Sparatoria nel centro di Washington: almeno un morto

Una persona ha perso la vita e cinque sono state ferite in uno scontro a fuoco a Columbia Heights, vicino alla Casa Bianca.

È di un morto e cinque feriti il bilancio della sparatoria a Columbia Heights, nella parte nordoccidentale di Washington, non lontano dalla Casa Bianca. Non si sa ancora chi abbia sparato e perché.

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La Marina militare Usa ha ammesso l’esistenza di Ufo

In un video del 2004 e in due del 2015 sono stati filmati oggetti volanti non identificati. Ma questo non vuol dire che siano alieni. Anzi.

Le autorità militari statunitensi hanno ammesso per la prima volta l’esistenza di Ufo. Lo ha riferito l’emittente americana Cnn, precisando che tre «fenomeni aerei non identificati» risalgono al 2004 e al 2015 e sono stati resi pubblici soltanto nel 2018 dal New York Times e da To The Stars Academy of Arts & Sciences, gruppo dedicato alla ricerca sugli Ufo e la vita extraterrestre co-fondato dal cantante dei Blink 182 Tom DeLonge.

NESSUN RIFERIMENTO AGLI ALIENI

Attenzione: non si parla in nessun caso di alieni. I velivoli a cui viene applicata la sigla Ufo, traducibile in italiano come “oggetto volante non identificato“, identificano solamente quei fenomeni a cui la Marina americana non riesce a dare una spiegazione. In parole povere, non sa ancora cosa siano. Ma questo non significa che arrivino dallo spazio. I video sono stati resi pubblici soltanto ora a causa di una modifica nelle linee guida della Marina, che ha incentivato il suo personale a segnalare ogni oggetto volante che non riuscisse a identificare chiaramente, al contrario di quanto accadeva in passato. Il portavoce della Us Navy Joe Gradisher ha aggiunto: «Ci sono incursioni frequenti nei nostri campi di addestramento e rappresentano un pericolo per la sicurezza in volo dei nostri aviatori e per le nostre operazioni»

UN VIDEO È DEL 2004, GLI ALTRI DUE DEL 2015

Il primo video, chiamato Flir1, è stato girato nel 2004 da una telecamera posizionata su un cacciabombardiere FA/18 durante un’esercitazione. Il comandante David Fravor aveva parlato a una tivù locale del fenomeno come «qualcosa che non appartiene a questo mondo», senza però dare corpo alla sua sensazione con dati oggettivi. Gli altri due video, Gimbal e Gofast, sono stati girati nel 2015 in un’area vicina a un centro militare dell’esercito per il pattugliamento aereo e marino. Resta quindi il sospetto che si trattasse di un velivolo sperimentale, anche perché sarebbe molto difficile che un eventuale Ufo potesse volare indisturbato all’interno di uno degli spazi aerei più sorvegliati al mondo. È già successo, inoltre, che velivoli scambiati per uso fossero in realtà dei prototipi militari.

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India e New York vietano le e-cig dopo i casi di morte

Negli Stati Uniti 450 ricoveri e 7 morti per malattie legate alla sigaretta elettronica. In Italia? Le regole sono severe e i veri rischi si corrono con il fai da te. Il punto sullo "svapo".

L’India, secondo Paese al mondo per numero di fumatori, ha deciso di adottare la linea dura contro la sigaretta elettronica: vietato produrre, importare, esportare e distribuire e-cig. E tra le pene per chi viola la legge sono previsti fino a tre anni di reclusione. Anche lo stato di New York è passato alla tolleranza zero, diventando il secondo negli Stati Uniti – dopo il Michigan – a mettere al bando le sigarette elettroniche, con l’eccezione di quelle al mentolo o al tabacco.

MARYLAND E WASHINGTON PRONTI ALLA STRETTA. E TRUMP?

La ministra delle Finanze indiana Nirmala Sitharaman ha spiegato: «La decisione del governo indiano è stata presa tenendo a mente l’impatto che le sigarette elettroniche hanno sui giovani oggi». Il bando non interessa i prodotti da tabacco tradizionale, ma non è ancora chiaro se il divieto riguarderà anche l’utilizzo di apparecchiature per lo “svapo“. Negli Stati Uniti, invece, diventa sempre più forte la richiesta di provvedimenti da parte dell’amministrazione guidata da Donald Trump. I numeri parlano di sette morti e almeno 450 casi di malattia polmonare legata allo “svapo” di sostanze aromatizzate. L’ultima vittima è stato un 40enne della California morto il 17 settembre 2019 per un’insufficienza polmonare legata all’uso di e-cig. Anche il Maryland e il District of Columbia, dove si trova la capitale federale Washington, stanno valutando misure per frenare la diffusione delle sigarette elettroniche, in particolare tra i giovani, come una prescrizione medica per l’acquisto di prodotti da fumo non tradizionali.

IN ITALIA NORME RIGIDE: EVITARE A TUTTI I COSTI IL FAI DA TE

Ci sono rischi di una stretta sulle sigarette elettroniche anche in Italia? Lo aveva escluso ad agosto 2019 Umberto Roccatti, presidente di Anafe, l’Associazione nazionale produttori fumo elettronico aderente a Confindustria: «Nel nostro Paese le regole sono rigide e ogni prodotto immesso sul mercato è sottoposto ad analisi estremamente approfondite. Ma soprattutto, il consumatore finale è sempre ben informato sui rischi del fai da te, pratica pericolosa che scoraggiamo con forza. Per questo motivo, ribadiamo l’importanza per i consumatori di rivolgersi solo ai punti vendita autorizzati dove è possibile acquistare prodotti sicuri e certificati». E instillare dubbi, secondo Roccatti, non voleva dire criminalizzare una pratica che era del 95% meno dannosa delle sigarette tradizionali: «Di tabagismo muoiono circa 8 milioni di persone al mondo ogni anno ed è questo il vero allarme di cui si parla sempre troppo poco».

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Trump e Rohani hanno negato l’incontro all’Onu

Un portavoce di Teheran: «Non parleranno a New York». The Donald ha smentito un faccia a faccia «senza alcuna condizione». Ma l'aveva annunciato il suo segretario di Sato Pompeo.

Nessun incontro, almeno per ora. Il presidente iraniano Hassan Rohani non ha «in programma» un faccia a faccia con il suo omologo americano Donald Trump a margine dell’Assemblea generale dell’Onu l’ultima settimana di settembre a New York. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, spiegando di non ritenere «che questo tipo di incontro avrà luogo a New York».

«LE DICHIARAZIONI DI TRUMP DURANO MENO DI 24 ORE»

Mousavi, citato dall’Irna, ha spiegato: «Come ha detto il presidente Rohani, l’Iran non vuole colloqui solo per fare una foto, ma eventuali negoziati dovrebbero avere un’agenda in grado di portare risultati tangibili». Il portavoce ha quindi fatto riferimento alle «contraddizioni nelle dichiarazioni di Trump» circa la sua intenzione di incontrare Rohani «senza condizioni», affermando che «questa confusione tra i governanti Usa sull’Iran è stata ricorrente durante la sua presidenza» e che quindi «nessuno può contare sulle dichiarazioni di Trump perché durano meno di 24 ore».

SANZIONI E RESTRIZIONI DI MOVIMENTO IMPOSTE DAGLI USA

Mousavi ha aggiunto che il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha intenzione di accompagnare il presidente iraniano a New York se ci dovessero essere le condizioni necessarie, in riferimento alle sanzioni e alle restrizioni di movimento imposte da Washington al capo della diplomazia di Teheran.

TRUMP CONTRO LE «FAKE NEWS», MA NE AVEVA PARLATO POMPEO…

In precedenza Trump aveva smentito su Twitter di essere pronto a vedere Rohani senza condizioni: «Le fake news stanno dicendo che desidero incontrare l’Iran “senza alcuna condizione”. Questa è una dichiarazione non corretta (come sempre!)», ha scritto il presidente americano. Peccato però che l’abbia dichiarato pochi giorni prima il suo segretario di Stato, Mike Pompeo.

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Perché Donald Trump ha silurato il falco John Bolton

Il presidente Usa ha usato il consigliere per la Sicurezza per alleggerire la pressione del Pentagono e in funzione anti-Iran. Poi, contrario a ogni intervento militare, se ne è liberato visto che il suo unico obiettivo è la riconferma nel 2020.

Il falco dei falchi John Bolton è il terzo consigliere alla Sicurezza nazionale fired, fatto fuori, da Donald Trump dal suo arrivo alla Casa Bianca.

Un colpo di spugna compiuto, come al solito, nell’arco di una notte e con un tweet, per umiliarlo ancora di più. Bolton è durato più degli altri silurati, ma nessuno tra gli osservatori della politica americana avrebbe scommesso sul traguardo della scadenza nel 2020.

Trump ne aveva abbastanza di lui, e da mesi, come già successo a una sfilza di portavoci, collaboratori e segretari della sua Amministrazione. Ma l’insofferenza per Bolton era ancora maggiore, anche se va detto che nessuno più dell’ex consigliere per un certo periodo ha fatto tanto comodo al presidente. Il tycoon aveva chiamato a sé l’ex ambasciatore degli Usa all’Onu che fu tra gli architetti della guerra all’Iraq del 2003, noto lobbista dei suprematisti bianchi e degli ultra-sionisti ebraici, dopo aver cacciato, nell’ordine Michael Flynn, nel 2017, e H.R McMaster, nel 2018.

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L’ex advisor alla Sicurezza nazionale di Donald Trump, John Bolton. GETTY.

BOLTON IL ROTTAMATORE

Del primo – in pieno Russiagate – erano palesi le collusioni con i russi e l’attitudine a farsi assoldare da tutti. Il secondo rappresentava l’establishment del Pentagono, un’eminenza grigia della struttura militare che preme da sempre su ogni presidente americano, e della quale Trump si voleva liberare. Con Bolton le riunioni del National security council alla Casa Bianca si erano diradate: per mesi la politica estera e la difesa venivano decise in discussioni ristrette a Trump e pochi altri ligi aiutanti. Ma c’era sempre più disaccordo, a quanto pare, tra il falco repubblicano e il tycoon. Molto insoddisfatto, per non dire furiboldo, per le previsioni di Bolton poi risultate sistematicamente sbagliate (dal Venezuela, alla Russia, all’Iran), e per i passi falsi mossi di conseguenza. La strategia della «massima pressione» non ha fatto cedere gli ayatollah persiani, né ha rovesciato il regime di Nicolas Maduro a Caracas. E dal Cremlino Vladimir Putin, una volta rotto l’accordo del 1987 sui missili insieme con gli Usa (Inf), si sta armando fino ai denti.

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Donald Trump e Vladimir Putin.

UNO SPAURACCHIO DA USARE

In verità le vedute di Trump e Bolton sono sempre state agli antipodi sulle missioni militari e sulle annesse posizioni con la Russia: il tycoon è per il ritiro, il falco per le guerre contro tutti. I due differivano, nella sostanza, anche sul futuro dell’Iran e sulla Corea del Nord. Coincidevano in compenso su Israele, finché si trattava di Palestina. I metodi durissimi di Bolton però erano l’ideale per allontanare gli strateghi militari della stagione di Barack Obama. Trump lo ha usato anche come spauracchio contro l’Iran: peccato che l’ex consigliere alla Sicurezza nazionale la guerra la volesse davvero, e il tycoon invece voleva tutto l’opposto. Trump ha avuto addirittura l’ardire di organizzare un vertice segreto a Camp David, negli Usa, con i talebani, alla vigilia dell’11 settembre. Solo per poter esibire per l’anniversario, con una megalomania un po’ ingenua, un accordo di pace con chi fiancheggiò o addirittura contribuì (alcuni leader talebani sono ex detenuti di Guantanamo) alle stragi del 2001. Una scena aberrante – non solo per Bolton -, tant’è che alla fine l’incontro è saltato.

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Vladimir Putin accoglie John Bolton al Cremlino nel 2018. GETTY.

L’ANSIA DI UN ACCORDO DEL SECOLO

Ma il canovaccio sarebbe stato lo stesso delle strette di mano tra l’inquilino della Casa Bianca e il dittatore nordcoreano Kim Jong-un, con Bolton spedito nel giugno scorso in missione diplomatica in Mongolia. Mentre il presidente Usa era in cerca di un «accordo storico» da incorniciare, per far colpo alle Presidenziali del 2020. Con questa ambizione Trump ha sfasciato tutte le intese di Obama proprio grazie a Bolton: l’unico disponibile a stracciare l’accordo sul nucleare del 2015 con l’Iran. Per poi scendere a più miti consigli e voler – Iran permettendo – incontrare il presidente Hassan Rohani. In questa estate di «disaccordo su tutto» con il suo top advisor alla Sicurezza, il tycoon ha accelerato per una mediazione con gli iraniani, attraverso il presidente francese Emmanuel Macron. Mentre Bolton, alla vigilia del G7, ha aborrito anche le aperture pubbliche di Trump verso Putin, sulla «Crimea portata via da Obama» e per «tornare a un G8 con la Russia».

SVOLTA, MA CON CHI?

Un negoziato sull’Ucraina con Mosca, complice ancora la moral suasion di un attivissimo Macron, è il piano B di Trump per riuscire a chiudere il suo «accordo del secolo» prima del voto, dovesse fallire anche il tentativo con l’Iran. C’è attesa sul nome, annunciato da Trump per la prossima settimana, del quarto consigliere alla sicurezza nazionale. Fired (anche) Bolton, appena dopo il licenziamento di fine agosto di Madeleine Westerhout, assistente personale del presidente, si prospetta una svolta nella politica estera degli Usa. Trump è deciso a portare via i soldati dall’Iraq e dalla Siria, come promesso in campagna elettorale, trattando anche in questo caso necessariamente con la Russia. E sarebbe pronto ad altre inversioni a U. Ma chi tra gli strateghi militari e dell’intelligence è disposto a farle? Oltreoceano, ai massimi livelli, il tycoon è il solo a chiedere un ritiro immediato dal Medio Oriente: contro il disimpegno tutti, dai democratici ai repubblicani, sono d’accordo con Bolton. La ragione per la quale, dopo Flynn e McMAster, la scelta azzardata di Trump è caduta su di lui.

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11 settembre, perché la Cia ha sottovalutato la minaccia di al Qaeda?

Il fatto che la quasi totalità degli agenti fosse bianca, protestante e anglosassone, spiega un articolo della Bbc, può avere avuto un peso.

La Cia era “troppo wasp” per riuscire a prevenire gli attentati dell’11 settembre? Nel 18esimo anniversario delle stragi del 2001, in cui persero la vita 2996 persone, la Bbc riapre il dibattito sulla presunta sottovalutazione dei segnali di quanto stava per accadere a Ground Zero. E lo fa da un punto di vista particolare.

LA CIA: UOMINI BIANCHI CHE SCELGONO ALTRI UOMINI BIANCHI

Al di là della divisione tra colpevolisti e innocentisti, la Bbc cerca di valutare l’operato della Cia partendo dalle modalità di assunzione degli agenti. Il governo accetta, dopo test impegnativi, un candidato ogni 20 mila. Non ci sono dubbi, quindi, che siano scelte persone preparate. Ma i profili si assomigliano tutti: maschi bianchi anglosassoni e protestanti. Si tratta di un fenomeno molto comune nelle operazioni di recruiting, chiamato omofilia: si tende ad assumere chi pensa (e a spesso appare) allo stesso modo. Una tendenza che ha basi scientifiche: numerose scansioni cerebrali hanno dimostrato che il processo di conferma delle nostre opinioni stimola i centri di piacere del cervello. L’eccessiva omogeneità all’interno del personale della Cia era conosciuta fin dal 1964, quando l’ufficio di statistica interno all’agenzia denunciò l’assenza di donne, neri ed ebrei. L’unica eccezione erano una manciata di cattolici. Fino agli Anni 80 le minoranze sono state ignorate, mantenendo un aperto divieto anche rispetto all’assunzione di omosessuali.

Il quartier generale della Cia a Langley in Virginia.

LA CECITÀ PROSPETTICA: UN ERRORE CHE NESSUNO VEDE

Il difetto di questo sistema, continua l’articolo, è la limitata capacità di reazione di fronte alla complessità di un problema, tecnicamente definita cecità prospettica. E se tutti hanno la stessa mentalità, lo stesso background e ragionano allo stesso modo, se ci fosse un punto debole non sarebbe notato da nessuno. La mancata previsione degli attentati dell’11 settembre 2001 potrebbe essere una conferma di questa teoria.

Osama bin Laden.

BIN LADEN DICHIARÒ GUERRA AGLI USA, MA VENNE SOTTOVALUTATO

Un esempio di cecità prospettica può essere considerato l’inizio della jihad proclamata da Al Qaeda contro il governo americano. Osama Bin Laden dichiarò formalmente guerra agli Stati Uniti nel 1996 con un video girato nelle caverne di Tora Bora, nell’Afghanistan orientale. La Cia non lo prese sul serio: come poteva un barbuto saudita che comunicava dalle grotte essere una minaccia per gli Stati Uniti? Quasi nessuno nel mondo occidentale si accorse che i suoi gesti, il suo modo di vestire e le sue parole richiamavano l’immagine del profeta Maometto, ben presente a milioni di musulmani in tutto il mondo ma praticamente sconosciuta all’Occidente. Se un musulmano fosse stato in forze alla Cia magari sarebbe rabbrividito di fronte a quelle dichiarazioni e la macchina della sicurezza americana, forse, avrebbe potuto lavorare con più efficienza.

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Trump ha chiesto di dimettersi al consigliere per la sicurezza John Bolton

«Non ero molto d'accordo con molti dei suoi suggerimenti, così come altri nell'amministrazione»., ha scritto il capo di Stato Usa. La nomina del successore la prossima settimana.

Con due tweet il presidente Usa Donald Trump ha annunciato al mondo di aver licenziato il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Ieri sera, ha scritto il capo di stato statunitense, «ho informato John Bolton che i suoi servizi non sono più necessari alla Casa Bianca. Non ero molto d’accordo con molti dei suoi suggerimenti, così come altri nell’amministrazione, e quindi … Ho chiesto a John le sue dimissioni, che mi sono state date stamattina. Ringrazio molto John per il suo servizio. La prossima settimana nominerò un nuovo consigliere per la sicurezza nazionale».

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