Conte spinge per l’ingresso dello Stato nell’Ilva

Il premier: «Prevediamo anche la partecipazione di una società pubblica per rendere il piano industriale più sostenibile».

Il premier Giuseppe Conte crede nell’ingresso dello Stato per evitare il drastico ridimensionamento dell’Ilva di Taranto, dopo che ArcelorMittal ha presentato un piano industriale con la richiesta di 4.700 esuberi entro il 2023 per tenersi gli impianti italiani.

Conte, a margine di un convegno organizzato da Eni, ha detto che nella trattativa con la multinazionale franco-indiana «il governo prevede anche la partecipazione di una società pubblica», per rendere «il piano industriale più sostenibile».

Il premier ha ripercorso così le ultime tappe della vicenda: «Il signor MIttal è venuto a Palazzo Chigi, nel primo incontro c’è stata un’interruzione del dialogo perché le posizioni dell’azienda erano inaccettabili. Nel secondo incontro lui stesso ha dichiarato che c’è stato un ottimo dialogo con il governo per l’avvio di un negoziato». Ma i 4.700 esuberi «sono già stati respinti e stiamo facendo delle controproposte».

Alla vigilia dello sciopero proclamato dai sindacati per il 10 dicembre a Roma, anche il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha fatto cenno al possibile intervento pubblico, affermando che «lo Stato entra attraverso il ministero dell’Economia». Quanto agli esuberi, Patuanelli ha detto che «lavoriamo perché siano il minor numero possibile, ma anche per dare altre opportunità occupazionali attraverso Fincantieri e Snam». Tra le ipotesi al vaglio un fondo da 50 milioni e incentivi rafforzati, con sgravi che arriverebbero al 100% per tre anni, per chi assume lavoratori in esubero dell’acciaieria.

Intanto è arrivato il parere favorevole dei pm di Taranto alla richiesta di proroga presentata dai commissari sull’uso dell’altoforno 2, sequestrato e dissequestrato più volte nell’inchiesta sulla morte dell’operaio Alessandro Morricella.

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