L’azienda danneggiata dal sisma si converte: produrrà un milione di mascherine

La società biomed Tecnoline si reinventa per affrontare l'emergenza coronavirus. Pronta la realizzazione di nuovi dispositivi di sicurezza individuale entro un mese.

L’emergenza coronavirus è stata talmente improvvisa che ha richiesto misure straordinarie a tempi di record. Non solo a livello istituzionale ma anche tra le imprese. È il caso di Tecnoline, azienda biomed della provincia di Modena messa in ginocchio dal terremoto dell’Emilia del 2012, che in pochissimi giorni ha convertito parte della sua produzione per realizzare un milione di mascherine, uno dei dispositivi di sicurezza individuale più richiesti.

DAL “BIOMED” ALLE MASCHERINE

L’azienda, però, non è specializzata in questo. Il core business è la realizzazione di sacche per la dialisi e di dispositivi intra e post-operatori per la raccolta del sangue e il trattamento con l’ozono. Ma, con l’emergenza, parte della produzione è stata convertita a tempo di record per fronteggiare la pandemia. E, dal 13 marzo, ha avviato la produzione del nuovo dispositivo. «Si tratta, in questo momento, di mascherine chirurgiche, già registrate con marchio Ce, ma», ha precisato Stefano Foschieri, amministratore delegato della società, «stiamo attendendo la conferma della registrazione come mascherine Ffp2. Ci auguriamo di avere una risposta positiva a breve».

RICHIESTE PER 500 MILA PEZZI

Le richieste arrivano da enti pubblici e aziende private. Il massimo della produzione verrà raggiunto fra il 24 e il 27 marzo, quando si arriverà all’obiettivo di 40mila mascherine al giorno. Sono già arrivate richieste per 500 mila pezzi, ma l’azienda punta a produrne 1 milione in un mese.

IL CROLLO E LA RINASCITA

Tecnoline è anche l’azienda produttrice delle parti in plastica delle barelle per biocontenimento, ora utilizzate per il trasporto dei malati da Coronavirus. Fra l’altro, è stata una delle aziende più colpite dal terremoto in Emilia del 20 e 29 maggio 2012 che provocò il crollo di una delle unità operative. «Ci siamo rimessi in piedi», ha detto ancora Foschieri, «e nonostante le difficoltà, non abbiamo mai smesso di puntare all’innovazione».

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