Il Sudest asiatico si scopre vulnerabile al Covid-19

In un primo momento nell'area era stata contenuta l'epidemia. Ora però i casi aumentano, dalla Malesia alla Thailandia. Mentre si teme per i centinaia di migliaia di Rohingya fuggiti dalla guerra civile in Myanmar e ammassati nei campi. Lo scenario.

da Pechino

Il Sudest asiatico è stata una delle prime aree a registrare casi di coronavirus fuori dalla Cina. Ma era stata anche una delle prime ad aver arginato l’epidemia, tenendola sotto controllo.

La situazione è però cambiata nell’ultima settimana. Nonostante l’emergenza sia ancora ben lontana da quella che sta mettendo in ginocchio l’Occidente, il numero di positivi è in forte crescita e le autorità stanno correndo ai ripari. Si chiudono le frontiere, iniziano le quarantene, si moltiplicano gli appelli alla calma.

PELLEGRINAGGIO DETONATORE IN MALESIA

In testa al gruppo è la Malesia, con oltre 2.600 casi ufficiali. Il governo ha già schierato l’esercito e le misure si inaspriscono di settimana in settimana, con limitazioni agli spostamenti e chiusure di uffici e aziende. Qui l’epidemia ha messo in crisi la produzione dei guanti in lattice. Dopo la chiusura di un fornitore, Top Glove Bhd, il più grande produttore mondiale, lamenta di non avere più scatole in cui spedire i suoi prodotti.

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Il Covid-19 è apparso alla fine di gennaio, per poi deflagrare durante un evento religioso tenutosi presso la moschea di Sri Petaling dal 27 febbraio al primo marzo. Organizzato dal gruppo missionario Tablighi Jama’at, il pellegrinaggio ha visto riunirsi 16 mila persone – delle quali 1.500 stranieri – che hanno partecipato ad affollate cerimonie alle quali potrebbero essere legate molte delle infezioni registrate nel Paese.

Un gruppo di Rohingya in fila davanti a una clinica di Kuala Lumpur, Malesia (Getty Images).

LA CHIUSURA DELLA THAILANDIA AGLI STRANIERI NON RESIDENTI

L’evento è stato il detonatore dei contagi anche in altri Paesi: Singapore, Cambogia, Indonesia, Brunei e Thailandia. Quest’ultima ha superato i 1.600 casi e, dal canto suo, sta mettendo in atto misure draconiane per arginare il coronavirus. A gennaio, quando si manifestarono le prime infezioni, Bangkok non si era mostrata troppo allarmata.

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Poi l’epidemia ha preso forza e sono arrivati i primi decessi. Oggi le autorità hanno chiuso le frontiere a tutti gli stranieri non residenti, oltre ad aver ordinato lo stop a centri commerciali e luoghi di divertimento. «Non tornate alle vostre province di provenienza o verrete sanzionati. Per favore mettetevi in quaratena», ha ordinato il primo ministro, il generale Prayut Chan-o-cha, concludendo: «Se la situazione non migliora ci sarà una chiusura totale».

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IL PREVISTO CROLLO DEL PIL

L’economia della regione sta già subendo un duro colpo. A partire dal turismo. Così, se la Banca della Thailandia prevede un calo del Pil del 5,3% nel 2020, anche Singapore, la più evoluta economia dell’area, sta soffrendo gli effetti del virus. Gli ultimi dati dicono che nel primo trimestre di quest’anno il Pil calerà del 2,2% su base annua e del 10,6% rispetto al trimestre precedente.

La stazione centrale di Bangkok (Getty Images).

«Mentre la situazione globale del Covid-19 si sta evolvendo rapidamente», ha dichiarato il ministero del Commercio thailandese in una nota, «rimane un significativo grado di incertezza sulla severità della pandemia e sulla traiettoria dell’economia mondiale una volta che i contagi saranno arginati».

IL MYANMAR COLPITO NEL TURISMO

Il coronavirus si sta diffondendo anche in Paesi dell’area che finora non ne erano stati toccati. Come il Laos dove ha finora contagiato una decina di persone – e il Myanmar, altra nazione che finora aveva vantato zero casi e che ora ne conta 15. In molti hanno accusato le autorità birmane di aver testato solo 200 persone, troppo poche per escludere l’esplosione dell’epidemia. Zaw Htay, portavoce del governo, aveva addirittura sostenuto che la fortuna del Myanmar dipendeva dallo stile di vita e dalla dieta nazionali.

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Purtroppo è stato smentito il 23 marzo, con la scoperta dei primi due positivi: cittadini che avevano viaggiato negli Usa e nel Regno Unito. La notizia ha rotto l’incantesimo: il governo ha imposto la quarantena obbligatoria per chi entra nel Paese e ha chiesto a tutti di stare calmi. A preoccupare è anche l’economia.

La disinfezione delle strade in Myanmar (Getty Images).

Già ai primi di marzo il Myanmar prevedeva un calo del 50% di turisti, ma si tratta di stime ottimistiche. Nel frattempo si è verificato un crollo quasi totale dei voli, con Air Asia, la popolare compagnia low cost che ha annunciato di aver “congelato” la sua flotta.

PAURA PER I CAMPI PROFUGHI DEI ROHINGYA

Nel Paese è presente un solo laboratorio in grado di eseguire test sul coronavirus e si stanno già registrando i primi segnali di tensione, con un ritorno massiccio dei lavoratori migranti rimasti senza impiego nella vicina Thailandia. Il Myanmar è in una situazione particolarmente rischiosa perché non solo è uno dei Paesi più poveri dell’area ma è anche vittima della più lunga guerra civile al mondo.

Un campo profughi Rohingya in Bangladesh (Getty Images).

Il conflitto, che vede contrapposti l’esercito nazionale e una varietà di milizie etniche, ha generato oltre 1 milione di sfollati, ammassati in dozzine di campi alle frontiere del Paese. Oltre il confine con il Bangladesh si trova il più grande campo di rifugiati al mondo, dove vivono centinaia di migliaia di Rohingya sfuggiti ai massacri del 2016-2017 nelle province occidentali del Myanmar. Definiti dalle Nazioni Unite la minoranza più perseguitata del globo, per loro il coronavirus sarebbe solo l’ultima di una lunga serie di tragedie.

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Viaggio nel mondo dei tatuaggi magici thailandesi

Secondo la cultura locale sono un collegamento tra il lato fisico e quello ultraterreno. Tradizione, valori, persone in trance: cosa succede durante le celebrazioni fatte dai "maestri".


da Chiang Mai (Thailandia)

Sono le 9 e 9 minuti quando Ajarn James Khemthong inizia la celebrazione del Wai Kru, la giornata dedicata agli insegnanti. Siamo alla periferia di Chiang Mai, nel Nord della Thailandia, nel Sam Nak, lo spazio sacro adibito per i Sak Yant, i tatuaggi magici thailandesi che, secondo la cultura locale, sarebbero un collegamento tra il mondo fisico e quello degli spiriti, in grado anche di poter determinare o modificare il corso della propria esistenza.

I SIGNIFICATI: CORAGGIO, SOLDI, LAVORO, AMORE

Originariamente indossati dai guerrieri, che li utilizzavano come “armatura di protezione” in battaglia, hanno un alto valore spirituale e una tradizione antichissima. Le raffigurazioni sono tantissime e ognuna di esse ha significati e poteri specifici. Alcuni sono fatti appositamente per dare coraggio. Altre composizioni portano fortuna. Altre ancora soldi, lavoro e amore. Il Wai Kru, l’omaggio al maestro, è un’usanza tipica in Thailandia: la cerimonia viene fatta una volta all’anno.

COLLEGAMENTO CON GLI SPIRITI

Durante questo rito i partecipanti credono che si crei un collegamento tra il mondo umano e quello ultraterreno, tramite canti, preghiere, accensioni di candele e incensi, acqua benedetta e offerte gli spiriti e agli antenati. Tutto questo fa si che i poteri del maestro si possano ricaricare, per continuare a essere usati sulla terra.

LA PERSONA PUÒ ENTRARE IN TRANCE

Durante il rito i discepoli vengono benedetti dall’Ajarn e, in alcuni casi, soprattutto quando i Sak Yant che si portano sono molto potenti, come quelli che hanno raffigurazioni di animali aggressivi o di guerrieri della tradizione induista e buddista, la persona tatuata potrebbe entrare in trance per diversi minuti durante il rito. Come è successo a diverse persone durante la celebrazione fatta dal maestro James Khemthong, molto venerato per i suoi poteri dalla popolazione locale.

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