Perché i coraggiosi tassi negativi di Unicredit sono un assist alla Bce

La scelta sui conti correnti sopra i 100 mila euro incentiva a investire. Proprio come voleva Draghi. Così le banche potranno far giungere la politica monetaria di Francoforte fino a valle.

Una delle scene più iconiche del film Non è un paese per vecchi vede l’anti-eroe Anton Chigurh (interpretato da Javier Bardem) filosofeggiare su una moneta.

  • Qual è la cosa più grossa che hai perso a testa o croce?
  • Non lo so… non saprei dire…
  • Puoi vincere tutto, scegli.
  • D’accordo… testa, allora.
  • Ben fatto. Non la mettere in tasca amico. Non la mettere in tasca, è il tuo portafortuna.
  • Dove vuole che la metto?
  • Dove ti pare, ma non in tasca. Si mescolerebbe con le altre e diventerebbe una moneta qualunque. E di fatto lo è.

UNA SCELTA CORAGGIOSA, CONTESTATA MA GIUSTA

Dopo l’annuncio di Jean Pierre Mustier, la scelta di introdurre tassi negativi sui conti correnti di Unicredit è diventata realtà. Operativa dal 2020. Una decisione storica. Metti la moneta dove ti pare, ma non in banca? Non proprio. È una scelta coraggiosa, contestata dai sindacati, e per diversi aspetti una scelta giusta. Innanzitutto l’iniziativa vedrà Unicredit applicare un tasso negativo ai soli depositi eccedenti 100 mila euro, dunque non esattamente una novità che riguarda tutti.

VECCHIO STRUMENTO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Come siamo giunti a questa situazione? La Banca centrale europea (Bce) ha introdotto ormai da tempo i tassi negativi come strumento di politica monetaria. La ragione che l’ha spinta in questa direzione è l’intenzione di stimolare gli attori economici a impiegare la liquidità, investendola, riattivando il ciclo economico e possibilmente rivitalizzando un po’ l’inflazione che – stretta tra le spinte deflazioniste di sviluppo tecnologico e internazionalizzazione dei mercati – mostra i segni della fatica.

bce pil eurozona quantitative easing
La sede della Banca centrale europea a Francoforte.

MA GLI OBIETTIVI DI RIPARTENZA SONO LONTANI

Molti lamentano che le iniziative della Bce non hanno raggiunto i loro obiettivi: l’inflazione è addirittura inferiore a quando sono iniziate le cure da cavallo a colpi di stimoli monetari, e la ripartenza del ciclo è talmente lontana che persino in Germania spirano gelidi venti di recessione.

STIMOLI MONETARI CHE AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

Inoltre ogni medaglia ha due facce. Gli stimoli monetari hanno dei costi: avendo effetto solo sui mercati finanziari fanno rivalutare gli asset di investimento, rendendo più ricchi coloro che sono ricchi, gettando benzina sul fuoco delle disuguaglianze. Inoltre l’appiattimento dei tassi dal breve al lungo termine mette in grave difficoltà le banche.

TENERE I RISPARMI SUI CONTI CORRENTI CONVENIVA

Man mano che i tassi fissati dalla Bce si fanno più negativi, e con loro scendono i rendimenti dei titoli di Stato (ormai persino i titoli greci offrono rendimenti negativi…) e sempre più grande diventa l’incentivo per tutti a tenere i propri risparmi sui conti correnti: il tasso 0% è evidentemente più elevato di -0,5%.

LO 0% È UN RENDIMENTO FUORI MERCATO

Questo significa che ai depositi in conto corrente viene offerto, con lo 0%, un rendimento fuori mercato, sussidiato dai (già affannati) bilanci delle banche, sul cui groppone va il costo di questa situazione. Per ridurre certi impatti, Mario Draghi ha di recente introdotto il tiering e altre facilitazioni per le banche. In pratica è come se fosse un medico che inietta uno psicostimolante e un calmante nello stesso momento. Quella di tenere i soldi sul conto corrente, sempre più spesso, sta diventando una scelta di investimento. Da qui l’idea di Mustier, divenuta presto una realtà: trasferire i tassi negativi anche ai conti correnti, per i saldi al di sopra di 100 mila euro.

COSÌ SI RESTITUISCE LA GUIDA A FRANCOFORTE

L’obiettivo, chiaro, è di generare quell’incentivo a investire che la Bce voleva generare, ma che per effetto del meccanismo perverso in cui siamo finiti, non ottiene. È una iniziativa scioccante, vedremo se e quali altre banche seguiranno l’esempio, ma è anche una iniziativa necessaria a restituire alla Bce la guida della politica monetaria. Da quando a Francoforte hanno deciso di entrare nella sperimentale zona dei tassi negativi le banche hanno impedito alla politica monetaria di giungere fino a valle: continuando a garantire il tasso 0% sui depositi in conto corrente le iniziative della Banca centrale europea si concretizzano solo nell’ambito dei mercati finanziari.

LA BCE DA SOLA NON PUÒ RISOLVERE TUTTI I PROBLEMI

Può darsi che la decisione di Unicredit e di chi vorrà seguirne l’esempio arrivi a far cambiare idea ai cosiddetti soluzionisti monetari, ossia quelli che pensano che la Bce sia in grado di risolvere ogni problema economico. Chi lo dice trascura gli effetti delle controindicazioni che ogni iniziativa contiene: magari iniziando a toccare con mano almeno una parte di queste arriveremo collettivamente a giudizi più lucidi.

L’unica vera moneta in questo mondo in bancarotta è ciò che si condivide con gli altri quando si è in difficoltà


Philip Seymour Hoffman

Per stare nell’ambito delle citazioni cinematografiche, “L’unica vera moneta in questo mondo in bancarotta è ciò che si condivide con gli altri quando si è in difficoltà”, citando il compianto Philip Seymour Hoffman.

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Imprigionati nel meccanismo perverso dei tassi negativi

Questa tendenza è sconcertante e traduce in numeri il fatto che le aspettative sul futuro sono cupe, se non nere. Ma così la capacità del mercato di premiare le idee buone e punire le idee che non funzionano viene castrata. E addio crescita.

San Lorenzo venne arrostito vivo sulla graticola, ed è oggi patrono dei comici perché la leggenda narra che durante il supplizio ebbe a dire: «Da questa parte son cotto, giratemi e assaggiate». Davvero niente male. Ovviamente è alquanto improbabile che un essere umano possa avere un’indifferenza al dolore tale da mantenere un sarcasmo brillante nel mezzo di un supplizio. La leggenda ce lo riporta così perché in quell’epoca il martirio era esaltato come la via che consentiva di giungere alla luce eterna. Gli esempi sono innumerevoli: San Giorgio venne torturato a morte più volte, perché Dio più volte lo resuscitò, San Sebastiano trafitto dalle frecce, San Bartolomeo scorticato, Santa Giovanna d’Arco arsa viva o sant’Agata mutilata dei seni… in fondo la stessa crocefissione di Gesù rappresenta – nel cristianesimo – la buona novella, necessaria per l’evento più meraviglioso della storia: la resurrezione del messia. Celebriamo la Pasqua perché la morte per supplizio è un orrore terreno (di poco conto) che apre le porte alla luce eterna.

I TASSI DI INTERESSE NON SONO ALTRO CHE SACRIFICI E RICOMPENSE

Il sacrificio generava grande rispetto per il coraggio dei martiri, orgoglio dei parenti nella loro sofferenza (ancora oggi ci sono madri orgogliose di figli che si sacrificano in atti suicidi spinti dalla fede). Più prosaicamente, nella vita di tutti i giorni, sacrifici e ricompense si sono per secoli concretizzati con i tassi di interesse: rinunciare all’utilizzo di un capitale rischiando di prestarlo a qualcuno genera un ritorno sotto forma di interessi. Un meccanismo di semplice comprensione che chiunque è in grado di capire e che sta alla base della crescita economica: non mangio la gallina oggi e domani avrò un uovo, oltre alla gallina.

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LA RICETTA DELLA CRESCITA: BUONE IDEE E CAPITALI

Per generare innovazione servono buone idee e capitali: il massimo processo di crescita di una civiltà si ottiene quindi facilitando la nascita di buone idee (istruzione più distribuita possibile) nel maggior numero di teste possibili, e disponibilità di denaro (accesso al credito) al maggior numero possibile di soggetti. Il livello dei tassi di interesse determina la selezione delle idee: l’attività (lavoro) che deriva da una nuova idea deve essere profittevole se è davvero buona, e deve esserlo abbastanza da superare il tasso di interesse che è accessibile per remunerare il capitale. È così che si scoprono, e si scartano, le idee che sembravano buone ma poi, nei fatti, non lo sono abbastanza. Le idee buone restano, quelle che si dimostrano poco efficaci no, e la società migliora, evolve, disponendo di nuove possibilità su cui elaborare nuove idee da passare al vaglio del mercato.

A CHI FANNO GOLA I TITOLI A RENDIMENTO NEGATIVO?

Oggi però viviamo in un mondo che ha regole incomprensibili a molti: un mondo a tassi di interesse negativi. Se non mangio la gallina oggi, domani la troverò senza un’ala. Una faccenda che, quando uno si ferma un attimo a pensarci, lascia una sensazione di sconcerto, oltre al fatto che esprime in numeri (e i numeri, si sa, non sono opinioni) il fatto che le aspettative sul futuro non sono più positive (per quanto faticosamente), ma che ormai sono negative. E andarsela a prendere coi 16enni che l’hanno percepito ha poco senso. Se si esce dal confine dell’economia per entrare nel regno della finanza, si arriva presto alla domanda: ma chi compra titoli che hanno un rendimento negativo?

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IL MERCATO DEI TITOLI DI STATO SI STA POPOLANDO DI SPECULATORI

La risposta, qualche tempo fa, quando a rendimento negativo c’erano solo i Bund tedeschi, sarebbe stata semplice: li compra un investitore che teme la frattura dell’area euro. Oggi la risposta non è molto più complessa. Chi compra un titolo che rende -0,2%? Qualcuno che pensa che il rendimento scenderà a -0,4%. Già, perché ogni volta che i rendimenti scendono, il valore dei titoli “vecchi”, che offrono rendimenti più alti, si rivaluta. In altre parole il mercato degli strumenti di risparmio per eccellenza (i titoli di Stato) si sta popolando di speculatori, soggetti che comprano solo per poi rivendere con un profitto. E per non scontentare le loro aspettative, i rendimenti – taglio dopo taglio – sono scesi fino a zero e oltre. Persino negli Usa il presidente Donald Trump da una parte non fa che ripetere: «La nostra economia registra numeri migliori di qualunque altra nel mondo», e dall’altra chiede alla Federal Reserve di portare i tassi a zero (i tassi si riducono per dare impulso a una economia in crisi).

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A RISCHIO I FONDI PENSIONE

Nel mezzo di questo meccansimo perverso, da cui è sempre più difficile svincolarsi, rischiano di restare impigliati i fondi pensione, che accumulano titoli di Stato per poter ottemperare alla garanzia di capitale che offrono ai loro sottoscrittori. L’estensione continua della frontiera dei rendimenti negativi finisce per contagiare i portafogli di questi fondi che fra qualche tempo si vedranno costretti a ideare qualcosa per non dover dichiarare la loro incapacità a rispettare gli impegni coi loro sottoscrittori. Di certo, al momento, la capacità del mercato di premiare le idee buone e punire le idee che non funzionano è stata castrata. Una situazione che non farebbe ridere nemmeno quel burlone di San Lorenzo.

*dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario

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La Fed taglia ancora i tassi di interesse ma a Trump non basta

Decurtazione di un quarto di punto. Per la seconda volta dalla crisi del 2008. Costo del denaro tra l'1,75% e il 2%. The Donald lo voleva a zero: «Niente coraggio né visione».

Dopo l’intervento della Bce di una settimana prima, è toccato alla Federal reserve (Fed), la Banca centrale americana, che il 18 settembre 2019 ha deciso di tagliare i tassi di interesse per la seconda volta dalla grande crisi del 2008, dopo il precedente del mese di luglio. Il costo del denaro è sceso così di un altro quarto di punto, in una forchetta tra l’1,75 e il 2%.

VERTICI DELLA BANCA DIVISI SULLA DECISIONE

La decisione è stata presa con sette voti favorevoli e tre contrari, una testimonianza delle divisioni ai vertici. Il taglio è stato motivato da una serie di incertezze tra cui un indebolimento degli investimenti privati e delle esportazioni.

ULTERIORE TAGLIO ATTESO ENTRO FINE 2019

Un’ulteriore decurtazione è attesa entro la fine del 2019 per contrastare un aumento dei rischi per l’economia: è quanto emerso dal comunicato finale della riunione.

LA BORSA AMERICANA NON GRADISCE…

Le Borse non hanno reagito bene: Wall Street ha subito accentuato il calo, col Dow Jones che ha ceduto lo 0,50%, il Nasdaq lo 0,84% e l’indice S&P500 lo 0,58%.

… IL PRESIDENTE TRUMP NEPPURE

Donald Trump l’ha presa ancora peggio. E su Twitter ha scritto: «Jay Powell (il presidente della Fed, ndr) e la Federal reserve hanno fallito di nuovo. Niente coraggio, nessun senso, nessuna visione!». Il presidente degli Usa quindi ha definito Powell «un terribile comunicatore». Nelle precedenti settimane Trump aveva chiesto un taglio ben più consistente per portare il costo del denaro vicino o sotto lo zero.

POWELL: «MAI TASSI NEGATIVI»

Powell ha spiegato così la mossa: «L’economia Usa continua ad andare bene, ma assistiamo a un rallentamento globale anche del commercio, con incertezze legate anche all’aumento dei dazi». Il n.1 della Bce ha sottolineato come l’economia americana si espanderà a ritmo moderato con un mercato del lavoro che resterà forte. Poi la replica diretta all’inquilino della Casa bianca: «Non credo che la Fed ricorrerà mai a tassi di interesse negativi, anche in tempi di crisi».

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