Segni distintivi di un “Porto migliore”

Grande festa in musica della Bit&Sound di Tino Coppola per festeggiare l’esordio discografico di Angelo Forni e Fabio Sgrò poliziotti con la passione per la musica, autori ed interpreti de’ “La Pagella” track list del loro progetto, dedicato al ragazzino migrante morto in mare con la pagella cucita in tasca, 
Di OLGA CHIEFFI
“Oggi il mio regno è quella terra di nessuno. Il porto accende ad altri i suoi lumi; me al largo sospinge ancora il non domato spirito, e della vita il doloroso amore”. E’ il verso di Umberto Saba che ci sovviene nel vedere il video che ha inaugurato lo spettacolo di beneficenza “Verso un porto migliore”, una grande festa musicale, che ha salutato sul palcoscenico del teatro Augusteo, l’intera Bit&Sound di Tino Coppola, una bella cornice per il debutto discografico dei “Segni distintivi”, al secolo il bassista Fabio Sgrò e il cantante e chitarrista Angelo Forni, poliziotti con la passione per la musica. Incroci sonori sulle tavole del palcoscenico, che non sono dissimili dal cassero del ponte del bel veliero la Perla nera di Jack Sparrow, personaggio ospite de’ “La Pagella”, tracklist del progetto, che ha ospitato diverse generazioni di musicisti professionisti e in erba che hanno offerto il proprio contributo al progetto di solidarietà per iniziative di solidarietà sul territorio di Salerno promosse dall’Arci e dalla Tenda. C’è chi già immagina un festival sull’accoglienza che faccia partire da Salerno il grido forte di “IoAccolgo”, ed è l’Assessore Antonia Willburger, la quale ha fatto suo l’evento, sempre sensibile a quest’ invocazione di aiuto che tante volte cade nell’indifferenza, se non nel dispregio e di Raffaele Battista capo gabinetto della questura di Salerno il quale è venuto a “benedire” i due poliziotti musici, nonché “La pagella in tour… nelle scuole”, progetto coordinato da Gabriele Bojano, che ha lo scopo di promuovere l’approfondimento di un tema attuale come quello delle rotte migratorie e in particolare della presenza di rifugiati, richiedenti asilo e transitanti sul territorio italiano, con il logo disegnato dal giovanissimo, Simone Spacagna, alunno del Liceo Artistico Sabatini-Menna, stessa età del piccolo migrante del Mali, con il sogno di una nuova vita di studi e lavoro cucito nella tasca. E’ già un bel coro quello diretto da Argentina Napoli, maestro della formazione “Dream and Sing” dell’Istituto Comprensivo Don Alfonso De Caro di Fisciano Lancusi, che ha splendidamente aperto il concerto con “True Colors” un intenso inno alla diversità. Quindi, sono sfilati i campioni della scuderia Bit&Sound: da Enrico Marino, in coppia col tenore Antonio Palumbo, sulla scia dei duetti Pavarotti & friends, al cantautore saprese Emanuele Montesano, in duo con Domenico Anastasio alla chitarra il quale ha dedicato a noi e al pianeta terra “Mettiamoci d’accordo”, poi Francesca Maresca, con la sua voce fatta di miele e di fumo, che ha interpretato “Io ce credo”, una delle più amate canzoni del musical “C’era una volta…..Scugnizzi” e la fiamma, in questo caso, quella olimpica, del song “One moment in time”, sulle tracce di Whitney Houston scritta per le Olimpiadi di Seoul, fuoco che è simbolo delle arti e della cultura tutta. Ed entra dalla platea la marching band “Nomadic Gambian Ensemble”, nove ragazzi tra trombe sax tenore, un trombone e percussioni, autodidatti del Gambia, arrivati in Italia alcuni anni fa come minori non accompagnati. Omar Baldeh che li ha riuniti, è il loro “Sindaco”, suonava in una banda e studia al conservatorio di Cagliari, gli altri si arrangiano da soli, con loro il sassofonista Daniele Sepe, il quale, in due ore ha provato una marcetta adatta alle loro possibilità. Il trombonista e un trombettista sono di Salerno e in una città che aveva una delle sue eccellenze nella Scuola di musica dell’Orfanotrofio Umberto I non è ammissibile che non si trovi il modo di avviare consapevolmente allo studio della musica i due ragazzi, d’altra parte c’era anche un trombettista in guanti bianchi e ci ha ricordato gli inizi di Louis Armstrong “Satchmo”, al quale misero la cornetta in mano in riformatorio, il resto è leggenda. E, ancora Don Patrizio Coppola, “Padre Joystick”, il suo sogno, che, ci vede fortemente contrari, è il catechismo in videogioco, ma accoglierà quanti desiderino prendere una laurea in creazione di videogiochi. Tirata finale con la vincitrice di “The Voice” Carmen Pierri e Antonia Criscuolo vocalist dei Black&Soul Project, con Davide Cantarella alla batteria, Guglielmo Santimone una giovanissima e ottima risorsa del piano jazz e Silvio Ariotta al basso, rappresentanti di un genere in cui ancora non riusciamo proprio ad immaginare, ad oggi, la voce della sedicenne in carriera. E’ il momento di Alfina Scorza, che si è presentata con un trio di estrema eleganza composto da Pasquale Curcio alla chitarra e Ivano Cantarella alla batteria, per qualche brano del nuovo progetto nel solco della nostra canzone popolare come “Così sia”, l’omaggio a Napoli con “Vasame”, e “Capelli Sciolti”, un latin che diventa mappa musicale capace di produrre forme d’interferenza in grado di ridare voce a storie nascoste, rendendole così sonore e percepibili. E’ ciò che hanno tentato di fare anche i Segni Distintivi, Angelo e Fabio, sostenuti da Davide Cantarella batteria, Angelo Carpentieri chitarra, Pasquale Faggiano piano tastiere, unitamente ai coristi Emma Simeoni e Giovanni Brancaccio, che hanno proposto le canzoni del cd, 19 rose, l’allegra Costa Rica, Davvero, Come noi e, naturalmente, la Pagella. Schemi e arrangiamenti semplici, affidati unicamente all’estro dei musicisti, poiché l’importanza dei “suoni”, tutti, non sta unicamente nella forza narrativa, ma anche nella capacità di sollevare questioni critiche. I suoni ci attirano verso ciò che sopravvive e persiste come risorsa culturale e storica, capace di resistere, turbare, interrogare e scardinare la presunta unità del presente.
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