Sergio Mari oltre la linea d’ombra

I “Racconti” autobiografici, terza prova letteraria dell’autore, per le edizioni Gutenberg, in un percorso tra calcio e vinile, dal gusto fanciullesco dei Pavesini

Di Gaetano Del Gaiso

Fra un calcio a un pallone, un disco dei Genesis, una partita a carte e una confezione di Pavesini, ‘Racconti’ di Sergio Mari, edito da Gutenberg Edizioni e pubblicato nel 2017 è una raccolta di venti racconti brevi desunti direttamente dalle esperienze esistenziali dello stesso autore, che può dirsi, nella maniera più assoluta, latore di trascorsi tutt’altro che scevri di buone storie e di toccanti aneddoti attraverso i quali non soltanto vi sarà possibile ricostruire i diversi passaggi e paesaggi della cultura pop italiana a partire dagli anni ’70 sino alla prima metà degli anni’90 del ‘900, ma anche ripercorrere gli annali del calcio attraverso gli occhi e le gesta di chi il calcio lo ha davvero giocato, di chi ha fatto di questo sport gonfalone evanescente al tumulto del vento e stuoia su cui detergersi dal fango raggrumatosi fra i tacchetti degli scarpini in quei giorni in cui le ombre non erano le sole cose di cui si avvertiva un’atavica mancanza. Il modo in cui Sergio racconta di sé, delle bravate compiute in giovane età in compagnia del suo infaticabile e inseparabile compagno di ventura Teo – proposto quasi come un alter ego a cui rivolgersi quando il seme del dubbio inizia a germinare nel cuore del Mari ragazzo che si ritroverà, ben presto, a dover compiere il balzo dall’adolescenza all’età adulta -, delle mirabili imprese compiute sui dissestati e fatiscenti terreni dei campetti di quartiere, fresati dallo scalpiccio di ragazzi inebriati dal sogno di poter un giorno dar foggia delle proprie abilità calcistiche dinanzi a un pubblico di oltre diecimila spettatori, dell’illusione che il calcio sia coesione anche al di fuori degli untuosi e angusti spazi degli spogliatoi, di un universo sollevato e sorretto da titani che portano e portavano il nome di Gianpiero Ventura, Corrado Viciani, Ferruccio Valcareggi, Pietro Santin e di don Nicò di Vietri sul Mare, dello squadrone di medicinali e dell’orologio fermo di don Peppe, della ‘munnizza’ che per poco non gli costa la vita in quel di una Palermo notturna e oscura è quanto di più dolce, malinconico e nostalgico abbia mai potuto leggere sino ad ora. Un tono leggero e colloquiale fornisce la giusta intenzione a queste che sembrano pagine estrapolate direttamente da un diario personale, un vademecum aggiornato coi momenti salienti di una vita consacrata al pallone, alla musica, ai Pavesini e a Teo che fa breccia nel cuore del lettore a ritmi e accenti anche molto diversi fra un racconto e un altro, e che rende questo stesso consapevole di quanto la vita possa sorprenderti in modi che neanche riusciremmo a immaginare se non ci fosse qualcuno, come Sergio, deciso a raccontarcelo senza tralasciare alcun dettaglio al gioco del caso e dell’immaginazione.

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