La fine del sogno berlusconiano e l’agghiacciante ritorno al ’93

Il Cav riuscì nel miracolo di ibernare la Dc, impedendo alle destre di diventare partiti di massa. Ora Lega e FdI, erede di An, non sono più divisi dal Po. Mentre Fi è ridotta ai numeri del Ccd.

Me lo ricordo quell’autunno del 1993. Fu l’autunno della Dc, travolta da Tangentopoli al debutto dell’elezione diretta dei sindaci, legge voluta dal democristiano Antonio Gava e rivelatasi fatale per il partito. La Dc fu esclusa dai ballottaggi a Milano, Roma, Napoli. Sul podio progressista saliva regolarmente il Pds di Achille Occhetto, su quello opposto si alternavano la Lega a Nord e il Msi al Sud.

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IL MIRACOLO DELLA BALENA AZZURRA

All’improvviso la Dc sperimentò l’eterogenesi dei fini: nate per puntellare l’egemonia democrisiana, le leggi maggioritarie finirono per accelerarne la decomposizione, aprendo la via alla successione di una destra bicefala, leghista a Nord e missina al Sud. Pochi mesi dopo, il miracolo berlusconiano fulminò la vittoria di Occhetto, e stravolse i connotati della nascente Seconda Repubblica: si materializzò dal nulla una balena azzurra appena più piccola di quella bianca, ma capace di alleare le due destre nemiche tra di loro. Berlusconi si alleò a Nord con Umberto Bossi e a Sud con Gianfranco Fini, li portò entrambi al governo, ma ne fece per 20 anni due comprimari, tarpando le ali al processo che dal ’93 in poi ne avrebbe fatto gli eredi dell’elettorato democristiano.

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COSÌ BERLUSCONI IBERNÒ LA DC

Il capolavoro di Berlusconi è stato di aver ibernato la Dc, impedendo alle destre di diventare partiti di massa: la pulsione reazionaria della destra italiana è stata temperata prima dalla mitezza della ispirazione Dc, poi dagli usi di mondo del geniale fondatore di Forza Italia. Il Pdl fu il trionfo di questo disegno: per la prima volta un partito di centro raggiungeva i consensi della Dc, la destra di An veniva incorporata, quella di Bossi lateralizzata.

Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

FINISCE IL SOGNO DI ETERNITÀ DEMOCRISTIANA

Poi sono venuti gli errori: una gestione munifica delle alleanze ha consegnato il Veneto alla Lega, e poi il Piemonte, e infine la Lombardia, core business del regolamento di conti tra padani e azzurri. Il monocolore leghista nel Nord ha cancellato qualsiasi velleità egemonica di Forza Italia. L’implosione del Pdl ha costretto gli ex An a rimettere a mare una scialuppa, e la energica e volitiva Giorgia Meloni in pochi anni l’ha trasformata in una corazzata quasi eguale a quella di An, e ormai più solida e confortevole della stessa Forza Italia. Il risultato è un agghiacciante ritorno al 1993, con le due destre non più divise dal Po: Meloni esiste anche a Nord e la Lega sfonda anche a Sud. Venticinque anni dopo gli eredi di Bossi e Fini si riprendono lo spazio e il tempo perduto. Il meraviglioso sogno della eternità democristiana perpetuata dal Cavaliere si è interrotto, con Forza Italia ridotta ai numeri del Ccd, e le destre insediate senza contraddizione sulle praterie conservatrici.

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Incontro Salvini-Berlusconi: insieme alle Regionali di Umbria ed Emilia Romagna

I due leader faranno opposizione comune ai giallorossi e fronte unico con Fratelli d'Italia nei prossimi appuntamenti elettorali.

Se da un lato Matteo Salvini chiama i “suoi” a Pontida, il 15 settembre, e continua a lanciare attacchi al governo M5s-Pd, dall’altro in vista dei futuri appuntamenti elettorali e l’ipotesi di una qualche intesa tra Pd e M5s riprende i rapporti con Forza Italia. Così il 13 settembre il segretario della Lega ha incontrato Silvio Berlusconi. I due, stando a fonti azzurre, hanno avuto un «cordiale incontro e hanno concordato di fare fronte comune per una efficace opposizione al nuovo governo». «È andato bene, siamo in piena sintonia», ha commentato Berlusconi. Durante il faccia a faccia i due hanno parlato soprattutto delle prossime elezioni regionali, in particolare quelle in Umbria ed Emilia-Romagna in cui correranno uniti. Tra i temi trattati anche la legge elettorale e l’opposizione comune in parlamento.

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MELONI SI DICE SODDISFATTA

Soddisfatta la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. «Io ho preso i voti per stare nel centrodestra e alle consultazioni con il presidente Mattarella ho detto che si doveva andare a votare», ha ricordato intervenendo a Mattino 5. «Non ho condiviso la scelta di Salvini di tornare indietro rispetto all’apertura della crisi e proporre la premiership a Di Maio dicendo poi che lo stesso Di Maio aveva lavorato bene». Detto questo, ha aggiunto di essere «contenta che oggi anche la Lega sia tornata all’opposizione della sinistra perché per me i 5 stelle sono sempre stati di sinistra esattamente come il Pd, così come sono felice se Forza Italia rimanga all’opposizione della sinistra, invece di fare altro».

Matteo Salvini e Giorgia Meloni davanti a Montecitorio.

L’AVVICINAMENTO DI SALVINI AL CAV

Dopo che Forza Italia aveva disertato la manifestazione sovranista davanti a Montecitorio nel giorno del giuramento del nuovo esecutivo, Salvini nel salotto di Porta a Porta aveva assicurato: «Il rapporto con Berlusconi non s’è mai interrotto. Chi sono io per dire di no a un confronto sul programma. Ci sono importanti elezioni vicine. Se c’è un’idea di Italia comune per i nostri figli, figuriamoci…». Dal canto suo, Berlusconi nel suo intervento alla riunione dei gruppi Fi aveva messo i puntini sulle i. «In questi mesi di governo, cinque stelle e Lega hanno commesso errori gravissimi. Non si sono comportati bene. Diciamo chiaramente a tutti i nostri elettori che noi non abbiamo votato i loro provvedimenti, che a Matteo Salvini avevamo consentito di fare quell’esperimento solo per evitare che si dovesse tornare a votare a luglio, quando la maggior parte degli italiani sono in vacanza. Gli abbiamo detto per molto tempo di staccare la spina».

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Forza Italia in cerca di un padrone

Urne scampate, seggi mantenuti, la corrente di Toti al lumicino e Salvini depotenziato. Gli azzurri tirano un sospiro di sollievo. E per il futuro si possono pure accodare a Calenda e Renzi. Visto che di coraggio e leadership, fatta eccezione per Berlusconi, nel partito non se ne vedono.

Stato dell’arte in Forza Italia: tutti tirano un sospiro di sollievo per aver scansato le urne. E se l’estate è stata terrificante, finalmente l’incubo è finito: si può tornare tranquilli in vacanza. Dio benedica Dario Franceschini e il Partito democratico.

Lo ha detto anche Silvio Berlusconi all’incontro con i gruppi congiunti nella Sala della Regina di Montecitorio: «Mi fa piacere vedervi ora che siete tutti rilassati e avete il posto garantito ancora per un po’». In effetti, per mesi interi non si era fatto vedere: troppe turbolenze, troppo malcontento, troppi mal di pancia. Quando è così, il Cavaliere si eclissa.

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Il selfie di Giovanni Toti, Giorgia Meloni e Matteo Salvini alla manifestazione a Montecitorio il 9 settembre.

I TRANSFUGHI DI TOTI? QUATTRO DEPUTATI IN TUTTO

Sollievo anche per la corrente di Giovanni Toti: le sue truppe parlamentari hanno fatto coming out e sono uscite dai gruppi. Dunque c’è stata la conta. Risultato: i transfughi sono solo quattro deputati (Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini e Alessandro Sorte), tre dei quali, gli uomini, ex pupilli di Maria Stella Gelmini e Gregorio Fontana che li hanno fortemente voluti nelle liste elettorali lombarde di marzo 2018, salvo essere poi subito scaricati. Per ora neanche un senatore sottratto ad Anna Maria Bernini. Poca roba. Che gusto c’è ad andare nel Gruppo Misto non lo sanno neanche loro, i “totiani”. Con quei numeri c’è poco da fare e da contare. Ma intanto ci provano.

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Luca Zaia, presidente del Veneto, in una foto d’archivio.

FINISCE LA SUDDITANZA A SALVINI

E ancora, grande soddisfazione: finalmente si può sparare a zero su Matteo Salvini, che in questo momento è come sparare sulla Croce Rossa, tanto «ormai è finito» e non serve più per le ricandidature. Almeno così pensano i peones: Pd e 5 stelle faranno alleanze anche alle prossime Regionali, la Lega perderà e il Capitano sarà fatto fuori pure dal partito, in via Bellerio arriva Luca Zaia e torna Roberto Maroni. Con loro si può ragionare e il centrodestra trova nuova linfa.

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Carlo Calenda e Matteo Renzi.

IL SALVAGENTE OFFERTO DA CALENDA & RENZI

Oppure, se Salvini resiste, si unirà a Giorgia Meloni e sarà una deriva di destra, tendenza estrema. No problem: i forzisti si rivolgeranno a Carlo Calenda o a Matteo Renzi per salvare il seggio. Piuttosto che occupare lo spazio che si libera nel centro moderato, da conquistare con lavoro e consenso, pensano a chi potrà farlo al posto loro per poi accodarsi. Spirito di iniziativa, coraggio e leadership, oltre Silvio, non ne ha nessuno. Forza Italia cerca padrone.

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Vivendi di nuovo alla carica: mega offerta per comprare tutta Mediaset

ESCLUSIVO. Il banchiere d'affari de Vecchi (Citigroup) ha incontrato Berlusconi per conto di Bolloré. Sul tavolo una proposta choc: rilevare la maggioranza del Biscione a oltre il 30% rispetto agli attuali valori di Borsa.

Nuovi governi, nuove maggioranze. E scenari che non possono non riverberarsi sul mondo degli affari. Sarà un caso, ma mentre Giuseppe Conte pronunciava il suo discorso sulla fiducia in Senato, uno dei banchieri d’affari più in vista, Luigi de Vecchi, presidente della divisione Continental Europe di Citigroup, varcava la soglia di Palazzo Grazioli dove lo aspettava Silvio Berlusconi. Quella di de Vecchi però, che per altro conosce il Cav da molto tempo, non era una visita di cortesia.

Luigi de Vecchi, presidente della divisione Continental Europe di Citigroup.

L’OFFERTA DI BOLLORÉ AL CAV

Il banchiere ha sondato il terreno per conto di colui che, dopo essere stato suo alleato, ora è il nemico giurato di Fininvest, ovvero Vincent Bolloré. Secondo le indiscrezioni che Lettera43.it è stata in grado di raccogliere, la proposta del finanziere bretone al Cav sarebbe di quelle difficili da rifiutare. Ovvero un’offerta per acquistare la quota di maggioranza Mediaset allo stesso valore di mercato, sopra i 3,5 euro, che Vivendi ha riconosciuto quando ha lanciato la scalata alle tivù del Biscione nel dicembre 2016 e che lo ha portato a conquistare il 29,9% della società.

I RAPPORTI CONFLITTUALI TRA VIVENDI E MEDIASET

Insomma, de Vecchi avrebbe proposto al Cav un’operazione che supera di oltre il 30% gli attuali valori su cui viaggia in Borsa il titolo Mediaset. Una proposta, quella di Vivendi, che arriva nel momento in cui i rapporti tra i due gruppi sono forse all’apice della conflittualità, con i francesi che si erano strenuamente opposti alla mega fusione transfrontaliera tra Mediaset e la sua controllata spagnola da cui è nata Mediaset Investment N.V., società di diritto olandese interamente e direttamente controllata da Mediaset, che diventerà la nuova società holding del Gruppo Mediaset.

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Salvini e Berlusconi alleati divisi

Il primo pensa a una coalizione di destra sovranista a trazione leghista. Ma il leader di Forza Italia è titubante e dice di non riconoscere più il capo politico del Carroccio.

Dopo la breve parentesi di governo della Lega con il M5s il centrodestra prova a ricompattarsi sotto la guida di un leader unico che possa mettere insieme le svariate anime di una coalizione politica andata in parte in frantumi dopo il voto del 4 marzo e l’esperienza giallo-verde. Il problema è che sia Silvio Berlusconi che Matteo Salvini, oltre a Giorgia Meloni leggermente defilata sul fondo, vogliono per sé il ruolo di leader maximo

Il leghista da Caorso parla di un’opposizione al governo Conte bis «nelle sedi istituzionali ma anche nelle piazze». Salvini infatti ritiene che la Lega sia l’unica forza a «rappresentare i milioni di italiani che sono indignati per un governo che non sta né in cielo né in terra, per un Pd che ha perso tutte le elezioni possibili negli ultimi due anni». Dal canto suo Berlusconi, come parte della destra, imputa a Salvini la colpa principale di aver consegnato il Paese alla sinistra.

BERLUSCONI: «NO A DESTRA SOVRANISTA»

Di fatto per il leader di Forza Italia, sta proprio al suo partito «costruire un’alternativa, di centrodestra, che non è la destra sovranista. Quella destra non potrà mai vincere, da sola, e se vincesse non sarebbe in grado di governare». Ma Berlusconi, come si legge nella lettera ai giovani di Forza Italia riuniti a Giovinazzo, sostiene anche come sia necessario «ricostruire lo spazio politico dei liberali, dei cattolici, dei riformatori, delle tradizioni su cui si fondano le libere democrazie dell’Occidente». Insomma una stoccata alla Lega netta che continua con l’autoproclamazione di Fi come sola coerente «erede di quelle idee e di quei valori, i soli portatori del modello della società occidentale con le sue libertà e i suoi diritti».

ATTACCO AL GOVERNO GIALLOROSSO E A SALVINI

«Io temo che il nuovo governo non sarà migliore del precedente, anzi potrebbe essere peggiore». Questo perché «se nell’ultimo anno la Lega era riuscita solo raramente a far valere le idee e i programmi del centrodestra, oggi abbiamo davanti un governo che ripropone tutte gli errori ideologici della vecchia sinistra, il governo forse più a sinistra della storia della Repubblica», si legge ancora.

IL GOVERNO DI SINISTRA DELLE POLTRONE

Dal canto suo Salvini vede nel solo Pd il nemico contro cui il leader del Carroccio si scaglia. «Quando ci sono in ballo le poltrone quelli della sinistra arrivano da ovunque e quindi non mi faccio grosse illusioni. So per certo che in questi giorni sto incontrando una marea di persone fuori dai palazzi che mi chiede di tenere duro perché tanto prima o poi toccherà a noi», ha spiegato. Eppure non ha mancato di replicare alle frecciate di Berlusconi chiedendo però compattezza dato che «dobbiamo preoccuparci del fatto che qui c’è una sinistra che rientra dalla finestra dopo che l’hanno buttata fuori dalla porta».

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