Installato il pre-triage mentre a Palazzo di Città il sindaco Servalli era in conferenza con i presidi

Anche all’ospedale Santa Maria dell’Olmo di Cava de’ Tirreni, su indicazione della regione Campania, è stato attivato in maniera preliminare un pre-triage per le persone che provengono dalle zone a rischio e che presentano sintomi come febbre, tosse e malattie respiratorie acute, che vengono così indirizzate ad un percorso dedicato. Al montaggio della tensostruttura, i volontari delle associazioni di Pubblica Assistenza Mani Amiche, P.a. Millenium Amalfi onlus e P.a. Corbara. Mentre il pre-triage veniva installato, il sindaco Vincenzo Servalli, con il vice sindaco, Armando Lamberti ed il Dirigente Responsabile Igiene Urbana e Ambientale e Epidemiologia e Profilassi delle malattie infettive d.s 63, Giovanni Baldi, l’assessore Nunzio Senatore, la presidente della commissione Sanità, Paola Landi, hanno tenuto un incontro con i dirigenti scolastici di tutti gli Istituti cavesi di ogni ordine e grado. informati sulle misure adottare che prevedono la disinfezione, dopo quella effettuata alle scuole di competenza comunale, anche di quelle di competenza provinciale che sarà eccezionalmente effettuata dall’amministrazione comunale. È vietata la circolazioni solo delle persone che dovessero provengono Comuni interessati alle misure urgenti di contenimento e gestione del contagio che sono: nella Regione Lombardia: Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D’Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini e nella Regione Veneto: Vo’. Non sono previste restrizioni di coloro che provengono da altre zone.

Consiglia

La guerra ai test Invalsi e il suicidio politico della sinistra

Un Paese che sta perdendo posizioni avrebbe bisogno di più confronti e stimoli. Invece l'azzeramento di fatto delle prove voluto da LeU va nella direzione opposta. Parafrasando il principe di Salina: gli italiani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti.

Ci sono vari modi per suicidarsi in politica e l’Italia ha più della sua parte di queste formule finali, riguardanti gruppi e culture, non casi individuali che esistono ovviamente ovunque. 

Si può parlare del suicidio politico, più strisciante che repentino, di destra e di quello di sinistra.

Come episodio di questa seconda categoria, la cronaca fa registrare la soddisfazione con cui l’onorevole Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali, a sinistra del Pd, ha annunciato il 12 febbraio scorso la vittoria in commissione Cultura e Scuola, alla Camera, di un suo emendamento che mette fuori gioco in Italia il ruolo, per quanto riguarda l’ultimo anno delle scuole superiori e il loro esame conclusivo, del test Invalsi, acronimo di Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione.

I TEST INVALSI E L’ALLERGIA AL NOZIONISMO

Si tratta di prove identiche su tutto il territorio  nazionale e analoghe a quanto viene fatto altrove in Europa e nell’area Ocse per valutare il livello di formazione. Riguardano tre materie fondamentali: italiano, matematica e inglese. Le prove si tengono in genere tra marzo e maggio ogni anno,  questo da una dozzina d’anni, in seconda e quinta primaria (elementari), in terza media, al secondo e all’ultimo anno delle superiori. C’è un rapporto con i programmi scolastici anche se l’accento è su comprensione dei testi e capacità di ragionamento. Non sono strettamente nozionistiche,  termine che per molti fa scandalo. Prendendo però la classica definizione   di cultura come «quello che rimane quando si sono dimenticate le nozioni», è certo che un po’ di nozioni inizialmente servono, a meno di voler credere nella cultura innata e quindi, in definitiva, nell’inutilità della scuola

I TEST PISA VEDE L’ITALIA A METÀ CLASSIFICA

Su un binario parallelo ai test Invalsi, ma con un percorso autonomo, solo ogni tre anni e solo per gli allievi 15enni, secondo anno di superiori quindi, c’è poi l’analogo test Pisa, acronimo di Programme for International Student Assessment. Si tratta di una serie di prove non nozionistiche, ma di comprensione di testi e di ragionamento, per lingua nazionale, matematica, scienze e ora anche l’abc della finanza.

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Cominciati nel 2000, sono gestiti dall’Ocse, l’organizzazione parigina cui fanno capo 36 Paesi fra i più industrializzati fra i quali ovviamente l’Italia, con il test adottato anche da altrettanti Paesi non membri, per un totale di circa 70. Mezzo mondo quindi, Cina compresa. Se la Repubblica Popolare primeggia, l’Italia è verso metà classifica. Il test Pisa consente un ampio e immediato confronto internazionale, ed anche per questo è ancor più detestato, ma non ha conseguenze scolastiche dirette. 

LA “VITTORIA” DI FRATOIANNI

La vittoria di Fratoianni, che ha visto la maggioranza allinearsi dietro l’emendamento LeU all’articolo 1, comma 28 della legge 107/2015, inserito nel Milleproroghe, è stata non solo quella di impedire che il test Invalsi dei ragazzi di 18-19 anni, l’ultimo anno delle superiori, venga considerato da quest’anno parte integrante del giudizio finale, ma di imporre che i risultati vengano da ora in poi “secretati”. Non ve ne sarà traccia non solo nel giudizio finale ma neppure l’esito verrà più comunicato ai ragazzi e alle loro famiglie. Questi test hanno soprattutto un significato, quello di un confronto da scuola a scuola, da regione a regione, da Paese a Paese, da anno ad anno. Sono certamente schematici, rigidi, incompleti. Ma anche, entro certi limiti, oggettivi. Un testo, una frase, o la si capisce o no. Ora sono stati resi inutili. Tutti uguali, chi li supera bene e chi no. In Italia finora è costantemente emersa una sensibile differenza tra le scuole del Nord, con risultati superiori alla media Ocse – confronto immediato per la prova triennale Pisa ed estrapolabile da analoghi test eseguiti altrove per quelle Invalsi – e quelle delle altre aeree del Paese. La regioni del Centro Italia si attestano sulla media, e quelle del Sud e delle isole sotto la media. 

IL GAP TRA NORD E SUD

La mossa di Fratoianni ha visto prima il rinvio ancora di un anno del curriculum dello studente annunciato cinque anni fa dalla riforma detta Buona Scuola e che dovrebbe completare il giudizio dato dai voti al momento del diploma finale. Poi l’azzeramento di fatto delle prove Invalsi, che si terranno sempre visto anche che non sono così impopolari (l’anno scorso partecipò il 96% degli studenti), ma sarà come non si fossero mai tenute. L’obiettivo è abolirle, con Fratoianni che si è rammaricato di non essere ancora riuscito nell’intento. «C’è ancora molto lavoro da fare», ha detto il 12 febbraio, «ma intanto abbiamo compiuto un primo passo, a tutela degli studenti e del loro corpo docente». Tutelati evidentemente contro l’invasività e lo spirito anti-ugualitario del binomio Invalsi-Pisa.

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Fratoianni si è dichiarato fiero di «avere ristabilito due principi fondamentali» e cioè che «la valutazione delle conoscenze sono prerogativa del corpo docente e in particolare del consiglio di classe, in quanto frutto di un lavoro che tiene conto del profilo e della storia personale di ogni studente». E poi il colpo di grazia: «Gli studenti non sono numeri».  Gli studenti vanno valutati o no? Soprattutto al Sud ci sono state anche proteste contro queste prove, di studenti e insegnanti, e lo slogan era ed è appunto «gli studenti non sono numeri». Si resta interdetti a fronte a tutto questo, soprattutto se affiancato alla realtà di voti finali di diploma dove al Sud non di rado abbondano le votazioni massime con lode, in misura tripla o quadrupla rispetto a molte scuole del Nord. 

L’APPOGGIO DEL GOVERNO

Il governo poi ha detto bravo a Fratoianni. La Pd Anna Ascani, viceministra dell’Istruzione, ha dichiarato che il governo ha «fortemente voluto che i risultati delle prove Invalsi rimanessero fuori dal curriculum dello studente», previsto fra un anno e allegato al diploma. Il motivo è chiaro: «I test Invalsi non servono a valutare docenti e studenti». E a che servono allora? Sono, dice Ascani, «uno strumento conoscitivo che fornisce una fotografia dello stato di salute del nostro sistema di istruzione». Ma allora perché secretarli?

UNA VISIONE DEL MONDO GATTOPARDESCA

Il suicidio politico, sul medio e lungo termine, di queste scelte è facile da identificare. Un Paese che sta perdendo posizioni nella competizione internazionale, anche per il drammatico invecchiamento della sua popolazione, ha bisogno di più e non di meno confronti e stimoli. Nessuno ci regalerà nulla. Invece dietro le mosse di Fratoianni e colleghi, e il plauso di Ascani e quindi del governo, emerge chiaramente la visione del mondo e della vita così chiaramente espressa ne Il Gattopardo dal Principe di Salina nel suo famoso o famigerato colloquio con il piemontese Chevalley, là dove dice: «Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i siciliani vogliono [la dove “siciliani” sta ormai come parabola dell’Italia intera, ndr], ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali…il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che voglia scrutare gli enigmi del nirvana». E poi la botta: «I siciliani [gli italiani, molti italiani, ndr] non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti», e non vogliono venir disturbati nella «loro compiaciuta attesa del nulla». 

IL SUICIDIO POLITICO DELL’ESTREMA DESTRA

La cronaca recente non ha esempi specifici e circoscritti altrettanto chiari del suicido di destra. La destra estrema, gli eredi del Msi a sua volta per vari aspetti erede nonostante tutto del Pnf, ha tuttavia una sua storica vena “suicida” sempre valida, che non le consente di sfruttare appieno le opportunità che il lungo, anche se non eterno, ruolo di opposizione le darebbe. Si tratta di una compagine grossomodo oscillante tra il 3-5%, nocciolo duro dei mussoliniani, e il 10% dove adesso forse si trova in un momento di particolare fortuna. Vedremo se riuscirà ad andare oltre. Finora, e in 60 e più anni, questa destra non c’è mai riuscita e per un motivo chiaro: la collocazione storica di Benito Mussolini. Non può non parlarne bene, essendo questo il collante ultimo di quel nocciolo duro dei voti, pur cercando di parlarne il meno possibile. Ma paga il prezzo di non avere dato una collocazione più realistica a chi fece con guerre perdute già sulla carta, e dall’Italia dichiarate, circa 440 mila morti italiani, e lasciò un Paese in rovina. Ma questa è un’altra storia, che pure va al nocciolo della questione della destra estrema italiana così come vi arriva l’egualitarismo estremo di certa sinistra, entrambe poi galleggianti su un indigesto brodo di male intesa italianità

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Obbligo scolastico dai 3 ai 18 anni e libri di testo gratuiti: ecco quando arriveranno


La maggioranza discute sulla proposta di estendere l'obbligo scolastico a tutti i bambini e i ragazzi dai 3 ai 18 anni: una riforma che, come spiega la viceministra dell'Istruzione Anna Ascani a Fanpage.it, necessita di tempo e sarà "graduale", ma non vede opposizioni nel governo. Più immediata potrebbe essere, invece, la possibilità di rendere gratuiti i libri scolastici. Vediamo a che punto è la discussione tra le forze di maggioranza sui due temi.
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Compagno di classe tutor: maneggiare con cautela

Il sostegno agli alunni con disabilità da parte di un pari è una bella idea per quanto riguarda lo studio. Per la socializzazione sarebbe meglio coinvolgere l'intera classe. Per evitare che si generino ulteriori pregiudizi.

La partecipazione degli studenti con disabilità alla vita scolastica non è sempre scontata e semplice.

È di questi giorni la pubblicazione dell’Atto di indirizzo politico – istituzionale per l’anno 2020 in cui viene dedicato spazio anche al tema dell’inclusione degli studenti disabili, punto di forza storico della scuola italiana ma che negli ultimi anni sta soffrendo di criticità dovute principalmente allo scarso numero di insegnanti di sostegno specializzati e alla possibilità di continuità didattica che molto spesso non riesce a essere garantita.

La ministra Lucia Azzolina ha rinnovato l’impegno del governo a migliorare la situazione e noi ci auguriamo che la scuola italiana possa tornare a essere un fiore all’occhiello per tutto ciò che concerne l’inclusione degli studenti con disabilità. Anche oggi però esistono delle realtà virtuose che spuntano come fiori preziosi nel deserto generale di risorse.

IL PROGETTO DEL BESTA DI TREVISO

Una di queste è il progetto Tutor amicale, al via in questi giorni presso l’Istituto Besta di Treviso e nato dalla collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e Agostino Squeglia, genitore di un ragazzo con disabilità. L’iniziativa è ispirata all’esperienza dell’Emilia-Romagna dove il tutor amicale, idea del pedagogista Sergio Neri, è già attivo da anni.

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Al Besta cinque studenti maggiorenni stanno formandosi per poter affiancare altrettanti compagni con disabilità con difficoltà di inclusione. I tutor li supporteranno a titolo volontario sia nello studio (in classe e a casa), sia nella costruzione e nel potenziamento delle relazioni sociali e amicali in ambito scolastico ed extra scolastico fino al termine delle lezioni. Il progetto riprenderà poi a settembre e durerà l’intero anno scolastico.

UN RAPPORTO DI COMPLICITÀ IMPOSSIBILE CON UN INSEGNANTE

Penso che la relazione peer to peer sia potenzialmente uno strumento molto utile allo sviluppo di processi orientati al dialogo e alla collaborazione. Uno studente di quarta o quinta superiore non è un adulto ma è comunque già esperto delle dinamiche relazionali e comunicative che possono generarsi a scuola, oltre a possedere generalmente anche una certa competenza di gestione autonoma dello studio. In questo senso, se opportunamente formato, può diventare una valida guida sia per chi è più giovane che per i coetanei. Al contempo però non è un insegnante quindi è più facile che si crei quel rapporto di complicità che, se opportunamente usato, facilita il percorso di sostegno.

IL TUTOR PER LA SOCIALIZZAZIONE PUÒ ESSERE UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO

Per questo lo ritengo un progetto potenzialmente molto utile e speriamo venga preso a modello e replicato anche in altre scuole sul territorio nazionale. L’unica perplessità che ho è legata al ruolo del tutor, per come mi sembra sia stato pensato, in rapporto all’obiettivo di promuovere la costruzione di occasioni di socializzazione per gli studenti con disabilità. Se infatti l’affiancamento al singolo alunno disabile è pertinente rispetto allo scopo di migliorare il suo livello di apprendimento e progressiva autonomia nello studio, la presenza del tutor come «generatore di occasioni di socializzazione» per il singolo/a adolescente disabile potrebbe essere un’arma a doppio taglio.

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Infatti il rischio è che questo ruolo, se rivolto solo agli alunni con disabilità, venga considerato dagli altri come un’ulteriore conferma della diversità dei loro compagni e quindi un potenziale elemento che rafforza lo stigma al posto di contrastarlo. Del resto il processo di tipizzazione attraverso cui si generano i pregiudizi nei confronti di chi è considerato diverso dalla norma si sviluppa sempre all’interno di una relazione, pertanto sarebbe utile “lavorare” con entrambe la parti che interagiscono.

TUTOR AMICALI, MA DELL’INTERA CLASSE

Seguiremo il progetto da lontano per capire come si realizzerà concretamente. Personalmente avrei diversificato i ruoli degli studenti che parteciperanno alla formazione, prevedendone uno deputato solo al sostegno didattico, da affiancare ad personam al singolo alunno disabile e l’altro di supporto alla socializzazione e rivolto all‘intero gruppo classe in cui l’alunno è inserito. Infatti sono le dinamiche di classe che devono essere monitorate costantemente e reindirizzate quando si osservano modalità discorsive e relazionali orientate al conflitto, all’esclusione e alla stigmatizzazione.

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Sarebbe auspicabile che i “tutor amicali” diventassero “tutor amicali di classe” e fossero formati per diventare sia “sentinelle” attente a cogliere reali o potenziali dinamiche di esclusione sia facilitatori di relazioni orientate al dialogo, alla collaborazione e all’inclusione di tutti, non solo quindi degli studenti con disabilità, all’interno della classe o, perché no, tra classi differenti. Forse questa potrebbe essere una proposta da prendere in considerazione per un possibile futuro sviluppo del progetto, già ora molto utile e costruttivo. Non ci resta che augurare un grande in bocca al lupo ai futuri tutor amicali del Besta di Treviso ma anche ai docenti, alla dirigente scolastica e alla vicepreside che li sostengono in questo utile percorso. 

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Scuola, i risultati delle prove Invalsi fuori dal curriculum degli studenti: “Non sono numeri”


I risultati delle prove Invalsi non compariranno nel cosiddetto curriculum dello studente, un documento che dal prossimo anno sarà allegato al diploma di Maturità. Resta l'obbligatorietà delle prove per accedere all'esame di Stato. Fratoianni: "La valutazione delle conoscenze sono prerogativa del corpo docente e in particolare del consiglio di classe. I ragazzi non sono numeri".
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Contro la scuola del Milanese Imbruttito

Andiamo verso un'istruzione che intende sviluppare soprattutto le capacità imprenditoriali dei ragazzi. Niente aspetti teorici, nessuna discussione dialettica su concetti in parte o totalmente contrastanti. Casi reali, danè, soldi. Fatturato. Il professor Tiziano Tussi nel libro curato da Colella, Generali e Minazzi.

Il volume La Scuola dell’Ignoranza (Mimesi edizioni) curato da Sergio Colella, Dario Generali e Fabio Minazzi contiene gli atti dell’omonima giornata di studi tenutasi il 26 maggio 2018 presso l’istituto Schiaparelli-Gramsci di Milano, in collaborazione con l’Università dell’Insubria.

I contributi raccolti presentano diversi punti di vista sulla scuola e sui modelli d’insegnamento, ma sono tutti concordi nel denunciare il grave stato di degrado del sistema e si pongono l’obiettivo di individuare delle soluzioni per invertire la tendenza.

Lettera43.it pubblica un estratto del capitolo «Contro la scuola dell’ignoranza» del professor Tiziano Tussi.

La copertina del volume La Scuola dell’Ignoranza.

 

La fede nell’informatica si evince anche nei dibattiti sull’uso delle tecnologie del settore a scuola. Fino a poco tempo fa il cellulare era bandito durante le ore di lezione, ora, dal ministro, pardon ministra, Fedeli in poi, pare che l’atteggiamento verso questa frontiera computeristica stia velocemente cambiando. L’accettazione della presenza del cellulare a scuola, nelle classi, durante le ore di lezione, ha fatto la sua apparizione, ancora sottotono, ma di belle speranze, per il futuro. Anche per questo strumento, una macchina complessa nelle sue applicazioni, nella scuola italiana si sono raggiunte arrendevolezze sorprendenti, senza nessuna voglia di capire di più del mezzo e delle conseguenze di un suo uso esclusivo: come anche a scuola il telefonino?!? Dato che gli stimoli più innovativi, che provengono dall’Amministrazione, vanno nel senso dell’apprendimento di capacità imprenditoriali diffuse, almeno così recita la presentazione del Sillabo da parte del Miur, evidentemente anche i mezzi informatici si trovano perciò in posizione di punta: imprenditorialità e internet, le altre due “i” di derivazione berlusconiana. 

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Vediamo i due punti di seguito. «Scopo dell’introduzione dell’Educazione all’imprenditorialità è quello di sviluppare nelle studentesse e negli studenti attitudini, conoscenze, abilità e competenze utili non solo per un loro eventuale impegno in ambito imprenditoriale, ma in ogni contesto lavorativo e in ogni esperienza di cittadinanza attiva». Perdiamo un po’ di tempo per sottolineare, ancora una volta, alcune perle del modernismo lessicale incombente. Innanzitutto, bisogna specificare il genere degli studenti. Se non si fa si incorre in una retrogradazione umiliante. Il genere in grammatica oramai è d’obbligo, e poco importa che abbia senso. Poi il Sillabo sembra una specie di tintura di iodio di militaresca memoria. Per ogni malattia veniva proposta tale medicina. Qui il Sillabo va bene per ogni lavoro, sicuramente l’imprenditore, ma anche il magazziniere, il pollivendolo, in ogni esperienza, dice testualmente il documento, il giovane ne trarrà beneficio. Come ciò sia possibile non è spiegato. E infine, perché farcelo mancare, la cittadinanza attiva. Con tale terminologia noi copriamo, con una coperta intellettuale smisurata, ogni comportamento sociale, attivo non dimentichiamoci. 

Ma poi si insiste sul lato imprenditoriale e si capisce come tutte queste democratiche aperture siano l’indoramento della pillola: «Questa importante azione è in linea con l’obiettivo chiave di promuovere e sviluppare le abilità imprenditoriali…condividendo l’idea che le competenze di imprenditorialità possano affiancare le competenze disciplinari, per far sì che giovani diventino cittadini attivi, creativi e dotati di spirito e di iniziativa. Per la prima volta, quindi, si introduce strutturalmente l’Educazione all’imprenditorialità attraverso il Sillabo dedicato, costruito attraverso il coinvolgimento di circa 40 stakeholder (tra cui rappresentanze nazionali, fondazioni, attori del mondo dell’innovazione, imprese, mondo cooperativo e altri attori della società civile)». 

Non male per un ministro che viene dal sindacato! In ogni caso stakeholder privati – che vuole dire detentori d’interesse, cioè i luoghi di lavori nelle figure dei dirigenti degli stessi – con una spolveratina cooperativistica, che hanno a cuore l’allenamento alle capacità imprenditoriali degli studenti, pardon, delle studentesse e degli studenti, italiani. E meglio sarebbe, per il raggiungimento dell’obiettivo, quindi una serie di «percorsi dedicati, promuovendo metodologie di insegnamento che favoriscano la dimensione pratica…basata su casi reali…».

Niente aspetti teorici, nessuna discussione dialettica su concetti in parte o totalmente contrastanti. Casi reali, danè, soldi. Ci sostiene sempre il Milanese Imbruttito che inneggia al fatturato ogni momento della sua giornata, in effetti accompagnandolo, così è nei filmati su Youtube, con un alto peana anche all’organo di riproduzione femminile, che inizia, volgarmente, sempre con la stessa consonante di fatturato.  

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Coronavirus, il ministro Azzolina: “Sono i medici a decidere se bambini possono tornare a scuola”


Il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, assicura che saranno i medici a stabilire se gli studenti rientrati dalla Cina potranno tornare nelle scuole italiane. Non saranno, quindi, i dirigenti scolastici o i genitori dei minori a dover decidere. "Ci sarà un monitoraggio quotidiano degli studenti di ritorno dalla Cina. Non da parte delle scuole, ma delle Asl", assicura il ministro.
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Torino, a scuola un solo bidello per 487 studenti. L’appello dei genitori: “Aprite un’inchiesta”


Protesta dei genitori degli alunni di una scuola primaria di Torino che hanno denunciato la carenza di personale Ata: ci sarebbe infatti un solo bidello per 487 studenti. "È assolutamente necessario un'altra figura per vigilare uno stabile con un ampio vano scala a pochi metri dalle aule", hanno scritto chiedendo l'intervento della Procura. Ma non è un caso isolato.
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Falsi diplomi per “scalare” le graduatorie Ata: 19 persone nei guai

di Pina Ferro

Falsi diplomi per l’inserimento nelle graduatorie Ata: indagini anche nelle scuole di Agropoli, Castellabate e Nocera Inferiore. Al momento sono 19 le persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica e materiale in atto pubblico oltre che per per falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale e per l’inosservanza delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa. A coordinare le indagini il sostituto procuratore Leonardo De Gaudio della Procura di Pistoia. Le scuole paritarie, oggetto di indagini anche da parte di altre Procure della Repubblica, sono l’istituto “La Fenice”, già Centro Studi Forcella, di Nocera Inferiore, “Schola Albiniani” di Santa Maria Capua a Vetere (Caserta), Ippsar “Primo Levi” di Agropoli, il Centro Scolastico “Luca Pacioli srl” di Nola, l’istituto professionale “Passarelli” di San Marco di Castellabate. Le indagini, partite alla fine del 2018 da parte del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Pistoia, con il coordinamento del magistrato Leonardo De Gaudio, hanno permesso di far luce su gravi irregolarità nelle graduatorie di 3° fascia del personale Ata di vari scuole valide per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019 e 2019/2020 e bandite con il decreto ministeriale numero 640 del Miur. In particolare, l’attività d’indagine si è concentrata iniz i a l m e n t e sull’individuazione di alcuni istituti scolastici paritari campani, accertando che quest’ultimi avevano rilasciato illegittimamente diplomi di qualifica professionali con il massimo punteggio, consentendo effettivamente agli utilizzatori di scavalcare diverse posizioni in graduatoria.Le indagini pistoiesi hanno individuato in ambito provinciale i soggetti che avevano fatto uso di titoli ritenuti a rischio e assunti, con contratti a tempo determinato, da vari dirigenti scolastici della provincia di Pistoia. Nella circostanza sono stati individuati anche alcuni soggetti che avevano dichiarato inesistenti esperienze di servizio prestate in altre scuole, ma che stranamente a loro nome non risultavano versamenti Inps. Dopo aver individuato i soggetti, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale di Pistoia e l’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, i carabinieri hanno ricostruito la carriera scolastica di ciascuno degli indagati, riscontrando così la mancata convalida dei titoli dichiarati. Episodio degno di rilievo, hanno spiegato gli investigatori, risulta essere quello di una collaboratrice scolastica, già assunta a tempo indeterminato da un istituto pistoiese, la quale però non contenta ha partecipato ad una nuova graduatoria per il passaggio alle mansioni superiori di assistente amministrativo. Con il punteggio ottenuto dai titoli dichiarati ha ottenuto l’assunzione con la nuova qualifica professionale. Tuttavia, grazie ai controlli condotti è stata individuata l’alterazione del punteggio del proprio attestato di diploma di ben 18 punti incrementali, nonché l’insussistenza del corso informatico dichiarato. Per ogni indagato è stata già disposta, da parte dei dirigenti scolastici di competenza, l’immediata risoluzione del contratto stipulato e il depennamento dalle graduatorie.

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Scuola, è tempo di pagelle: è scontro tra genitori e prof alla fine del quadrimestre


Febbraio mese di fine quadrimestre e di pagelle. Secondo un'indagine condotta da Skuola.net, che ha intervistato 1500 genitori di studenti di scuole medie e superiori, non tutti hanno preso bene eventuali voti negativi. Circa 1 genitore su 3, infatti, ha deciso di “mettere in castigo” i figli svogliati, impedendo loro di utilizzare smartphone, videogiochi, computer. Ma non sono mancati coloro che hanno puntato il dito contro scuola e docenti.
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La via migliore per fare carriera? Saper cambiare posto di lavoro

In un Paese come il nostro che ha fatto dell'immobilismo un dogma, saper fare trading, saper mettere gli stop-loss e saper individuare i momenti del take-profit è necessario. In finanza come nella professione. È questo il modo migliore per crearsi un futuro. E la scuola dovrebbe esserne consapevole.

È convinzione sempre più diffusa che l’andamento dei mercati finanziari sia scollegato da quello dell’economia.

La percezione di una condizione di crisi resta molto solida, mentre le Borse – gonfiate da stimoli delle banche centrali e dalla speculazione – crescono indifferenti alle condizioni di vita delle persone.

Si tratta di una percezione spesso alterata dalla mancanza di sincronia di brevissimo termine (il movimento erratico giornaliero dei mercati appare “illogico” se confrontato ai mutamenti graduali e smussati dell’economia) o dal confronto fra dinamiche globali e locali, raffrontando Borse ed economie diverse.

I LISTINI PRIMA E DOPO LA CRISI DEI SUBPRIME

Se guardassimo all’indice Ftse Mib, quello che racchiude i principali titoli del listino italiano e che una volta si chiamava S&Pmib (e prima ancora si chiavama Mib30), possiamo vedere bene la dinamica del declino: oggi dopo una fase di positività internazionale ci sembra su valori alti, nell’area dei 24.000 punti, ma prima della crisi dei mutui subprime, nel 2007, era a 43.000 e prima ancora, nel 2000, era arrivato a superare i 50.000 punti. Basta raffrontarlo con l’indice azionario americano che vale oggi il triplo di quanto valeva prima del crollo del 2007 per vedere quanto i mercati alla fin fine registrino eccome i diversi andamenti delle economie sottostanti.

ITALIA E USA, IMMOBILISMO CONTRO RINNOVAMENTO

Ma ci sono anche altri tipi di raffronto che si possono fare: se prendessimo le prime 10 società per capitalizzazione del listino americano noteremmo che la maggior parte di esse (i giganti della tecnologia) esisteva a malapena 20 anni fa, mentre le prime 10 del listino italiano sono esattamente le stesse di 20 anni fa (qualcuna, per effetto delle fusioni bancarie, ha al massimo cambiato nome). Da una parte il continuo rinnovamento, dall’altra l’immobilismo, la conservazione, la difesa di un fortino alle intemperie del tempo e dei cambiamenti globali.

L’ATTEGGIAMENTO DEGLI INVESTITORI

Un raffronto che si estende anche al comportamento degli investitori e dei lavoratori: il listino italiano è decisamente visto dagli investitori internazionali come un’area dove fare del trading: nelle fasi di propensione al rischio si comprano i titoli italiani (il Btp offre più spread di qualunque altro titolo di Stato, tanto per dirne una) e nelle fasi di avversione al rischio si vende “Italia” indiscriminatamente. In fondo il nostro listino, anche se restiamo un’economia del G8, vale meno dell’1% della capitalizzazione globale.

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D’altra parte è evidente che fare il “cassettista” tenendo indefinitamente titoli italiani in portafoglio confidando nel lungo periodo ci fa solo abbracciare un sentiero di declino come quello descritto poc’anzi.

DALLA FINANZA AL MONDO DEL LAVORO

La via maestra per farsi strada nel mondo del lavoro italiano è, a ben guardare, la stessa: il trading, la capacità di cambiare posto di lavoro è la strada per poter crescere e crearsi una carriera. Pochissimi, e raramente per merito, riescono a scalare le gerarchie interne in un’azienda facendo una vera crescita professionale all’interno di un mondo che fa dell’immobilismo un dogma (ben rappresentato dal mancato dinamismo del listino azionario). Certo, si potrebbe dire il contrario: chi riesce a cambiare posto di lavoro facendo carriera ha evidentemente delle qualità che lo rendono appetibile sul mercato ed è grazie a queste qualità che realizza la propria carriera.

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Posso altresì dire di aver visto molte persone, frustrate nelle loro qualità, incaponirsi ad affidare la propria crescita professionale ai percorsi interni dell’azienda per cui hanno sempre lavorato (e sempre lavoreranno), deducendo che proprio dai cambiamenti e dalle capacità sviluppate dall’esigenza di riadattarsi si forgiano quelle qualità che – a posteriori – spiegano la crescita professionale di alcuni. Saper fare trading, saper mettere gli stop-loss, individuare i momenti del take-profit sono cose difficili tanto sui mercati finanziari quanto sul mercato del lavoro ma, in una foresta pietrificata come quella italiana, è il modo migliore di sviluppare una professionalità e crearsi un futuro. Siamo sicuri che negli intendimenti di chi si deve occupare di ridisegnare i percorsi formativi del sistema scolastico ci sia questa consapevolezza?

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario

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Coronavirus, ministro Azzolina contro isolamento bambini provenienti da Cina: “A scuola si va”


Il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, risponde ai presidenti di Regione leghisti che chiedono l'isolamento degli studenti che vengono dalla Cina, impedendo il loro accesso a scuola per 14 giorni: "Mi sento di tranquillizzare gli studenti e le famiglie: la scuola resta un luogo di inclusione per cui a scuola si va".
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Le Regioni del Nord vogliono la quarantena anche per i bambini tornati dalla Cina

I governatori di Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige hanno scritto una lettera congiunta al ministero dell'Istruzione.

I governatori di Veneto, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige hanno scritto una lettera al ministero della Sanità, chiedendo che il periodo di isolamento previsto per gli italiani rimpatriati dalla Cina sia applicato anche ai bambini che frequentano le scuole.

«Non c’è nessuna volontà di contrapposizioni politiche, né tantomeno quella di ghettizzare. Vogliamo solo dare una risposta all’ansia di tanti genitori, visto che la circolare del ministero dell’Istruzione non prevede misure in tal senso», ha spiegato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

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Uno studio dice che la matematica è roba da maschi

La ricerca ha il compito di diminuire il gender gap che si ha nello studio delle materie scientifiche. Ecco che cosa dice.

La matematica è roba da maschi. A dirlo è uno studio della Libera università di Bolzano. No, le capacità cognitive non centrano nulla dato che a catalizzare lo studio sarebbero semplicemente gli stereotipi. I risultati dello studio GegaMath, coordinato dal prof. Giorgio Bolondi, sono stati presentati recentemente a Bressanone.

L’OBIETTIVO DELLA RICERCA

L’obiettivo della ricerca era quello di fotografare la situazione in Alto Adige e sostenere le Intendenze scolastiche nella progettazione di misure adatte a superare il gender gap nell’apprendimento della matematica nella scuola primaria e secondaria. Il dato, nei vari test Invalsi, sottolinea infatti che a ottenere i risultati migliori sono gli studenti maschi rispetto alle colleghe di sesso femminile. Questa differenza di genere si rivela ancor più accentuata nella Provincia di Bolzano.

LA PERICOLOSITÀ DEL RIFIUTO DELLA MATEMATICA

Bisogna partire dal presupposto che tra gli obiettivi della facoltà di Scienze della Formazione di Bressanone c’è quella della formazione del corpo insegnante della scuola primaria della provincia. Questo perché una relazione difficile con la matematica durante gli anni della scuola dell’obbligo rischia di compromettere le future scelte universitarie e, conseguentemente, di condizionare pesantemente le prospettive di carriera.

PERCHÉ I MASCHI VANNO MEGLIO DELLE FEMMINE

Bolondi ha spiegato che le diverse prestazioni di maschi e femmine rilevate nelle prove di apprendimento della matematica presenta cause di natura culturale: «La letteratura scientifica ci spiega che questa differenza è dovuta perlopiù al permanere di stereotipi e di convenzioni rispetto alle potenzialità di maschi e femmine e, ovviamente, non ha basi cognitive». Il team di ricerca vuole capire quale sia la situazione a livello locale e come possano essere applicate misure di sostegno a una più efficace acquisizione delle conoscenze matematiche da parte delle studentesse.

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Sempre meno studenti scelgono l’Università dopo il liceo: poco utile e troppo costosa


Secondo la Ricerca Teens’ Voice condotta dall’Università La Sapienza di Roma e Il Salone dello studente Campus Orienta, che ha intervistato 1.097 studenti fra i 17 e i 22 anni, le nuove generazioni sono sempre più lontane dallo scegliere l'Università come percorso di vita dopo le superiori. Tuttavia, sono positivi rispetto al futuro: la maggior parte ritiene di poter essere protagonista di un cambiamento.
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La scuola di Roma che distingue tra figli dei ricchi e figli dei poveri

L'istituto di via Trionfale sul suo sito descrive le caratteristiche delle sue diverse sedi: «Da una parte l'alta borghesia, dall'altra i ceti medio-bassi». La ministra Azzolina: «Serve una spiegazione».

«La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione. Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l’istituto romano di cui si racconta su Leggo.it possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido», ha detto la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina in merito alla descrizione sul sito di un istituto della capitale dove si legge: «Qui l’alta borghesia, lì i figli dei poveri».

LA DESCRIZIONE SUL SITO DELLA SCUOLA

In un plesso della scuola ci studiano i ragazzi «dell’alta borghesia» assieme ai figli «di colf e badanti che lavorano per le loro famiglie», mentre nella sede che si trova «nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario» alunni di «estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana». A dare notizia della «dettagliata» descrizione presente sul sito dell’Istituto Comprensivo di via Trionfale di Roma è stato Leggo.

L’ASSOCIAZIONE DEI PRESIDI PROTESTA

A prendere le distanze l’Associazione dei presidi. «La scuola è un luogo educativo ed inclusivo, no a forme di categorizzazioni superficiali e inutili», sottolinea Mario Rusconi, presidente dell’Anp-Lazio spiegando: «La scuola non può evidenziare eventuali differenziazioni socio-culturali degli alunni iscritti poiché, tra l’altro, oltre a dare una cattiva rappresentazione di sé stessa agli occhi di chi legge corre anche il rischio di originare idee o forme classiste».

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Emergenza freddo nelle scuole italiane: lezioni polari per 1 studente su 3, allarme al Sud


Dall'asilo alle superiori nella scuola italiana è emergenza freddo. È quanto rivela l'ultima indagine di Skuola.net, che ha intervistato diecimila ragazzi da un angolo all'altro della Penisola, che hanno denunciato condizioni in aula di estremo disagio a causa delle temperature polari. Nella maggior parte dei casi ciò è dovuto al malfunzionamento dei termosifoni. I rimedi? Nei casi più estremi ci si aiuta con plaid, coperte e stufette elettriche.
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Iscrizioni scuola 2020/21 entro il 31 gennaio: come funziona per primaria e secondaria


Al via dal 7 al 31 gennaio 2020 le iscrizioni all'anno scolastico 2020/2021: dopo aver effettuato la registrazione sul portale messo a disposizione dal Miur, si potrà procedere con le iscrizioni online. Le domande saranno vagliate dai singoli istituti che daranno conferma o meno alle famiglie tramite e-mail. Tuttavia, l'indecisione regna ancora sovrana: solo 1 studente su 2 ha già le idee chiare su quale indirizzo frequentare da settembre.
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L’iter per la nomina dei ministri Azzolina e Manfredi

Prima un decreto per lo spacchettamento del dicastero; quindi la nomina da parte del presidente della Repubblica e il successivo giuramento.

Prima il decreto in Consiglio dei ministri per lo spacchettamento tra ministero dell’Istruzione e ministero dell’Università e della Ricerca di competenze finora accorpate in un solo dicastero; quindi la nomina da parte del presidente della Repubblica e il successivo giuramento. È il timing che attende Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi, i ministri indicati dal premier Giuseppe Conte per il post-Fioramonti: la prima messa a capo del ministero della Scuola, il secondo titolare dell’Università e della Ricerca. Per l’ufficialità, tuttavia, a quanto spiegano fonti di governo, bisogna attendere almeno i primi di gennaio. Anche perché l’iter richiede più tappe.

L’ITER CHE PORTA ALL’INSEDIAMENTO DEI DUE MINISTRI

Innanzitutto è necessario un decreto legge (ipotesi altamente più probabile di un Decreto del presidente del Consiglio dei ministri – Dpcm) che spacchetti le competenze assegnate all’attuale Ministero dell’Istruzione, dell’università e della Ricerca, che è un dicastero con portafoglio. Quindi il Consiglio dei ministri deve dare il via libera all’operazione, in modo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, su indicazione del premier Giuseppe Conte, possa procedere alla nomina. Solo allora i ministri nominati potranno salire al Quirinale per il giuramento e insediarsi nei loro nuovi uffici. A quel punto i ministri del governo Conte Bis passeranno da 21 a 22.

UN ESECUTIVO COMPOSTO DA 63 PERSONE

Come precisato dallo stesso presidente del Consiglio non è prevista la nomina di nuovi sottosegretari. Che in totale, compresi i viceministri, erano 42. Con le nomine del 28 dicembre diventano 41 per il passaggio di Azzolina dalla sottosegreteria alla guida del nuovo dicastero della Scuola. In totale i componenti dell’Esecutivo sono quindi 63. Il governo Conte Uno con la maggioranza gialloverde era arrivato a 64, uno in più. I cinque premier precedenti hanno totalizzato rispettivamente: Paolo Gentiloni 60 elementi, Matteo Renzi 63, Enrico Letta 63, Mario Monti 47. Quest’ultimo, il “governo dei professori”, risulta il più magro di tutti. Il record assoluto di affollamento spetta invece al secondo governo di Romano Prodi che, insediatosi nel 2006, in due anni di durata arrivò alla cosiddetta «carica dei 102», il totale tra ministri e sottosegretari. L’Andreotti VII nel ’91 si era fermato a 101.

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Chi sono i due nuovi ministri Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi

Conte scinde Scuola e Università. Alla prima approda l'ex sottosegretaria in orbita cinque stelle. Alla Ricerca il rettore dell'Università di Napoli. I profili.

Dopo i due vicepremier, tocca ai due ministri. Con una mossa a sorpresa il premier Giuseppe Conte ha sciolto le riserve annunciando non uno, ma ben due nomi per sostituire il dimissionario tra le polemiche Lorenzo Fioramonti. A quello di Lucia Azzolini, da giorni considerata tra le papabili per la poltrona del Miur, il presidente del Consiglio ha affiancato quello del professor Gaetano Manfredi. Già, perché Conte ha annunciato che Scuola e Università non andranno più a braccetto, ma avranno ciascuna un ministero di riferimento.

AZZOLINA, DA SOTTOSEGRETARIO A MINISTRO

Lucia Azzolina approda dunque al ministero dell’Istruzione dopo esserne già stata sottosegretaria. Trentasette anni, originaria di Siracusa, la neoministra si è laureata dapprima in Filosofia e poi in Giurisprudenza nel 2013. Nel gennaio 2014, come riporta l’Agi, è passata di ruolo all’I.I.S “Quintino Sella” di Biella. Nel maggio 2019 si è classifica tra gli idonei del concorso per dirigente scolastico, nelle cui graduatorie è rimasta iscritta in attesa di un eventuale reclutamento degli idonei, in subordine ai vincitori del concorso. I primi passi in politica li ha percorsi nel 2018, con la candidatura alle parlamentarie del Movimento 5 stelle per Novara-Biella-Vercelli-Verbania e parte della provincia di Alessandria: in quell’occasione ha ottenuto il maggior numero di voti tra le donne candidate. Il 19 marzo 2018 è stata proclamata deputato nella XVIII legislatura. È stata una delle artefici del decreto Scuola: come sottosegretaria ha infatti rappresentato il governo in Aula e in Commissione alla Camera durante la sua approvazione. E per questo, denunciò all’epoca, fu oggetto su Facebook di attacchi, insulti e minacce.

MANFREDI, UN ACCADEMICO ESORDIENTE IN POLITICA

Il nuovo ministro dell’Università e ricerca Gaetano Manfredi, 56 anni, ingegnere, è dal 2014 rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. In precedenza ha insegnato per molti anni nello stesso ateneo ed è stato a capo della Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane. Per lui l’annuncio di Conte rappresenta un bel regalo di compleanno: è arrivato infatti a poco più di una settimana dal suo 56esimo compleanno. Nato il 4 gennaio 1964 a Ottaviano, in provincia di Napoli, Manfredi si è laureato in Ingegneria nel 1988 nell’Università Federico II. La Tecnica delle costruzioni, ingegneria civile e rischio sismico sono le sue specializzazioni. Dal 2000 ha una cattedra in Tecnica delle costruzioni nell’università Federico II, della quale è diventato rettore nel 2014.

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Il ministro Fioramonti si è dimesso

Aveva chiesto tre miliardi di euro per scuola e università con la manovra. Ma le risorse non sono arrivate. Per la successione si fa il nome di Morra.

Il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, si è dimesso il 25 dicembre con una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte. La notizia è stata confermata da fonti di Palazzo Chigi, il passo indietro verrà ufficializzato nelle prossime ore. Fioramonti chiedeva da mesi tre miliardi di euro con la manovra per finanziare scuola e università, dicendosi favorevole anche a una rimodulazione dell’Iva a questo scopo. E aveva anticipato che se le risorse non fossero arrivate avrebbe lasciato l’incarico.

UN ADDIO CHE ERA NELL’ARIA

L’esponente del M5s, a metà dicembre, aveva manifestato tutto il suo disappunto: «La scuola in questo Paese avrebbe bisogno di 24 miliardi. I tre che ho chiesto io non sono la sufficienza, ma rappresentano la linea di galleggiamento». La versione finale della manovra lo ha lasciato insoddisfatto: stanzia 1,9 miliardi per la scuola su un orizzonte triennale, ma la cifra verrà spesa quasi del tutto per il rinnovo del contratto di lavoro di 1,5 milioni di docenti e 150 mila amministrativi. Solo “briciole” per migliorare la didattica, sostenere l’università e supportare la ricerca. A legge di bilancio definitivamente approvata, Fioramonti è dunque passato dalle parole ai fatti. Ma non finisce qui.

ALTRI “SMOTTAMENTI” IN ARRIVO ALLA CAMERA?

Secondo l’agenzia di stampa Agi, infatti, l’ex ministro potrebbe adesso costituire un gruppo autonomo alla Camera, continuando a sostenere l’esecutivo giallorosso. E alla ripresa dei lavori parlamentari una decina di deputati del M5s potrebbero iscriversi al gruppo Misto con le medesime intenzioni. Se così fosse, la maggioranza ne uscirebbe comunque indebolita.

MORRA IN POLE PER LA SUCCESSIONE

Per quanto riguarda invece la successione alla guida del Miur, il nome più “gettonato” sarebbe quello di un altro pentastellato: il senatore Nicola Morra, attuale presidente della commissione parlamentare Antimafia.

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Scuola, studenti italiani sempre più in crisi: uno su tre prende già ripetizioni per salvarsi


Secondo un'indagine effettuata da Skuola.net su 12mila studenti italiani, il 40 per cento deve già recuperare una o più materie al giro di boa dei primi colloqui scuola-famiglia dell’anno scolastico. Per questo, molti già si sono affidati alle ripetizioni private per poter superare le difficoltà soprattutto nelle materie tecnico scientifiche.
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Viva le Sardine ma anche i ragazzi del Virgilio

A Roma nessuno sembra pensare al destino dell'edificio scolastico che non si può e non si deve regalare alla speculazione. Solo i liceali se ne interessano nell’omertà di forze politiche e di intellettuali che discettano di occupazione si-occupazione no.

Il “caso” del Liceo Virgilio di Roma merita una tribuna nazionale. La ebbe lo scorso anno e quello precedente perché, durante una occupazione, scrisse un cronista fantasioso di un giornale locale, si erano girati filmini porno che la polizia non ha mai trovato e venne vandalizzato l’istituto con danni stimanti in cifre immensamente inferiori a quelle accertate dagli agenti.

Si discusse anche sulla legittimità delle occupazione e alcuni autorevoli esponenti del centro-sinistra, fra questi credo Francesco Rutelli, sostennero che il liceo Virgilio era una scuola soffocata dal sinistrismo dei suoi studenti al punto che conveniva ritirare i propri figli.

Sul Corriere della sera apparvero due interviste contrapposte, una mia, a viso aperto, a difesa dei ragazzi e delle ragazze e una di una genitrice che mantenne il segreto sul proprio nome, come una pentita di Cosa Nostra. Oggi e forse per un giorno ancora quel liceo è occupato. Ed è cominciato l’ambaradan mediatico guidato dal Messaggero e da un suo cronista col manganello.

ESISTONO MODALITÀ DI LOTTA CAPACI DI CREARE CONSENSO

Non sono un tifoso delle occupazioni scolastiche perché negano diritti a chi a scuola vuole andare. In situazioni eccezionali le forme di lotta possono essere anche molto dure, ma in tempi normali ricorrere alla forma di lotta più dura è un errore. D’altra parte i movimenti moderni, fino alle Sardine, alla coraggiosissime donne cilene e al movimento contro il femminicidio, hanno inventato modalità di lotta assai più efficaci verso la pubblica opinione, in grado di allargare il consenso e non di restringerlo. È per questo che se fossi stato studente avrei detto no all’occupazione. La stessa occupazione si sta svolgendo però con ospiti preziosi, da Michela Murgia a Marco Damilano, che arricchiscono culturalmente ragazzi e ragazze.

GLI STUDENTI DEL VIRGILIO CONTRO GLI SPECULATORI

Il tema che ai più sfugge è che a differenza di tutte le altre lotte studentesche, quella del Virgilio è una lotta per la difesa della città. Chi non è di Roma deve sapere che questo liceo affaccia su un lato sulla bellissima via Giulia e dall’altro sul Lungotevere. È una posizione che attira le voglie di speculatori che preferirebbero che la scuola chiudesse e che quell’edificio diventasse un albergo di lusso.

Difendere quell’edificio scolastico è una straordinaria battaglia cittadina che fanno solo gli studenti

Roma non è priva di palazzinari, alcuni di questi sono proprietari di giornali che non hanno mai scoperto uno scandalo cittadino salvo chiedere alla polizia di manganellare adolescenti per mostrare l’ingovernabilità di quella scuola, spingere alla non iscrizione e via via costringere ad abbandonarla così che possa cadere nelle mani di speculatori. Difendere quell’edificio scolastico è una straordinaria battaglia cittadina che fanno solo – ripeto – solo gli studenti nell’omertà di forze politiche e di intellettuali che discettano di occupazione si-occupazione no.

Il liceo Virgilio di Roma durante l’occupazione (foto Cecilia Fabiano-LaPresse).

SE SONO GLI ADOLESCENT GLI UNICI CON UN SENSO CIVICO

Per fortuna il commissariato di zona ha dimostrato in questi anni di avere i nervi saldi e di saper decidere fuori dal circo mediatico giudiziario. Tuttavia è normale che il direttore e il cronista del Messaggero incitino all’assalto poliziesco contro minorenni? È normale che in città nessuno voglia occuparsi di garantire la destinazione pubblica di un edificio che non si può e non si deve regalare alla speculazione? Io scrivo queste cose in evidente conflitto di interesse perché mio figlio è lì. Lui sa come la penso sulle occupazioni. Ma sa che lui e le sue compagne e i suoi compagni avranno, anche nel dissenso sulle forme di lotta, sempre la mia ammirazione per come difendono questa città che altri lasciano andare verso l’ingordigia di speculatori e le trombette di giornalisti privi di senso civico.

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Nuovi concorsi per la scuola per 50 mila nuove assunzioni

In arrivo un bando ordinario e uno straordinario e poi una mobilità volontaria per chi è nelle graduatorie di merito. E una seleizione per i prof di religione.

Un concorso ordinario e uno straordinario per l’assunzione di quasi 50 mila docenti, un nuovo concorso per gli insegnanti di religione cattolica dopo 15 anni dall’ultimo, riapertura delle graduatorie di terza fascia, esclusione della rilevazione delle impronte per certificare la presenza dei presidi e del personale ausiliario. Queste e altre novità sono contenute nell’approvazione del decreto legge in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca avvenuta alla Camera. Il testo passa all’esame del Senato.

I CONCORSI

Nello specifico, viene ampliata la platea di coloro che potranno partecipare al concorso straordinario per l’assunzione di 24.000 insegnanti: possono candidarsi adesso sia i docenti che abbiano maturato servizio nei percorsi di Istruzione e formazione professionale (IeFP), sia coloro che abbiano effettuato una delle tre annualità richieste dall’anno scolastico 2008/2009, sia chi sta svolgendo nell’anno in corso la terza annualità di servizio. Inoltre, viene inserito il coding tra le metodologie didattiche da acquisire nell’ambito dei crediti formativi o durante il periodo di formazione e prova legato al concorso. Vengono poi riaperte le graduatorie di terza fascia con proroga fino all’anno scolastico 2022/2023. Oltre al concorso straordinario, verrà poi bandito un concorso ordinario.

LE GRADUATORIE

Arriva una mobilità volontaria per quei docenti presenti nelle Graduatorie di Merito degli ultimi concorsi, che potranno così spostarsi (in coda a chi è già in quella regione) in regioni dove c’è possibilità di essere assunti in tempi più brevi. Le graduatorie di istituto si trasformano in graduatorie provinciali; i soggetti inseriti in queste graduatorie dovranno comunque indicare un massimo di 20 scuole.

I DIRIGENTI SCOLASTICI

Viene abolita la norma che prevedeva l’obbligo di rilevare la presenza dei dirigenti e del personale Ata con impronte biometriche. Saranno inoltre assunti 146 ispettori; la procedura di internalizzazione dei servizi di pulizia è stata articolata meglio: per i cosiddetti ex Lsu, si stabilisce una proroga tecnica di due mesi per consentirne la stabilizzazione.

I PROF DI RELIGIONE

Dopo quindici anni dal precedente, arriva un concorso per insegnanti di religione cattolica; la quota riservata al personale in servizio da più di tre anni è del 50%.

NUOVI PROF PER QUOTA 100

Si prevede di recuperare oltre 9.000 cattedre dai pensionamenti avvenuti con quota 100, dando più insegnanti stabili al sistema. Sono cattedre che andranno a chi ne aveva diritto: docenti che si trovano nelle graduatorie a esaurimento, vincitori e idonei di concorso.

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L’allarme Ocse sulla capacità di lettura degli studenti italiani

Secondo l'ultimo rapporto Pisa, solo un 15enne su 20 è in grado di comprendere un testo complesso. Si confermano il divario Nord-Sud e quello licei-istituti tecnici.

Se le competenze in lettura dei 15enni italiani restano stabili nel lungo periodo, diminuiscono rispetto ad alcuni cicli Pisa (Programma per la valutazione internazionale dello studente): il punteggio in lettura del 2018 non si discosta in modo significativo da quello dell’ultima rilevazione Pisa, mentre peggiora rispetto al ciclo del 2000 (-11 punti) e al 2009 (-10 punti), ma anche rispetto al ciclo del 2012 (-13 punti). Rispetto al 2000, la performance degli studenti del Nord Est diminuisce di 26 punti e di 19 punti quella degli studenti del Nord Ovest, che nel 2018 conseguono un punteggio inferiore anche a quello del 2012 (-15 punti). Per gli studenti del Sud il peggioramento rispetto al 2009 è -16 punti e rispetto al 2012 -23 punti. Resta costante nei vari cicli Pisa la competenza in lettura degli studenti del Centro e di quelli del Sud Isole. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto Ocse-Pisa, presentato il 3 dicembre. In tutte le tipologie di istruzione, ad eccezione della Formazione professionale, si osserva un decremento delle competenze in lettura rispetto al ciclo del 2000 (in media -26 punti) e rispetto al 2009 (in media -20).

L’ITALIA SOTTO LA MEDIA OCSE

Gli studenti italiani in lettura ottengono un punteggio di 476, inferiore alla media Ocse (487), collocandosi tra il 23° e il 29° posto tra i Paesi Ocse. Il punteggio non si differenzia da quello di Svizzera, Lettonia, Ungheria, Lituania, Islanda e Israele. Le province cinesi di Beijing, Shanghai, Jiangsu, Zhejiang e Singapore ottengono un punteggio medio superiore a quello di tutti i Paesi che hanno partecipato a Pisa. Hanno partecipato alla prova Pisa 11.785 studenti quindicenni italiani, divisi in 550 scuole totali. Pisa è un’indagine internazionale promossa dall’Ocse, con cadenza triennale. Il primo ciclo dell’indagine si è svolto nel 2000; il 2018 è stato il settimo ciclo. L’Italia partecipa fin dal primo ciclo. Alla rilevazione Pisa 2018 hanno partecipato 79 Paesi di cui 37 Paesi Ocse.

SI CONFERMA IL DIVARIO NORD-SUD

In Italia i divari territoriali sono molto ampi e si conferma il divario Nord-Sud: gli studenti delle aree del Nord in lettura ottengono i risultati migliori (Nord Ovest 498 e Nord Est 501), mentre i loro coetanei delle aree del Sud sono quelli che presentano le maggiori difficoltà (Sud 453 e Sud Isole 439). I quindicenni del Centro conseguono un punteggio medio di 484, superiore a quello degli studenti del Sud e Sud Isole, inferiore a quello dei ragazzi del Nord Est, ma non diverso da quello dei quindicenni del Nord Ovest. Forti anche le differenze anche fra tipologie di scuola frequentate dagli studenti: i ragazzi dei Licei ottengono i risultati migliori (521), seguono quelli degli Istituti tecnici (458) e, infine, quelli degli Istituti professionali (395) e della Formazione professionale (404). Queste ultime due tipologie di istruzione presentano punteggi in lettura che non si differenziano tra loro. A livello medio Ocse, circa il 77% degli studenti raggiunge almeno il livello 2, considerato il livello minimo di competenza in lettura. L’Italia presenta una percentuale di studenti che raggiunge almeno il livello minimo di competenza in lettura analoga alla percentuale media internazionale.

LA DIFFERENZA TRA LICEI E ISTITUTI TECNICI

Divari ancora più ampi si osservano tra le diverse tipologie di istruzione. Nei Licei troviamo la percentuale più elevata di studenti top performer (9%) e, al tempo stesso, quella più bassa di low performer (8%). Negli Istituti tecnici la percentuale di top performer scende al 2%, mentre il 27% degli studenti non raggiunge il livello 2; livello non raggiunto da almeno il 50% degli studenti degli Istituti professionali e della Formazione professionale. In generale, il Report diffuso oggi, per quanto riguarda la lettura, dimostra che gli studenti italiani sono più bravi nei processi di comprensione (478) e di valutazione e riflessione (482) piuttosto che nell’individuare informazioni (470). Per quanto riguarda invece le sotto-scale relative alla fonte, gli studenti italiani ottengono risultati più elevati nei testi multipli (481) piuttosto che in quelli singoli (474).

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Scuola, gli studenti italiani non sanno più leggere: male al Sud e negli istituti tecnici


I risultati dell'ultima indagine Ocse-Pisa sulle competenze in lettura, matematica e scienze di 600mila quindicenni di tutto il mondo mostrano una situazione preoccupante in Italia. Tra i circa 11mila studenti che si sono sottoposti al test, uno su 20 non sa distinguere fatti e opinioni in testo non familiare. Meglio in matematica, crollo verticale delle scienze.
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Quarto sciopero per il clima, il 29 novembre lezioni a rischio per il FridaysForFuture


Lezioni a rischio domani, venerdì 29 novembre, in tutte le scuole d'Italia per lo sciopero globale per il clima: è infatti in programma il quarto appuntamento del FridaysforFuture movimento giovanile che lotta ai cambiamenti climatici ispirato dall'attivista svedese Greta Thunberg. Ecco tutto quello che c'è da sapere, dalla mappa delle manifestazioni al nodo sulla giustificazione da presentare a scuola.
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Edifici vecchi, insicuri e fragili: per salvare le scuole italiane servono 200 miliardi


Gli edifici delle scuole italiane sono vecchi, insicuri, fragili, spesso inadeguati. È questo il quadro emerso dal report sugli istituti scolastici realizzato dalla Fondazione Agnelli, che ha analizzato la situazione degli edifici che ospitano studenti e docenti. Per ristrutturare le scuole servirebbero circa 200 miliardi di euro.
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La prova Invalsi torna obbligatoria per la Maturità

Non era stata più considerata un requisito vincolante nel precedente anno scolastico. Ora ritorna condizione indispensabile per l'ammissione all'esame.

Torna obbligatorio per i ragazzi delle superiori sostenere la prova Invalsi per accedere all’esame di Maturità. Il test torna quindi a essere pre-requisito per l’esame di Stato, come era accaduto nell’anno scolastico 2017-2018. L’obbligatorietà era stata sospesa per l’anno scolastico 2018-2019. Con la legge Milleproroghe 2018 il precedente ministro dell’Istruzione Marco Bussetti aveva differito di un anno (all’1 settembre 2019) l’applicazione della norma sull’Invalsi, esonerando così gli studenti che hanno fatto la Maturità quest’anno. Ora però, «non essendo intervenuto un ulteriore differimento annuale», la circolare ricorda che «dovrà essere verificato, ai fini dell’ammissione dei candidati interni all’esame di Stato dell’a.s. 2019/2020, oltre al requisito della frequenza scolastica e del profitto scolastico, anche il requisito della partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alle prove a carattere nazionale predisposte dall’Invalsi e quello dello svolgimento delle attività programmate nell’ambito dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, secondo il monte ore previsto dall’indirizzo di studi».


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