Sei l’odore del borotalco

In libreria l’ultima opera di Sergio Mari, per le edizioni Gutenberg, un romanzo breve che ci catapulterà, nelle rocambolesche vicissitudini del Mari giovane, impegnato in avventurose escursioni alla scoperta del mondo

Di Gaetano Del Gaiso 

‘Sei l’odore del borotalco’ di Sergio Mari, edito da Gutenberg Edizioni e pubblicato nel 2018 è un racconto di un inizio così come lo è anche di una fine. La struttura narrativa di questo delizioso manoscritto viene a svilupparsi intorno a due piani di realtà ben distinti, seppure intrinsecamente connessi agli umori esistenziali del protagonista indiscusso di questa fiaba urbana, che è poi anche l’autore di questo coloratissimo e divertentissimo romanzo breve che ci catapulterà, da un lato, nelle rocambolesche vicissitudini del Mari giovane, impegnato in avventurose escursioni alla scoperta del mondo che c’è al di fuori del campetto di quartiere, accompagnato dal suo fedelissimo amico Gigi e da altri amici molto speciali che lo inviteranno spesso a riflettere su alcune scelte di cui, però, non desidero assolutamente raccontarvi nulla a riguardo per motivazioni più che ovvie. Dall’altro lato, invece, ci fornirà un prospetto unico sulla vita di un uomo, il Mari adulto, che si trova a un passo dal realizzare una delle trasformazioni più significative e risolutive della propria vita in momento in cui la sua stessa esistenza sembra non riuscire a divincolarsi da un pivot che la costringe a un girotondo dissennato fra un piatto di brodo, la Napoli del ‘97 inquadrata dagli oblò del Policlinico II, una dolcissima e zelante infermiera di nome Angela, Joseph Conrad e la preoccupazione di non riuscire a presenziare al suo appuntamento con il destino. Quando Sergio mi fece dono di questo romanzo un mattino di Febbraio, la prima cosa su cui mi soffermai fu proprio il titolo, che subito richiamò alla mia mente quando, da bambino, dopo la doccia, mia madre cospargeva il mio corpo di borotalco di cui richiedevo una piccola dose che avrebbe dovuto versare sulla mia manina per permettermi di… ingerirla. Ebbene si. Non so perché, ma da bambino, adoravo davvero la ‘cipria’, e non soltanto nella sua funzione di polvere cosmetica. Quando Sergio, poi, prese a raccontarmi di quando suo padre, dopo ogni partita di pallone, era solito cospargergli del borotalco su tutto il corpo, assicurandosi di stringere ben bene il proprio pargoletto a sé per sentirne il calore e trasferirgli un affetto che altrimenti sarebbe rimasto una proprietà inedita e, quindi, sconosciuta di quell’uomo che tanto si aspettava dalla sua giovane promessa calcistica, quasi riuscii di nuovo a sentire quella piacevole sensazione di fresco e di asciutto che pervade il corpo a ogni gesto agile e delicato di quella grande mano capace di un amore che mai di più grande puoi provare nella tua vita. Di quanto, poi, mutino priorità, affetti e punti di vista di un essere umano te ne accorgi, in maniera significativa, solo fintanto che lo accompagni nella sua crescita, che sia questa anagrafica, biologica, morale o spirituale. E questo libro rappresenta uno strumento prezioso per comprendere come si sia passati dall’attendere il passaggio di Mariarosa per poterne spiare le grazie celate al di sotto della gonna o, piuttosto, lanciarsi nella ‘Caccia al nero’ in compagnia di Zagor, il Capitano Mark, Gufo Triste, Chico e il cagnolino Flok al rubare una centomila lire dal borsellino di tuo padre, nel cuore della notte, per poter scappare via e afferrare il corrimano del balconcino del fuggevole treno del destino. Un destino che talvolta, potrebbe rivelarsi un curioso miraggio costruito a puntino dal complesso meccanismo dell’aspettativa, che come un castello di carte, fatica a tenersi in piedi quando qualcuno continua a soffiarci sopra o, piuttosto, il prodotto della nostra volontà di cambiarle queste carte in tavola, persino sostituirle se ci sembrano troppo vecchie e consunte per tollerare un’ulteriore rimescolata. 

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