Per il 15,6% degli italiani la Shoah non è mai esistita

Il rapporto choc curato da Eurispes, che segnala una crescita drammatica della tendenza al negazionismo.

Una drammatica ignoranza della storia, che sfocia nell’aperto negazionismo. Secondo il Rapporto Italia 2020 curato da Eurispes, oggi il 15,6% degli italiani crede che la Shoah non sia mai avvenuta. Nel 2004 erano il 2,7%.

Risultano in aumento, sebbene in misura meno eclatante, anche coloro che ridimensionano la portata della Shoah: dall’11,1% al 16,1%. Inoltre, nel campione sondato, risucote un discreto consenso (19,8%) l’affermazione secondo cui «molti pensano che Mussolini sia stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio».

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L’intervento di Liliana Segre al parlamento Ue e Bruxelles

La senatrice a vita ha parlato davanti alla plenaria europea, mettendo in guardia giovani e istituzione su chi nega l'olocausto e chi si approfitta dell'antisemitismo.

«Che emozione. Io esisto e anche il Parlamento europeo. Non era questo il disegno di qualcuno». È iniziata così la visita al parlamento Ue di Bruxelles di Liliana Segre accompagnata dalla figlia per partecipare alla mini-plenaria. La senatrice a vita ha parlato della propria esperienza e di cosa significi oggi ricordare la shoah.

«C’È CHI SI APPROFITTA DELL’ANTISEMITISMO»

«Anche oggi qualcuno non vuole guardare e anche adesso qualcuno dice che non è vero», ha spiegato parlando della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Segre ha ricordato con le parole di Primo Levi «lo stupore per il male altrui» e che «nessuno che è stato prigioniero nel campo ha mai potuto dimenticare». «La parola razza ancora la sentiamo dire e per questo dobbiamo combattere questo razzismo strutturale, che c’è ancora», ha continuato la senatrice a vita, «la gente mi domanda come mai si parli di antisemitismo, di razzismo, ma perché c’è sempre stato e perché sono insiti negli animi dei poveri di spirito», ha aggiunto. L’antisemitismo e il razzismo ci sono «sempre stati, ci sono corsi e ricorsi storici»: prima «non c’era il momento politico per poterli tirare fuori. Ma poi arrivano i momenti, in cui ci si volta dall’altra parte, in cui è più facile far finta di niente» e «tutti quelli che approfittano di questa situazione trovano il terreno adatto per farsi avanti»

«GIOVANI SAPPIANO VOLARE SOPRA I FILI SPINATI»

«Questo è un semplicissimo messaggio da nonna che vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali: che siano in grado di fare la scelta della non indifferenza e con la loro responsabilità e la loro coscienza essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra i fili spinati», ha detto Segre concludendo il suo intervento. Durante il suo discorso, Segre ha ricordato la marcia della morte e poi una bambina del campo di Terezin, che – prima di essere uccisa dai nazisti – disegnò una farfalla gialla che vola sopra ai fili spinati. «Anche oggi fatico a ricordare», ha detto la senatrice, provata da molti anni passati a essere testimone dell’Olocausto, «ma mi è sembrato un grande dovere accettare questo invito per ricordare il male altrui, ma anche per ricordare che si può, una gamba davanti all’altra, essere come quella bambina di Terezin».

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L’Olocausto raccontato nelle frasi di 10 sopravvissuti

Da Primo Levi a Liliana Segre, passando per Elie Wiesel ed Elisa Springer. Le citazioni che ricordano la Shoah nel Giorno della Memoria.

Il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria. È stata istituita il primo novembre 2005 dall’Onu, con lo scopo di commemorare tutte le vittime dell’Olocausto e rammentare che quanto è successo non deve accadere mai più, nonostante si susseguano inquietanti episodi di antisemitismo. Ma nei campi di sterminio nazisti non morirono solo ebrei. Secondo le stime a essere uccisi furono tra i 12 e i 17 milioni di persone: c’erano anche prigionieri di guerra sovietici, polacchi, rom, sinti, disabili, pentecostali, massoni, omosessuali, testimoni di Geova, dissidenti politici, slavi. Tante sono le testimonianze di chi è sopravvissuto a quei tragici anni. Ecco le più toccanti.

LILIANA SEGRE

«Non mandate i figli in gita ai campi di sterminio. Lì si va in pellegrinaggio. Sono posti da visitare con gli occhi bassi, meglio in inverno con vestiti leggeri, senza mangiare il giorno prima, avendo fame per qualche ora». Dal discorso tenuto da Liliana Segre a Villa Giulia a Pallanza nel corso del convegno E ora sono nel vento.

PRIMO LEVI

«Parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta: ecco perché è non-umana l’esperienza di chi ha vissuto giorni in cui l’uomo è stato una cosa agli occhi dell’uomo». Dal romanzo Se questo è un uomo di Primo Levi.

SIMON WIESENTHAL

«Chiunque contesti l’esistenza delle camere a gas di Auschwitz è sempre o un vecchio nazista o un neonazista». Dal libro Giustizia, non vendetta di Simon Wiesenthal diventato noto per la sua caccia ai criminali nazisti fuggiti dopo la caduta del Reich.

SAM PIVNIK

«Alcuni sopravvissuti dicono di aver sentito la presenza di Dio accanto a loro nonostante tutto ciò che accadeva. Io non riuscii mai a percepirlo. Auschwitz-Birkenau e Fürstegrube non hanno fatto di me un ateo, ma mi hanno reso consapevole di una cosa: a Dio non era permesso l’ingresso oltre la recinzione perimetrale e il filo spinato». Dal romanzo diaristico L’ultimo sopravvissuto di Sam Pivnik.

AHARON APPELFELD

«L’Olocausto ha segnato le vite di molte persone, ma è diventato anche metafora del nostro tempo». Dall’intervista di Aharon Appelfeld alla televisione israeliana della Iba.

ELIE WIESEL

«Se con l’Olocausto Dio ha scelto di interrogare l’uomo, spetta a questi rispondere con una ricerca che ha Dio per oggetto». Da La notte, romanzo autobiografico di Elie Wiesel.

EPITAFFIO DI AUSCHWITZ

«Grido di disperazione ed ammonimento all’umanità sia per sempre questo luogo dove i nazisti uccisero circa un milione e mezzo di uomini, donne e bambini, principalmente ebrei, da vari Paesi d’Europa. Auschwitz-Birkenau 1940-1945». Dall’epitaffio posto all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz.

TESTIMONIANZA AL PROCESSO EICHMAN

«Gli abitanti del pianeta Auschwitz non avevano nomi. Non avevano né genitori né figli. Non si vestivano come si veste la gente qui. Non erano nati lì né li concepivano. Respiravano secondo le leggi di un’altra natura e non vivevano né morivano secondo le leggi di questo mondo. Il loro nome era Ka-Tzenik e la loro identità era quella del numero tatuato nella carne dell’avambraccio sinistro». Da una delle testimonianze rese al processo Eichmann a Gerusalemme.

VIKTOR FRANKL

«La maggioranza dei prigionieri è, comprensibilmente, tormentata da una sorta di complesso d’inferiorità. Ognuno di noi è stato, molto tempo fa, qualcuno o credeva almeno di essere qualcuno. Ora invece, qui, ci trattano letteralmente come se non esistessimo neppure». Da Lettere di un sopravvissuto. Ciò che mi ha salvato dal lager di Viktor Frankl.

ELISA SPRINGER

«Oggi più che mai, è necessario che i giovani sappiano, capiscano e comprendano: è l’unico modo per sperare che quell’indicibile orrore non si ripeta, è l’unico modo per farci uscire dall’oscurità. E allora, se la mia testimonianza, il mio racconto di sopravvissuta ai campi di sterminio, la mia presenza nel cuore di chi comprende la pietà, serve a far crescere comprensione e amore, anch’io allora, potrò pensare che, nella vita, tutto ciò che è stato assurdo e tremendo, potrà essere servito come riscatto per il sacrificio di tanti innocenti, amore e consolazione verso chi è solo, sarà servito per costruire un mondo migliore senza odio, né barriere. Un mondo in cui, uomini liberi, capaci e non schiavi della propria intolleranza, abbattendo i confini del proprio egoismo avranno restituito, alla vita e a tutti gli altri uomini, il significato della parola Libertà. Oggi ho compreso che Dio mi ha concesso di liberarmi dalla prigionia del passato, attraverso le pagine di questo libro». Dall’incipit de Il silenzio dei vivi di Elisa Springer.

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Liliana Segre non farà più incontri nelle scuole sull’Olocausto

La senatrice a vita, 89 anni, ha deciso di fermarsi da aprile 2020. Ma il figlio precisa: «Non significa che non testimonierà più la sua esperienza» di sopravvissuta ai lager nazisti.

Liliana Segre si ferma. A 89 anni la senatrice a vita sopravvissuta ai lager nazisti ha deciso di sospendere gli incontri con le scuole e gli studenti sull’Olocausto per limiti di età. La notizia è stata anticipata dal Ducato, la pubblicazione degli studenti di giornalismo di Urbino. La parlamentare, che fu deportata nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1944, ha scelto di interrompere gli appuntamenti dall’aprile 2020.

ULTIMO GRANDE EVENTO AD AREZZO

Il figlio della Segre, Luciano Belli Paci, ha precisato però all’Ansa che questo «non vuol dire che non continuerà a testimoniare la sua esperienza». Sua madre «dopo 30 anni di continui appuntamenti è provata», ma ha in programma un «ultimo, grande incontro» tra qualche mese in provincia di Arezzo.

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È morto Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz

Residente a Roma Terracina si è spento all'età di 91 anni. Venne deportato in Polonia nella primavera del '44.

È morto a Roma a 91 anni Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz.

Quando aveva solo 15 anni Terracina fu prima portato a Regina Coeli con la famiglia, nel giorno della Pasqua ebraica del 1944, poi nel campo di Fossoli, vicino a Modena, e infine in quello di Auschwitz.

Solo lo scorso dicembre il Consiglio comunale di Campobasso aveva stabilito all’unanimità di conferire la cittadinanza onoraria a Terracina e ad altri sopravvissuti della Shoah, tra cui anche la senatrice Liliana Segre.

IL RICORDO DELLA COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA

Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha espresso il cordoglio di tutta la comunità con una nota: «La Comunità Ebraica di Roma piange la scomparsa di un baluardo della Memoria. Piero Terracina ha rappresentato il coraggio di voler ricordare, superando il dolore della sua famiglia sterminata e di quanto visto e subito nell’inferno di Auschwitz, affinché tutti conoscessero l’orrore dei campi di sterminio nazisti. Oggi piangiamo un grande uomo e il nostro dolore dovrà trasformarsi in forza di volontà per non permettere ai negazionisti di far risorgere l’odio antisemita».

RAGGI: «ROMA TRASMETTERÀ LA MEMORIA»

La sindaca di Roma Virginia Raggi ha dato il suo addio a Terracina via Twitter: «Profondo dolore per la scomparsa di Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. @Roma si stringe ai suoi familiari e conferma l’impegno di trasmettere ai giovani la memoria dell’orrore nazifascista. Non dimenticheremo mai»

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Imbrattato a Milano il Giardino dei Giusti

Scritte e vernice rossa contro lo spazio che celebra coloro che hanno lottato in difesa dei diritti umani e contro i genocidi e i totalitarismi. Era stato inaugurato da Liliana Segre.

Scritte e vernice rossa contro il Giardino dei Giusti a Milano, il luogo simbolo nato per celebrare gli uomini e le donne che hanno lottato in difesa dei diritti umani e contro i genocidi e i totalitarismi, che è stato inaugurato a ottobre 2019 dalla senatrice a vita e testimone della Shoah Liliana Segre, sotto scorta per le minacce e gli insulti ricevuti via social. I vandali hanno imbrattato l’illuminazione dell’anfiteatro e scritto sulla segnaletica «Via le ruspe dal Monte Stella». A denunciare l’accaduto è stato, la mattina del 9 novembre 2019, il presidente del Municipio 8, Simone Zambelli, annunciando un esposto contro ignoti.

FRANCESCHINI: «ATTACCO ALLA REPUBBLICA ITALIANA»

Non è la prima volta che nella zona compaiono scritte simili, dato che l’ampliamento del Giardino è stato sempre contestato da una parte dei cittadini del quartiere, ma per Gabriele Nassim, il presidente di Gariwo, l’associazione che lo gestisce, «non è un caso che questa provocazione sia avvenuta il giorno dopo la decisione del Prefetto di affidare una scorta alla senatrice», per mano di «quanti cercano di creare un clima d’odio nel Paese». Di «tempistica sospetta» ha parlato anche il Pd milanese, mentre l’assessore comunale all’Urbanistica Pierfrancesco Maran ha paragonato l’accaduto a un atto di fascismo. Dura anche la reazione del ministro della Cultura Dario Franceschini, secondo cui «ogni violenza, minaccia o atto vandalico contro persone e luoghi che rappresentano la diversità culturale e religiosa nel nostro Paese è un attacco alla Repubblica Italiana e non può essere sottovalutato».

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