Aerolinee Siciliane: la prima compagnia aerea ad azionariato popolare

Un vettore «costruito dai passeggeri». Contro «la brutalità delle pratiche del trasporto aereo». È la mission del progetto lanciato da Luigi Crispino, ex patron di Air Sicilia. E in Rete monta lo scetticismo.

In uno scenario di forte crisi, a cui si è aggiunta la messa in liquidazione di Air Italy, la Sicilia rilancia e pensa a una compagnia aerea fondata sul crowdfunding.

Sarebbe il primo esperimento al mondo, sempre se non si considera Alitalia che a – ben vedere – abbiamo contribuito a pagare tutti, forzatamente.

Il progetto porta la firma di Luigi Crispino, presidente della neonata società e noto nell’ambiente in quanto ex patron di Air Sicilia, compagnia scomparsa per fallimento nel 2003, dopo otto anni di attività. Il piano è ambizioso e, almeno nelle intenzioni, si prefigge di essere uno strumento per andare incontro alle centinaia di migliaia di studenti e lavoratori di origine meridionale sparsi per lo Stivale.

LA MISSION: FERMARE «LA BRUTALITÀ DELLE PRATICHE DEL TRASPORTO AEREO»

Aerolinee Siciliane è «azionariato popolare e diritto a viaggiare. Una compagnia costruita dai passeggeri, che serve gli abitanti e gli ospiti delle isole siciliane», si legge pomposamente sul sito web. E, ancora: «Ferma la brutalità delle pratiche del trasporto aereo con i conti in attivo. Vola da e per la Sicilia e crea solidarietà, per sostenere chi ha voglia di vivere meglio. Un modello d’impresa che ricostruisce fiducia e credibilità tra le persone, in armonia con la dichiarazione aziendale: il popolo per il popolo».

PRIMA TRATTA COMISO-MILANO

Chiunque attraverso una donazione potrà contribuire a semplificare le procedure di ritorno a casa e abbattere i costi del trasporto, elevatissimi specie sotto le feste. Il nome c’è già: Aerolinee Siciliane, i colori pure, con le livree che dovrebbero sfoggiare, ça va sans dire, un logo rosso e giallo. Persino la data e la tratta del primo decollo possono essere sin da adesso cerchiate sul calendario: si parte da Comiso alle 6.40 del prossimo 14 giugno, destinazione Milano. Proprio di fronte all’ingresso dello scalo aeroportuale Pio La Torre, la neonata impresa avrà la base operativa.

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La richiesta all’Enac per ottenere il certificato operatore aereo (Coa) è stata inoltrata. Nella palazzina 20, salvo sconvolgimenti, avranno sede i briefing con gli equipaggi e le riunioni per il coordinamento dei voli. In sintonia con una politica volta, tra le altre cose, al recupero e al riutilizzo di edifici abbandonati.

LE QUOTE VANNO DAI 2 MILA EURO AI 10 MILA PER LE IMPRESE

La società, un Spa, è stata costituita a Caltagirone, ma avrà sede legale a Catania e i moduli per un primo impegno a donare possono essere scaricati e compilati sul sito. Le quote minime variano dai 2 mila euro per una sottoscrizione individuale ai 10 mila richiesti per le imprese, ma nulla vieta un impegno maggiore. Quattrocento euro, infine, sono sufficienti per inserirsi all’interno di una cooperativa, con diritto di rappresentanza negli organi della società. Questi ultimi sottoscrittori prenderanno il nome di “soci frazionari”, poiché, appunto, la donazione si traduce in quota divisa tra più persone.

Luigi Crispino in una foto del 2004 (Ansa).

IN CORSO LE SELEZIONI DEL PERSONALE

Redigere il questionario, si legge ancora nel portale web, non comporta il sorgere automatico di alcun obbligo, in quanto l’impegno dovrà essere, comunque, confermato in un secondo momento: durante i roadshow di presentazione in calendario. Si parla, insomma, ancora di un semplice sondaggio. Sempre sul sito ci si potrà candidare per lavorare nella compagnia, che attualmente sta procedendo con le selezioni. A vigilare sul corretto utilizzo delle quote raccolte e sulla gestione complessiva dell’attività sarà un organo collegiale: il Consiglio di sorveglianza, composto da Elio Guastella, Stefano Spampinato, Claudio Melchiorre, Guendalina Lo Monaco e Aldo Di Benedetto. Il compito di conferire concretezza all’oggetto sociale e cioè, reperire fondi e risorse umane da veicolarle verso la realizzazione del programma, con le relative responsabilità, spetta al consiglio di gestione, di cui fanno parte Luigi Crispino, Piero Berti e Giacomo Guascone.

COMPAGNIE SICILIANE: UNA STORIA DI FALLIMENTI

«Per la prima volta in Italia nasce una vera compagnia ad azionariato diffuso», ha commentato in occasione della presentazione del progetto Crispino, «secondo i modelli di successo di aziende come Volkswagen, Google e Amazon. Siamo soddisfatti e ancora di più lo saremo nel futuro. Oggi diciamo che vogliamo volare e lo faremo». A conferma di ciò, l’assemblea ha approvato un aumento di capitale sociale fino a 10 milioni di euro, mentre sono due gli apparecchi al momento a disposizione. Entusiasmo, accompagnato da qualche fisiologico punto interrogativo. La tradizione di compagnie aree siciliane in grado di fornire un’alternativa valida ai grandi colossi della mobilità non è stata felicissima: da Air Sicilia a Wind Jet, le precedenti esperienze sono confluite in altrettanti fallimenti. Detto della prima, la seconda ha chiuso battenti definitivamente nel 2012. Nell’ambito della vicenda, il presidente Antonino Pulvirenti, ex numero uno anche del Catania Calcio, alle prese con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Da cui, invece proprio Luigi Crispino, in relazione ad Air Sicilia, nel 2012 è stato assolto perché il fatto non sussiste. L’ipotesi di reato riguardava il trasferimento di rami in attivo di Air Sicilia a società del gruppo Crispino, poiché secondo gli inquirenti il passaggio sarebbe avvenuto a prezzi non di mercato.

IN RETE VINCE LO SCETTICISMO PER L’OPERAZIONE

Al netto degli aspetti giudiziari, nemmeno sui forum online di categoria abbonda la fiducia e tra «Deve essere una barzelletta, non ci credo» a «Fatevi una sana risata», i commenti scettici superano per numero quelli positivi. A loro ha risposto Crispino: «Qualcuno che ha il coraggio di sognare, il mondo lo cambia davvero».

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Sui vitalizi siciliani ora decide la Consulta

A Palermo hanno deciso una sforbiciata light e temporanea alle pensioni. Col rischio di far pagare la multa per violazione della legge ai cittadini. Ma il consiglio dei ministri ha portato l'Ars davanti ai giudici costituzionali.

Se l’obiettivo era quello di portare la questione davanti alla Corte Costituzionale è stato centrato. Ora spetterà ai giudici pronunciarsi sulla legittimità dei tagli ai vitalizi. E la sentenza sull’impugnativa della legge siciliana da parte del Consiglio dei ministri potrebbe, a cascata, avere effetti anche su quanto applicato nelle altre Regioni. Per il consiglio dei ministri alcune «disposizioni riguardanti i trattamenti previdenziali e i vitalizi del presidente della Regione, dei consiglieri e degli assessori regionali violano – si legge nell’impugnativa – il principio di uguaglianza e ragionevolezza, sancito dalla Costituzione, nonché i principi di coordinamento della finanza pubblica e di leale collaborazione».

SFORBICIATA MA PER SOLI CINQUE ANNI

L’aspetto più critico della legge, approvata dall’Assemblea siciliana lo scorso 27 novembre, sarebbe quello della temporalità della norma, in quanto il taglio è previsto per cinque anni. Se i giudici dovessero confermare la tesi del governo Conte, l’Assemblea sarà tenuta a modificare la norma abrogando il limite; in caso contrario, la legittimità della norma, potrebbe portare anche le altre Regioni a introdurre il tetto temporale. Ma c’è chi parla di una terza ipotesi, che la Consulta intervenga sull’essenza dei tagli rimettendo in discussione tutto. Si vedrà. La legge in Sicilia è entrata in vigore il primo dicembre, il testo era stato elaborato da una commissione speciale.

TAGLIO DI 2 MILIONI SU 18 E 70 MILIONI IN MENO PER I CITTADINI

La norma prevede una riduzione lineare del 9,25%, con un ulteriore 5% che si applica per gli assegni da 32 a 67 mila euro e del 10% per quelli oltre i 62 mila euro. Il risparmio, calcolato, è di 2 milioni all’anno, dieci nell’intero periodo. Sono 149 i vitalizi erogati dall’Ars per un costo di 18 milioni di euro. Il M5s aveva definito la legge «un vero e proprio indecente capolavoro». E ora invita il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, a portare «subito in aula i correttivi per evitare che a pagare il danno siano tutti i siciliani», riferendosi alla penalità (circa 70 milioni di euro di mancati trasferimenti), prevista dalla legge nazionale, per le Regioni che non applicano il taglio nei termini disposti a livello nazionale. A sollecitare una modifica immediata della norma è anche il deputato regionale dell’Udc, Vincenzo Figuccia: «Se la casta, con il compiacimento del Pd, pensava di aver tutelato sé stessa con una sforbiciata light, adesso è bene che si proceda celermente ad una revisione di quanto stabilito per portare un taglio da prefisso telefonico ad un taglio serio e corposo».

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Il problema delle microplastiche nello Stretto di Messina

Tra le 70 e le 130 mila tonnellate di piccoli rifiuti ogni anno contaminano il Mediterraneo. Finendo dentro lo stomaco del 37% del pescato. Il fotografo Bertuccio ha documentato tutto in un reportage a bordo di feluche e lampare. La storia.

Sopra e poi d’un fiato giù, in profondità, negli abissi. “Dove si fermano gli occhi”, appunto. Il reportage di Davide Bertuccio è un pendolo che oscilla tra universi evidenti e nascosti, a volte persino impossibili da esplorare. Il filo conduttore è il mare, il suo, lo Stretto di Messina, con un enorme carico di segreti e uno stato di salute piuttosto precario.

ASSIEME AI RICERCATORI E AI PESCATORI

Lui, 28enne a bagnomaria, grande per la generazione Greta e giovane abbastanza per non sentirsi responsabile dei disastri ambientali, lo ha studiato con i ricercatori dell’università siciliana, lo ha vissuto assieme ai pescatori che a quella distesa blu hanno dedicato la vita, sotto il sole a picco e la pioggia battente. Senza lamentarsi mai, perché, insegnano i Malavoglia, per certe preghiere non è detto ci sia qualcuno disposto ad ascoltarle.

DUE APPROCCI SULLO STESSO PIANO (FOTOGRAFICO)

«Volevo mettere sullo stesso piano i due approcci», spiega il fotografo a Lettera43.it, «chi dice che una determinata situazione secondo criteri oggettivi non possa esistere e coloro che affermano il contrario per averlo vissuto sul campo. Entrambi hanno ragione».

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A bordo delle barche coi pescatori.

L’INQUINAMENTO DA UNA PROSPETTIVA NUOVA

Un lavoro di un oltre un anno, tra laboratori e barche, affrontato con l’obiettivo di raccontare l’inquinamento da una prospettiva nuova, diversa e il più possibile completa: «Cercavo una storia e ho incominciato a leggere articoli sulle microplastiche, incuriosendomi al tema. Ho scoperto che, in proporzione alla grandezza, il Mediterraneo è uno dei mari che sono nelle peggiori condizioni». Qui ogni anno – si legge nel reportage – confluiscono tra le 150 mila e le 500 mila tonnellate di macroplastiche, mentre le micro, cioè con un diametro inferiore a cinque millimetri, oscillano tra le 70 e le 130 mila.

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Foto dall’interno delle imbarcazioni.

EPPURE LO STRETTO DI MESSINA DOVREBBE ESSERE PULITO

Secondo i dati elaborati dall’Ismar-Cnr con l’università di Ancona, se negli oceani le tracce di materiali simili per chilometro quadrato sono 335 mila, soltanto moltiplicandoli per quattro si avrà una fotografia del “Mare Nostrum”. Non esistono isole felici: «Lo Stretto di Messina, per via delle fortissime correnti, dovrebbe rappresentare un’eccezione ed essere pulito. Condizionale d’obbligo perché la realtà è opposta».

Ogni anno nel Mediterraneo finiscono migliaia di tonnellate di microplastiche.

CRATERI SOTTOMARINI PIENI DI PLASTICA

I motivi essenzialmente due: «Innanzitutto i canyon sottomarini», prosegue Bertuccio, «hanno la capacità di attrarre qualunque cosa ruoti nella loro orbita. Dentro si trova di tutto: pneumatici, macchine, elettrodomestici ammassatisi nel tempo che progressivamente si deteriorano nell’acqua. Con le moderne tecnologie si può pensare di fotografarli, tuttavia il mio budget non era sufficiente per intraprendere l’impresa. L’altro fattore è l’inquinamento in senso lato. L’aumento progressivo delle temperature, per esempio, ha comportato modifiche all’ecosistema e lo spostamento definitivo di numerose specie».

Ricercatori che analizzano il pesce inquinato.

UN PESCE SU TRE È MALATO

Il climate change non fa sconti, ma chi resta non se la passa meglio e i numeri sono spietati. «Il 37% sul totale del pescato si porta nello stomaco microplastiche», continua Bertuccio. «Per dimostrarlo, sono stato con gli scienziati al mercato, dove abbiamo comprato tre pesci che sarebbero potuti arrivare facilmente sulle nostre tavole. Giunti in laboratorio li abbiamo aperti e sezionati: come volevasi dimostrare, uno era malato».

Il 37% del pescato ha dei rifiuti nello stomaco.

PICCOLISSIME PARTICELLE ANNIDATE OVUNQUE

A rendere peggiore il quadro c’è una serie di constatazioni: «Nella normalità dei casi ed escludendo pesci che per piccole dimensioni si consumano interi, le plastiche risiedono in parti dell’organismo che non vengono mangiate dagli esseri umani. Siamo ben lontani, però, dal poter tirare un sospiro di sollievo. Esistono, infatti, le nanoplastiche di dimensioni ridottissime e annidate ovunque».

IL FOTOGRAFO SICILIANO CHE HA GIRATO IL MONDO

Trasferitosi dalla Sicilia a Milano dopo il diploma, Bertuccio si era iscritto alla facoltà di biotecnologie mediche, presto abbandonata per inseguire la passione della vita. Quattro anni dopo si è laureato allo Ied e ha iniziato a girare il mondo, macchinetta rigorosamente in spalla. Inserito nel 2014 tra i 10 fotografi under 25 più promettenti d’Italia e nel 2019 tra i nominati al prestigioso 6×6 World Press Photo Global Talent, pur giovanissimo, ha già allestito mostre da Tokyo a Parigi, passando per gli Stati Uniti e facendo ovunque incetta di premi: «Eppure narrare le vicende di casa ha un sapore speciale. Gran parte dei miei coetanei è stata costretta a emigrare per inseguire i propri sogni, soprattutto se coincidevano con professioni creative. Tornare e contribuire nel mio piccolo a fare qualcosa per questo posto è motivo d’orgoglio. Chi ha il mare dentro, d’altronde, se lo porta sempre dietro».

SULLE IMBARCAZIONI SI CONDIVIDE TUTTO

Nell’ultimo anno ha vissuto fianco a fianco con i pescatori, invadendo il loro universo fino a diventarne parte integrante: «Sono stato sulle feluche, le tradizionali imbarcazioni su cui si caccia lo spada nello Stretto o ospite delle “lampare”, piccole barche che attraggono i pesci attraverso un raggio di luce. Si usavano un tempo per pescare le aguglie, ora è l’usanza è praticamente scomparsa». Il motivo piuttosto scontato: «Non si prende nulla, l’ho constatato di persona». Sono le conseguenze dello sfruttamento intensivo: «Le reti hanno certamente apportato un contributo pesante in termini di devastazione, i fondali sono colmi di residui in cui gli animali continuano intrappolarsi». Con la pesca magra rimangono i ricordi, sugellati dagli scatti: «A bordo impari a condividere tutto, non esistono i concetti di mio e tuo. Le giornate sono dure, segnate dal sole: iniziano all’alba e si concludono al tramonto». In mezzo, tanto lavoro e lo spazio di un panino, sperando che almeno stavolta il mare sia clemente.

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Nel bilancio della Regione Sicilia c’è un buco di un miliardo

La relazione della Corte dei Conti: «Politiche pubbliche inefficaci». Non raggiunti nemmeno gli obiettivi minimi che la Regione stessa si era data per la riduzione del deficit. E ora bisogna rimediare.

La Regione Sicilia dovrà trovare nel bilancio 2019 le risorse per coprire il “buco” del rendiconto 2018. La cifra è niente affatto trascurabile: 1,1 miliardi di euro, secondo la relazione delle Sezioni Unite della Corte dei Conti. Un altro miliardo dovrà invece essere coperto nel prossimo triennio, e in ogni caso non oltre la durata della legislatura regionale.

GENERATA UNA CAPACITÀ DI SPESA «IMPROPRIA»

I magistrati contabili, riuniti a Palermo in seduta pubblica, hanno duramente stigmatizzato «il modus operandi della Regione», guidata dal governatore Nello Musumeci dalla fine del 2017. La Corte ha denunciato nella gestione economica la sistematica sottrazione di «una quota rilevante degli accantonamenti di legge», operazione finalizzata a generare un «un’impropria capacità di spesa». Il risultato finanziario complessivo del 2018 non solo è negativo per 1,1 miliardi, ma «una parte consistente di tale deficit si è creata per effetto della gestione parzialmente fuori bilancio dei fondi iscritti nella parte accantonata», per una cifra corrispondente a circa 416 milioni.

VARATA UNA MANOVRA REGIONALE «INCONSISTENTE»

Sempre secondo la Corte dei Conti, l’esame comparato dei documenti contabili dimostra «l’inefficacia delle politiche pubbliche rispetto ai vincoli di riduzione del deficit». Risulta inoltre chiara «l’inconsistenza della manovra finanziaria» regionale, visto che a consuntivo l’equilibrio di parte corrente e l’equilibrio finale 2018 registrano rispettivamente -651,9 e -667 milioni di euro. La Regione, proseguono quindi i giudici, «non è stata in grado di raggiungere nemmeno gli obiettivi minimi che essa stessa si era data con la legge di stabilità». Anzi, «in talune fasi, l’attività della Regione sembra abbia avuto, piuttosto, finalità elusive».

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Allerta meteo da Nord a Sud: temporali in tutta Italia

Allarme rosso in Calabria, Basilicata e Sicilia. Rischio nubifragi e allagamenti a Roma, maree eccezionali previste a Venezia. Neve sull'arco alpino sopra i 1.200 metri. Il quadro del maltempo nella giornata del 12 novembre.

Una forte perturbazione sta portando temporali in tutta Italia, da Nord a Sud. Per la giornata del 12 novembre la Protezione civile ha diramato l’allerta rossa su gran parte della Calabria, sui settori costieri della Basilicata e sulla Sicilia orientale. Allerta arancione per la Puglia e per i restanti settori di Basilicata, Calabria e Sicilia. Gialla su Emilia-Romagna, Lazio, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania e settori di Lombardia, Veneto, Toscana e Sardegna.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL NORD

Per l’Italia del Nord le previsioni meteo annunciano un 12 novembre ambivalente: nelle regioni occidentali (Liguria, Piemonte e Val d’Aosta) non sono previste piogge significative, anche se il cielo resterà grigio. Il grosso delle precipitazioni si abbatterà invece sulle regioni orientali (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige) e in parte sulla Lombardia. Piogge anche in Emilia-Romagna, ma in quantità ridotta. Prevista neve sull’arco alpino sopra i 1.200 metri. Nel corso della giornata la tendenza si confermerà, per poi attenuarsi a partire dalla tarda mattinata del 13 novembre. A Venezia sono possibili maree eccezionali: martedì mattina è previsto un picco di 140 centimetri, martedì sera di 145 centimetri, mercoledì mattina di 145 centimetri.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL CENTRO

Il 12 novembre sarà molto nuvoloso anche sul Centro Italia. Le piogge potranno assumere carattere temporalesco su Sardegna, Umbria e regioni tirreniche. Per quanto riguarda in particolare la Sardegna, a causa di un ciclone sul Mediterraneo occidentale sono attesi pioggia, vento e mareggiate fino a sera. Nel Lazio le precipitazioni più intense colpiranno le province di Viterbo, Latina, Frosinone e Roma, con il rischio concreto di nubifragi e locali allagamenti. Anche sulla Capitale sussiste quindi la possibilità di violenti rovesci specie durante il pomeriggio di martedì, accompagnati da raffiche di vento in prevalenza dai quadranti meridionali.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL SUD

L’ondata di maltempo colpirà soprattutto le regioni del Sud, con allerta rossa per Calabria, Basilicata e Sicilia orientale, dove sarà elevato il rischio di fenomeni alluvionali. Forti venti di scirocco accompagneranno piogge intense, in risalita dal Mar Mediterraneo verso la Sicilia, a partire dalla serata di lunedì 11 novembre, con mareggiate e onde alte fino a quattro metri su tutte le coste esposte. In sole sei ore potrebbero cadere fino a 80 millimetri d’acqua, ovvero 80 litri d’acqua su una superficie di un metro quadrato. Non sono da escludere anche grandinate e locali trombe d’aria soprattutto a Ragusa, Agrigento, Siracusa, Caltanissetta, Enna e Catania. Nella notte e nelle prime ore del 12 novembre lo spostamento del minimo depressionario dalla Tunisia al Mar Tirreno farà sì che le intense precipitazioni si concentreranno tra la Sicilia orientale e la Calabria ionica, dove potranno verificarsi alluvioni e allagamenti. Il maltempo sarà associato anche in questo caso a forti venti di scirocco, sia sul Mar Ionio, sia sulle vette appenniniche della Sila e dell’Aspromonte. La situazione andrà migliorando nel corso della mattinata di martedì.

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