Il Domani si racconterà a Linea D’Ombra

di Monica De Santis

Dal 23 fino al prossimo 30 ottobre torna a Salerno Linea d’Ombra Festival 2021. Il programma della kermesse ideata e fondata da Peppe D’Antonio, giunta alla sua XXVI edizione, è stato presentato ieri mattina a palazzo di città alla presenza del direttore artistico Boris Sollazzo. “Questa è la rinascita e la ripresa dopo i mesi bui della pandemia. – spiega Peppe D’Antonio – Linea d’Ombra è la prima grande iniziativa che si terrà a Salerno dopo la riapertura e con una presenza al 100% in sala. Sarà dunque anche una prova mentale, di superamento di tutto quello che abbiamo vissuto. Quello che aspetta la nostra giuria di giovani sono 115 tra film, documentari, cortometraggi, animazione. Un panorama molto ampio, che vedrà poi anche una serie di incontri sul tema che abbiamo scelto per questa edizione ovvero, Domani. L’idea è chiedersi cosa ci si aspetta da adesso in poi ,nel cinema, nella società, nella comunicazione, nel rapporto tra le generazioni. Questa generazione Z nativa digitale dovrà fare i conti con un’ulteriore transizione, con un’ulteriore cambiamento che è stato determinato dal covid. Devo anche aggiungere che a lavorare a questo Festival c’erano 43 professionisti di altissimo livello che hanno operato una preselezione su circa 2000 film da tutto il mondo. Sono film che si vanno a vedere al cinema, non sono film solo da festival. - conclude D’Antonio – Inoltre pure essendo tornati in presenza, il Festival si potrà vedere anche online attraverso il nostro sito. Sarà una festa, una festa degli occhi e della mente”. Dunque “Domani” è il tema dell’edizione numero 26 di Linea d’Ombra Festival. “È necessario da qui guardare avanti e ricostruire, nel caso di un festival, un tessuto connettivo, quella linea, d’ombra ma ben visibile, tra l’offerta culturale e il pubblico. Dopo quanto successo negli ultimi due anni nel mondo, non si può dare per scontato che quello che si offre sia quello di cui lo spirito collettivo abbia bisogno. Il domani è ignoto e l’unico modo per svelarlo è accettare le sfide”. spiega ancora D’Antonio “Domani sembra incarnare meglio il senso di qualcosa che non è ancora, ma che ci indica anche dove dobbiamo posare lo sguardo una volta lasciateci alle spalle le macerie di un mondo segnato dalla tragedia della pandemia. Da un lato Domani ci costringe a considerare dove siamo ancora, dall’altro indica una prospettiva verso cui muovere per conservare, certo, ma anche per cambiare, se possibile radicalmente. Domani sembra innescare il senso di una rottura con il passato, la voglia di un cambiamento necessario a seppellire un tempo e una storia, un mondo del quale si sono drammaticamente rivelate fragilità, ritardi, ineguaglianze, errori da sanare, se possibile. Il giorno che verrà ci chiama a un impegno, appunto perché è prossimo e irreversibile, come tutti i cambiamenti che non solo la post-pandemia richiede. Domani sembra ci impegna tutti a uno sguardo più consapevole sul futuro che immancabilmente arriverà”. Nel corso del XXVI Linea d’Ombra Festival saranno proiettate 94 opere in concorso selezionate tra le oltre 1500 iscritte da 77 paesi. Tra i film in concorso, 34 sono diretti da registe donne. 5: i film del concorso Passaggi d’Europa, provenienti da altrettanti paesi 18: i film selezionati per il concorso LineaDoc, provenienti da 15 nazioni 27: i cortometraggi selezionati per il concorso CortEuropa, provenienti da 14 nazioni 24: le opere scelte per il concorso VedoAnimato, provenienti da 13 nazioni 19: i video in concorso per VedoVerticale, provenienti da 13 nazioni. 4: le giurie del festival Il festival di quest’anno è dedicato a Patrick Zaki I Talk e gli incontri saranno tutti in presenza finalmente, ma anche disponibili in streaming, perché quella che è stata una tecnologia necessaria oggi si può trasformare in uno strumento utile per arricchire l’esperienza del pubblico di un festival. Si partirà così il 23 ottobre con Niccolò Ammaniti. Lo scrittore e anche regista, parlerà con Boris Sollazzo della sua carriera tra romanzi, cinema e televisione. Altro gradito ospite del festival Roberto Andò. Lo scrittore, sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale, condividerà le proprie esperienze direttamente con la platea il 24 ottobre, raccontando anche la genesi del nuovo film, tratto dal suo omonimo romanzo Il bambino nascosto. Il giorno dopo, 25 ottobre, sarà la volta di Valeria Golino, attrice e regista dalla carriera straordinaria, nazionale e internazionale, come dimostra anche la sua recente partecipazione a The Morning Show, la serie Appletv+ in cui si confronta con Jennifer Aniston e la vincitrice del premio Oscar Reese Witherspoon. Valeria Golino vinse una Coppa Volpi a Venezia a vent’anni diretta da Citto Maselli. Un club ancora più esclusivo. Mercoledì 27 ottobre si riflette sul cinema italiano e sulla storia d’Italia al cinema con due persone che se ne intendono. Si confronteranno con Giuseppe D’Antonio, coadiuvato dai docenti dell’Università di Salerno Alfonso Amendola, Pasquale Iaccio e Pietro Cavallo, Giovanni De Luna, autore del prezioso saggio Cinema Italia, e Mario Martone, reduce dal successo di Qui rido io, biopic, come si suole dire, di Eduardo Scarpetta, ennesimo tassello del racconto storico che ha caratterizzato gran parte del cinema dell’autore napoletano. Venerdì 29 ottobre sarà ancora Giuseppe D’Antonio a incontrare Diego De Silva e il leader del movimento delle Sardine Mattia Santori per affrontare con loro il tema principale di questa XXVI edizione di Linea d’Ombra: Domani. E subito dopo, in modo diverso, lo farà Boris Sollazzo con i The Jackal, in un incontro che introdurrà la tradizionale maratona notturna di quest’anno dedicata alla fantascienza, che porterà i coraggiosi spettatori a resistere fino all’ultimo film e per una notte intera. Serata di chiusura sabato 30 ottobre dedicata ai premi, ma anche all’anteprima di I nostri fantasmi, film di Alessandro Capitani.

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Penultimo appuntamento per #Sios21Giffoni

di Monica De Santis

“Con orgoglio Giffoni ospita l’unica tappa del Sud Italia del Sios che è il frutto della partnership strategica con StartupItalia” a parlare è Claudio Gubitosi direttore del Giffoni Film Festival che oggi presenterà la penultima tappa #SIOS21Giffoni che tratterà diversi temi, tutti come sempre di grandissima attualità. Si andrà dalla sostenibilità delle aziende al professore che combatte omofobia e razzismo su TikTok, dal lavoro del futuro al futuro delle imprese nel Sud Italia. Il format di eventi è promosso da StartupItalia, e coprodotto da Giffoni e dal suo Dipartimento Innovazione. “È la conferma di una nostra precisa intenzione, quella di evolverci sempre. Il simbolo di questo processo è la Giffoni Multimedia Valley che abbiamo realizzato grazie alla sinergia con il Comune e la Regione Campania e grazie ai fondi europei e statali. Ora siamo pronti a programmare il futuro con il campus e gli studios. – spiega ancora Claudio Gubitosi – Arte, spettacolo, entertainment, produzione, alta formazione e, ancora, sostenibilità, inclusione e tecnologie, sono attività e temi di cui Giffoni si nutre da sempre e rispetto ai quali vuole essere un facilitatore per i giovani, dando loro opportunità di espressione, possibilità occupazionali, occasioni di formazione. Giffoni cambia giorno dopo giorno e lo fa in connessione con gli altri. Con tutti coloro che condividono il nostro spirito. La partnership con StartupItalia è la conferma di questa nostra visione”. Il penultimo appuntamento come detto si terrà, come detto oggi. L’inizio è previsto per le ore 10 e la conclusione è prevista intorno alle 15, in presenza a Giffoni con un parterre di pubblico di giovani ragazzi e ragazze, e online sui canali di StartupItalia, Giffoni e dal sito web dedicato, sarà l’occasione per affrontare i temi dell’innovazione, dell’imprenditorialità, delle startup e delle nuove tendenze in relazione alle giovani generazioni. Il programma della giornata prevede in apertura il CEO di StartupItalia, Filippo Satolli, e Giampaolo Colletti, giornalista e MC di SIOS introdurranno il tema “Ask Me Anything” declinato per la Gen Z. I giovani saranno al centro della giornata e diventeranno i protagonisti di una serie di interviste, per commentare ed esplorare sogni e aspettative degli adulti di domani. Focus anche su Claudio Gubitosi, a colloquio con Marco Montemagno. Seguirà l’intervento “Perché abbiamo aperto un canale Youtube” insieme a Simone Ruzzo e Francesco Ebbasta, due dei fondatori del collettivo creativo dei The Jackal. Il tema del “lavoro che verrà” sarà al centro di una discussione con il sociologo Domenico De Masi, tra nuove professioni e modalità di collaborazione come il lavoro agile. Poi sarà la volta del talk “Startupper in grado di cambiare il mondo”, confronto focalizzato sul tema di un’impresa che guarda al pianeta e alla sostenibilità con founder di startup nate con questo scopo. Spazio quindi alle fireside chat, che vedranno Colletti discutere di scalabilità, business e green con Nicola Tagliaferro, Head of Sustainability Enel X. TikTok e scienza saranno invece gli argomenti affrontati da Sandro Marenco, autore del libro “Dillo al prof” e riferimento per temi sociali come omofobia e razzismo, e dalla fisica quantistica Chiara Marletto. Nel panel “Destinazione Sud: tra lavoro e formazione” verrà approfondita l’imprenditorialità nel Sud Italia con Valeria Fascione, Assessore con delega alla Ricerca, Innovazione e Startup della Regione Campania. Insieme a lei anche Francesca Ottier, Senior Partner – Responsabile del Fondo Italia Venture II di CDP Venture Capital SGR; Giovanni De Caro, Campania New Steel Università degli Studi di Napoli Federico II; Giorgio Ventre, Direttore Scientifico Apple Developer Academy; Marco Bellezza, AD di Infratel Italia. Nella seconda parte del panel, il tema sarà visto da un’angolatura diversa con Andrea Passanisi, Fondatore di Sicilia Avocado ed Etna Mango; Edoardo Negri, COO di StartupItalia. Fari puntati sulla formazione con Elisa Zambito Marsala, Amministratore Delegato di Intesa Sanpaolo Formazione, il cui contributo chiuderà la mattinata. Pausa pranzo in compagnia di “105StartUp!” con Radio 105, l’appuntamento con Alessandro Sansone e Annie Mazzola. In questa finestra verranno presentate le cinque startup del mondo dei media e dell’entertainment in gara per il premio Special Award Giffoni Edition. Il pubblico in sala eleggerà la vincitrice che concorrerà al premio “Radio 105 Special Award”, atteso a Milano il prossimo 13 dicembre a #SIOSWinter. L’evento tornerà live da Giffoni con Oscar di Montigny, scrittore, divulgatore e speaker internazionale e Presidente di Flowe, con il talk “L’Italia in stream: le opportunità per le Industrie Creative” insieme a Loris Caputo, 18enne di Salerno Fondatore di Miutifin; Marilena Lopez, Head Of Marketing and Sales Studio71 Italia. “Uno contro tutti” è l’ultimo giro di interviste della Gen Z a Paolo Barberis, founder Nana Bianca, mentre Filippo Satolli discuterà di bandi per le startup. “Uno degli obiettivi più importanti di StartupItalia è contribuire all’evoluzione dell’ecosistema dell’innovazione italiano in particolare nel Sud del nostro Paese, non ancora completamente coinvolto nel sistema. #Sios21Giffoni si fa promotore della necessità di mettere a disposizione la formazione e la cultura necessarie ad affrontare i cambiamenti che la nostra società sta attraversando. La partnership con Giffoni è fondamentale per incontrare le nuove generazioni e accompagnarli nell’evoluzione attraverso un dialogo e uno scambio di idee che animerà l’intera giornata. È un capitolo fondamentale del percorso di avvicinamento a #SIOS21Winter che, dopo gli appuntamenti di Cagliari e Firenze, concluderà il programma 2021 di (in)formazione dedicato all’innovazione e al futuro del nostro Paese”, sottolinea Edoardo Negri, COO di StartupItalia.

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Domani la presentazione de “Le novelle salernitane”

di Monica De Santis

Domani alle ore 19:30 presso il circolo Arci Marea di via Davide Galdi, 10 sarà presentato e letto il libro “Novelle salernitane” con l’illustrazione di Paola Pedrizzi, che prende vita all’interno del laboratorio “Rivivi Villa Carrara” nell’ambito del progetto “Biblioteca vive nel quartiere”(finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo-Avviso Biblioteca casa di quartiere) con capofila il Comune di Salerno e partner Casa della Poesia, Saremo Alberi, Ass. Bruno Zevi, Fondazione Carisal Alla presentazione parteciperanno Francesco Curcio – Master; Giuseppe Criscito – Presidente del circolo Arci Marea; Modera – Sara C. Santoriello Le Novelle nascono da un gioco di ruolo su Zoom durante il lockdown nel Febbraio-Marzo del 2021. I protagonisti, insieme al Master, hanno scritto quattro storie ambientate a Salerno.

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Gaetano Troiano presenta “Pascariello e Don Felice”

di Rosa Pia Greco

Prosegue la rassegna teatrale di autori napoletani dall ‘800 ai contemporanei denominata “Qui fu Napoli… qui sarà Napoli”, organizzata dall’associazione consorzio “La Città Teatrale” di Salerno con il contributo della Regione Campania ed il patrocinio del Comune di Salerno. Per il quinto appuntamento del cartellone ecco il turno del Teatro Arbostella, che a causa dei lavori di ristrutturazione sarà ospitato al Teatro Nuovo di via Valerio Laspro sabato 16 e domenica 17 ottobre, dove, con la Compagnia All’Antica Italiana di Gaetano Troiano rispolvererà la comicità senza tempo di Antonio Petito con due atti unici rinominati “Pascariello e Don Felice”. Antonio Petito, scomparso nel 1876 a 54 anni nasce a Napoli figlio di un altro celebre Pulcinella, Salvatore Petito e di donna Peppa D’Errico, impresaria di un baraccone nel quale si rappresentavano spettacoli per il popolo, Antonio era soprannominato in famiglia Totonno ‘o pazzo per la sua estrema vitalità. Fu proprio il padre a dargli il battesimo teatrale, cedendogli la maschera nel corso di una rappresentazione teatrale al Teatro San Carlino di Napoli, dove in seguito si produsse più volte divenendo idolo del popolo. Proprio dietro le quinte di quel teatro, Petito ebbe, la sera del 24 marzo 1876, l’attacco cardiaco che gli fu fatale. Gaetano Troiano, poliedrico attore e regista teatrale, nel preparare la commedia che metterà in scena da sabato ha apprezzato l’autore partenopeo: “Riscoprire i tipi e le maschere di Petito rappresenta un momento di recupero culturale e tradizionale di indubbio valore– ha dichiarato Troiano. Dalla comicità di Petito hanno attinto tutti i teatranti napoletani e non solo. I meccanismi della sua farsa sono stati di insegnamento a tutti coloro che nei secoli si sono approcciati al teatro comico e brillante, meccanismi che pur essendo di matrice fortemente popolare hanno indotto al riso anche i puristi del teatro andando a stuzzicare la vena comica che fa parte dell’animo di tutto il genere umano. A distanza di quasi due secoli nel mettere in scena queste due farse di Petito, anche noi abbiamo provato sincero divertimento pur vivendo la comicità attuale che è fortemente cabarettistica” – ha aggiunto il regista. “In ‘Don Felice creduto criaturo ‘e n’anno’ presenteremo un Pulcinella inusuale: anziano ciabattino con il problema di dar da mangiare alla famiglia ma senza la solita baldanza che conosciamo, ma con una rabbia interiore che sfocia in un’amara ironia che induce al riso. In ‘Pascariello surdato cungerato’ si ritrova la guappesca anima di Pulcinella giovane fanfarone e pauroso. Pur temendo il temibile Zi’ Battista, non esita a raggiungere la sua amata Mariella e pur di restare accanto a lei accetta di…. Ma questo lo si potrà scoprire solo venendo a Teatro” – conclude lo stesso Troiano. Con lui in scena ci saranno Vittorio Avagliano, Gerry Bove, Carmela D’Arienzo, Maria Teresa D’Ursi, Giulia Esposito, Marco Monetta e Ida Santaniello. Prenotazione obbligatoria al 347/1869810 – ingresso gratuito (Sabato ore 21 – Domenica ore 19)

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Tornano le stelle del teatro al Delle Arti

di Olga Chieffi

Ha un titolo simbolico e forte il titolo dello spettacolo inaugurale della nuovo cartellone di prosa del Teatro delle Arti, presentata ieri mattina da Claudio Tortora e dal Sindaco Vincenzo Napoli. Si ritornerà in teatro il 20 novembre per lo spettacolo di “Resilienza 3.0” lo spettacolo di Massimiliano Gallo che è il sequel di Resilienza 2.0 scritto durante la quarantena. Il messaggio è chiaro: dai disastri si risorge con grande ironia e tanta positività. Quando siamo messi alle strette, noi italiani siamo capaci di fare cose straordinarie. Sarà una premiere per lui, che si presenterà in “quintetto” con i compagni di sempre: Shalana Santana, Arduino Speranza e Pina Giarmanà, accompagnati dal Maestro Mimmo Napolitano al pianoforte, da Davide Costagliola al contrabbasso e Peppe di Colandrea al sax e clarinetto e anche per noi, che siamo il pubblico, che ci rincontreremo in un luogo di cultura. Il mese successivo dicembre porta il sigillo di Elena Sofia Ricci, protagonista de’ “La dolce ala della giovinezza”, una ricombinazione dei temi cari a Tennessee Williams, particolarmente ispirato da tematiche come l’ipocrisia, le verità nascoste, la perdita dell’innocenza, sesso, erotismo esplicito, personaggi intrappolati nelle loro debolezze e nelle loro fragilità. Lui stesso pare temesse molto il passare del tempo e le sue conseguenze e in questa storia è centrale proprio la tematica della giovinezza che svanisce portandosi via sogni, speranze, possibilità. Il 2022 del teatro delle Arti che, verrà inaugurato il 15 gennaio con “Nati 80… amori e non” di Claudio Tortora, per la regia di Antonello Ronga, una riflessione su una fascia di età che per diversi motivi ha subito e subisce le tante evoluzioni in negativo che i nostri tempi hanno avuto che certamente sono state le conseguenze anche dei comportamenti della generazione che li ha preceduti e generati. Caduta di valori, insicurezza , depressioni, segnano passo dopo passo la trama di questa pièce teatrale. Si prosegue sabato 5 e domenica 6 febbraio con Isa Danieli e Giuliana De Sio che saranno le protagoniste di “Le signorine” di Gianni Clementi. Il testo molto semplice e legato ad un linguaggio, a volte deliberatamente caricato, è basato sul “contrappunto” alla mente delle due protagoniste Rosaria e Addolorata, due zitelle, poliomelitiche. La paralisi fisica ed esistenziale proietta le due sorelle nel passato, alla ricerca del momento magico, l’amore dei genitori, le filastrocche, la mela grattugiata con zucchero e limone, e l’odio verso di loro che non concessero la vaccinazione anti-polio, un “carnage” psicologico si colora, quindi, di disperata malinconia in una casa-prigione. Si continua sabato 19 e domenica 20 febbraio con Nancy Brilli e Chiara Noschese che proporranno “Manola” da un volume di Margaret Mazzantini per la regia di Leo Muscato. Manola è l’immagine di un’anima saggia che riesce ad ascoltare ogni nostra argomentazione senza di proposito intervenire, senza criticare per darci la sua opinione. Più probabilmente è uno specchio al quale ognuno di noi può dichiarare e confessare tutto, guardandoci, mentre parliamo, dritto negli occhi e senza temerne per questo il giudizio, poiché i nostri occhi si riflettono specularmente in se stessi. Penultimo appuntamento sabato 22 e domenica 23 febbraio si ride con Giacomo Rizzo e Caterina De Santis, protagonisti di “Un figlio in provetta” di e con Corrado Taranto per la regia di Giacomo Rizzo. Chiude la stagione teatrale sabato 26 e domenica 27 marzo Paolo Belli in “Pur di far commedia” di Paolo Belli e Alberto Di Riso. Paolo Belli torna in teatro con “Pur di far Commedia”, piece scritta ancora una volta con Alberto Di Risio, evoluzione naturale di “Pur di fare Musica”. La commedia è ambientata in una sala prove dove Paolo tenta tra mille difficoltà di allestire uno spettacolo, tra musicisti e attori ritardatari e personaggi surreali che cercano ogni occasione per guadagnare la ribalta. “Pur di far commedia” è l’occasione per raccontare in chiave comica episodi di vita, aneddoti e leggende di una carriera lunga 30 anni. Non manca ovviamente la musica, che fa da collante naturale a una serie di gag esilaranti, per un nuovo ed irresistibile mix di risate e canzoni. Il direttore artistico Claudio Tortora ha illustrato anche le altre rassegne ed iniziative collaterali che si svolgeranno al Delle Arti, come “C’era una volta”, rassegna per bambini e genitori giunta alla sua decima edizione, ed ancora la rassegna di matineé teatrali rivolti alle scuole di ogni ordine e grado ed, infine, gli stage di danza con maestri di rilievo internazionale.

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Tornano le stelle del teatro al Delle Arti

di Olga Chieffi

Ha un titolo simbolico e forte il titolo dello spettacolo inaugurale della nuovo cartellone di prosa del Teatro delle Arti, presentata ieri mattina da Claudio Tortora e dal Sindaco Vincenzo Napoli. Si ritornerà in teatro il 20 novembre per lo spettacolo di “Resilienza 3.0” lo spettacolo di Massimiliano Gallo che è il sequel di Resilienza 2.0 scritto durante la quarantena. Il messaggio è chiaro: dai disastri si risorge con grande ironia e tanta positività. Quando siamo messi alle strette, noi italiani siamo capaci di fare cose straordinarie. Sarà una premiere per lui, che si presenterà in “quintetto” con i compagni di sempre: Shalana Santana, Arduino Speranza e Pina Giarmanà, accompagnati dal Maestro Mimmo Napolitano al pianoforte, da Davide Costagliola al contrabbasso e Peppe di Colandrea al sax e clarinetto e anche per noi, che siamo il pubblico, che ci rincontreremo in un luogo di cultura. Il mese successivo dicembre porta il sigillo di Elena Sofia Ricci, protagonista de’ “La dolce ala della giovinezza”, una ricombinazione dei temi cari a Tennessee Williams, particolarmente ispirato da tematiche come l’ipocrisia, le verità nascoste, la perdita dell’innocenza, sesso, erotismo esplicito, personaggi intrappolati nelle loro debolezze e nelle loro fragilità. Lui stesso pare temesse molto il passare del tempo e le sue conseguenze e in questa storia è centrale proprio la tematica della giovinezza che svanisce portandosi via sogni, speranze, possibilità. Il 2022 del teatro delle Arti che, verrà inaugurato il 15 gennaio con “Nati 80… amori e non” di Claudio Tortora, per la regia di Antonello Ronga, una riflessione su una fascia di età che per diversi motivi ha subito e subisce le tante evoluzioni in negativo che i nostri tempi hanno avuto che certamente sono state le conseguenze anche dei comportamenti della generazione che li ha preceduti e generati. Caduta di valori, insicurezza , depressioni, segnano passo dopo passo la trama di questa pièce teatrale. Si prosegue sabato 5 e domenica 6 febbraio con Isa Danieli e Giuliana De Sio che saranno le protagoniste di “Le signorine” di Gianni Clementi. Il testo molto semplice e legato ad un linguaggio, a volte deliberatamente caricato, è basato sul “contrappunto” alla mente delle due protagoniste Rosaria e Addolorata, due zitelle, poliomelitiche. La paralisi fisica ed esistenziale proietta le due sorelle nel passato, alla ricerca del momento magico, l’amore dei genitori, le filastrocche, la mela grattugiata con zucchero e limone, e l’odio verso di loro che non concessero la vaccinazione anti-polio, un “carnage” psicologico si colora, quindi, di disperata malinconia in una casa-prigione. Si continua sabato 19 e domenica 20 febbraio con Nancy Brilli e Chiara Noschese che proporranno “Manola” da un volume di Margaret Mazzantini per la regia di Leo Muscato. Manola è l’immagine di un’anima saggia che riesce ad ascoltare ogni nostra argomentazione senza di proposito intervenire, senza criticare per darci la sua opinione. Più probabilmente è uno specchio al quale ognuno di noi può dichiarare e confessare tutto, guardandoci, mentre parliamo, dritto negli occhi e senza temerne per questo il giudizio, poiché i nostri occhi si riflettono specularmente in se stessi. Penultimo appuntamento sabato 22 e domenica 23 febbraio si ride con Giacomo Rizzo e Caterina De Santis, protagonisti di “Un figlio in provetta” di e con Corrado Taranto per la regia di Giacomo Rizzo. Chiude la stagione teatrale sabato 26 e domenica 27 marzo Paolo Belli in “Pur di far commedia” di Paolo Belli e Alberto Di Riso. Paolo Belli torna in teatro con “Pur di far Commedia”, piece scritta ancora una volta con Alberto Di Risio, evoluzione naturale di “Pur di fare Musica”. La commedia è ambientata in una sala prove dove Paolo tenta tra mille difficoltà di allestire uno spettacolo, tra musicisti e attori ritardatari e personaggi surreali che cercano ogni occasione per guadagnare la ribalta. “Pur di far commedia” è l’occasione per raccontare in chiave comica episodi di vita, aneddoti e leggende di una carriera lunga 30 anni. Non manca ovviamente la musica, che fa da collante naturale a una serie di gag esilaranti, per un nuovo ed irresistibile mix di risate e canzoni. Il direttore artistico Claudio Tortora ha illustrato anche le altre rassegne ed iniziative collaterali che si svolgeranno al Delle Arti, come “C’era una volta”, rassegna per bambini e genitori giunta alla sua decima edizione, ed ancora la rassegna di matineé teatrali rivolti alle scuole di ogni ordine e grado ed, infine, gli stage di danza con maestri di rilievo internazionale.

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La danza al museo di Pontecagnano

“Contaminazioni 0.4 – interni d’artista” è il titolo del percorso tersicoreo che venerdì 15 ottobre, dalle 19 alle 22, sarà proposto al Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano. Quattro saranno le coreografie che accompagneranno i visitatori alla ri-scoperta degli importanti reperti che provengono dal centro villanoviano ed etrusco-campano di Pontecagnano. A firmare le coreografie dei maestri di danza del calibro di Claudio Malangone per Borderline Danza, Hilde Grella per Cantiere Danza, Ylenia Ippolito per World Dance ed Antonella Iannone per Campania Danza. Danza sì e con la voce recitante dell’attore Roberto Lombardi e con la musica della flautista Valeria Iannone. In apertura ci saranno i saluti istituzionali della direttrice del Museo e del sindaco di Pontecagnano Faiano. Ogni coreografia sarà come un capitolo di quel libro ideale immaginato per raccontare la ricerca del sé partendo dalle potenzialità del corpo e dal fascino che ancora oggi ha il suo linguaggio non verbale fatto di gesti e movimenti. Corpo e parola diventano così luoghi metaforici per rimandare con lo sguardo al luogo stesso che venerdì farà da scenografia d’eccezione, il Museo Archeologico. Per prenotazioni e informazioni campaniadanza@tiscali.it. Ingresso al museo 2 euro. Performance: gratuito. La rassegna TersicorArte, organizzata dall’Associazione Campania è realizzata con il sostegno della Regione Campania, il patrocinio del Comune di Pontecagnano Faiano, ed il prezioso supporto del Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano Faiano diretto da Gina Tomay. La direzione artistica della rassegna è di Antonella Iannone. “Nell’ambito del Piano di Valorizzazione 2021 promosso dal Ministero della Cultura il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano ospita l’evento dell’Associazione Campania Danza, che si inserisce a pieno in una programmazione culturale che, già da diversi anni, porta avanti l’interazione e la ‘contaminazione’ tra archeologia e diverse forme di arte ed espressioni artistiche contemporanee – sottolinea Gina Tomay, direttrice del Museo di Pontecagnano -. Oltre alle mostre e alle acquisizioni di opere d’arte contemporanea, alla promozione della letteratura e a spettacoli teatrali, anche la danza trova nei suggestivi spazi della collezione degli ‘Etruschi di frontiera’ un luogo ideale d’espressione e di dialogo con il patrimonio archeologico del museo”. I prossimi appuntamenti in calendario sono il 27 e 28 novembre con una due giorni dedicata alla formazione con il M° Michele Politi e alle compagnie internazionali. In programma a dicembre ci saranno due spettacoli; tra i coreografi ospiti anche Maria Angelica Caruso. Si terrà inoltre un seminario e in quest’occasione ci sarà la selezione di una danzatrice o di un danzatore per l’assegnazione di una borsa di studio per un college americano. C&S

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La musica pianistica di Olivier Messiaen al Festival Aperto

L’esecuzione integrale della musica pianistica del compositore francese Olivier Messiaen da parte di Ciro Longobardi (prima volta in italia) prosegue il 16 ottobre alle 20.30 al Teatro Valli di Reggio Emilia nell’ambito del Festival Aperto. Longobardi, pianista tra i più sensibili nel repertorio novecentesco, docente al Conservatorio Martucci di Salerno e membro fondatore del collettivo Dissonanzen di Napoli, torna nuovamente sul palcoscenico reggiano dopo l’esecuzione dell’intero Catalogue d’Oiseaux di Messiaen, in un ciclo di tre concerti, nella scorsa stagione. I progetti dei concerti dedicati a Messiaen e quello parallelo discografico con la Brilliant da parte di Ciro Longobardi, iniziati con la musica ornitologica, si concluderanno nel 2022, a 30 anni esatti dalla scomparsa del compositore, pianista, organista e ornitologo: vero e proprio monumento della musica del XX secolo. Il programma del 16 ottobre al Valli raccoglie le opere non ornitologiche concentrate nei primi vent’anni di carriera del compositore: la prima opera importante, i Preludi, e alcune prove giovanili, fra cui la versione pianistica del pezzo sinfonico Les Offrandes oublie’es, oltre a rarità come gli esperimenti ritmici di Messiaen che trovano espressione molto significativa in Cante’yodjaya (dedicata ai ritmi indu’) e negli Studi di ritmo.

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Una passeggiata fotografica nella città dei Sarrastri

Una passeggiata fotografica per riscoprire e valorizzare le bellezze del territorio. A programmare l’attività, la ProLoco di Sarno, insieme all’associazione “I colori del Mediterraneo”. L’appuntamento, previsto per le ore 10.30 circa del prossimo sabato 23 ottobre in piazza “V Maggio”, porterà i visitatori nei luoghi più suggestivi della cittadina ai piedi del Monte Saro, e sebbene l’itinerario sia ancora in fase di sviluppo, le associazioni hanno confermato che per questa volta a fare da protagonista sarà il centro storico sarnese. Lo scopo di tale manifestazione è quello di poter ricercare nuove prospettive, nuovi soggetti e nuove foto, da poter presentare al contest “Scatti di partecipazione”, al quale la ProLoco di Sarno ha già preso parte negli anni scorsi. C&S

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Una passeggiata fotografica nella città dei Sarrastri

Una passeggiata fotografica per riscoprire e valorizzare le bellezze del territorio. A programmare l’attività, la ProLoco di Sarno, insieme all’associazione “I colori del Mediterraneo”. L’appuntamento, previsto per le ore 10.30 circa del prossimo sabato 23 ottobre in piazza “V Maggio”, porterà i visitatori nei luoghi più suggestivi della cittadina ai piedi del Monte Saro, e sebbene l’itinerario sia ancora in fase di sviluppo, le associazioni hanno confermato che per questa volta a fare da protagonista sarà il centro storico sarnese. Lo scopo di tale manifestazione è quello di poter ricercare nuove prospettive, nuovi soggetti e nuove foto, da poter presentare al contest “Scatti di partecipazione”, al quale la ProLoco di Sarno ha già preso parte negli anni scorsi. C&S

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Riscoprire la bellezza della sala e dell’incontro

Nella luce soffusa di un cinema dove tutto è rarefatto tranne la visione, 180 ragazzi hanno ricominciato a incontrarsi a Skopje. La fame di conoscenza, il bisogno (così forte da essere quasi fisico) di allargare gli orizzonti valorizzando il piacere del confronto, del dialogo, dell’incontro hanno guidato la nona edizione di Giffoni Macedonia Youth Festival. Cofinanziato per l’Italia dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema, dall’Agenzia Nazionale per il Cinema della Macedonia del Nord, sostenuto dall’OSCE e dall’Ambasciata d’Italia a Skopje, il festival è stato organizzato da Giffoni con l’associazione Planet M. Occhi incollati allo schermo, idee e riflessioni raccontate con naturalezza e grande emozione. Per sei giorni i juror hanno riscoperto la dimensione sociale del cinema perché in sala ci si abbandona, si è più veri, si piange e si ride in compagnia di chi è a poche poltrone di distanza. Al cinema si è in un non-luogo capace di aprire mille porte e possibilità. Un’arte che ci fa scoprire noi stessi e gli altri con una chiarezza spiazzante. «Da Skopje sono ripartite le attività di Giffoni all’estero: era un segno doveroso che abbiamo voluto dare con convinzione e che presto ci porterà ovunque verrà richiesta la nostra esperienza – spiega Jacopo Gubitosi, direttore generale di Giffoni – In Macedonia del Nord è grande l’affetto che ci è stato dimostrato: penso all’ottimo lavoro svolto da Darko Basheski, direttore del festival macedone e Dea Krstevska, program director. La sfida, iniziata nove anni fa, oggi è una realtà consolidata che poggia sull’energia dei ragazzi e sulla loro voglia di futuro. In particolar modo desidero ringraziare l’ambasciatore italiano a Skopje, Andrea Silvestri, un uomo dalla sensibilità e la visione straordinaria che ha seguito con interesse e partecipazione questa edizione. Sostenere questo appuntamento era necessario e ce l’hanno dimostrato i nostri juror con la loro passione, curiosità ed energia». La geometria del festival ha seguito quella già tracciata da #Giffoni50Plus: alla giuria in presenza composta da 180 giovani suddivisi in tre categorie – juniors (dai 10 ai 14 anni), cadets (dai 14 ai 16 anni) e seniors (dai 16 ai 19 anni) – si sono uniti gli hub macedoni ed esteri in collegamento che hanno partecipato a proiezioni, dibattiti e workshop. Quest’attività è stata organizzata con il supporto della Missione OSCE a Skopje, sostenuta con i fondi del programma “Building bridges” per l’inclusione e la collaborazione tra istituti scolastici. «É stato fantastico ritornare in sala dopo questo lungo periodo – afferma Darko Basheski, direttore di Giffoni Macedonia – tornare a vivere l’entusiasmo dei ragazzi, i loro occhi sorridenti, le loro lacrime durante e, soprattutto, alla fine del festival ci hanno fatto capire, ancora una volta, che Giffoni supera gli ostacoli e le difficoltà e rimane un punto di riferimento unico per i giovani che vogliono incontrarsi, confrontarsi e imparare. La ripresa di quest’anno ha significato un passo importante verso la prossima edizione, che ci auguriamo possa tornare a splendere con ancora più ragazzi in presenza, ancora più attività, ospiti internazionali e altre iniziative durante tutto l’anno: una grande festa per il nostro decimo compleanno!». Grande spazio hanno avuto le produzioni italiane, con una rassegna di short-movie totalmente dedicata al cinema italiano. Tre i lungometraggi vincitori di questa edizione: Space boy diretto da Olivier Pairoux; Vacarme di Neegan Trudel e On The Edege di Eduard Bordukov. Mentre per la sezione cortometraggi hanno trionfato: l’italiano Mi piace Spider-Man, e allora? del regista Federico Mikali; First Line di Katya Bugrova e First-Time Sex Rules di Polina Kondrateva. Mentre Living Sea di Emma Poposka, che vive a Hong Kong, è stato eletto miglior film realizzato da uno studente. «Siamo felici di fare parte della grande famiglia Giffoni e di trasmettere anche in questa parte del mondo i suoi valori – dice Dea Krstevska, program director del festival – nel nostro piccolo ci stiamo riuscendo: ne sono la prova i tanti ragazzi che, passati attraverso l’esperienza e la formazioni di Giffoni, decidono di intraprendere un percorso professionale nel campo dell’audiovisivo, alcuni di loro sono stati ospiti nelle nostre masterclass per raccontarsi e incoraggiare i loro coetanei a non aver paura di esprimersi e di mettersi alla prova. Questa edizione si è svolta nel segno della responsabilità, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza, con numeri ridotti e molte restrizioni, ma l’entusiasmo c’è stato tutto. Giffoni è anche questo: un luogo dove i ragazzi possano sentirsi sicuri e liberi nello stesso tempo. Liberi di essere come sono, o come vorrebbero essere, senza essere giudicati. Un luogo dove i ragazzi crescono e si formano per diventare adulti responsabili, che con le loro idee, la loro creatività e il pensiero critico saranno capaci di migliorare il mondo».

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15 spettacoli per la ripartenza del Verdi e del Pasolini

di Monica De Santis

15 spettacoli per due teatri. Il Massimo Cittadino e la Sala Pasolini. 15 spettacoli che segnano l’ufficiale riapertura delle due strutture rimaste chiuse alla prosa da quel 28 febbraio del 2019, quando a causa dell’emergenza sanitaria che stava diffondendosi in Italia, l’allora Governo Conte decise di chiudere cinema e teatri. Così, ieri mattina, il Teatro Pubblico Campano, a Palazzo di Città ha presentato le stagioni 2021/2022. Due cartelloni che offrono, come ha spiegato il direttore Alfredo Balsamo, “spettacoli molto interessanti. Non avevamo una grande scelta, considerando che per molto tempo le compagnie non hanno potuto provare e di conseguenza sono pochi i lavori nuovi messi in scena”. Come anticipato qualche giorno fa, sulle pagine del nostro quotidiano, dei nove spettacoli in programmazione, due erano inseriti nella stagione 2019/2020 e furono sospesi causa lockdown, un terzo che andava recuperato, invece non è stato inserito in rassegna, ma sempre come ha spiegato Balsamo “vedremo se, quando e come poterlo recuperare”. Inserito nel cartellone del Verdi, anche un amico del nostro Massimo e del pubblico salernitano: Vincenzo Salemme (anche questo anticipato da noi). Ma andiamo con ordine. Il sipario si alzerà al Massimo giovedì 25 novembre con due simpaticissime donne Maria Amelia Monti e Marina Massironi che proporranno un’esilarante commedia sulla scomparsa della nostra vita di relazione: “Il Marito invisibile” scritto e diretto da Edoardo Erba. Secondo appuntamento da giovedì 2 dicembre con Vincenzo Salemme e il suo “Napoletano? E famme’ na pizza!”, tratto dall’omonimo libro scritto dallo stesso Salemme, che ripercorre brani tratti dai suoi spettacoli più celebri con l’aggiunta di alcune riflessioni su temi di attualità. Dal 6 gennaio si va a recuperare il primo dei due spettacoli annullati nel 2020: “I soliti ignoti” prima versione teatrale del mitico e ormai classico film di Monicelli. Protagonisti due attori partenopei Giuseppe Zeno e Fabio Troiano con la regia di Vinicio Marchioni. Si prosegue poi con Massimiliano Gallo, che affiancato da Stefania Rocca, dal 20 gennaio porterà in scena “Il silenzio grande”, commedia scritta da Maurizio De Giovanni e diretta da Alessandro Gassmann. Quinto appuntamento, dal 3 febbraio con “Io Sarah, io Tosca” di e con Laura Morante per la regia di Daniele Costantini. Si tratta del racconto, in tre quadri, di Sarah Bernhard nei giorni precedenti il suo debutto nella “Tosca”. “Ditegli sempre di si”, uno dei primi testi scritti da Eduardo De Filippo, è invece lo spettacolo che Gianfelice Imparato, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto e Massimo De Matteo porteranno in scena dal 10 febbraio. Un’opera vivace, colorata il cui protagonista è un pazzo metodico con la mania della perfezione. Il settimo appuntamento è il secondo spettacolo da recuperare della stagione 2019/2020 ed è la commedia “Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek. Penultimo appuntamento da giovedì 3 marzo con Renato Carpentieri, Imma Villa e Betti Pedrazzi che propongono il capolavoro di Thomas Bernhard “Piazza degli eroi” che in Italia non è stato mai messo in scena. Lo spettacolo porta la firma alla regia di Roberto Andò. Chiude la rassegna dal 17 marzo Stefano Accorsi che sarà protagonista di “Storia di 1” scritto da Lucia Calamaro e Daniele Finzi Pasca che ne firma anche la regia. Per quanto riguarda la Sala Pasolini, la stagione 2021/2022 si alzerà il 9 dicembre con Michele Serra che presenta “L’amaca di domani, considerazioni in pubblico alla presenza di una mucca” per la regia di Andrea Renzi. Secondo appuntamento, il 15 dicembre, con la spettacolo scritto da Paolo Coletta e Silvana Totaro “Mio figlio sa chi sono” e che vedrà protagonista Gea Martire. Il 25 maggio tocca a Peppe Servillo in “Il resto della settimana” spettacolo realizzato su testi di Maurizio De Giovanni, con musiche eseguite dal vivo da Natalio Mangalavite. Quarto appuntamento il 22 febbraio con Ascanio Celestini che presenterà un suo lavoro “Museo Pasolini”, ovvero un museo immaginato attraverso le testimonianze di uno storico, uno psicoanalista, uno scrittore, un lettore, un criminologo, un testimone che l’hanno conosciuto. Penultimo appuntamento il 15 marzo con l’insolita coppia, ma che sicuramente sarà capace di sorprendere il pubblico, composta da Moni Ovadia e Dario Vergassola che presenteranno “Un ebreo, un ligure e l’ebraismo”, scritto da entrambi che ne firmano anche la regia. Si tratta d un incontro tra due filosofie e tra due modi di fare teatro e comicità. Chiude la stagione il 21 marzo, giorno d’inizio primavera, la cantante, autrice e attrice Drusila Foer in un suo testo: “Eleganzissima, il recital” con al suo fianco Loris di Leo al pianoforte e Nigo Gori al Clarinetto e sax.

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15 spettacoli per la ripartenza del Verdi e del Pasolini

di Monica De Santis

15 spettacoli per due teatri. Il Massimo Cittadino e la Sala Pasolini. 15 spettacoli che segnano l’ufficiale riapertura delle due strutture rimaste chiuse alla prosa da quel 28 febbraio del 2019, quando a causa dell’emergenza sanitaria che stava diffondendosi in Italia, l’allora Governo Conte decise di chiudere cinema e teatri. Così, ieri mattina, il Teatro Pubblico Campano, a Palazzo di Città ha presentato le stagioni 2021/2022. Due cartelloni che offrono, come ha spiegato il direttore Alfredo Balsamo, “spettacoli molto interessanti. Non avevamo una grande scelta, considerando che per molto tempo le compagnie non hanno potuto provare e di conseguenza sono pochi i lavori nuovi messi in scena”. Come anticipato qualche giorno fa, sulle pagine del nostro quotidiano, dei nove spettacoli in programmazione, due erano inseriti nella stagione 2019/2020 e furono sospesi causa lockdown, un terzo che andava recuperato, invece non è stato inserito in rassegna, ma sempre come ha spiegato Balsamo “vedremo se, quando e come poterlo recuperare”. Inserito nel cartellone del Verdi, anche un amico del nostro Massimo e del pubblico salernitano: Vincenzo Salemme (anche questo anticipato da noi). Ma andiamo con ordine. Il sipario si alzerà al Massimo giovedì 25 novembre con due simpaticissime donne Maria Amelia Monti e Marina Massironi che proporranno un’esilarante commedia sulla scomparsa della nostra vita di relazione: “Il Marito invisibile” scritto e diretto da Edoardo Erba. Secondo appuntamento da giovedì 2 dicembre con Vincenzo Salemme e il suo “Napoletano? E famme’ na pizza!”, tratto dall’omonimo libro scritto dallo stesso Salemme, che ripercorre brani tratti dai suoi spettacoli più celebri con l’aggiunta di alcune riflessioni su temi di attualità. Dal 6 gennaio si va a recuperare il primo dei due spettacoli annullati nel 2020: “I soliti ignoti” prima versione teatrale del mitico e ormai classico film di Monicelli. Protagonisti due attori partenopei Giuseppe Zeno e Fabio Troiano con la regia di Vinicio Marchioni. Si prosegue poi con Massimiliano Gallo, che affiancato da Stefania Rocca, dal 20 gennaio porterà in scena “Il silenzio grande”, commedia scritta da Maurizio De Giovanni e diretta da Alessandro Gassmann. Quinto appuntamento, dal 3 febbraio con “Io Sarah, io Tosca” di e con Laura Morante per la regia di Daniele Costantini. Si tratta del racconto, in tre quadri, di Sarah Bernhard nei giorni precedenti il suo debutto nella “Tosca”. “Ditegli sempre di si”, uno dei primi testi scritti da Eduardo De Filippo, è invece lo spettacolo che Gianfelice Imparato, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto e Massimo De Matteo porteranno in scena dal 10 febbraio. Un’opera vivace, colorata il cui protagonista è un pazzo metodico con la mania della perfezione. Il settimo appuntamento è il secondo spettacolo da recuperare della stagione 2019/2020 ed è la commedia “Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek. Penultimo appuntamento da giovedì 3 marzo con Renato Carpentieri, Imma Villa e Betti Pedrazzi che propongono il capolavoro di Thomas Bernhard “Piazza degli eroi” che in Italia non è stato mai messo in scena. Lo spettacolo porta la firma alla regia di Roberto Andò. Chiude la rassegna dal 17 marzo Stefano Accorsi che sarà protagonista di “Storia di 1” scritto da Lucia Calamaro e Daniele Finzi Pasca che ne firma anche la regia. Per quanto riguarda la Sala Pasolini, la stagione 2021/2022 si alzerà il 9 dicembre con Michele Serra che presenta “L’amaca di domani, considerazioni in pubblico alla presenza di una mucca” per la regia di Andrea Renzi. Secondo appuntamento, il 15 dicembre, con la spettacolo scritto da Paolo Coletta e Silvana Totaro “Mio figlio sa chi sono” e che vedrà protagonista Gea Martire. Il 25 maggio tocca a Peppe Servillo in “Il resto della settimana” spettacolo realizzato su testi di Maurizio De Giovanni, con musiche eseguite dal vivo da Natalio Mangalavite. Quarto appuntamento il 22 febbraio con Ascanio Celestini che presenterà un suo lavoro “Museo Pasolini”, ovvero un museo immaginato attraverso le testimonianze di uno storico, uno psicoanalista, uno scrittore, un lettore, un criminologo, un testimone che l’hanno conosciuto. Penultimo appuntamento il 15 marzo con l’insolita coppia, ma che sicuramente sarà capace di sorprendere il pubblico, composta da Moni Ovadia e Dario Vergassola che presenteranno “Un ebreo, un ligure e l’ebraismo”, scritto da entrambi che ne firmano anche la regia. Si tratta d un incontro tra due filosofie e tra due modi di fare teatro e comicità. Chiude la stagione il 21 marzo, giorno d’inizio primavera, la cantante, autrice e attrice Drusila Foer in un suo testo: “Eleganzissima, il recital” con al suo fianco Loris di Leo al pianoforte e Nigo Gori al Clarinetto e sax.

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Sarà Norina la “madrina” del terzo appuntamento de’ “I mercoledì della Lirica”

di Olga Chieffi

Terzo appuntamento stasera, alle ore 20, per il cartellone del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno “I mercoledì della Lirica”, ospite della storica cornice di Santa Maria de’ Lama, concerti vetrina d’elezione per l’alto magistero di canto, che da sempre ha prodotto grandi protagonisti dei palcoscenici nazionali e internazionali. La serata, che vedrà in duo coi ragazzi i pianisti Carmine Rosolia e Ida Visconti, verrà inaugurata da Valeria Feola che sarà Lucia di Lammermoor, nella sua aria di sortita “Regnava nel silenzio”. La musica di Donizetti fonde il contesto lirico e melodico con una frammentazione quasi da recitativo, insinuandovi poi una coloratura, che suggerisce un allontanamento dalla realtà oggettiva, tipica di situazioni quali sogni amorosi, legami con la divinità, alienazioni mentali. La strofa conclusiva, infine, è un susseguirsi di arpeggi, trilli, cambi di registro che disarticolano il discorso melodico, fino ad inglobarlo. Entrerà in scena, poi Pamina, che avrà la voce di Laura Fortino, ottimo paggio Oscar mercoledì scorso, con l’aria “Ach Ich fuhl’s” dal Die Zauberflote, uno dei brani più tragici e toccanti che Mozart abbia mai composto. Non a caso è scritta in sol minore, la tonalità che il genio salisburghese riservava proprio alle partiture con cui voleva trasmettere un profondo senso di lamento e di tragedia. Gaetano Amore passerà dal timido Nemorino, ascoltato la scorsa settimana, all’aria di sortita del Duca di Mantova “Questa o quella per me pari son”, in tono con la musica della festa, una ballata cantabile, con cui spavaldamente il Duca dichiara a Borsa la propria indifferenza verso l’identità delle donne con cui si accompagna, mosso soltanto da un desiderio continuo e inestinguibile, impossibile da soddisfare appieno perché da relazioni “usa e getta”. Giulia Moscato sarà la Nedda dei Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, piena di tetra inquietudine per l’attacco di “Qual fiamma avea nel guardo”, prima di cedere il proscenio a Camilla Sessa per il sensuale valzer lento tripartito “Quando men vo soletta”: Musetta intona una vera canzone per sedurre Marcello, davvero impossibile resistere più a lungo a tanta grazia, nel secondo quadro di Bohème. Oggi, la fama di Stefano Donaudy si basa esclusivamente sulla sua raccolta 36 arie di stile antico, pubblicata per la prima volta da Casa Ricordi nel 1918, Stefania Botta proporrà “O del mio amato ben” dalle sottili atmosfere e delicati tocchi di colore per vagheggiare situazioni legate a epoche lontane. La madrina della serata sarà Zhang Zhan che interpreterà la cavatina di Norina “Quel guardo il cavaliere”, in cui si prende gioco del sentimento amoroso e dell’uomo in genere, una vipera molto più scaltra e finta della Rosina rossiniana. Valeria Feola canterà, poi, Die Forelle di Franz Schubert, che vive della contrapposizione tra il clima sonoro delle prime due strofe, incorniciate dal ritornello, e quello della terza strofa, per la quale l’Einstein ha parlato «d’una scena teatrale con recitativo in tempo». “O ridatemi la speme, o lasciatemi morir”, canta Elvira ne’ “I Puritani” di Vincenzo Bellini e, con questa aria sofferente e di non semplice tessitura, si presenterà al pubblico Francesca Siani, per poi passare il testimone a Giulia Moscato, la Liù del I atto di Turandot devozione e sacrificio in quest’aria dal lirismo ‘vecchia maniera’, che esprime con eleganza e sensibilità i palpiti di un cuore sofferente. Riappare il Duca di Mantova (Gaetano Amore) per esporre il suo credo libertino racchiuso ne’ la “La donna è mobile”, mentre Valeria Feola intonerà il primo Lied in senso moderno composto da Mozart, “Das Veilchen”, una poesia tratta dal primo Singspiel di Goethe Erwin und Elmire, in cui, passo per passo, ogni sfumatura del testo trova nella musica la sua espressione trasfiguratrice. Diletta Di Rauso esordirà con l’aria di sortita di Giulietta “Eccomi in lieta vesta” da I Capuleti e I Montecchi di Vincenzo Bellini. Lo stridente contrasto tra i lieti preparativi per le nozze e la tristezza, nel sapersi vittima sacrificale di un’unione detestata si sostanzia in un recitativo suddiviso in tre sezioni e sorretto da un cangiante ordito strumentale. Giulia Moscato sarà ancora Liù per “Tu che di gel sei cinta”: per pochi istanti Liù sovrasta Turandot, perché ha una coscienza e una conoscenza superiore che le viene proprio dall’Amore, quella cosa che ancora Turandot non conosce, e non vuole conoscere. Stefania Botta eseguirà la ballata di Mignon “Connais-tu le pays”, dal capolavoro di Ambroise Thomas, la cui melodia, che procede da intervalli piccoli a intervalli sempre più ampi è punteggiata da silenzi tipico esempio del linguaggio dell’opéra-lyrique. Valeria Feola torna in scena con un terzo lied “Als Luise die Briefe ihres ungetreuen Liebhabers verbrannte”, scritto da Mozar, una piccola scena in cui si racconta dell’ira di una donna che brucia le lettere del fidanzato quasi un recitativo accompagnato tendente all’Arioso. Sarà, indi, la volta di Assunta Minerva che sarà il Cherubino delle Nozze mozartiane per “Voi che sapete”, tra gelo e foco. Gaetano Amore indosserà ancora il frac di Camillo de Rosillon per “come di rose un cespo”, prima del gran finale, con Alessandra De Feo e Rosaria Fariello per la sognante “Barcarolle”, “Belle nuit, o nuit d’amour”, da “Les contes d’Hoffman” di Jacques Offenbach, ove il soave e il patetico sono costantemente pedinati da ironia e senso del grottesco.

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Anita Galdieri, 21 anni e un grande amore per il jazz

di Vincenzo Leone

Anita Galdieri, è una giovane cantante salernitana. La sua voce è calda ed espressiva. Ascoltandola, si capisce che ha tanto da raccontare. Il jazz è la sua grammatica. “Mi chiamo Anita, ho 21 anni e sono salernitana. Sono nata in una famiglia di musicisti. Mia madre, Mariapia Del Giorno, è una cantante professionista che canta da sempre e mio padre, Maurizio Galdieri, un polistrumentista. La musica è sempre stata nelle mie corde, l’ho sempre vissuta e respirata. I miei genitori non mi hanno mai pressato, anzi, il mio avvicinamento alla musica è stato molto graduale e soprattutto accompagnato da una costante e forte ricerca a livello personale. Quando avevo 6 anni, ho intrapreso un viaggio nel coro della scuola e successivamente a 14 anni, è iniziato il mio percorso nel coro delle voci bianche del teatro verdi di Salerno. Questo periodo rappresenta i miei primi passi nel mondo del lavoro artistico vero e proprio. Ho partecipato a diverse opere liriche in cartellone e provare all’interno del teatro alla presenza di direttori illustri, è stata un’emozione unica. Ricordo la Carmen, diretta da Gigi Proietti. Una volta finite le medie, mi sono interessata maggiormente al jazz, ed essendo entrambi i miei genitori jazzisti, ho iniziato ad ascoltare e ad approfondire il genere ampliando il mio linguaggio. Avendo praticato pianoforte antecedentemente, ho deciso di frequentare il liceo musicale Alfano 1 di Salerno, studiando canto per cinque anni e facendo parte del jazz ensemble, avendo così la possibilità di maturare esperienza sul palcoscenico e nel live, girando per l’Italia e non solo. Questa è stata una grande opportunità che mi ha dato la possibilità di avvicinarmi al canto lirico e classico, ma il mio cuore, appartiene al jazz. Negli anni passati ho partecipato a diversi eventi e questi stimoli continui mi hanno spinto ad iscrivermi al conservatorio, continuando a partecipare a diversi concorsi e manifestazioni, arrivando in finale, il primo maggio, al premio Bettinardi. A luglio mi sono laureata, terminando la triennale di canto jazz con 110, e al momento attendo di iniziare il biennio. Ho un gruppo, i Golden Zebra, che ha lanciato il primo singolo, Aria. Questo è stato possibile grazie alla collaborazione con l’associazione Musica Attiva. Partecipando al social recording studio nel 2021, abbiamo avuto la possibilità di poter registrare il brano ed il video. In un futuro c’è l’idea di pubblicare un disco e di continuare a scrivere assieme. Attualmente sono insegnante di canto al B Side Music, Di Antes Aliberti. L’insegnamento è un’altra mia grande passione, tramandata da mia mamma” Cosa ne pensi della situazione artistica salernitana? “Partendo dai lati positivi, la prima cosa da dire è che a Salerno, abbiamo una grande fortuna, Quella di avere tantissimi musicisti e artisti di qualsiasi genere. Facendo parte dell’ambiente jazzistico, posso confermare che il nostro territorio pullula di talenti e possiamo esserne orgogliosi. Nel contempo, credo che si debbano ricercare più connessioni e reti tra gli artisti salernitani. Una caratteristica ricorrente negli artisti, è quella della competizione, data anche dalle grandi difficoltà del momento. Essere artista e renderlo un lavoro è dura, ma creando delle connessioni si potrebbe trovare un modo per far muovere finalmente qualcosa, perché esiste un numero importante di ragazzi salernitani che potrebbe dare un enorme contributo artistico alla città. Io mi auguro, adesso e sempre, di non dimenticare mai il valore profondo della musica e dell’arte, che è quello di rendere migliore l’essere umano e di conseguenza il mondo. Questo concetto viene spesso perso di vista e mi auguro di non farlo mai.”

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Artisti riuniti al castello di Arechi per la presentazione del catalogo “L’arte in quarantena”

Il covid? Tragica esperienza per la società e splendida opportunità per rinnovare l’arte, la tecnica, la creatività, che mai erano state così segregate e soprattutto in una collettiva restrizione mai vista prima e che abbiamo ribattezzato con il termine lock-down. Da questa esperienza unica nasce la rubrica del Tgcom24, direttore Paolo Liguori, che ha colto la proposta del manager d’Arte e organizzatore di eventi Salvo Nugnes. In quei giorni di chiusura totale ha girato l’Italia per realizzare una rubrica per Tgcom24 con le testimonianze dei personaggi famosi che in quei giorni raccontavano i loro momenti di vita in quei lunghi istanti di necessaria autoreclusione. Ed è alla fine di questo percorso televisivo che è nata l’idea di un catalogo d’Arte mai visto prima. Si chiama “L’arte in quarantena” ed è un volume che raccoglie le testimonianze artistiche di grandi star internazionali, come Federico Fellini, Gina Lollobrigida, Amanda Lear, Romina Power, Sylvester Stallone, Johnny Depp, con opere pittoriche e fotografiche. E a conferma che l’arte è anche democratica, con questi grandi nomi ci sono in successione anche le opere di artisti emergenti. Tutti insieme, quindi, nello stesso volume impreziosito dal contributo in termini di critica e commenti, di specialisti dell’arte e della cultura come il grande sociologo Francesco Alberoni, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, lo psichiatra ed opinionista Alessandro Meluzzi, il presidente del “Vittoriale di D’Annunzio” Giordano Bruno Guerri, la psicologa e scrittrice Maria Rita Parsi, Silvana Giacobini, giornalista e già direttore di “Chi” e “Diva e Donna” e molte altre testate. Tra queste firme del jetset c’è anche il direttore di Tgcom Paolo Liguori, che ha avallato, dapprima a livello televisivo, la realizzazione della rubrica “L’Arte in quaratena” e poi della realizzazione del catalogo che porta lo stesso titolo. «Un libro unico nel suo genere e di cui ne vado orgoglioso», rimarca Liguori. Un catalogo presentato giorni fa nella splendida cornice del Castello di Arechi di Salerno, il maniero che svetta sulla città e sul suo golfo dall’alto di un colle che supera i 300 metri sul mare. In quella sede, oltre a Nugnes, abile tessitore del filrouge della serata, sono convenuti gli artisti e al tavolo dei relatori c’erano il presidente “Re D’Italia Art” (sponsor del Salerno Calcio), Marco Giordano e la poetessa e giornalista, Irene Catarella, insignita, tra gli altri, del Premio Belle Arti (terza edizione). Il giornalista Eustachio Cazzorla ha letto alcune poesie legate al tema della violenza sulle donne, scritte dalla talentuosa poetessa Catarella, tratte dal suo ultimo libro “#Cantoanima”. Nel corso della serata sono stati assegnati altri riconoscimenti internazionali ad artisti del mondo della pittura, poesia, fotografia e scultura, in collaborazione con le Accademie di Belle Arti.

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Artisti riuniti al castello di Arechi per la presentazione del catalogo “L’arte in quarantena”

Il covid? Tragica esperienza per la società e splendida opportunità per rinnovare l’arte, la tecnica, la creatività, che mai erano state così segregate e soprattutto in una collettiva restrizione mai vista prima e che abbiamo ribattezzato con il termine lock-down. Da questa esperienza unica nasce la rubrica del Tgcom24, direttore Paolo Liguori, che ha colto la proposta del manager d’Arte e organizzatore di eventi Salvo Nugnes. In quei giorni di chiusura totale ha girato l’Italia per realizzare una rubrica per Tgcom24 con le testimonianze dei personaggi famosi che in quei giorni raccontavano i loro momenti di vita in quei lunghi istanti di necessaria autoreclusione. Ed è alla fine di questo percorso televisivo che è nata l’idea di un catalogo d’Arte mai visto prima. Si chiama “L’arte in quarantena” ed è un volume che raccoglie le testimonianze artistiche di grandi star internazionali, come Federico Fellini, Gina Lollobrigida, Amanda Lear, Romina Power, Sylvester Stallone, Johnny Depp, con opere pittoriche e fotografiche. E a conferma che l’arte è anche democratica, con questi grandi nomi ci sono in successione anche le opere di artisti emergenti. Tutti insieme, quindi, nello stesso volume impreziosito dal contributo in termini di critica e commenti, di specialisti dell’arte e della cultura come il grande sociologo Francesco Alberoni, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, lo psichiatra ed opinionista Alessandro Meluzzi, il presidente del “Vittoriale di D’Annunzio” Giordano Bruno Guerri, la psicologa e scrittrice Maria Rita Parsi, Silvana Giacobini, giornalista e già direttore di “Chi” e “Diva e Donna” e molte altre testate. Tra queste firme del jetset c’è anche il direttore di Tgcom Paolo Liguori, che ha avallato, dapprima a livello televisivo, la realizzazione della rubrica “L’Arte in quaratena” e poi della realizzazione del catalogo che porta lo stesso titolo. «Un libro unico nel suo genere e di cui ne vado orgoglioso», rimarca Liguori. Un catalogo presentato giorni fa nella splendida cornice del Castello di Arechi di Salerno, il maniero che svetta sulla città e sul suo golfo dall’alto di un colle che supera i 300 metri sul mare. In quella sede, oltre a Nugnes, abile tessitore del filrouge della serata, sono convenuti gli artisti e al tavolo dei relatori c’erano il presidente “Re D’Italia Art” (sponsor del Salerno Calcio), Marco Giordano e la poetessa e giornalista, Irene Catarella, insignita, tra gli altri, del Premio Belle Arti (terza edizione). Il giornalista Eustachio Cazzorla ha letto alcune poesie legate al tema della violenza sulle donne, scritte dalla talentuosa poetessa Catarella, tratte dal suo ultimo libro “#Cantoanima”. Nel corso della serata sono stati assegnati altri riconoscimenti internazionali ad artisti del mondo della pittura, poesia, fotografia e scultura, in collaborazione con le Accademie di Belle Arti.

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Francesco Di Bella ospite al Cinquanta

di Monica De Santis

Domani a Pagani, torna la musica live al “Cinquanta – Spirito Italiano”, ospite il cantautore Francesco Di Bella ed il chitarrista Alfonso Bruno. Un appuntamento che si inserisce in un ricco programma che proseguirà per tutto il mese di ottobre e si prepara ad un autunno intenso e pieno di musica live. Infatti nel programma si prevede il 16 ottobre l’appuntamento con il duo Calmo + Luca Notaro, ed ancora giovedì 21 ottobre toccherà a Pino Marino mentre sabato 23 ottobre sarà il momento di Carmelo Pipitone, storico chitarrista dei “Marta sui Tubi”. Giovedì 28 ottobre molto attesa la performance dei The Rivati, venerdì 30 ottobre toccherà al rapper Aserto mentre per la notte di Halloween grande spazio al djset della napoletana Irene Fer-rara. Una programmazione potente ed esaltante per un cocktail bar poliedrico, dove poter trascorrere tutte le fasi della giornata, dalla colazione al dopo cena con un servizio professionale in un ambiente casual, informale. Ma soprattutto è un progetto giovane pensato da giovani. L’obiettivo è quello di rendere innovativo e moderno il concetto del “bar all’italiana”, uno degli stili più esaltati al mondo. Filosofia del progetto è dare spazio, fiducia e soprattutto un futuro in questo territorio a tanti ragazzi che si sono formati lontano dalle proprie radici. Sono diversi, infatti, i cervelli di ritorno protagonisti. Scoprire “Cinquanta Spirito Italiano”, quindi, è stringere la mano a un nuovo amico, nel tuo quartiere dei ricordi. Può portarti lontano raccontando le sue storie ma rimane legato alle tra-dizioni della sua terra. Ma tornando alla serata di domani, come detto protagonista Francesco Di Bella che inizia la sua carriera artistica dando vita nei primi anni ’90 ai 24 Grana, band antesignana dell’alternative rock italiano, di cui è frontman e principale autore, che nel 1996 con l’album “Loop” sorprende positivamente la critica musicale nazionale per la freschezza con cui è in grado di fondere nuovi stili di musica, come il dub e il trip hop, a testi poetici e dalla forte carica sociale. I 24 Grana sono spesso invitati presso emittenti radiofoniche e televisive, la loro po-polarità cresce in tutta la penisola e si trovano a condividere il palco con band del calibro di Afterhours, Verdena e Marlene Kuntz. Le performance di Francesco sono coinvolgenti ed energiche, il gruppo spopola ovunque, arrivando a suonare in Francia, Spagna, Slovenia, Inghilterra e Giappone. Francesco Di Bella insieme ai 24 Grana scrive ed incide 8 album, di cui due ripresi dal vivo. Contemporaneamente coltiva collaborazioni con i principali artisti della sua città come Bisca, 99 Posse, Almamegretta, ed altri italiani come Marina Rei e Riccardo Sinigallia. La sua ricerca artistica “alternativa” si traduce, nel 2014, nel primo album da solista “Ballads Café”, un compendio di brani dei suoi anni trascorsi nella band, riletti in una chiave più intimistica e cantautorale, di cui è il testo a farla da protagonista. Nel 2016 l’album “Nuova Gianturco”, prodotto da Daniele Sinigallia, lo inserisce a pieno titolo nel novero dei cantautori italiani: le 10 canzoni del disco raccontano la sua città tenendo metaforicamente “le spalle al mare”, in un viaggio sonoro dal sapore post-industriale; un album pop, ma dalle persistenti sfumature underground, il cui singolo “Tre Nummerielle” si aggiudica il Premio Lunezia. Dal 2016 Francesco promuove laboratori di songwriting rivolti a giovani autori.

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Francesco Di Bella ospite al Cinquanta

di Monica De Santis

Domani a Pagani, torna la musica live al “Cinquanta – Spirito Italiano”, ospite il cantautore Francesco Di Bella ed il chitarrista Alfonso Bruno. Un appuntamento che si inserisce in un ricco programma che proseguirà per tutto il mese di ottobre e si prepara ad un autunno intenso e pieno di musica live. Infatti nel programma si prevede il 16 ottobre l’appuntamento con il duo Calmo + Luca Notaro, ed ancora giovedì 21 ottobre toccherà a Pino Marino mentre sabato 23 ottobre sarà il momento di Carmelo Pipitone, storico chitarrista dei “Marta sui Tubi”. Giovedì 28 ottobre molto attesa la performance dei The Rivati, venerdì 30 ottobre toccherà al rapper Aserto mentre per la notte di Halloween grande spazio al djset della napoletana Irene Fer-rara. Una programmazione potente ed esaltante per un cocktail bar poliedrico, dove poter trascorrere tutte le fasi della giornata, dalla colazione al dopo cena con un servizio professionale in un ambiente casual, informale. Ma soprattutto è un progetto giovane pensato da giovani. L’obiettivo è quello di rendere innovativo e moderno il concetto del “bar all’italiana”, uno degli stili più esaltati al mondo. Filosofia del progetto è dare spazio, fiducia e soprattutto un futuro in questo territorio a tanti ragazzi che si sono formati lontano dalle proprie radici. Sono diversi, infatti, i cervelli di ritorno protagonisti. Scoprire “Cinquanta Spirito Italiano”, quindi, è stringere la mano a un nuovo amico, nel tuo quartiere dei ricordi. Può portarti lontano raccontando le sue storie ma rimane legato alle tra-dizioni della sua terra. Ma tornando alla serata di domani, come detto protagonista Francesco Di Bella che inizia la sua carriera artistica dando vita nei primi anni ’90 ai 24 Grana, band antesignana dell’alternative rock italiano, di cui è frontman e principale autore, che nel 1996 con l’album “Loop” sorprende positivamente la critica musicale nazionale per la freschezza con cui è in grado di fondere nuovi stili di musica, come il dub e il trip hop, a testi poetici e dalla forte carica sociale. I 24 Grana sono spesso invitati presso emittenti radiofoniche e televisive, la loro po-polarità cresce in tutta la penisola e si trovano a condividere il palco con band del calibro di Afterhours, Verdena e Marlene Kuntz. Le performance di Francesco sono coinvolgenti ed energiche, il gruppo spopola ovunque, arrivando a suonare in Francia, Spagna, Slovenia, Inghilterra e Giappone. Francesco Di Bella insieme ai 24 Grana scrive ed incide 8 album, di cui due ripresi dal vivo. Contemporaneamente coltiva collaborazioni con i principali artisti della sua città come Bisca, 99 Posse, Almamegretta, ed altri italiani come Marina Rei e Riccardo Sinigallia. La sua ricerca artistica “alternativa” si traduce, nel 2014, nel primo album da solista “Ballads Café”, un compendio di brani dei suoi anni trascorsi nella band, riletti in una chiave più intimistica e cantautorale, di cui è il testo a farla da protagonista. Nel 2016 l’album “Nuova Gianturco”, prodotto da Daniele Sinigallia, lo inserisce a pieno titolo nel novero dei cantautori italiani: le 10 canzoni del disco raccontano la sua città tenendo metaforicamente “le spalle al mare”, in un viaggio sonoro dal sapore post-industriale; un album pop, ma dalle persistenti sfumature underground, il cui singolo “Tre Nummerielle” si aggiudica il Premio Lunezia. Dal 2016 Francesco promuove laboratori di songwriting rivolti a giovani autori.

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Elio Pandolfi: l’ultimo Njegus

di Olga Chieffi

Con Elio Pandolfi scompare anche la compagna vera di tutta la sua carriera, ovvero, la voce, che parla, interpreta e soprattutto canta, perchè, come ripeteva lui stesso: “Chi canta spera sempre, anche se non sa in che cosa e anche a 90 anni, quando la testa funziona ma è il corpo che perde qualche colpo”. Per molti Elio Pandolfi è, infatti, soprattutto una voce, una incredibile voce, estremamente versatile, eppure riconoscibilissima, chiara, incisiva e suadente, amata e ascoltata in tante letture alla radio sin dagli anni ’50, quando rimodernò da attore il ruolo del fine dicitore, o quale straordinario doppiatore di innumerevoli star, come cantante passato dalla grande rivista all’operetta sino alla lirica, con “I racconti di Hoffmann” di Offenbach, con direttori quali Peter Maag o alla Vedova Allegra con Daniel Oren (Della sua interpretazione di Njegus, Francesco Colombo scrisse sul Corriere della Sera: “Bastano pochi gesti, un’inflessione dell’accento di Pandolfi a far capire cosa sia l’operetta: gentilezza, astutissima innocenza, assoluto rigore” (n.d.r.), oltre a impegnativi autori classici contemporanei quali Satie, Poulenc o Pennisi. La infausta notizia della scomparsa di Elio Pandolfi ha raggiunto anche Daniel Oren, a Monaco per Tosca con Anja Harteros, Najmiddin Mavlayanov e Luca Salsi, per la regia di Luc Bondy. “Elio Pandolfi – ha ricordato il Maestro – è stato un attore eccezionale ma, nel ruolo del Njegus è stato il più grande. Con classe, eleganza e il senso dello humor che lo contraddistingueva schizzava ogni sera un Njegus diverso, ad ogni recita addirittura. Ad ogni replica lui cambiava o aggiungeva qualcosa, riuscendo, così a creare non solo la grande aspettativa nel pubblico, ma anche in palcoscenico, in orchestra e in me, che ero sul podio, nella Vedova famosa del San Carlo, nel 1985, con Raina Kabaivanska e la rgia di Mauro Bolognini. Abbiamo fatto tantissime recite, non solo a Napoli. E la richiesta del pubblico saliva sempre. Mi pare che a Napoli ne fossero state fissate dodici, ma fuori del teatro c’era la rivoluzione e si cercava di aumentare sempre più per accontentare il pubblico. Fu così in ogni luogo ove si è andati in scena con Elio Pandolfi. Mi divertivo da morire con lui, poiché prima di iniziare, già pensavo a cos’altro avrebbe mai potuto inventarsi ancora, questo genio. Una grandissima perdita come artista e come uomo. Non sempre collimano l’eccellenza artistica con la bellezza e la generosità d’animo dell’uomo. La logica lo vorrebbe, ma è veramente difficile da trovare che eccelle sia in palcoscenico che fuori. Elio era perfetto, sorrideva ed era l’amico magico di tutti, poiché credo, sapeva che il suo talento fosse un dono assoluto, da porre a servizio di tutti. Mi ha voluto molto bene come io ho ricambiato il suo affetto e son questi i personaggi che vivranno per sempre nelle nostre parole, nel nostro ricordo, nelle nostre azioni. So che sto forse dicendo un’assurdità, l’emozione è forte, ma mi sento di dire che difficilmente nascerà un altro Njegus come lui, ci vorrà tanto tempo e un altro grande dono fatto di verve, comicità e infinita cultura e classe”. “Elio Pandolfi oltre ad essere un affermato attore, di scuola, un grandissimo imitatore e pari intrattenitore – ci rivela il regista Riccardo Canessa – era un collezionista di registrazioni d’opera rare e ricordo ne fece dono di alcune a mia madre Italia Carloni, con tanto di presentazione dell’opera con la sua voce inconfondibile e simpaticissima. Lui fu il Njegus in quella indimenticabile Vedova allegra del teatro San Carlo del 1985, con la regia di Mauro Bolognini e Daniel Oren sul podio, con un cast di assoluto livello in cui lui sguazzava assolutamente a suo agio, poiché non solo era l’attore che tutti conosciamo, ma si trovava in un mondo che lui amava, quello della lirica. Ricordo durante le prove un’ imitazione perfetta di Anna Magnani nei panni della fioraia del Pincio, in “Com’è bello fa l’amore quando è sera”. Elio Pandolfi è un attore che ha fatto anche tanta televisione, lo rivedo in coppia con Antonella Steni. Con lui va via uno dei rappresentanti di un teatro e di una produzione televisiva di altissimo livello che non esiste più, oltre che un grande amico del teatro d’opera.

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Al Giullare di scena “Tu musica assassina”

di Rosa Pia Greco

Prosegue con grande successo la rassegna teatrale organizzata dal Consorzio “La Città Teatrale” di Salerno, con il contributo della Regione Campania e il patrocinio del Comune di Salerno. Dopo i primi tre appuntamenti che hanno tutti registrato sold out, si prosegue questa sera alle ore 20 e in replica domani sempre alle ore 20 con il quarto spettacolo in cartellone, (Ingresso gratuito con obbligo di prenotazione al 3347686331). Questa volta il sipario sulla rassegna dedicata agli autori napoletani dall’800 ai contemporanei, si alzerà al Piccolo Teatro del Giullare, che proporrà “Tu musica assassina”. Lo spettacolo firmato alla regia da Uto Zhali continua a dar voce e “colore” a quanto scritto da Manlio Santanelli. In scena Marco Villani, Flavia Palumbo, Davide Curzio, Antonio D’Amico e Concita De Luca. Luci e musiche di Virna Prescenzo. Scenografia di Francesco Maria Sommaripa; costumi di Paolo Vitale. “È una divertente e intelligente riflessione sulle manie di una società che si nutre di stereotipi e cliché ponendosi domande che affondano nel vacuo e nell’immaginifico dove i modelli di vita sono diventati i proverbi ovvero quello che dice la gente”, scrive il regista Uto Zhali nelle sue note. Santanelli, 82 anni l’11 febbraio prossimo, ha costruito un raffinato gioco sui rapporti tra musica classica e contemporanea che dà vita ai deliziosi dialoghi–litigi tra i due coniugi interessando il pubblico curioso di sapere se Alda ed Eufemio riusciranno ad ottenere – costi quel che costi – il tanto desiderato abbonamento agli “Amici della musica”. LA TRAMA. I coniugi Eufemio ed Alda Tiberi, direttore di banca lui ed insegnante lei, hanno una smodata e patologica passione per la musica. Pur tuttavia non sono riusciti ad ottenere un abbonamento all’Associazione “Amici della Musica” della loro città. Lo statuto dell’associazione prevede infatti il numero chiuso e loro sono i primi in lista d’attesa. Per potervi avvedere devono sperare solo in qualche dimissione o in un decesso. Ironia della sorte abitano in uno stabile dove vivono anche il cassiere della stessa banca e sua moglie i quali, per avere ereditato le tessere dell’associazione, possono liberamente assistere il giovedì a tutti i concerti. A complicare la vita dei Tiberi vi è poi il dottor Donati, medico degli orchestrali dell’associazione scelto unicamente per avere notizie sullo stato di salute degli abbonati. E così persone dall’apparenza tranquilla, pur di ottenere quell’abbonamento cominciano a nutrire intenti omicidi e a trasformarsi in aspiranti assassini alla maniera del dr Jekill e mister Hyde e la signora Tiberi in una spietata lady Macbeth.

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Premio Miglior Attore per “Martino” di Di Domenico

Saluta così come si è presentato, il cortometraggio diretto da Luigi Di Domenico: vincendo un premio. Dopo 35 tra riconoscimenti e selezioni nazionali e internazionali, conquistati meritatamente dal 2018, Martino si aggiudica anche il Premio Miglior Attore al Flandart Cinefestival, consegnato al poliedrico Danilo Napoli, che interpreta egregiamente il tormentato protagonista scritto da Di Domenico. Martino Santoro è un ragazzo di 17 anni costretto a confrontarsi con l’ennesimo assistente sociale di turno. Il suo passato, oscuro e travagliato, gli impedisce di vivere il presente e di immaginarsi un futuro. Un futuro, forse, già scritto da quando è nato. “Ricevere un premio è sempre gratificante, soprattutto per un personaggio che parla un dialetto differente da quello parlato in loco (il veneto) e così distante culturalmente e socialmente.” commenta l’attore, “Significa che Martino è entrato nelle ossa dei giurati e che il nostro lavoro parlava un linguaggio universale, in grado di empatizzare con tutti. Era esattamente ciò che volevamo. Voglio dire grazie alla giuria di Filandart per avermi preferito e avermi dato una gioia così grande. Ne avevo bisogno, dopo un anno e mezzo di chiusure e deserto artistico. Ora non ci resta che guardare avanti.” Il denso programma, sviluppatosi in un arco di sei giorni a Sovizzo (VI), ha visto la proiezione del corto vincitore mercoledì 6 ottobre. Filandart Fondazione Socioculturale con Cinefestival propone la promozione della cultura e della tecnica cinematografica attraverso i nuovi linguaggi, la riflessione culturale e critica sui grandi temi della vita, del lavoro e dell’arte, l’incentivazione all’iniziativa di esordienti nel campo della produzione di audiovisivi di qualità. In particolare tale iniziativa si propone di incoraggiare e promuovere il confronto con il linguaggio cinematografico, opere documentaristiche, di finzione, animazione, tradizionali o sperimentali. Un’uscita di scena di gran classe per il pluripremiato lavoro. Ad annunciarne il ritiro dai festival è stato proprio il regista: “Sono molto felice che “Martino” abbia avuto questo riconoscimento, per due motivi: il primo è perché questo è l’ultimo festival a cui parteciperà il film, ormai ha terminato il suo ciclo festivaliero e uscire di scena portandoci a casa un premio ci fa chiudere in bellezza questa bellissima avventura a cui devo tantissimo e, in qualche modo, sancisce la qualità del lavoro che tutta la squadra ha fatto; il secondo motivo è perché Danilo se lo merita. Abbiamo lavorato molto sulla costruzione di questo personaggio e lui è riuscito a far trasparire un’anima “onesta”, che ha permesso al pubblico di provare empatia con quel “ragazzaccio”” C&S

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La Multimedia Valley cantiere creativo d’Italia

È l’evento di riferimento per l’innovazione e la creatività e ha scelto Giffoni per l’unica tappa del Sud Italia. È questo il senso di #SIOS2021Giffoni, che si svolgerà venerdì 15 ottobre negli spazi della Multimedia Valley. L’evento è promosso da StartupItalia in partnership con Giffoni che si conferma, perciò, brand di riferimento in particolare per la capacità di connessione con la sua community, composta da migliaia di giovani e che rappresenta un interessante luogo di confronto per la Generazione Z. #SIOS2021Giffoni prenderà il via alle 10.00, dopo il classico countdown di 15’ in compagnia di Radio 105, e sarà possibile seguire l’evento live dalle pagine Facebook di StartupItalia e Giffoni Film Festival e dal sito web dell’appuntamento. Importante novità di #SIOS21Giffoni sarà il ritorno del pubblico – un centinaio di rappresentanti della Gen Z nati tra il 96 e il 2010 – che contribuirà attivamente all’evento attraverso interviste e interventi in aperto dialogo con i tanti speaker e personaggi del mondo imprenditoriale e digital italiano. La giornata avrà come tema “Ask Me Anything”, con un focus inedito sulla prima generazione che ha potuto disporre di internet sin dalla propria infanzia, un vero e proprio viaggio alla scoperta di innovazioni, linguaggi, media e idee che stanno disegnando il futuro “Siamo davvero orgogliosi – commenta Claudio Gubitosi, fondatore e direttore di Giffoni – di questa partnership strategica con StartupItalia che ha portato a individuare la Multimedia Valley quale sede, unica per il Mezzogiorno d’Italia, di una delle tappe di avvicinamento al SIOS Winter in programma a Milano il prossimo dicembre. Giffoni punta da sempre sull’innovazione e lo fa attraverso un apposito e specifico dipartimento che è sempre più incubatore di idee e di talenti”. Al centro di tutto ci sono il ruolo e le opportunità legate alla Multimedia Valley: “È un vivace cantiere creativo d’Italia – spiega Gubitosi – una struttura che cresce, si amplia ed evolve, a 20 anni da quel primo progetto che ho immaginato su un foglio di carta. Abbiamo realizzato tutto ciò grazie alla sinergia con il Comune e la Regione Campania e grazie ai fondi europei e statali: ora siamo pronti a proiettarci verso il futuro con il campus e gli studios. Arte, spettacolo, entertainment, produzione, alta formazione e, ancora, sostenibilità, inclusione e tecnologie, sono attività e temi di cui Giffoni si nutre da sempre e rispetto ai quali vuole essere un facilitatore per i giovani, dando loro opportunità di espressione, possibilità occupazionali, occasioni di crescita e di formazione. Giffoni si evolve giorno dopo giorno e lo fa in connessione con gli altri. Con tutti coloro che condividono il nostro spirito. La partnership con StartupItalia è la conferma di questa nostra visione”.Un’importante occasione di riflessione sullo stato dell’arte della formazione, delle startup e della neo-imprenditoria nel Sud Italia verrà proposta nel corso del panel “Destinazione Sud”, al quale parteciperà Valeria Fascione, Assessore con delega alla Ricerca, Innovazione e Startup della Regione Campania, con lei sul palco altri esponenti del mondo accademico, imprenditoriale e del venture capital italiano. “Che tutto questo accada a Giffoni, in Campania, al Sud – conclude Gubitosi – non è un caso e rappresenta ancora una conferma del dinamismo di cui siamo capaci. Sul fronte dell’innovazione in Campania in questi anni si è fatto molto, sostenendo concretamente i ragazzi e la loro voglia di cimentarsi con il mondo della creatività. Giffoni è stato un apripista in questo senso e ancora oggi abbiamo voglia di testimoniare tutto ciò. Essere pionieri non è solo un merito, ma una responsabilità che ci inorgoglisce tantissimo. La vivacità dei nostri ragazzi è un valore, la loro sete di conoscenza è un patrimonio inestimabile, la loro apertura verso il mondo e verso gli altri, la loro capacità di visione rappresentano un valore aggiunto da non sprecare, in particolare al Sud”.

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Premiati i vincitori del Torchiara Story Festival

Premiati ieri, nella sede della Fondazione de Stefano, a Ogliastro Cilento, i vincitori di Cilento Story, il concorso letterario del Torchiara Story Festival che chiude la settima edizione del salotto delle storie. Riservato a scrittori e fotografi, provenienti da tutta Italia, la partecipazione ha riscontrato un notevole successo, attestandosi come una competizione che va ben oltre il paese medievale di Torchiara, dove si propone e sviluppa. Anche quest’anno, sarà la casa editrice Licosia Edizioni a pubblicare nel volume Genio e sregolatezza. Racconti da Cilento Story 2021 gli elaborati e i testi che la giuria ha valutato più interessanti. “Sono molto gratificata, poichè” – ha dichiarato Angela Riccio, ideatrice dell’evento e patron della dimora storica Borgo Riccio, che offre ospitalità ai vincitori – “il tema scelto come fil-rouge per i racconti di quest’anno, dedicato ad Einstein ed al suo estro creativo, è stato premiante e formativo, e non poteva essere altrimenti”. Commentando con soddisfazione, le fa eco Gennaro Guida, Presidente di giuria: “I molti racconti pervenuti da ogni regione ci rafforzano nella convinzione di quanto tali iniziative siano fondamentali per promuovere un territorio ricco di storia e di cultura come il Cilento, creando punti di connessioni e confronto”. Tra i racconti arrivati, i giurati ne hanno selezionati venti per la pubblicazione dei tre i vincitori assoluti, cui si aggiungono altri tre premiati per la sezione Fotografia. Dieci i racconti provenienti dalla Campania, contro i quindici della Lombardia, seguiti dagli undici del Lazio, otto della Toscana e sette dal Veneto, mentre tutte le altre regioni sono state rappresentate da numeri inferiori di partecipanti. Tutti d’accordo per il primo premio assegnato a Cristina Giuntini di Firenze, con il suo racconto Amy, amy, amy; il secondo premio va a Eleonora Ricciardo, di Roma che ha presentato Alberto co co, mentre il terzo posto se lo aggiudica Lucia Ielpo, campana di Battipaglia, per il suo Coffee entanglement. A ricevere il primo posto assoluto per la migliore fotografia è Manola Massimo di Termoli, per l’immagine Fly high; il secondo se lo aggiudica Adalberto Fornaro di Napoli con l’immagine Tutto è relativo, mentre la terza classificata è Chiara Vallarino di Savona per Giochi di prospettiva. Una commissione di giuria che non ha concesso sconti, presieduta da Gennaro Guida, scrittore di libri per ragazzi e consigliere delegato alla Cultura e al Turismo di Torchiara, da Raffaele Aragona, tra i fondatori di Oplepo in Italia, nonché autore dei famosi dizionari Zanichelli, e da Nunziante Mastrolia, anima e proprietario della casa editrice Licosia. Il libro edito con l’intera raccolta sarà disponibile sui più importanti store on line.

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Elio Pandolfi:  l’ultimo Njegus

Il ricordo di Daniel Oren e del regista Riccardo Canessa sull’onda del ricordo della celebre Vedova Allegra al Teatro San Carlo del 1985. Con lui va via uno dei rappresentanti di un teatro e di una produzione televisiva di altissimo livello che non esiste più, oltre che un grande amico del teatro d’opera.

 

Di Olga Chieffi

Con Elio Pandolfi scompare anche la compagna vera di tutta la sua carriera, ovvero, la voce, che parla, interpreta e soprattutto canta, perchè, come ripeteva lui stesso: “Chi canta spera sempre, anche se non sa in che cosa e anche a 90 anni, quando la testa funziona ma è il corpo che perde qualche colpo”. Per molti Elio Pandolfi è, infatti, soprattutto una voce, una incredibile voce, estremamente versatile, eppure riconoscibilissima, chiara, incisiva e suadente, amata e ascoltata in tante letture alla radio sin dagli anni ’50, quando rimodernò da attore il ruolo del fine dicitore, o quale straordinario doppiatore di innumerevoli star, come cantante passato dalla grande rivista all’operetta  sino alla lirica, con “I racconti di Hoffmann” di Offenbach, con direttori quali Peter Maag o alla Vedova Allegra con  Daniel Oren (Della sua interpretazione di Njegus, Francesco Colombo scrisse sul Corriere della Sera: “Bastano pochi gesti, un’inflessione dell’accento di Pandolfi a far capire cosa sia l’operetta: gentilezza, astutissima innocenza, assoluto rigore” (n.d.r.), oltre a impegnativi autori classici contemporanei quali Satie, Poulenc o Pennisi. La infausta notizia della scomparsa di Elio Pandolfi ha raggiunto anche Daniel Oren, a Monaco  per Tosca con Anja Harteros, Najmiddin Mavlayanov e Luca Salsi, per la regia di Luc Bondy. “Elio Pandolfi – ha ricordato il Maestro – è stato un attore eccezionale ma, nel ruolo del Njegus è stato il più grande. Con classe, eleganza e il senso dello humor che lo contraddistingueva schizzava ogni sera un Njegus diverso, ad ogni recita addirittura. Ad ogni replica lui cambiava o aggiungeva qualcosa, riuscendo, così a creare non solo la grande aspettativa nel pubblico, ma anche in palcoscenico, in orchestra e in me, che ero sul podio, nella Vedova famosa del San Carlo, nel 1985, con Raina Kabaivanska e la rgia di Mauro Bolognini. Abbiamo fatto tantissime recite, non solo a Napoli. E la richiesta del pubblico saliva sempre. Mi pare che a Napoli ne fossero state fissate dodici, ma fuori del teatro c’era la rivoluzione e si cercava di aumentare sempre più per accontentare il pubblico. Fu così in ogni luogo ove si è andati in scena con Elio Pandolfi. Mi divertivo da morire con lui, poiché prima di iniziare, già pensavo a cos’altro avrebbe mai potuto inventarsi ancora, questo genio. Una grandissima perdita come artista e come uomo. Non sempre collimano l’eccellenza artistica con la bellezza e la generosità d’animo dell’uomo. La logica lo vorrebbe, ma è veramente difficile da trovare che eccelle sia in palcoscenico che fuori. Elio era perfetto, sorrideva ed era l’amico magico di tutti, poiché credo, sapeva che il suo talento fosse un dono assoluto, da porre a servizio di tutti. Mi ha voluto molto bene come io ho ricambiato il suo affetto e son questi i personaggi che vivranno per sempre nelle nostre parole, nel nostro ricordo, nelle nostre azioni. So che sto forse dicendo un’assurdità, l’emozione è forte, ma mi sento di dire che difficilmente nascerà un altro Njegus come lui, ci vorrà tanto tempo e un altro grande dono fatto di verve, comicità e infinita cultura e classe”. “Elio Pandolfi oltre ad essere un affermato attore, di scuola, un grandissimo imitatore e pari intrattenitore – ci rivela il regista Riccardo Canessa – era un collezionista di registrazioni d’opera rare e ricordo ne fece dono di alcune a mia madre Italia Carloni, con tanto di presentazione dell’opera con la sua voce inconfondibile e simpaticissima. Lui fu il Njegus in quella indimenticabile Vedova allegra del teatro San Carlo del 1985, con la regia di Mauro Bolognini e Daniel Oren sul podio, con un cast di assoluto livello in cui lui sguazzava assolutamente a suo agio, poiché non solo era l’attore che tutti conosciamo, ma si trovava in un mondo che lui amava, quello della lirica. Ricordo durante le prove un’ imitazione  perfetta di Anna Magnani nei panni della fioraia del Pincio, in “Com’è bello fa l’amore quando è sera”. Elio Pandolfi è un attore che ha fatto anche tanta televisione, lo rivedo in coppia con Antonella Steni. Con lui va via uno dei rappresentanti di un teatro e di una produzione televisiva di altissimo livello che non esiste più, oltre che un grande amico del teatro d’opera”.

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Elio Pandolfi:  l’ultimo Njegus

Il ricordo di Daniel Oren e del regista Riccardo Canessa sull’onda del ricordo della celebre Vedova Allegra al Teatro San Carlo del 1985. Con lui va via uno dei rappresentanti di un teatro e di una produzione televisiva di altissimo livello che non esiste più, oltre che un grande amico del teatro d’opera.

 

Di Olga Chieffi

Con Elio Pandolfi scompare anche la compagna vera di tutta la sua carriera, ovvero, la voce, che parla, interpreta e soprattutto canta, perchè, come ripeteva lui stesso: “Chi canta spera sempre, anche se non sa in che cosa e anche a 90 anni, quando la testa funziona ma è il corpo che perde qualche colpo”. Per molti Elio Pandolfi è, infatti, soprattutto una voce, una incredibile voce, estremamente versatile, eppure riconoscibilissima, chiara, incisiva e suadente, amata e ascoltata in tante letture alla radio sin dagli anni ’50, quando rimodernò da attore il ruolo del fine dicitore, o quale straordinario doppiatore di innumerevoli star, come cantante passato dalla grande rivista all’operetta  sino alla lirica, con “I racconti di Hoffmann” di Offenbach, con direttori quali Peter Maag o alla Vedova Allegra con  Daniel Oren (Della sua interpretazione di Njegus, Francesco Colombo scrisse sul Corriere della Sera: “Bastano pochi gesti, un’inflessione dell’accento di Pandolfi a far capire cosa sia l’operetta: gentilezza, astutissima innocenza, assoluto rigore” (n.d.r.), oltre a impegnativi autori classici contemporanei quali Satie, Poulenc o Pennisi. La infausta notizia della scomparsa di Elio Pandolfi ha raggiunto anche Daniel Oren, a Monaco  per Tosca con Anja Harteros, Najmiddin Mavlayanov e Luca Salsi, per la regia di Luc Bondy. “Elio Pandolfi – ha ricordato il Maestro – è stato un attore eccezionale ma, nel ruolo del Njegus è stato il più grande. Con classe, eleganza e il senso dello humor che lo contraddistingueva schizzava ogni sera un Njegus diverso, ad ogni recita addirittura. Ad ogni replica lui cambiava o aggiungeva qualcosa, riuscendo, così a creare non solo la grande aspettativa nel pubblico, ma anche in palcoscenico, in orchestra e in me, che ero sul podio, nella Vedova famosa del San Carlo, nel 1985, con Raina Kabaivanska e la rgia di Mauro Bolognini. Abbiamo fatto tantissime recite, non solo a Napoli. E la richiesta del pubblico saliva sempre. Mi pare che a Napoli ne fossero state fissate dodici, ma fuori del teatro c’era la rivoluzione e si cercava di aumentare sempre più per accontentare il pubblico. Fu così in ogni luogo ove si è andati in scena con Elio Pandolfi. Mi divertivo da morire con lui, poiché prima di iniziare, già pensavo a cos’altro avrebbe mai potuto inventarsi ancora, questo genio. Una grandissima perdita come artista e come uomo. Non sempre collimano l’eccellenza artistica con la bellezza e la generosità d’animo dell’uomo. La logica lo vorrebbe, ma è veramente difficile da trovare che eccelle sia in palcoscenico che fuori. Elio era perfetto, sorrideva ed era l’amico magico di tutti, poiché credo, sapeva che il suo talento fosse un dono assoluto, da porre a servizio di tutti. Mi ha voluto molto bene come io ho ricambiato il suo affetto e son questi i personaggi che vivranno per sempre nelle nostre parole, nel nostro ricordo, nelle nostre azioni. So che sto forse dicendo un’assurdità, l’emozione è forte, ma mi sento di dire che difficilmente nascerà un altro Njegus come lui, ci vorrà tanto tempo e un altro grande dono fatto di verve, comicità e infinita cultura e classe”. “Elio Pandolfi oltre ad essere un affermato attore, di scuola, un grandissimo imitatore e pari intrattenitore – ci rivela il regista Riccardo Canessa – era un collezionista di registrazioni d’opera rare e ricordo ne fece dono di alcune a mia madre Italia Carloni, con tanto di presentazione dell’opera con la sua voce inconfondibile e simpaticissima. Lui fu il Njegus in quella indimenticabile Vedova allegra del teatro San Carlo del 1985, con la regia di Mauro Bolognini e Daniel Oren sul podio, con un cast di assoluto livello in cui lui sguazzava assolutamente a suo agio, poiché non solo era l’attore che tutti conosciamo, ma si trovava in un mondo che lui amava, quello della lirica. Ricordo durante le prove un’ imitazione  perfetta di Anna Magnani nei panni della fioraia del Pincio, in “Com’è bello fa l’amore quando è sera”. Elio Pandolfi è un attore che ha fatto anche tanta televisione, lo rivedo in coppia con Antonella Steni. Con lui va via uno dei rappresentanti di un teatro e di una produzione televisiva di altissimo livello che non esiste più, oltre che un grande amico del teatro d’opera”.

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Addio all’attore Elio Pandolfi, più volte fu ospite tra Salerno e la Costiera

di Monica De Santis

Elio Pandolfi, attore tra i più prolifici e longevi dello spettacolo italiano, è morto stanotte nella città in cui era nato nel 1926: Roma. Aveva 95 anni, quasi tutti spesi al servizio del cinema, della televisione e del teatro. Diplomatosi all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma, Pandolfi iniziò la sua carriera alla fine degli anni Quaranta, approdando prima in varietà radiofonici e poi entrando nella compagnia di Orazio Costa al Piccolo Teatro di Roma. Scelto da prima da Luchino Visconti, ha recitato e lavorato insieme a Wanda Osiris, Carlo Dapporto, Lauretta Masiero, Febo Conti, Nino Manfredi, Carlo Giuffrè, Antonella Steni, Garinei e Giovannini, Giuseppe Patroni Griffi, Luciano Salce, Mauro Bolognini.  E’ stato la voce di Jacques Dufilho nei film della serie sul Colonnello Buttiglione, a Stanlio della coppia Laurel & Hardy, Paperino e Daffy Duck. Ha doppiato Le Tont in La bella e la bestia, Mickey Rooney (Una notte al museo) e tanti altri. Caratterista inconfondibile, ha partecipato a commedie come Altri tempi – Zibaldone n. 1 di Alessandro Blasetti (1952), Totò lascia o raddoppia? di Camillo Mastrocinque (1956), Rugantino di Pasquale Festa Campanile (1973), Ferdinando e Carolina di Lina Wertmüller (1999).  Nel salernitano era stato diverse volte al Ravello Festival per ben due volte nel 2008 con “L’operetta”, ed ancora il 27 Giugno 2010 a Giffoni, per “I Papagalli sull’Arno” di Tiziana Masucci, nello stesso anno a settembre fu ospite a Positano per il “Positano Myth Festival”, ed ancora a Salerno nel 2013 fu premiato alla carriera al Salerno Talent Festival, la manifestazione promossa e organizzata dalla Cidec.

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Lello Arena ed Enzo Avitabile, insieme sul palcoscenico del Teatro Cilea danno inizio al tour nazionale dello spettacolo “Fatti e Canzoni”

di Olga Chieffi

“Fatti e Canzoni” lo spettacolo di Lello Arena ed Enzo Avitabile è la proposta di una filosofia dell’emozione vissuta, di una patosofia come “sapere del senso” volta, contro l’evidente deprivazione emozionale che è riscontrabile negli atteggiamenti psicologici e morali contemporanei; deprivazione patica, insensibilità alla differenza, che ha il suo fondamento nell’illusione della ricerca di un senso della vita nelle cose in-differenti e non piuttosto nell’evento del sentire, nell’emozione vissuta. Evocati, a sipario chiuso, dai ragazzi della Cilea Academy, Esmeraldo Napodano, Carmine Bassolillo, Angelo Pepe e Elisabetta Romano, attraverso quelle parole e quei versi che sono nel vocabolario o nel sentire di tutti noi: “Vincenzo, io mi uccido. Meglio un giorno da leone che cento giorni da pecora”. Con queste parole Lello Arena si rivolge all’amico Massimo Troisi, che gli risponde: “Fai cinquanta giorni da orsacchiotto, almeno stai in mezzo e non fai la figura di merda della pecora e nemmeno il leone, che però vive solo un giorno” o “Chillo n’aveva ragione, San Gennà, chillo pure è nu fastidio a ghì a ritirare i soldi tutt’ ‘e settimane… “Embè, allora?…Una sì e una no!” “Annunciazione, Annunciazione!” con relativo flauto e trombetta o “Don Salvato’ ll’àrberi chiàgnene /’E frutti se so’ ‘nfracetati/Veleno, fummo e cielo grigio/Quanno ‘a mana vosta nunn ‘è arrivata” e ancora “Pe’ mme ‘o dulor’ è normale È comme ‘o vient’ ‘A morte? ‘Na bella jurnata Niusciuno t’avvisa e all’intrasatta chiove”. Empatia tra Lello Arena ed Enzo Avitabile, empatia con chi non c’è più solo fisicamente, ma la presenza si avverte ancora più forte e il segno più incisivo, come quello di Massimo Troisi e Pino Daniele, poiché noi del Sud, abbiamo un rapporto privilegiato con il sotterraneo, con l’aldilà, che umanizziamo. L’unico mezzo di comunicazione tra i vivi e i morti è il sogno: non potendo aspettarsi il sostegno dei vivi, il popolo mediterraneo lo chiede ai morti, e questo eterno dialogo diventa insieme la concreta rappresentazione della memoria e la speranza di sottrarsi miracolosamente all’infelicità. Lo fa Enzo Avitabile in parole e musica, attraverso “Don Salvatò”, a “Mane Mane”, “Tutt’ egual song’ ‘e criature”, “Napoli Nord”, l’incursione nel R&B di James Brown e l’aneddoto, sugli stivaletti con la parola Soul e It’s a man’s world in napulegno. Lello Arena è il depositario del nostro cunto, parole antiche suoni, sciusce d’aria, per dirla con l’Enzo Moscato di “Trianon”, che ci attirano verso ciò che sopravvive e persiste come risorsa culturale e storica capace di resistere, turbare, interrogare e scardinare la presunta unità del presente. Suo il racconto del viaggio di Pulcinella, Pulcinellino e l’asino, che ci ha fatto comprendere come, qualsiasi cosa facciamo, purché consapevoli della scelta che si pone in essere, non deve spaventarci. Sarà comunque sottoposta a critiche. Suo il rito di rinascita un rap napoletano che sappiamo non lontano dal ridire infinito dell’autore del Guarracino che jeva per mare. Esperanto e Africano per Enzo Avitabile, il quale non si è esibito al sax tenore, ma ha imbracciato la pentarpa, una piccola arpa pentatonica a sei corde e il sopranino in Mi Bemolle, che lui chiama saxello, per avvicinarlo alla cennamella – ma si sa che i sax soprano e sopranino, suonati in un certo modo, e con ancia dura, vanno sempre vicini al suono della ciaramella – per andare a sottolineare la contaminazione greca e turca della nostra tradizione. Teatro al buio per Francesco e Sofia, bimbi ciechi che vedono col cuore, per l’esecuzione di “Duorme Stella”, insieme alla chitarra di Gianluigi di Fenza e alle percussioni di Emidio Ausiello, trovatori del terzo millennio, inseguendo destabilizzanti scie sonore di un archivio liquido e meticcio. Il Mare-Nostrum bagna le sponde di tre continenti, di tre grandi culture e le suggestioni di questa musica nascono dal racconto musicale di un’idea meno scontata di identità e di dimora. La sensualità dei suoni, la memoria millenaria che custodisce e le appartenenze poste in gioco ci convincono che l’importante non è tanto avere una casa nel mondo, bensì creare un mondo vivibile in cui sentirsi a casa. La prima grande virtù dell’uomo è la verità (secondo alcuni filologi deriva dalla radice iranica ver che significa fiducia realtà). Se noi riusciamo ad agire in modo da suscitare la fiducia degli altri, e al tempo stesso ad avere fiducia negli altri, forse potremo risollevarci dalla nostra condizione che sta cedendo all’ indifferenza. L’ invito è a rompere il guscio d’isolamento, che non è materiale, ma una volontaria reclusione dell’io. La passione non è la cecità di lasciarsi prendere da un’urgenza, ma patire, cioè vivere profondamente e dare spessore ad ogni piccola emozione, e allora Lellù, Enzù, Massimù, Pinù, nui vi vulimm’ bbene!

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“Binario morto”, quattro anime al bivio

di Gemma Criscuoli

“Vivere nei ritagli della vita degli altri” è davvero frustrante, ma nulla pesa quanto capire che non si sfugge mai alle proprie responsabilità. Riflessione sugli scherzi del destino (o comunque si voglia chiamare l’anagramma della vita), “Binario morto” di Lello Guida resterà in cartellone presso il Piccolo Teatro Porta Catena fino al 17 ottobre. Franco Alfano, che cura la scenografia con Aldo Arrigo, dirige con Elena Scardino lo spettacolo su musiche originali di Gabriele Guida. La locandina è a cura di Bruno Brindisi. Desideri repressi, e proprio per questo inaggirabili, accomunano i quattro protagonisti, costretti ad attendere l’alba in un treno che si trova sul binario a cui rimanda il titolo. Damiano, tratteggiato da Ciro Girardi con ironia, ma anche con dolente dignità, è un professore omosessuale che non sopporta l’ipocrita perbenismo del preside né la difficoltà di vivere un amore. Cosimo (nel cui ruolo Giacomo D’agostino è estremamente attento alla naturalezza e alla verosimiglianza), un ipocondriaco sempre pronto a rintracciare in rete tutte le informazioni su ogni genere di malanno, è legato al ricordo di una sconosciuta che lo ha stregato. Salvatore, a cui Antonio Grimaldi si consacra interamente, forte della sua costante attenzione a quel che vibra nella parte più profonda del sé, medita il suicidio dopo la morte della moglie. La donna “fuori di chiave” con cui le figure in scena devono fare i conti (una magnetica e appassionata Gabriella Landi) crede di essere la Madonna e di avere una missione vitale: soccorrere i peccatori, portandosi dietro bottiglie che contengono un’acqua miracolosa. Il merito del testo di Guida consiste nella complessità dei personaggi. Damiano, nel suo eccedere la norma, porta alla luce la violenza di un contesto sociale (il ricordo dell’uomo che lo picchia per la sua diversità), ma al tempo stesso si adegua al cupo egoismo che lo circonda: confessa infatti di non aver soccorso l’auto che ha mandato, tre mesi prima, fuori strada. Cosimo non sa venire a patti con le sue debolezze, che però gli danno occasione di atteggiarsi a giudice. L’ossessione di Salvatore capovolge ogni tentazione di romanticismo in una furia distruttiva che lo spinge a ferire a morte Damiano. La stessa Vergine, madre degli istinti prima che delle anime, si compiace del potere di colpire che il suo ruolo le da’. Essere ostaggio delle proprie pulsioni condanna a essere soli, ma non distanti: la donna morta per colpa del docente è la moglie dell’aspirante suicida e il sogno irrealizzato di Cosimo. Il redde rationem, simboleggiato dall’immobilita’ del treno, rivela la sacralità impura della vita, dove i frammenti delle esistenze si ricompongono in un mosaico che suscita empatia nello spettatore: da qui la scelta di un’interpretazione quasi sempre diretta verso il pubblico, che a sua volta si trova su quel binario più spesso di quanto pensi. Non è un caso che l’acqua della morte e quella della resurrezione, offerte dalla donna, siano indistinguibili: vita e nulla sono davvero la stessa cosa, quando non esiste altra legge che il desiderio. Dissoluzione e rinascita si insinuano con la stessa lentezza (l’ingresso di Salvatore e l’uscita della donna), per poi confondersi inesorabilmente. Il finale è dunque liberatorio non meno che tragico. Non è tanto l’espiazione di una colpa quella che prende a mano a mano corpo, ma un monito (laico e spirituale, terreno e trascendente) a portare, cristologicamente, il peso della fragilità.

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Artkeys Prize: premiati i vincitori della terza edizione

Grande successo per la terza edizione dell’Artkeys Prize, il premio internazionale di arte contemporanea organizzato dall’Associazione Blow Up. Tra le mura del Castello Angioino Aragonese di Agropoli, durante la serata evento di sabato 9 ottobre, sono stati assegnati i premi ai primi classificati di ciascuna categoria in gara: pittura, scultura e installazione, fotografia, illustrazione e graphic design, videoarte, performance. Sei opere vincitrici tra le oltre 300 che hanno partecipato alla selezione di quest’anno. A valutare le opere una giuria composta da cinque esperti: Antonello Tolve, ordinario di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino, la curatrice Enrica Feltracco, il Direttore Artistico della Scuola Internazionale di Comics-Sede di Napoli, Lorenzo Ruggiero, l’artista e docente di fumetto presso lo IED, Grazia La Padula, ed il critico d’arte Roberto Sottile. La serata è stata una vera e propria celebrazione dell’arte: dopo l’inaugurazione della mostra dedicata alle opere finaliste, si sono esibiti performer artist che hanno ammaliato, stupito ed affascinato il pubblico. Tra di loro anche Maurizio Pleuteri che con la sua opera “Bewood” si è aggiudicato il primo premio della categoria performance ricordando l’importanza di prendersi cura e preservare il pianeta. Premiata nella stessa categoria anche l’opera portoghese “Coin Operated” degli artisti Jonas&Lander che potranno vivere l’esperienza della Residenza d’Artista. Saranno infatti ospitati in uno dei comuni che ha scelto di aprire le proprie porte all’arte contemporanea, come Agropoli, Pollica, Laureana Cilento, Capaccio Paestum e Cetara. Un’occasione per il Cilento (e non solo) di ospitare sul proprio territorio grandi artisti, ma anche un’opportunità per gli artisti di scoprire un territorio ricco di idee e fonte di creatività. Le Residenze d’Artista sono un’iniziativa che caratterizza Artkeys Prize, il premio, infatti, nasce con l’obiettivo di promuovere non solo la cultura, ma anche il Cilento. Inoltre, le Residenze d’Artista fanno sì che il premio non si esaurisca nella durata della mostra, bensì sia attivo sul territorio durante tutto l’anno: un modo per far diventare il Cilento un polo dell’arte contemporanea. Residenza d’Artista anche per Oriana Majoli grazie all’opera fotografica “Testae”; vincitore della categoria fotografia Paolo Repetto con “Presenze”. Doppio premio anche nella categoria scultura e installazione: primo premio all’opera “Siamo solo multipli” di Elia Alunni Tullini e Residenza d’Artista per Sara Zunino con “Hand luggage”. Primo premio della categoria pittura a Pietro Cromo con “Organoid #4 Narcissus” e a Nilde Mastrosimone con “Come caramelle” nella categoria videoarte, vittoria dell’inglese William Rochira nella sezione illustrazione con “Faux 1976 Jamaican Calendar”. Artkeys Prize non si conclude con la cerimonia di premiazione: dall’11 al 17 ottobre si svolgerà la Residenza d’Artista di Andrea Cerquiglini, vincitore lo scorso anno nella categoria pittura. Cerquiglini, artista di Sabaudia, sarà ospitato ad Agropoli che, in quei giorni, diverrà per lui non solo un laboratorio, ma un luogo da cui trarre ispirazione per la propria arte. Inoltre, fino al 17 ottobre, sarà possibile visitare, presso il Castello Angioino Aragonese, la mostra ospitante le 76 opere finaliste del premio di quest’anno.

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