Chi è Paolo Orrigoni, l’imprenditore ai domiciliari per le tangenti in Lombardia

Ha ereditato la catena di supermercati Tigros, con più di 60 punti vendita e quasi 2 mila dipendenti. Si era candidato sindaco a Varese per il centrodestra al posto dell'uscente Attilio Fontana. Adesso è accusato di corruzione.

Il presunto “burattinaio” delle tangenti in Lombardia, l’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, gli consigliava di muoversi «perché questi mi hanno detto che ti vogliono cambiare il progetto giù a Milano». Paolo Orrigoni, proprietario dei supermercati Tigros – 700 milioni di euro di fatturato, più di 60 punti vendita tra Lombardia e Piemonte e quasi 2 mila dipendenti – è finito ai domiciliari insieme all’ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi.

CANDIDATO SINDACO A VARESE NEL 2016

Orrigoni era il candidato sindaco del centrodestra alle ultime elezioni comunali di Varese, sostenuto da liste civiche ma anche da Forza Italia, Fratelli d’Italia e soprattutto dalla Lega, che lo voleva al posto dell’uscente Attilio Fontana, diretto alla Regione Lombardia. Ha perso per un soffio al ballottaggio con il candidato del Pd, Davide Galimberti, che ha riportato il centrosinistra al timone di Varese dopo più di 20 anni, e adesso siede in consiglio comunale come capogruppo di una delle civiche che lo hanno sostenuto.

DI COSA È ACCUSATO

Orrigoni, 42 anni, laureato in Giurisprudenza, ha ereditato i supermercati Tigros dal padre Luigi ed è accusato di corruzione. Insieme a un altro imprenditore che lo ha tirato in ballo, Enrico Tonetti, avrebbe versato un anticipo di 50 mila euro per ottenere la variante di destinazione d’uso di un terreno a Gallarate su cui aprire un nuovo supermercato. La somma, secondo gli inquirenti, sarebbe stata fatta passare per un incarico di consulenza affidato a uno studio di ingegneristica. Il denaro era destinato a chi aveva indicato loro di rivolgersi proprio a quello studio, ovvero ad Alberto Bilardo, coordinatore di Forza Italia a Gallarate e consigliere di amministrazione di Accam, consorzio che gestisce la raccolta dei rifiuti in 27 Comuni lombardi. Bilardo è considerato una delle figure “fedeli” a Caianiello.

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Tangenti in Lombardia, arrestata Lara Comi

L'ex eurodeputata di Forza Italia è coinvolta nell'inchiesta "Mensa dei Poveri". In carcere Giuseppe Zingale, direttore generale di Afol-Città metropolitana.

La Guardia di Finanza di Milano ha arrestato l’ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi, l’amministratore delegato dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni e il direttore generale di Afol-Città metropolitana Giuseppe Zingale. I primi due si trovano ai domiciliari, il secondo è stato portato in carcere.

L’operazione rientra in un filone dell’inchiesta ‘Mensa dei Poveri’ sulle tangenti in Lombardia. L’ordinanza è stata firmata dal gip Raffaella Mascarino su richiesta dei pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri.

Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e truffa.

QUELLE CONSULENZE SOSPETTE

I pm di Milano, nell’ambito dell’inchiesta dell’Antimafia sulle mazzette negli appalti pubblici, hanno indagato anche su contratti di consulenza per un valore di 38 mila euro ottenuti dalla Premium Consulting Srl, «società riconducibile a Lara Comi», coordinatrice provinciale di Forza Italia a Varese. Tali contratti di consulenza, secondo l’ipotesi degli inquirenti, sarebbero stati ottenuti attraverso Gioacchino Caianiello, ex coordinatore di Forza Italia nel capoluogo lombardo, ritenuto al centro del presunto sistema corruttivo scoperto dagli investigatori. Il committente delle consulenze finite sotto la lente dei magistrati è l’ente Afol-Città metropolitana.

CAIANIELLO FIGURA-CHIAVE DEL PRESUNTO SISTEMA CORRUTTIVO

A Caianiello, secondo l’accusa, avrebbero fatto capo senza alcun incarico ufficiale «le nomine delle principali società pubbliche della provincia» di Varese, come «raccolta rifiuti e servizio idrico integrato», facendo di lui l’«amministratore di fatto di Accam, Prealpi servizi e Alfa Srl». Anche le consulenze alla società di Lara Comi sarebbero indicative di come Caianiello fosse riuscito, «grazie alla collaborazione di alcuni suoi uomini di stretta fiducia» come il direttore generale di Afol Giuseppe Zingale, «a estendere la sua influenza politica e parallelamente quella criminale ben oltre i confini della provincia di Varese».

LA CONTROPARTITA PER L’AFFIDAMENTO DEGLI INCARICHI

I 38 mila euro di consulenze, inoltre, rappresenterebbero solo una cifra «preliminare» al «conferimento di un più ampio incarico» del valore complessivo di 80 mila euro, che avrebbe avuto come contropartita «la promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi» a Caianiello e Zingale.

GLI ALTRI DUE EPISODI CONTESTATI A LARA COMI

Ma Lara Comi deve rispondere anche di altre due vicende. È infatti accusata di aver ricevuto un finanziamento illecito da 31 mila euro dall’industriale bresciano Marco Bonometti, titolare della Omr e presidente di Confindustria Lombardia. Il versamento sarebbe stato effettuato in vista delle ultime elezioni europee, per una consulenza basata su una tesi di laurea liberamente scaricabile in Rete dal titolo “Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè”.

Nel terzo episodio (truffa aggravata al parlamento europeo) è coinvolto anche il giornalista Andrea Aliverti, che collaborava con Comi come addetto stampa con compenso di mille euro al mese, rimborsati dall’Europarlamento. Interrogato dai pm, Aliverti ha dichiarato di aver ricevuto un aumento a 3 mila euro, con l’obbligo di restituirne 2 mila a Forza Italia per pagare le spese della sede che Comi non pagava.

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