Sala esagera con lo stop al fumo? Per la scienza no

Fa discutere il divieto esteso dal sindaco di Milano alle fermate di bus e tram. Eppure una sigaretta inquina più di un diesel. Lo aveva spiegato il professor Boffi dell'Istituto nazionale dei tumori.

Fumare fa male, è noto. Non solo a chi fuma e a chi lo circonda – come recitano le scritte su ogni pacchetto di sigarette – ma anche all’ambiente. Eppure il divieto di fumare alle fermate di tram e bus lanciato dal sindaco di Milano Beppe Sala tra le misure anti-smog – da estendere, ha detto il primo cittadino, all’intera città entro il 2030 – fa discutere e in alcuni casi sorridere.

LA SIGARETTA INQUINA PIÙ DI UN DIESEL

Eppure non è un’esagerazione. La scienza dà ragione al sindaco di Milano. Solo qualche giorno fa, il professor Roberto Boffi, responsabile del reparto di pneumologia all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, lanciando l’allarme sui rischi di camminare o pedalare in questi giorni, lo aveva detto in modo netto all‘Agi: «Una sigaretta è capace di inquinare 10 volte più di un diesel in termini di particolato. Dove non arrivano la sensibilizzazione e la cultura», aveva aggiunto, «ben vengano i divieti, anche le giornate in cui non si può fumare neppure all’aperto, perché no». E Sala a quanto pare lo ha ascoltato.

IL CONFRONTO CON UNA LOCOMOTIVA A GASOLIO

Che le bionde siano dannose anche per l’ambiente però non è una novità. Nel 2016 sempre Boffi lo aveva spiegato con un esperimento choc. Per inquinare come una locomotiva a gasolio sono sufficienti solo cinque sigarette. «Mentre un locomotore produce 3.500 microgrammi/metro cubo di Pm 10, una sigaretta produce 717 microgrammi/metro cubo di polveri sottili nello stesso lasso di tempo; quindi 5 sigarette inquinano quanto un locomotore a parità di tempo di emissione», avevano spiegato Boffi e il suo staff.

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La tassa sulle cartine spinge un’azienda di Treviso a non assumere 140 lavoratori

La International Tobacco Agency ha fatto sapere che se la manovra non cambierà non potrà procedere con l'annunciato reclutamento di nuovi addetti.

Se non sarà modificata la bozza della manovra con riferimento alle tasse su cartine e filtri per sigarette, la International Tobacco Agency di Carbonera, in provincia di Treviso, comunica di «non poter procedere» all’annunciato piano di 140 assunzioni nei prossimi tre anni. L’amministratore delegato, Marco Fabbrini, guida un’azienda composta da 280 dipendenti che genera ricavi per circa 50 milioni di euro, il 14% dei quali dalle cartine. In base a una simulazione sui pezzi venduti nel 2018, infatti, i 3,6 millesimi di euro che il governo intende applicare su ciascuno di essi si trasformerebbero per l’azienda in 5,27 milioni di imposte.

PIANO TRIENNALE CONGELATO

«Non siamo contrari a misure per la riduzione del danno dovuto al consumo di tabacco», ha detto Fabbrini, «ma un intervento di questo genere, se non accompagnato da un rafforzamento dei controlli sul parallelo mercato illegale, non farà altro che spostare i consumatori, sui quali si riverserà il maggior peso fiscale, verso canali di vendita occulti, con ricadute sulla rete regolare che stimiamo fino a -50%». Di qui la decisione di congelare il piano assunzioni, «non essendovi più ragionevoli certezze rispetto alla crescita di fatturato prevista per il prossimo triennio».

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