Il video della sparatoria dentro la Questura di Trieste

Le telecamere di sicurezza hanno ripreso parte della scena all'interno e fuori l'edificio.

La Polizia ha diffuso alcune immagini della sparatoria avvenuta venerdì in Questura a Trieste. In fuga dalla Questura con due pistole in mano sparando colpi ad altezza d’uomo verso il piantone e poi una volta fuori tenta invano di aprire la portiere di una volante e si dirige verso la Panda della Squadra Mobile che fa velocemente retromarcia. Poi si ripara dietro le auto parcheggiate. Sono alcuni dei frammenti del video diffuso dalla Questura di Trieste sulla sparatoria avvenuta venerdi scorso e che inquadrano l’assassino dei due agenti Alejandro Stephan Meran.

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Agenti uccisi a Trieste, un filmato mostra la sparatoria in Questura

Le telecamere di sicurezze hanno ripreso parte della scena all'interno e fuori l'edificio. Documentati gli ultimi attimi di vita dei due poliziotti. «Fasi estremamente concitate al tempo stesso drammatiche».

«Fasi estremamente concitate al tempo stesso drammatiche». Queste le parole usate dal Questore di Trieste, Giuseppe Petronzi, per descrivere le immagini che mostrano la sparatoria alla Questura in cui sono morti due agenti. Le telecamere di sicurezza dell’atrio e quelle all’esterno del palazzo hanno infatti ripreso una parte della sparatoria e il tentativo di fuga di Alejandro Stephan Meran subito dopo l’omicidio.

Le immagini visionate parlano anche di una possibile strage sventata. «È un dato di fatto. L’omicida aveva delle armi in pugno ed era all’interno della Questura, fortunatamente e tragicamente c’eravamo solo noi poliziotti, quindi fortunatamente non erano esposte altre persone», ha sottolineato Petronzi. Che poi ha sottolineato come «la potenzialità era tale che il bilancio avrebbe potuto essere più tragico».

FIACCOLATA PER I POLIZIOTTI UCCISI

Nella serata di sabato 5 ottobre si è tenuta a Trieste una fiaccolata in memoria dei due agenti assassinati. Un evento a cui hanno partecipato quasi «settemila persone. Ho visto l’Italia che vorremmo. Un abbraccio incredibile, che la popolazione ha portato in maniera silenziosa», ha spiegato il sindaco della città Roberto Dipiazza. «Alla fine c’è stato solo un grande applauso alla fine quando i colleghi dei due agenti hanno chiamato i nomi e hanno detto presente. È stata un’emozione incredibile», ha aggiunto.

PELLEGRINAGGIO IN QUESTURA

Intanto continua davanti alla Questura un costante pellegrinaggio degli abitanti di Trieste che stanno portando fiori e bigliettini davanti all’ingresso dell’edificio dove sono morti «i nostri due eroi», come si legge nelle lettere dedicate a Pierluigi Rotta e Matteo Domenego. Presenti anche diversi disegni fatti dai bambini e posti davanti al monumento ai caduti dove sono state messe anche le foto dei due agenti.

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A Trieste lutto per i due agenti uccisi: ecco cosa è successo in questura

La ricostruzione dell'aggressione: Rotta colpito due volte da Meran e Demenego tre. Mentre il fratello dell'assassino ha tentato di barricarsi negli uffici.

Il 5 ottobre è il giorno del lutto cittadino a Trieste, dove ieri due poliziotti sono stati uccisi in Questura da un uomo che ha aperto il fuoco dopo aver sottratto loro le pistole d’ordinanza. I palazzi delle istituzioni saranno listati a lutto. La sera del 4 ottobre vertice con il ministro dell’Interno Lamorgese, il capo della Polizia Gabrielli, il prefetto Valenti, il sindaco, il presidente della Regione e il procuratore capo. L’uomo che ha sparato, Alejandro Augusto Stephan Meran, dominicano di 29 anni, di origini dominicane, si è avvalso della facoltà di non rispondere agli inquirenti. Sempre il 4 ottobre all’Altare della Patria commuovente omaggio delle volanti a sirene spiegate.

LEGGI ANCHE: Chi sono i due poliziotti uccisi a Trieste

DUE COLPI CONTRO ROTTA, TRE SU DEMENEGO

Intanto procede la ricostruzione della vicenda: Pierluigi Rotta, il poliziotto morto in Questura a Trieste assieme al collega Matteo Demenego, è stato raggiunto da due colpi di pistola al lato sinistro del petto e all’addome mentre Demenego è stato colpito 3 volte: alla clavicola sinistra, al fianco sinistro e alla schiena. Alejandro Augusto Stephan Meran, che si trovava all’interno dell’edificio per un’indagine per furto, è riuscito a sottrarre la pistola in dotazione a Rotta e a fare fuoco. Uditi gli spari Demenego è uscito venendo a sua volta colpito. Dopo che Alejandro ha sparato e colpito i poliziotti, il fratello Carlysle si è barricato all’interno dell’ufficio di prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura di Trieste. Secondo la ricostruzione della sparatoria avvenuta il 4 ottobre, l’uomo, una volta sentiti i colpi di pistola, impaurito e sotto shock, ha sbarrato la porta dell’ufficio spostando una scrivania. Poi, non udendo più gli spari, è scappato nei sotterranei dell’edificio, dove è stato individuato e bloccato da alcuni agenti.

RICHIESTA DI CUSTODIA CAUTELARE PER MERAN

Alejandro Augusto Stephan Meran è accusato di omicidio plurimo e tentato omicidio nei confronti del piantone della Questura. Secondo quanto si è appreso, gli inquirenti ritengono che sussista il pericolo di fuga e di reiterazione di reato e per questo hanno chiesto la custodia cautelare in carcere, misura che il Gip dovrà convalidare o no una volta interrogato il giovane

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Chi sono i due poliziotti uccisi in Questura a Trieste

L'agente scelto Pierluigi Rotta aveva 34 anni ed era originario di Pozzuoli, in provincia di Napoli. L'agente Matteo Demenego aveva 31 anni ed era originario di Velletri, in provincia di Roma.

I due poliziotti uccisi in Questura a Trieste sono l’agente scelto Pierluigi Rotta e l’agente Matteo Demenego. Rotta aveva 34 anni ed era originario di Pozzuoli, in provincia di Napoli. Demenego, 31 anni, era originario di Velletri in provincia di Roma. Rotta era figlio di un poliziotto ora in pensione che ha lavorato a Napoli.

(notizia in aggiornamento)

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Le cose da sapere sullo stop all’altoforno Arvedi di Trieste

L'area a caldo della Ferriera verso la chiusura: a rischio 400 posti di lavoro. L'ipotesi di rilancio da 150 milioni di euro e l'asse Lega-M5s che lascia il Pd al palo.

Nessun passo indietro sull’ipotesi di chiusura dell’area a caldo della Ferriera di Trieste. Iniziativa che, secondo le stime dei sindacati, mette a rischio 400 posti di lavoro, più un altro centinaio dell’indotto. Ma a fronte di una prossima chiusura, si fa largo un progetto di rilancio dell’area a freddo dell’impianto, con «un piano industriale» e un investimento da parte del Gruppo Arvedi, che sarebbe intorno ai 150 milioni di euro, prevedendo un «parziale riassorbimento delle maestranze eccedenti».

L’ASSE LEGA-M5S PER LO STOP

Una scelta di politica industriale, scrive Repubblica, condivisa «da un “asse” Lega- M5s che sembra riportare indietro le lancette delle alleanze governative, e con il Pd alla finestra».

LA TRATTATIVA AL MISE

Seduti attorno al tavolo del confronto con la proprietà al Mise, oltre al ministro Stefano Patuanelli in quota M5s, anche Regione Friuli Venezia Giulia, Comune di Trieste, Authority portuale e parti sociali. Assenti gli esponenti del Pd (ovvero i due sottosegretari, Gian Paolo Manzella e Alessia Morani, ancora senza deleghe). «Il tavolo, oltre a definire le tempistiche per la chiusura dell’impianto, dovrà dare risposte in merito al futuro dei lavoratori», ha insistito il presidente del Fvg, Massimiliano Fedriga. Si tratta, ha aggiunto in un tweet, di una «partita importantissima sia sul fronte ambientale che occupazionale, che potrebbe cambiare la storia di Trieste».

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La statua di D’Annunzio a Trieste che ha fatto infuriare la Croazia

L'iniziativa della giunta di centrodestra ha scatenato l'indignazione di Zagabria. Che parla di un atto scandaloso e volto a celebrare l'occupazione di Fiume.

È stata inaugurata il 12 settembre nella centrale piazza della Borsa, a Trieste, la statua dedicata a Gabriele D’Annunzio. E subito sono scoppiate le polemiche. In primis, con la Croazia, che ha condannato l’inaugurazione avvenuta «proprio nella giornata che marca il centenario dell’occupazione» di Fiume, ma non solo.

L’INIZIATIVA DELLA GIUNTA DI CENTRODESTRA

La scultura, realizzata dal bergamasco Alessandro Verdi, raffigura il poeta pescarese a gambe accavallate seduto su di una panchina mentre è assorto nella lettura con il gomito del braccio sinistro appoggiato su di una pila di libri. Una scelta quella della giunta di centrodestra guidata da Roberto Dipiazza di dedicare al Vate un monumento nel cuore della città che nei mesi scorsi aveva provocato molte polemiche, sfociando in una raccolta firme online tra detrattori e sostenitori dell’idea. «Tutta l’Italia è piena di viali e scuole dedicate a D’Annunzio e tutte queste polemiche che ho sentito mi sembrano davvero incredibili», ha dichiarato il primo cittadino nel corso dell’inaugurazione. «D’Annunzio è stato un grande italiano come ce ne sono stati tanti altri e dobbiamo essere orgogliosi di lui. Sono molto soddisfatto di avere inserito la sua statua che si va a unire a quelle di Saba, Joyce e Svevo».

LA REAZIONE INDIGNATA DELLA CROAZIA

La pensa diversamente la presidente croata Kolinda Grabar Kitarovic, che ha parlato di un atto «scandaloso» con cui si «vuole celebrare l’irredentismo e l’occupazione» di Fiume che «fu e resterà una parte fiera della sua patria croata». Nella notte tra l’11 e il 12 settembre una bandiera del Regno d’Italia è stata esposta a Fiume, davanti al Palazzo del Governatorato che lo stesso D’Annunzio usò come sede della sua amministrazione della città. Accanto alla bandiera sono stati rinvenuti «alcuni volantini di carattere propagandistico e provocatorio», ha fatto sapere la polizia, aggiungendo che sono stati posti in stato di fermo due cittadini italiani, di 19 a e 20 anni. La stampa croata ha scritto che l’atto è stato opera di un gruppo di «neofascisti italiani».

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