anni successivi alla rivoluzione tunisina, Lina Ben Mhenni ha continuato a interessarsi ai problemi della gente denunciando le violazioni ai diritti umani e i soprusi del potere, finendo anche per vivere sotto scorta per le minacce di morte ricevute. Ultimamente aveva aderito con entusiasmo al movimento #EnaZeda, traduzione letterale di ‘Anch’io’, versione tunisina del fenomeno mondiale #Metoo a difesa di tutte le donne tunisine molestate. Grande il cordoglio in Tunisia da parte dei giornalisti e di tutta la società civile.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it