Terremoto Avellino, ancora sciame sismico: tre scosse in un’ora


Tre scosse in poco meno di un'ora sono state registrate in provincia di Avellino, tra Sant'Angelo dei Lombardi e Rocca San Felice; la più forte alle 16:06, di magnitudo 2.8 e profondità stimata di circa 13 chilometri. Nella zona è da giorni in atto uno sciame sismico che ha fatto contare oltre 18 scosse, alcune anche molto ravvicinate tra loro.
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Terremoto in Cilento, tre scosse a tarda sera: paura e gente in strada


Tre scosse di terremoto si sono susseguite, nella tarda serata di ieri, nel Salernitano: l'epicentro a Caselle in Pittari, nel Cilento. La prima scossa - la più forte - alle ore 21.50, di magnitudo 2.3 della Scala Richter, a una profondità di 11 chilometri, distintamente avvertita dalla popolazione: in molti, per paura, sono scesi in strada.
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Terremoto Pozzuoli, la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano: ‘Evento più forte dal 2005’


Sono 34 le scosse sismiche registrate stanotte a Pozzuoli, tra le 3.51 e le 7.23 di oggi. Le tre più forti nel giro di un'ora, tra le 4 e le 5. La più forte, 3.1, è la più alta dal 2005, ed ha eguagliato quella dello scorso dicembre 2019. La direttrice dell'Osservatorio Vesuviano a Fanpage.it: "Chi vive in un'area attiva come questa deve sapere che fenomeni come questo possano accadere".
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Terremoto Napoli, in tutto 22 scosse. Sisma avvertito anche a Fuorigrotta e Vomero


Ventidue scosse nella notte, tra le 4.16 e le 7.23 con epicentro Pozzuoli, ma avvertite anche in tutta la zona occidentale di Napoli e nei suoi quartieri collinari. La più forte è stata di magnitudo 3.1, il valore più alto degli ultimi sei mesi. Protezione Civile all'opera per individuare criticità, ma non si registrano danni a cose o persone.
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Terremoto Napoli, a Pozzuoli, 3 scosse in meno di un’ora: nuova scia sismica


Tre scosse di terremoto con epicentro Pozzuoli tra le 4.16 e le 4.59 di oggi, 26 aprile. Magnitudo che è arrivata fino a 3.1 gradi. Tanta paura, ma non si registrano danni a persone o cose. Scosse avvertite distintamente a causa della bassa profondità dall'intera cittadina puteolana nonostante avvenute nel cuore della notte.
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Viaggio nelle Marche cancellate dal lockdown

Il quarto inverno da terremotati è passato. Ma la primavera non è arrivata. Se la ricostruzione va a rilento, l'emergenza coronavirus ha bastonato l'intera regione, già in piena crisi. Dal calzaturiero, con 9 mila aziende ferme, al turismo sospeso come ovunque. Questa terra non si arrende. Ma solo perché non ha più nulla da perdere.

Non fosse per le mascherine, il coronavirus non l’avrebbero neanche visto arrivare.

Neanche un contagiato, niente ambulanze, nessuna sirena rompe il silenzio. Per forza, quassù l‘isolamento è sovrano. Il silenzio non ha barriere, non trova ostacoli.

Quassù è nelle alte Marche, quelle del Maceratese: Pieve Torina, Visso, i villaggi montani azzerati dal terremoto.

LA QUARANTENA IN UN MODULO PREFABBRICATO

Quarto inverno da baraccati, e non sarà l’ultimo, ma il lockdown, come lo chiamano, con la forza dei decreti è salito fino a qui. Isolamento sopra isolamento. In due in una Sae, che sarebbe Soluzione Abitativa Emergenziale ma è la casetta prefabbricata dei tre porcellini, da 40 metri quadri, che salgono a ben 60 se il nucleo di disperati arriva a 4 unità. Nessun positivo al virus, nessun progetto. Tutto fermo. Anche quello che timidamente, a volte “illecitamente”, vale a dire intrapreso con la forza di una ribellione alla burocrazia infame, era stato intrapreso. Tutto bloccato, salvo l’alienazione. Questo silenzio che non parla la lingua della natura, del sole, degli uccelli, del risveglio a primavera, ma della desolazione del nulla. Neppure più la forza di abbattersi, questa gente ormai le ha viste tutte.

IL CROLLO DEL CALZATURIERO: 9 MILA AZIENDE AL TAPPETO

Più in basso, il distretto calzaturiero del Fermano-Maceratese ha ricevuto la mazzata finale. Novemila fabbriche e fabbrichine, spesso famiglie in parvenza di attività, atterrate. Non in ginocchio, proprio al tappeto. Prima la crisi, endemica, poi la riconversione penosa da produttori a terzisti, poi i cinesi, sempre loro, che da terzisti si facevano produttori, mangiavano spazio e mercato, adesso il virus dei pipistrelli o chissà che altro. E questo è uno dei due settori cardine. L’altro è ancora più giù, lungo la fascia costiera. È il turismo. Tutto rinnegato, prenotazioni annullate, albergatori, ristoratori, stabilimenti balneari con le mani nei capelli. La Riviera del Conero, la più rinomata della regione, con le sue Numana e Sirolo, è solo un grosso interrogativo, una matrioska di questioni: basteranno guanti e mascherine? Basteranno le distanze che tutti ci imporremo? Cosa dobbiamo fare, anche solo per promuoverci, se dal governo non ci danno una indicazione che sia una?

LA ROVINA DEL TURISMO E DELL’INDOTTO

Ma la signora Ursula Von der Leyen, quella che pare Charlotte Rampling nel Portiere di Notte, sinistra più che mai ha ringhiato: «Non prenotate ancora le vacanze estive», tanto non ve le facciamo fare. Si raccomanda? È una euroburocrate o una Savonarola? E questa dichiarazione, questa ennesima gaffe, o lapsus, come li contrabbandano quando invece sono mazzate scientificamente volute, ha stroncato il comparto, dalla Riviera del Conero alla Riviera delle Palme, dal nord al sud della regione. C’è un titolare di un camping, a sud del Fermano, che a pieno regime occupa 200 persone. Duecento famiglie, all’incirca, che dipendono dalle vacanze degli altri; di più, perché poi c’è l‘indotto, trattorie, localini, negozi che aspettano.

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Due anni fa l’indotto è stato ammazzato perché la la magistratura a Chiesa gli ha bloccato tutto per una astrusa storia di presunti abusi riferiti ai parcheggi auto, roba contorta che nessuno ha capito, l’imputato meno di tutti. Dopo due estati perse, i giudici lo hanno prosciolto da tutto. Felice Chiesa stava per ricominciare, imperterrito, è arrivata la pandemia. Lui non si arrende mica: «Restiamo vivi, aspettiamo e ripartiremo, perché abbiamo 200 persone, 200 famiglie che non possiamo abbandonare». Felice Chiesa ha 90 anni.

FERMI I PESCHERECCI A PORTO SAN GIORGIO

Ferma anche la pesca, marinai con le reti in mano, pescherecci che oscillano indifferenti alla marina di Porto San Giorgio. Non aspettano di partire la notte, non sanno quando potranno riaccendere il motore e le lampare. Negli altri Paesi d’Europa e del Nord Africa lo sanno, qui no.

I VIGLIACCHI ABBANDONI DI ANIMALI

Emergenza genera emergenza, chiama emergenza. In queste contrade sospese tra modernità ed eterna campagna, non mancano quelli convinti che un animale è un focolaio e approfittano per scaricarne sempre di più. Tradimenti ignoranti e ignobili, che non si sa come arginare perché, come dice la volontaria Lada Taska: «Come fare se non ci possiamo muovere?». Ma gli animali non sono veicoli di infezione, sono solo vittime e lo sono tre volte: dei pregiudizi, dell’opportunismo, dell’egoismo degli umani e così tutto resta appeso al buon cuore di chi ce l’ha. Come a Servigliano, in provincia di Fermo, dove un vigile urbano a ricoverare quattro cagnolini abbandonati, destinati a morte certa, ci ha pensato lui e adesso i cuccioli sono salvi.

TANTI CONTAGI, ZERO RISORSE

Le Marche sono forse la regione più straziata da questa assurda tragedia del mondo. Quella che proporzionalmente ha più contagi e meno risorse. Che non ha più un’economia. Che ormai vive a strascico. Piccola, equivocata regione, misconosciuta regione che non si arrende, ma come chi non ha più niente da vincere né da perdere. Come chi ha sofferto troppo, ormai, per avvertire ancora dolore. Qui sono finite le lacrime e la rassegnazione non fa più paura. Qui stiamo nelle mani di Cristo, tutti.

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Terremoto nel Mugello: gente in strada e stop all’Alta velocità

In piena notte una serie di scosse con magnitudo massima a 4,5 in provincia di Firenze. Epicentri a Scarperia e Barberino.

Decine di scosse di terremoto si stanno susseguendo dalla notte scorsa nel Mugello, in Toscana. La più forte, di magnitudo 4,5, è stata registrata alle ore 4.37 ed è stata avvertita fino a Firenze e Pistoia. Per le altre, l’intensità è stata minore, ma comunque fino a 3.2. In corso verifiche su eventuali danni, e scuole chiuse in alcuni Comuni dell’area. Sospeso il traffico ferroviario nel nodo di Firenze per verifiche tecniche sulle linee. Bloccata anche l’Alta velocità tra Firenze e Bologna oltre al traffico regionale. Secondo i dati diffusi dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, due gli epicentri: uno a Scarperia San Piero (Fi), dal quale ha preso origine la scossa più violenta; l’altro a Barberino del Mugello (Fi). Molte le persone che via via hanno abbandonato le abitazioni e sono scese in strada, rifugiandosi nelle auto per proteggersi dalla pioggia. “La scossa di magnitudo 4,5 ha fatto davvero paura” ha raccontato il sindaco di Scarperia San Piero, Federico Ignesti che tranquillizza sulla presenza di danni: “Al momento non risultano ai carabinieri che hanno effettuato i primi sopralluoghi, né a me sono arrivate segnalazioni in merito. Intanto – conclude – è stato attivato il Centro operativo intercomunale di Protezione Civile”. Rimarranno chiuse le scuole di ogni ordine e grado nei Comuni di Barberino di Mugello, Borgo San Lorenzo e Vicchio. Filippo Carlà Campa, sindaco di Vicchio, ha reso noto che è stato aperto il centro operativo comunale presso il nuovo campo sportivo. Anche a Barberino aperta l’unità di crisi. Alle 7 aprirà anche la sala integrata di Protezione Civile della Città metropolitana e della prefettura di Firenze.

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L’Aquila, due scosse di terremoto di magnitudo 3.7 e 3.4

La terra ha tremato intorno alle 23. Epicentro nel comune di Barete, a 17 km dal capoluogo abruzzese. All momento non si registrano danni.

La terra trema ancora nel centro Italia e in Abruzzo. Sabato sera, poco prima delle 23, un terremoto di magnitudo 3.7 è stato registrato in provincia dell’Aquila, seguito pochi minuti dopo da una seconda scossa di magnitudo 3.4. L’istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia ha individuato l’epicentro nel comune di Barete, centro a 17 km a nord-ovest del capoluogo abruzzese e a circa 14 km di profondità. Al momento non si registrano danni.

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Terremoti e disastri: l’Italia è a rischio ma non ci si assicura

Nonostante il nostro Paese sia a forte rischio sismico e idrogeologico e paghi decine di miliardi di euro per i danni dovuti a catastrofi naturali, le polizze sono ancora poche. Il punto di Ivass, Ania e Swiss Re.

Non appena l’acqua alta ha lasciato Venezia è stato il turno della Liguria, con una frana che ha travolto il viadotto dell’autostrada Torino-Savona, replica fortunatamente senza vittime del disastro del Ponte Morandi. E poi fiumi d’acqua per le strade di Matera, gli allagamenti in Emilia e in molte altre parti d’Italia, mentre lunedì 2 dicembre è stato il turno del Ticino che ha rotto un argine a Pavia. E questo è solo l’appello degli ultimi episodi, perché ad allargare l’inquadratura il conto è impressionante. 

NEGLI ULTIMI 50 ANNI SPESI 150 MILIARDI

Le alluvioni avvenute in Italia dal 1950, infatti, hanno causato 1.200 tra morti e dispersi, per non parlare delle decine di miliardi di danni. Secondo Swiss Re, prima compagnia di riassicurazione al mondo, tra il 1990 e il 2018 piogge e inondazioni hanno provocato perdite economiche pari a 32,1 miliardi, di cui 30,9 non assicurati e 1,2 miliardi, invece, con copertura pari al 4%. Se consideriamo che le imprese solitamente sono coperte, nel residenziale la quota di copertura è ancora più bassa, circa il 2%. Con il problema che i rimborsi devono arrivare, quando arrivano, dallo Stato, ex-post e in modo non previsto e non strutturato.

LEGGI ANCHE: Perché occorre una mappatura geologica contro il dissesto

Tanto che, secondo l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), considerando i terremoti, tra il 1968 e il 2012 l’Italia ha speso 122 miliardi di euro. Ma si arriva a 150 miliardi negli ultimi 50 anni. Secondo Daniela D’Andrea, Ceo di Swiss Re Italia, «c’è un evidente peso sulle tasche dei contribuenti, pari a quasi 3 miliardi di euro l’anno. Senza contare che le procedure talvolta sono più farraginose e che, in ogni caso, la polizza assicurativa premia comportamenti virtuosi di messa in sicurezza e prevenzione del rischio».

SOLO 1 MLN DI ABITAZIONI SONO ASSICURATE CONTO LE CATASTROFI

Secondo l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania), oggi sono assicurate contro i rischi catastrofali circa 1 milione di unità abitative, in crescita rispetto alle 766 mila nel 2018 e 610 mila nel 2016 anche grazie alle misure fiscali introdotte dal governo per incoraggiare l’acquisto di polizze ad hoc. Ma comunque un livello ancora troppo basso. Soprattutto perché secondo una simulazione dell’Ivass l’estensione a tutte le abitazioni italiane di questa protezione assicurativa consentirebbe di risarcire i danni pagando premi socialmente accettabili. Anche in un Paese «a elevatissima esposizione al rischio sismico, primo in Europa e ottavo nel mondo per danni in proporzione al Pil, e a forte esposizione a rischio alluvionale». 

21,6 MILIONI DI CASE IN ZONE A RISCHIO SISMICO

L’Italia però è forse l’unico Paese industrializzato privo di un meccanismo regolamentato per la gestione delle calamità naturali a differenza di Francia, Stati Uniti e Giappone i cui sistemi sono caratterizzati dalla partecipazione congiunta del settore assicurativo privato, e a vario titolo, dello Stato, e l’impiego di meccanismi che facilitano la mutualizzazione dei rischi attraverso l’aumento della platea di assicurati. Da noi invece, scrive l’Ivass, «l’uso dello strumento assicurativo è molto scarso». Mentre «il rischio per il patrimonio abitativo italiano è enorme, con 21,6 milioni di abitazioni (su un totale di 34,7 milioni, pari al 62,2%) che sono in aree a rischio sismico». Un rischio amplificato dalla concentrazione della ricchezza delle famiglie proprio nel possesso di abitazioni, visto che più del 70% è proprietaria. 

CON UN COSTO MEDIO DI 130 EURO L’ANNO LA COPERTURA SAREBBE COMPLETA

L’evoluzione dei cambiamenti climatici in atto, con l’aumento delle precipitazioni invernali e della siccità estiva, accresce la frequenza delle alluvioni improvvise e dei danni meteo-idraulici. Senza contare terremoti e altri tipi di disastri. Per l’Ivass con un costo medio annuo di 130 euro si potrebbero coprire in modo completo tutte le abitazioni della Penisola, anche quelle meno resistenti. Con la semplice introduzione di una franchigia del 6%, poi, il costo potrebbe diminuire del 40%. Mentre per le aree a basso rischio non si dovrebbe andare oltre i 20 euro. Per adesso, aspettiamo solo che torni il sole. 

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L’Albania ha smesso di cercare superstiti del sisma di Durazzo

Le vittime salgono a 50, ma tra i 2000 feriti ce ne sono di gravi. Alcuni vengono trasferiti in Puglia.

Sono 50 le vittime del terremoto di martedì 26 novembre in Albania. Cinquanta, un numero ufficiale che potrebbe ancora salire perché 2.000 sono i feriti, alcuni in gravi condizioni, mentre sono terminate le ricerche di eventuali superstiti o corpi senza vita tra le macerie. Lo ha annunciato questa mattina il premier Edi Rama, affermando che i feriti sono circa 2.000. Il governo di Tirana alza bandiera bianca, non c’è più speranza. Il premier ha inoltre indicato che, secondo i dati preliminari, circa 900 edifici a Durazzo e oltre 1.465 nella capitale Tirana hanno subito gravi danni.

SEI BAMBINI TRA LE VITTIME

Tra le vittime si contano sei bambini e 22 donne. Sono 26 le persone morte nel crollo di due palazzine nella sola Thumana, località a circa 20 chilometri a nord di Tirana, mentre altre 24 hanno perso la vita in varie zone di Durazzo, dove sono crollati due alberghi sulla spiaggia, due palazzi in città e una villetta di tre piani, nella quale sono morti 8 membri della famiglia Lala, tra cui 4 bambini. Tra i feriti, almeno 41 sono ancora ricoverati negli ospedali di Tirana e Durazzo. Grave una giovane ragazza, che non può nemmeno trasferita all’estero, come invece è successo per altre tre persone, due delle quali sono state portate in Italia, per ottenere cure specializzate. In gravi condizioni anche un ragazzo.

LA SOLIDARIETÀ ITALIANA

In collaborazione con aeroporti di Puglia, la Regione Puglia ha potenziato i collegamenti aerei con l’Albania da Bari e Brindisi, per fare fronte a molteplici esigenze logistiche. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è in continuo contatto con la task force dei volontari e degli specialisti della Protezione civile regionale e del Servizio sanitario regionale-servizio maxi-emergenze e 118 che in queste ore sono a Durazzo e in altri centri dell’Albania colpiti dal terremoto. La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha destinato 500.000 euro, provenienti dai fondi dell’8xmille, alle vittime del terremoto. Lo stanziamento avverrà tramite Caritas Italiana – informa una nota -, che ne renderà conto al Servizio per gli Interventi Caritativi a favore del Terzo Mondo.

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Il terremoto di Durazzo è un colpo al futuro dell’Albania

Gli effetti del sisma aggravano i problemi. Crescita rallentata, scontri di piazza, veto francese sull’ingresso nell’Ue. Per le divisioni europee e la piaga interna dei traffici criminali e dell’abusivismo. Anche edilizio.

Il terremoto è l’ultimo – e il più grave – dei colpi che in questi mesi si sono abbattuti sull’Albania. I morti e la devastazione di Durazzo non aiutano l’ex protettorato italiano mai decollato dalla rovinosa fine della dittatura di Enver Hoxha. In crescita, ma non abbastanza per un Paese ancora molto povero, rapportato all’economia dell’Ue. Fragile di infrastrutture e di strutture, come ha dimostrato il sisma a Durazzo del 26 novembre 2019 di magnitudo 6.4. Le scosse successive continuano a far crollare come cartapesta gli ammassi di cemento delle case e dei palazzi accatastati su terreni franosi. Senza le minime norme antisismiche, negli anni delle speculazioni finanziarie e dell’anarchia politica e anche dopo. L’abusivismo dell’edilizia controllata dai clan locali e stranieri è una delle piaghe combattute dal governo di Edi Rama: il premier socialista ha fatto degli sforzi, bloccando cantieri e abbattendo ecomostri. E in generale per far rispettare di più le regole. Ma non sono bastati a convincere tutti a Bruxelles a dare il via, quest’autunno, ai negoziati per ammettere l’Albania nell’Ue.

CRESCITA TROPPO BASSA PER L’UE

Tanto la Banca mondiale quanto il Fondo monetario internazionale (Fmi) rivedono al ribasso, attorno al 3% anziché al 3,7%, le previsioni di crescita dell’Albania per il 2020, tenuto conto della contrazione nel 2019. Un ritmo reputato dal Fmi «troppo basso per una convergenza tangibile con gli standard di vita nell’Ue, considerato che il reddito pro capite pari degli albanesi è pari a un quarto della media nell’Ue». Per l’organizzazione internazionale che sprona Tirana a una «migliorare governance» pesano ancora le «debolezze delle infrastrutture e delle istituzioni economiche che impediscono un miglioramento ampio e duraturo degli standard di vita». Queste perplessità hanno bloccato la Francia, il Belgio e la Danimarca dal sì all’allargamento, al Consiglio europeo di fine ottobre, all’Albania dell’Ue. «Un duro colpo» per il premier Rama «molto deluso», come diversi altri leader europei. Sperava nel passo, slittato già due volte dal 2017. Aveva l’appoggio deciso di Italia e Germania, ma la Francia poi ha tirato il freno a mano anche con la Macedonia del Nord.

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Le vittime di un edificio collassato per il terremoto di Durazzo, in Albania. GETTY.

IL VETO FRANCESE SU ALBANIA E MACEDONIA

Emmanuel Macron si è scontrato, ancora una volta in questi mesi, con la cancelliera Angela Merkel per una questione di fondo che divide da sempre la leadership franco-tedesca dell’Ue, e che stavolta si riflette nelle procedure da adottare con gli Stati balcanici. Parigi chiede una maggiore integrazione tra gli Stati già membri dell’Ue, attraverso anche la revisione di alcuni meccanismi decisionali interni, prima di includerne altri. Anche per evitare di ripetere lo squilibrio di un’Europa a tre velocità (la seconda è nei Pigs del Sud), creato dall’ingresso nell’Ue degli Stati satellite dell’ex Urss, un bacino di manodopera interna a bassissimo costo. Con un’Albania dentro, ma  fuori dall’euro, accadrebbe lo stesso o forse peggio: dai dati dell’Istituto nazionale statistico (Instat) del 2018, il salario minimo nel Paese delle aquile è di circa 190 euro lordi al mese, oltre la metà degli albanesi guadagna meno di 315 lordi, solo il 10% più di 750. Non a torto poi Macron lamenta riforme giudiziarie inadeguate a Tirana per contrastare corruzione e criminalità organizzata

Rama si è messo a disposizione dell’Ue, stringendo accordi di cooperazione con sui migranti

ITALIA E GERMANIA PER L’INGRESSO NELL’UE

Parigi chiede un processo di allargamento dell’Ue «riformato», con un accesso «graduale» alla politiche europee e un iter «rigoroso» e soprattutto «reversibile». Mentre la politica della Germania, che nell’Est e nei Balcani ha come l’Italia interessi commerciali e ramificazioni bancarie, è quella di includere nuovi Stati. Forse proprio per alimentare l’economia di un’Ue a più velocità. Il clima di scontro politico tra il premier socialista e la destra del predecessore Sali Berisha, sfociato nelle gravi violenze alle manifestazioni di quest’anno, è un altro elemento di instabilità che rende l’Albania scivolosa per i partner europei. Eppure Rama si è messo a disposizione dell’Ue, stringendo accordi di cooperazione con sui migranti, attraverso l’agenzia europea Frontex per la difesa dei confini esterni e per il contrasto del traffico di esseri umani. E a denti stretti è pronto a ingoiare il tradimento di fiducia, per riprendere le trattative con Bruxelles in primavera, «perché non ci sono alternative a un’Albania europea, lo dobbiamo alle nuove generazioni».

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Il premier albanese Edi Rama. GETTY.

I TRAFFICI DEL BALCANI E L’ESCA RUSSA

Per venire incontro all’Ue, nel 2019 la Macedonia ha concordato con la Grecia il difficile cambio di nome in Macedonia del Nord, chiudendo un contenzioso storico. La porta blindata dalla Francia, con motivazioni anche sensate, frustra le popolazioni (anche della Serbia e del Montenegro in fila con la Bosnia per entrare), riaccende i nazionalismi e sposta i Balcani verso l’area russo-turca. Una situazione molto complicata: per reazione anche i grossi traffici di droga e armi – mai stroncati – della regione possono aumentare. Il gioco d’azzardo legale, abolito da Rama dall’inizio del 2019, è tra le cause che riducono la crescita in Albania. Oltre al calo di produzione di elettricità, nel Paese delle aquile ricco di acqua e di centrali, per le ricadute della congiuntura internazionale e per le turbolenze interne. Il terremoto aggrava non poco le carenze strutturali e infrastrutturali dell’Albania, che è priva anche di una vera rete ferroviaria. E può frenare il turismo: nel 2019 i visitatori stranieri erano cresciuti dell’11% (dati Instat), migliaia di loro erano italiani.

Il nuovo stop dell’Ue allontana l’accesso di Tirana ai fondi strutturali europei

ITALIA PRIMO PARTNER COMMERCIALE

L’Italia è storicamente il primo partner commerciale, per un interscambio di 1,2 miliardi di euro nel primo semestre del 2019. Soprattutto nell’export, che equivale al 30% delle merci in ingresso in Albania. Banca Intesa poi, attraverso le filiali dell’ex Veneto Banca, è la quarta banca presente sul territorio. E centinaia sono anche le imprese, molte delle quali volatili, registrate dai connazionali nel Paese delle aquile: gli italiani restano tra i primi investitori nel commercio, nell’industria, anche nell’energia e nelle costruzioni. In un territorio ancora difficile, nel 2017 e nel 2018 l’interscambio con l’estero dell’Albania era cresciuto dell’11%, ricorda un rapporto della Farnesina. Il nuovo stop dell’Ue, a un processo che sarebbe comunque durato del tempo, allontana l’accesso di Tirana ai fondi strutturali europei che sarebbero stati molto d’aiuto alla ricostruzione dopo il sisma. Ma la ressa dei terremotati per pane e per le derrate nelle tendopoli a Durazzo è anche conseguenza della «repubblica delle betoniere», ricorda l’attivista albanese Mirela Jorgo.

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Sale a 41 il bilancio delle vittime del terremoto in Albania

Altri due cadaveri sono stati estratti dalle macerie a Durazzo. Il papa ha mandato un contibuto di 100 mila euro per aiutare la popolazione.

Il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito l’Albania martedì 26 novambre è salito a 41, mentre una nuova scossa di magnitudo 5.1 è stata avvertita a mezzogiorno del 28 novembre.

Panico a Durazzo, tra residenti e soccorritori che continuano a scavare tra le macerie dell’hotel Miramare, completamente distrutto. Intanto papa Francesco ha inviato un contributo di 100 mila euro per aiutare la popolazione nella fase emergenziale. La somma sarà impiegata nelle diocesi colpite dal sisma.

I centri che hanno pagato il tributo di vite più elevato sono Thumane, con 23 morti, e Durazzo con 18. Tra le vittime anche quattro bambini di età compresa da tre e otto anni e 17 donne.

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Violenta scossa di terremoto nel Nord dell’Albania

Il sisma di magnitudo 6.5 ha avuto epicentro vicino a Durazzo ed è stato avvertito anche in Puglia e Basilicata. Case e palazzi crollati. Persone sotto le macerie. I feriti sono almeno 150.

Un violento terremoto ha colpito la costa settentrionale dell’Albania nella notte del 26 novembre. La scossa, di magnitudo 6.5, ha avuto come epicentro la zona tra Shijak e Durazzo. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) italiano e del servizio geologico statunitense Usgs, il sisma ha avuto ipocentro a circa 10 km di profondità.

Nella capitale, Tirana, la gente è scesa in strada in preda al panico, a Durazzo e Thunama sono crollati case e palazzi. I feriti sono almeno 150 feriti e ci sono persone sotto le macerie.

ESERCITO E PROTEZIONE CIVILE AL LAVORO TRA LE MACERIE

Unità dell’esercito e della protezione civile sono al lavoro tra le macerie di un palazzo a Durazzo e di altri tre a Thumana, dove sono stati tratti in salvo per ora due bambini. A Kurbin un uomo è morto invece dopo essersi gettato dal balcone per tentare di mettersi in salvo. La scossa è stata avvertita anche nel Centro e Sud Italia, dalla Puglia alla Basilicata (soprattutto a Matera), passando per l’Abruzzo, dove sono state registrate molte chiamate ai Vigili del fuoco, ma non sono stati riportati danni.

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Un altro terremoto in Francia avvertito a Strasburgo

Nuovo sisma di magnitudo 3.3 nell'Est del Paese. L'11 novembre una scossa aveva colpito il Sud. Portando alla decisione di fermare i reattori nucleari che dovevano ripartire venerdì 15.

È stata avvertita una nuova scossa di terremoto nell’Est della Francia, dopo quella dell’11 novembre a Montelimar, nel Sud. Il sisma, di magnitudo 3.3, è stato percepito questa volta a Strasburgo.

UNA CINQUANTINA DI CHIAMATE AI POMPIERI

La scossa, decisamente più lieve di quella del giorno prima che aveva fatto segnare 5,4 sulla scala Richter, è stata segnalata dall’Istituto nazionale di sorveglianza sismica di Strasburgo. Nel capoluogo alsaziano le mura hanno tremato qualche secondo alle 14.38. Secondo le autorità tedesche del land del Bade-Wurtemberg, l’epicentro del sisma è stato localizzato 6 chilometri a Est di Strasburgo e a 2 chilometri dalla città di confine tedesca di Kehl, sulla riva opposta del Reno. I pompieri hanno ricevuto una cinquantina di chiamate e sono intervenuti per una crepa su un edificio a Nord di Strasburgo e per la caduta di mattoni da un caminetto.

REATTORI NUCLEARI SOTTO OSSERVAZIONE

E pensare che nella mattinata del 12 novembre era stato annunciato il riavvio dei tre reattori della centrale nucleare di Cruas, nel Centro-Sud del Paese, fermati per «verifiche approfondite» dopo la prima forte scossa: dovevano ripartire venerdì.

ESAMINATI I SISTEMI DI SICUREZZA

L’annuncio era stato fatto da un portavoce dell’operatore, Edf: «Le squadre sono al lavoro per esaminare tutto l’insieme dei sistemi di sicurezza e per essere sicuri di poter avere fiducia nei nostri impianti prima di riavviarli». Ma poi è arrivato un altro terremoto che potrebbe cambiare le cose.

TRE FERITI LIEVI E UNO GRAVE LUNEDÌ

L’evento di lunedì aveva provocato tre feriti leggeri e uno grave. La scossa è stata avvertita fino a Lione e Grenoble, ma anche a Saint-Etienne e Marsiglia la terra ha tremato. I tre feriti leggeri hanno subito le conseguenze di crisi di panico.

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Il terremoto in Francia fa fermare i reattori nucleari

La scossa più forte dal 2003 spaventa i francesi. E porta Edf a chiudere l'impianto di Cruas -Meysse nell'Ardeche. Gli attivisti anti nucleare denunciano che un impiano si trova sulla faglia sismica.

A pensare agli effetti dei terremoti in Italia, verrebbe da chiedersi cosa succederebbe se li avessimo noi i reattori nucleari francesi. L’11 novembre infatti dopo che una scossa di terremoto molto forte, di magnitudo 5.4 ha ferito quattro persone nel Sud della Francia, di cui una in modo molto grave, tre reattori nucleari della centrale nucleare gestita da Edf a Cruas-Meysse, nell’Ardeche sono stati «momentaneamente fermati»

LO STOP NECESSARIO PER «APPROFONDITI CONTROLLI »

Il blocco è stato deciso per per consentire «approfonditi controlli». E sincerarsi che la scossa non li abbia danneggiati. Secondo l’Autorità francese per la sicurezza nucleare (Asn), il terremoto – il più forte in Francia dal 2003 – non ha provocato «danni apparenti» agli edifici della centrale, e l’impianto ha continuato a funzionare normalmente. Ma l’operatore Edf dovrà stabilire quale sia stato l’impatto sismico sull’insieme delle installazioni.

UN FERITO SOTTO IL CROLLO DI UN’IMPALCATURA

Per il prefetto Hugues Moutouh, «non è stato constatato alcun danno» dal terremoto che il Centro di osservazione sismica di Strasburgo ha localizzato alle 11:52 «26 chilometri a sud-est di Privas». Per il resto i danni sono stati contenuti. Dei 4 feriti, tre hanno subito le conseguenze di una crisi di panico, mentre una ha riportato gravi conseguenze per il crollo di un’impalcatura a Montelimar, la città dove il terremoto è stato avvertito con maggior forza.

LA TERRA HA TREMATO DA GRENOBLE A MONTPELLIER

Ma la terra ha tremato da Lione a Grenoble, da Marsiglia a Montpellier. Testimoni intervistati dalle tv hanno detto di aver udito «un boato fortissimo», a Montelimar sono parecchi quelli che denunciano danni agli edifici, soprattutto crepe. Il sindaco di Teil, paese vicino a Montelimar, Olivier Peverelli, ha detto che due campanili «stanno per cadere» e l’ultimo piano del Comune è inaccessibile a causa della caduta dei soffitti. Ha annunciato di aver aperto tre palestre per ospitare fra le 400 e le 500 persone che, nel timore di crolli, non vogliono trascorrere la notte in casa.

EPICENTRO A POCHE DECINE DI KM DA DUE IMPIANTI NUCLEARI

Secondo il collettivo antinucleare del Vaucluse, dipartimento più a sud dell’Ardeche, l’epicentro è stato localizzato «a meno di 20 chilometri dalla centrale nucleare di Cruas, dove la scossa è stata avvertita nella sala macchine dei reattori, e a 30 chilometri dal sito nucleare del Tricastin». Quest’ultimo impianto, aggiunge il collettivo, «sorge su una faglia sismica attiva ed è il più minaccioso di tutta Europa». Da tempo, gli ecologisti ne chiedono la chiusura. .

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Scossa di terremoto di magnitudo 4.4 in provincia dell’Aquila

L'epicentro a 5 km da Balsorano. Paura anche a Napoli e Roma. Al momento non si registrano danni.

Una scossa di terremoto di magnitudo 4.4 è stata registrata alle 18.35 in provincia dell’Aquila. Il sisma è stato avvertito in tutto il Centro Italia. Paura nel Lazio, fino a Roma e anche a Napoli. L’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha individuato l’epicentro a 5 km a sud est di Balsorano, in provincia del capoluogo abruzzese, a una profondità di 14 chilometri. Subito dopo la scossa la popolazione di Avezzano e in alcuni paesi della Marsica si è riversata in strada.

Il presidente del Lazio Nicola Zingaretti ha confermato che nella regione non ci sono danni.

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Scossa di terremoto di magnitudo 4.4 in Calabria

Epicentro in mare. A Scalea la gente s'è riversata in strada. Tante chiamate ai vigili del fuoco, ma nessun danno.

Una scossa di terremoto di magnitudo 4.4 é stata registrata alle 6:31 nel Mare Tirreno, al largo di Scalea. L’epicentro è stato localizzato ad una profondità di 11 chilometri. Secondo i primi accertamenti, non ci sono stati danni né a Scalea, né nei centri del circondario, ma la scossa è stata chiaramente avvertita dalla popolazione che si è riversata in strada.

LA SCOSSA NON HA PROVOCATO DANNI

Sono state molte le telefonate fatte per avere notizie ai vigili del fuoco da abitanti di Scalea e dei centri limitrofi allarmati per la scossa. Sono state molte le persone che, in preda alla paura, hanno abbandonato le loro case, ritrovandosi in strada insieme a tanti altri. Gli stessi vigili del fuoco, insieme ai carabinieri e alla polizia di Stato, hanno avviato un’ampia attività di ricognizione in tutta l’area dell’Alto Tirreno cosentino per accertare se la scossa abbia provocato danni, anche se i primi rilievi in questo senso, secondo quanto si è appreso, hanno già dato esito negativo.

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Il governo ha posto la fiducia sul decreto legge Salva-imprese

La Lega all'attacco: «Questo decreto è la Caporetto del governo giallorosso: rischiano di far chiudere Ilva, non risolvono la vertenza Whirlpool, non hanno accolto le esigenze dei rider, non hanno dato risposte ai cittadini colpiti dal sisma».

Il governo ha deciso di porre la fiducia sul maxi emendamento al contestato decreto salva imprese. Il voto è fissato alle 14.30 del 23 ottobre. L’annuncio è arrivato dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Il testo dell’emendamento corrisponde a quello approvato dalle Commissioni di merito, compresa la cancellazione dell’immunità sull’Ilva. La Conferenza dei capigruppo ha quindi deciso i tempi della discussione e del voto sulla questione di fiducia. La chiama nominale dei senatori per la fiducia posta dal governo sul decreto salva imprese inizierà alle 14.30. Mentre le dichiarazioni di voto dei gruppi sono fissate dalle 13.10 dopo la discussione generale sul testo. Intanto la commissione Bilancio deve verificare la copertura finanziaria delle misure.

LA LEGA: «DA ILVA A WHIRLPOOL, È LA CAPORETTO DEL GOVERNO»

Fortemente critica l’opposizione: «Questo decreto è la Caporetto del governo giallorosso: rischiano di far chiudere Ilva, non risolvono la vertenza Whirlpool, non hanno accolto le esigenze dei rider, non hanno dato risposte ai cittadini colpiti dal sisma», ha attaccato il capogruppo della Lega a Palazzo Madama Massimiliano Romeo. Che ha aggiunto: «Alzino bandiera bianca e lascino che gli italiani votino un governo in grado di risolvere i loro problemi. Siamo in un pericoloso paradosso con il Paese nelle mani di Conte che è contro Di Maio che è contro il Pd che è contro Renzi. Non riescono a trovare un accordo politico su nulla e sono addirittura arrivati a inserire nel decreto due norme senza avere la copertura finanziaria: un errore da principianti che blocca il provvedimento facendo rinviare la fiducia in continuazione. Tenere il Paese bloccato è inaccettabile, farlo per paura del voto è criminale».

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