Il governo ha approvato i decreti clima e scuola: cosa prevedono

Ok ai bonus per le rottamazioni di auto e moto. Si bloccano le assunzioni di professori e ricercatori precari. Tutte le misure.

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto clima, con i bonus per le rottamazioni di auto e moto, e al decreto scuola, che interviene sul reclutamento del personale scolastico e dei ricercatori precari.

PER IL CLIMA UNA DOTE DI 450 MILIONI DI EURO

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha spiegato che i fondi stanziati per il clima ammontano a «circa 450 milioni di euro». Provengono tutti dalle cosiddette aste verdi, ovvero dal sistema di scambio delle emissioni di gas serra in vigore nell’Unione europea.

NIENTE VIRIFICHE BIOMETRICHE PER I PRESIDI

Per quando riguarda invece la scuola, le deputate del M5s Virginia Villani e Vittoria Casa hanno spiegato che il decreto, oltre a contenere «importanti misure per valorizzare il merito dei nostri docenti e definire le modalità del reclutamento», abolisce «le verifiche biometriche per i dirigenti scolastici, una misura che abbiamo sempre osteggiato». Per i presidi «sarà presto bandito un concorso su base regionale, al quale si aggiungerà un bando per assumere 55 ispettori scolastici a partire dal 2021».

(notizia in aggiornamento)

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Si consegna l’uomo che si era barricato in una scuola di Foligno

Chiedeva di poter parlare con un magistrato e aveva con sé un falso ordigno. Evacuati tutti gli alunni e la figlia che l'individuo aveva inizialmente portato con sé.

Si è arreso dopo poche ore il cittadino italiano che si era barricato in una scuola comprensiva di una frazione di Foligno, dalla quale erano stati fatti subito evacuare i ragazzi. L’uomo, che chiedeva di poter parlare con un magistrato, è stato preso in consegna dalla polizia e condotto in procura a Spoleto. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti.

AVEVA CON SÉ UN FALSO ORDIGNO

Aveva con sé dei contenitori e dei fili rivelatisi un falso ordigno. Anche su questo sono comunque in corso accertamenti da parte degli artificieri . La situazione – si apprende dalla questura di Perugia – è ora sotto controllo e nessuno è rimasto ferito.

FUORI DALLA SCUOLA LA FIGLIA CON CUI L’UOMO SI ERA BARRICATO

L’uomo si era barricato inizialmente con la figlia, minacciando di avere un ordigno. Gli alunni sono stati fatti subito allontanare e poco dopo anche la bambina è uscita dalla scuola. Non sono chiari i motivi per i quali l’uomo si sia asserragliato nell’istituto.

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Sottopagati, precari e anziani: fotografia degli insegnanti italiani

Impigliati in una normativa pasticciata. Appesi all'ennesimo concorsone. Con stipendi molto più bassi dei colleghi europei. Nel giorno a loro dedicato, i docenti hanno ben poco da festeggiare. Lo scenario.

In occasione del 5 ottobre, giornata internazionale degli insegnanti, i docenti italiani non potevano sperare in un regalo migliore: l’annuncio, da parte del governo, dell’atteso concorsone per entrare di ruolo. Ma, a parte questa buona notizia, in generale, la categoria ha ben poco di cui rallegrarsi e festeggiare: i problemi storici che affliggono la scuola sono ancora tutti lì. Maestri e professori continuano a essere sottopagati, condannati al precariato, e costretti a lavorare in istituti che crollano a pezzi.

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UN ESERCITO DI QUASI 823 MILA DOCENTI

Partiamo anzitutto dai numeri. Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Istruzione, gli insegnanti in Italia, contando sia le schiere dell’organico dell’autonomia e dell’organico di fatto, sono in totale 822.723, di cui 141.412 di sostegno. Poco prima di concludere l’esperienza al dicastero, il ministro Marco Bussetti aveva dichiarato che i supplenti costituiscono il 10% del totale, quindi sono circa 80 mila, mentre i docenti di ruolo ammontano a 700 mila unità. Quest’anno dovranno insegnare a 8,6 milioni di ragazzi, tra istituti statali e paritari.

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LE COSE DA SAPERE SUL CONCORSONE

A novembre si terrà il concorso per l’assunzione in ruolo. Previsto inizialmente dal governo gialloverde, era stato rinviato a data da destinarsi con la caduta del Conte I, mettendo in allarme l’intera categoria. È invece di questi giorni la notizia che si farà e sarà accorpato da un bando straordinario (la seconda tranche del concorsone del 2016) che ha come obiettivo sanare la situazione di migliaia di precari che, pur in assenza delle abilitazioni, insegnano da almeno tre anni. Sono circa 55 mila e affronteranno una prova a crocette che, se superata, darà accesso a una delle 24 mila cattedre in palio. Il concorso ordinario sarà invece aperto ai neolaureati e prevederà prove scritte e orali. Inoltre, dovrebbe essere ormai certo anche il concorso per l’assunzione di 17 mila maestri della scuola primaria e dell’infanzia.

A novembre si tiene il nuovo concorso per l’assunzione in ruolo.

ANNI DI PASTICCI NORMATIVI

Questo concorso bifronte non sanerà la questione sul modo di accesso al mondo della scuola. La stratificazione normativa, fatta di decreti emergenziali, leggi schizofreniche e contraddittorie, ha negli anni prodotto numerose tipologie di precari, ciascuna con titoli e percorsi differenti per entrare di ruolo. Con il risultato che, spesso, chi aveva ottenuto l’abilitazione all’insegnamento si è visto superare in graduatoria da neolaureati. Al momento la platea si suddivide principalmente tra Tirocini di formazione attivi (Tfa) e Percorso abilitante speciale (Pas). Secondo la recente intesa raggiunta tra il Miur e i sindacati è tutto rinviato a un disegno di legge collegato alla manovra. Già nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza si annuncia l’istituzione di percorsi volti a «garantire una maggior funzionalità e qualità del sistema nazionale di istruzione e formazione».

IL RISCHIO DI CREARE NUOVI PRECARI

Ma anche questo concorso potrebbe creare una nuova branca di precari dato che chi otterrà il punteggio minimo di 7/10 e non rientrerà nei primi 24 mila posti potrà finire nelle graduatorie di seconda fascia e ottenere l’abilitazione a seguito di un contratto annuale con l’aggiunta di un corso universitario a spese dello Stato. I ripescati dovranno sperare quindi in un futuro concorso che il governo si impegna a bandire prossimamente. Ma il rischio è quello che, per mancanza di fondi o cambio di governo, si crei l’ennesima categoria di precari in perenne attesa di assunzione.

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LE BUSTE PAGA PIÙ LEGGERE D’EUROPA

Chi ha la “fortuna” di avere una cattedra, poi, non è che viva nella bambagia. È noto infatti che le buste paga dei docenti, nonostante le innumerevoli promesse di tutti i governi che si sono succeduti (l’ultima, piuttosto avvilente, avanzata dal ministro Lorenzo Fioramonti, prevedeva un centinaio di euro in più da reperire tassando le merendine), sono tristemente leggere. L’ultimo rapporto Ocse, Education at a Glance, uscito in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico, ha confermato che, anche nel 2019, gli stipendi dei docenti italiani sono tra i più bassi in Europa insieme a quelli dei colleghi sloveni e polacchi. Cifre ben lontane da quelle percepite in Paesi come Francia e Germania. Divario che per paradosso aumenta all’aumentare del livello di specializzazione. Se, per esempio, Italia e Francia si equivalgono per ciò che concerne la retribuzione annua degli stipendi dei maestri delle elementari (stimata in Italia dall’Ocse attorno ai 34 mila euro), la forbice con i cugini d’Oltralpe supera il 20% per ciò che riguarda gli stipendi dei professori delle superiori. Chi è a inizio carriera e chi non entra di ruolo dovrà farsi bastare tra i 1.200 e i 1.300 euro circa al mese.

Una manifestazione degli insegnanti.

L’INVECCHIAMENTO DELLA CLASSE DOCENTI

Ma l’aspetto salariale non è il solo record negativo sfoggiato dalla categoria degli insegnanti italiani, che è anche tra le più anziane d’Europa. Più di un docente su due è over 50. Rispetto ad altre occupazioni, c’è poi da considerare che a ogni settembre il divario anagrafico tra studenti e insegnanti è destinato ad aumentare. Nei licei gli insegnanti oltre la mezza età sono perfino il 63%. Prendendo invece in considerazione tutte le scuole di ogni ordine e grado, al di sotto dei 40 anni è il 40% del corpo docenti mentre sotto i 30 anni solo l’1%. E qui si crea un’altra emergenza per mancato turn over: quella delle cattedre vuote. Negli ultimi 12 mesi sono andati in pensione 42 mila insegnanti e a settembre provveditori e presidi hanno dovuto fare i conti con 120 mila cattedre vuote.

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UN SISTEMA FONDATO SULLE “MAD”

Si fa così sempre più ricorso alle “Mad”, acronimo di messa a disposizione: «È quella che, nel privato, è chiamata candidatura spontanea», spiega a Lettera43.it Fabio Barricalla, docente di italiano e latino di 33 anni, naturalmente precario. «Tu mandi una mail a tutte le scuole allegando un modulo precompilato in cui specifichi le classi di concorso che possiedi e, se un istituto ha bisogno di supplenti perché ha esaurito i candidati della terza fascia, ti possono chiamare». Un modo per fare fronte alle emergenze e non lasciare le classi vuote. «Sarebbe interruzione di pubblico servizio», puntualizza Barricalla, che però a causa dell’annosa fame di insegnanti è diventata la vera via di ingresso alla professione. «Il problema», continua, «è che in questo modo neolaureati senza esperienza possono trovarsi di fronte a classi numerose, spesso difficili da gestire. O, peggio, essere chiamati in qualità di insegnanti di sostegno per casi particolarmente delicati che richiederebbero un percorso formativo ad hoc». «In più», conclude il docente, «al di là delle capacità del singolo chiamato, il vero problema è la continuità didattica, minata dal precariato. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che è diritto dello studente avere gli stessi insegnanti per tutta, o quasi, la durata del suo corso di studio».

Chi è a inizio carriera e chi non entra di ruolo dovrà farsi bastare tra i 1.200 e i 1.300 euro circa al mese.

UNA PROFESSIONE PERICOLOSA

Si tratta di un problema marginale rispetto ad altri rischi corsi quotidianamente dagli insegnanti, ma comunque preoccupante. Sono in costante aumento, infatti, i casi di minacce e aggressione da parte degli alunni e dei loro genitori. Non esistono dati ufficiali, l’ultimo report dell‘Inail parla genericamente di 13.069 denunce di infortuni presentate nel 2017, in aumento del 2,9% rispetto ai 12 mesi precedenti. L’87,3% riguarda incidenti occorsi a docenti di genere femminile, in aumento del 2,5% sul 2016. Ma attenzione: la maggior parte delle lesioni non è causata da incontri genitori-insegnanti finiti in malo modo, ma da incidenti a scuola. Secondo gli ultimi dati del Miur, solo il 30% degli edifici è in regola con le certificazioni e un istituto su due è persino sprovvisto del documento valutazione rischi. Nel settembre 2018 l’allora ministro Bussetti promise di monitorare lo stato degli edifici con i satelliti dell’Agenzia spaziale. Probabilmente volava troppo alto: molti insegnanti risposero sui social che si sarebbero accontentati di trovare la carta igienica nei bagni.

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Presso la scuola di Matierno urge un intervento di messa in sicurezza per ripristinare parapetti e ringhiere crollate – FOTO

di Erika Noschese

La scuola di Matierno non è sicura, a causa dei parapetti delle ringhiere crollate. E’ quanto denuncia il portavoce cittadino del quartiere Camillo Melchiorre che ha scritto al sindaco Napoli e all’assessore alla Pubblica Istruzione Eva Avossa per chiedere all’amministrazione comunale un intervento di messa in sicurezza con effetto immediato per scongiurare qualsiasi problema relativo alla sicurezza pubblica con il ripristino della ringhiera. Già nei mesi scorsi, infatti, i genitori degli alunni della scuola materna di Matierno avevano denunciato le condizioni in cui versa l’istituto scolastico, con il concreto rischio – per i piccoli alunni – di cadere. A distanza di mesi nulla è cambiato e con l’inizio del nuovo anno scolastico la situazione sembra essere sempre più critica. Da qui la richiesta del portavoce cittadino che ha chiesto un intervento immediato all’amministrazione comunale. “Ogni volta che c’è da fare qualcosa per le zone collinari sembra che ci siano dei mal di pancia per l’amministrazione chiedo rispetto per i cittadini che giustamente pagano le tasse è in questo caso i cittadini di Matierno che si vedono sempre trascurati – ha dichiarato Melchiorre – Ci vorrebbe un po’ più di attenzione credo che non ci dovrebbe essere differenza tra un cittadino del centro è chi vive nelle zone più alte della città. Purtroppo la storia è sempre quella dobbiamo lottare per dei servizi di natura ordinaria e non è la prima volta che vengono a fare un sopralluogo poi come sempre dobbiamo andare a chi l’ha visto».

 

Consiglia

Arriva il concorso straordinario per assumere 24 mila precari della scuola

Trovato l'accordo sindacati - ministero. Sarà una prova a risposta chiusa. In arrivo anche un ddl su abilitazione e reclutamento e poi un bando ordinario per altre 25 mila cattedre.

Qualcosa si sblocca per i tanti precari del mondo della scuola: i sindacati del comparto di Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e ministero dell’Istruzione hanno firmato un’intesa che prevede un decreto legge per un concorso straordinario che porti all’assunzione di circa 24 mila precari da almeno 36 mesi di servizio (in totale sono 70 mila quelli che hanno queste caratteristiche), a cui si aggiungerà poi un concorso ordinario.

DISEGNO DI LEGGE SU ABILITAZIONI E RECLUTAMENTO

Si prevede, inoltre, un disegno di legge sulle abilitazioni e sul reclutamento. L’intesa siglata a Viale Trastevere prevede un concorso straordinario abilitante con una prova a test a risposta chiusa finale: almeno i primi 24mila classificati saranno assunti. Chi consegue un punteggio di 7/10 ed è in servizio il primo settembre 2020 con una supplenza al 30 giugno o al 31 agosto, frequenterà l’università per i 24 crediti formativi universitari, con un percorso formativo. Alla fine dell’anno scolastico sarà valutato da un Comitato di valutazione per essere abilitato.

CONCORSO ORDINARIO PER ALTRI 25 MILA POSTI

Il disegno di legge che prevede tutto questo dovrebbe, secondo quanto stabilito al Miur, essere inserito in un percorso di approvazione rapida. Il concorso ordinario, invece, sarà per oltre 25 mila posti. Il decreto legge prevederà anche un concorso riservato per i direttori dei servizi generali oggi facenti funzioni (Dsga). A parte, poi, ci sarà un tavolo per risolvere la questione dei diplomati magistrali. «Questo accordo si basa su un’intesa iniziale di aprile di quest’anno che il governo precedente non era stato in grado di concludere», ha detto il ministro Lorenzo Fioramonti.

FIORAMONTI PROMETTE IL DECRETO IN UNA SETTIMANA

«Noi abbiamo ripreso le attività e dopo una battaglia molto ostica siamo riusciti a raggiungere un’intesa che aiuta la scuola e dà un colpo forte al dilagare del precariato e che garantirà oltre 50 mila insegnanti in cattedra (tra concorso straordinario e ordinario, ndr) per fare in modo che i nostri ragazzi non debbano rivivere la pesante esperienza di quest’anno in cui tante cattedre sono rimaste scoperte. Faremo partire tutto il prima possibile, questa intesa si trasformerà in un decreto legge che io presenterò la prossima settimana al Cdm». Positivi i commenti dei sindacati, anche se lo Snals parla di «soddisfazione solo a metà». Nell’accordo, infatti, «non vengono contemplate le esigenze di tutti e il problema del precariato viene affrontato solo in parte», spiega la segretaria Snals, Elvira Serafini.

«PIÙ CHANCE PER LA STABILIZZAZIONE»

Secondo Francesco Sinopoli della Cgil scuola «quello raggiunto è un risultato importante: risponde agli obiettivi che ci eravamo dati all’inizio della trattativa che vedeva una stagione politica differente». «Devo dare atto al ministro – dice il leader di Uil scuola Pino Turi – di aver saputo condurre una trattativa che rischiava di saltare. Abbiamo trovato una buona mediazione che soddisfa tutti, dà soluzioni ai precari e prospettive alla scuola». Per Maddalena Gissi della Cisl Scuola, «attraverso un concorso straordinario si danno, con l’intesa raggiunta oggi, due possibilità ai precari: oltre ai vincitori del concorso chi avrà ottenuto un punteggio idoneo potrà conseguire l’abilitazione per l’inserimento nelle future graduatorie». Secondo Rino Di Meglio, della Gilda, «con questo accordo ci saranno più chance di stabilizzazione. Il prossimo passaggio sarà l’apertura dei tavoli tecnici per l’avvio della trattativa per il rinnovo contrattuale», conclude.

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Dal 2009 triplicati gli studenti delle superiori che scelgono un anno all’estero

I dati presentati da Fondazione intercultura e Ipsos. Il 24% partito per gli Usa, il 10% per il Regno Unito e l'1% ha vissuto per un periodo in Cina.

In tre anni il numero di studenti che ha scelto un’esperienza di studio all’estero, che sia di un anno o di tre mesi, è cresciuto di più di un terzo, in dieci anni è quasi triplicato. Fondazione Intercultura e Ipsos stimano questo numero in 10.200 studenti, +38% sul 2016, ma soprattutto +191% sul 2009, anno di attivazione dell’Osservatorio. A dieci anni di distanza dalla nascita dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca della Fondazione Intercultura, le scuole italiane mostrano di aver intrapreso un passo deciso verso l’apertura internazionale.

DAL 2009 +191% DI PERIODI ALL’ESTERO ALLE SUPERIORI

Ad illustrare e commentare i dati dell’XI rapporto dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca della Fondazione Intercultura si sono ritrovati oggi presso la sede del Ministero dell’Istruzione Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per il Sistema Educativo e di Istruzione e Formazione del Miur, Antonello Giannelli, Presidente dell’Anp (Associazione Dirigenti Scolastici), Maurizio Franzini, Professore ordinario di Politica Economica nell’Università di Roma “La Sapienza” e membro del consiglio Istat, Elena Garcea, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Salvatore Gulì, Responsabile welfare e servizi del Gruppo Enav, Roberto Ruffino, Segretario Generale della Fondazione Intercultura e Nando Pagnoncelli, Ipsos. Il risultato più evidente della rilevazione 2019 dell’Osservatorio effettuata su un campione di 400 dirigenti scolastici delle scuole secondarie superiori è dunque il deciso aumento del numero degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che sono partiti dall’Italia per trascorrere almeno tre mesi di studio all’estero nell’anno scolastico 2018-2019, circa 10.200 (+38% rispetto al 2016, ma soprattutto +191% sul 2009, anno di attivazione dell’Osservatorio).

Il 24% SCEGLIE GLI USA, IL 10% IL REGNO UNITO, L’1% LA CINA

Circa la metà delle scuole (54%, +7% contro il 2016) attesta che almeno uno dei propri studenti ha trascorso un periodo di studio individuale durante l’anno appena terminato: l’aumento degli studenti in uscita (la maggior parte per l’intero anno scolastico, 6.100 stimati) ha generato una scelta verso destinazioni diverse rispetto alle classiche anglofone che rimangono comunque prevalenti (Usa al 24% in discesa dal 38% di tre anni fa; Spagna all’11%, Regno Unito al 10%, Canada al 7%, ma anche i Paesi del Centro-Sud America al 5%, l’Est Europa al 4%, la Cina all’1%).

PARTONO SOPRATTUTTO DONNE: 61% CONTRO IL 39 DEI MASCHI

Sono soprattutto femmine (61% vs 39% di maschi) e provengono in prevalenza dai Licei (74%, +4% dal 2016), ma anche – e in crescita – da Istituti Tecnici (30,7%+7%), e Professionali (27%, +12%). Dal punto di vista della distribuzione geografica, si registra un buon riscontro anche nelle regioni del Sud (43%, +12% dal 2016), dove la mobilità studentesca individuale sinora era stata meno diffusa. Aumenta parallelamente anche il numero degli studenti stranieri che partecipano a programmi di mobilità individuale in Italia, dai 2.800 due anni fa ai 4.500 di quest’anno. Se, dunque, da una parte si afferma una consapevolezza sempre più decisa da parte di studenti e famiglie verso la necessità di vivere un’esperienza internazionale – ma solo il 46% dei docenti la apprezza pienamente, -3 punti dal 2016 -, nel complesso le scuole secondarie di secondo grado in Italia continuano nel proprio percorso di progressiva apertura verso l’estero.

AUMENTA LA BASE DELLE SCUOLE COINVOLTE

L’indice di internazionalizzazione guadagna infatti 2 punti in più rispetto al 2016 (da 42 a 44), ma soprattutto 7 punti in più rispetto ai 37 del 2009. In particolare cresce la base delle scuole coinvolte, (diminuisce dal 46% del 2016 all’attuale 33%, la percentuale delle scuole con un indice medio-basso, con una scarsa propensione o capacità di attivare azioni di internazionalizzazione (individuate con un punteggio inferiore a 37); calano proprio le scuole con indice più basso (inferiore a 25) che passano dal 20% del 2016 al 12% del 2019, segno di una distribuzione più omogenea sul territorio nazionale di istituti aperti all’internazionalizzazione.

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Crocifisso e scuole: come funziona all’estero

In Francia ogni simbolo religioso è assolutamente proibito. In Spagna vige una certa tolleranza. In Germania concesso solo in Baviera. E in Inghilterra c'è la foto della Regina, capo della Chiesa anglicana.

Ha fatto molto discutere la proposta del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti di rimuovere il crocifisso nelle aule scolastiche italiane. L’obbligo di simboli religiosi nelle scuole risale a un Regio decreto del 1924, quando venne disposta la presenza di un crocifisso o immagine di Gesù e un ritratto del Re, poi diventata la fotografia del Presidente della Repubblica. Un tema che in Italia è stato da sempre molto divisivo e che all’estero è stato affrontato in altri modi.

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FRANCIA: DIVIETO ASSOLUTO

In Francia, l’articolo 28 della legge di separazione tra Stato e Chiese del 1905 vieta espressamente l’esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti o in spazi pubblici, con l’eccezione di luoghi di culto, cimiteri, musei e mostre. Nel 2004, a un secolo di distanza, il parlamento francese ha ribadito la più assoluta laicità dello Stato approvando a larghissima maggioranza la cosiddetta “legge anti-velo“, che probisce di indossare simboli o indumenti che ostentino l’appartenenza religiosa nelle scuole primarie e secondarie.

SPAGNA: VIETATO, MA AMPIA TOLLERANZA

Passiamo alla Spagna. Il generale Miguel Primo De Rivera decise nel 1930 di rendere obbligatorio il crocifisso nelle aule. Quando nel 1978 terminò la dittatura franchista, venne varata una nuova Costituzione che rendeva lo Stato aconfessionale, nonostante il credo cattolico dei reali. Nel 2009 il governo guidato da Josè Luis Zapatero ha approvato una legge per togliere ogni simbolo religioso dalla scuola pubblica. Il crocifisso, però, è ancora esposto nella maggior parte delle aule.

GERMANIA: CONCESSO SOLO IN BAVIERA

In Germania, una sentenza della Corte Costituzionale federale del 1995 ha sancito l’incostituzionalità della presenza dei simboli religiosi nelle aule scolastiche. Il crocifisso è esposto solo in Baviera nelle aule delle scuole elementari, dato che il Land è storicamente cattolico. In caso di reclami da parte degli studenti, le autorità scolastiche aprono un procedimento di conciliazione che può condurre alla rimozione.

STATI UNITI: MAI UTILIZZATO

Gli Stati Uniti non hanno una tradizione cattolica come in Europa, dunque nelle scuole pubbliche non è mai stato esposto il crocefisso. Ci sono invece la bandiera americana e, generalmente, anche il testo dell’inno nazionale, ma non la foto del presidente. Da anni associazioni atee e aconfessionali si battono per la rimozione del motto nazionale «In God we trust» dalle banconote.

AUSTRIA: SÌ SE METÀ DEGLI ALUNNI È CRISTIANA

La presenza del crocifisso è garantita in Austria da una legge del 1949, confermata dal Concordato con il Vaticano del 1962. Il simbolo può essere esposto nelle aule scolastiche se almeno metà degli alunni appartiene a una delle confessioni cristiane.

BELGIO: VIETATO NELLE SCUOLE PUBBLICHE

In Belgio ogni simbolo religioso, compreso il crocifisso, è proibito in tutte le scuole pubbliche, che esse siano statali, provinciali o comunali. È comunque permesso nelle scuole private cattoliche.

REGNO UNITO: C’È IL RITRATTO DELLA REGINA

Il Regno Unito rappresenta un caso particolare, perché la religione anglicana in vigore dal 500 fonde Stato e Chiesa. Non vige l’obbligo del crocifisso nelle aule scolastiche, dove però campeggia sui muri il ritratto della Regina, che è anche la massima autorità religiosa del Paese.

NEL MONDO ISLAMICO SONO VIETATE LE RAPPRESENTAZIONI DI MAOMETTO

L’unico simbolo religioso che si può trovare alle pareti delle scuole islamiche è la mezzaluna, a volte accompagnata da una stella. L’islam proibisce severamente di rappresentare Allah o Maometto ma ha una dimensione spesso totalizzante nell’educazione dei giovani, dato che il principio di laicità dello Stato non esiste.

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Bastavano tremila euro per conseguire la maturità

di Pina Ferro

Trecento perquisizioni e trenta denuncie all’ autorità giudiziaria, E’ il parziale bilancio dell’attività investigativam ancora in corso e che ha portato alla luce l’esistenza di un diplomificio, Tremila euro, questa era la somma da versare per poter essere titolare di un titolo di studio senza aver mai sostenuto l’esame di maturità. A scoperchiare il sistema illegale sono stati i carabinieri della compagnia di Agropoli, agli ordini del capitano Fabiola Garello, coordinati dalla Procura di Vallo della Lucania. I militari, ieri e l’altro ieri, hanno effettuato ben 340 perquisizioni che hanno interessato le province di Salerno, Caserta, Napoli, Avellino, Benevento, Udine, Biella, Vicenza, Verona, Torino, Brescia, Asti, Lecco, Mantova, Novara, Varese, Milano, Monza, Como, Imola, Bologna, Bergamo, Genova, La Spezia, Parma, Reggio Emilia, Modena, Lucca, Perugia, Cuneo, Chieti, Firenze, Prato, Roma, Viterbo, Potenza, Cosenza, Reggio Calabria, Trapani Cagliari, Roma, Latina e Rieti. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri di Agropoli presso l’istituto professionale Passarelli e presso la Fondazione Internazionale Passarelli di Castellabate sarebbero stati centinaia gli studenti che hanno conseguito gli attestati di maturità. Le attività tecniche hanno permesso di ricostruire una struttura piramidale, i cui componenti provvedevano a far ottenere, in maniera completamente illecita, al costo di circa 3.000 euro, i diplomi attraverso la consegna di pergamene e attestati contraffatti, falsificando altresì i verbali di esami immaginariamente sostenuti dalle persone a cui venivano rilasciati: spicca in particolare una sessione straordinaria di esami, cui prendevano parte circa 300 candidati, tutti risultati idonei e diplomati. Si ipotizza che il giro d’affari dell’intera organizzazione si aggiri intorno al milione di euro. Le indagini volte a chiarire le singole condotte sono ancora in corso. Ad essere stati deferiti all’autorità giudiziaria sono stati soprattutto i procacciatori di soggetti intenzionati a conseguire il diploma inmaniera illecita. Le indagini sono ancora in corso al fine di accertare l’identità di colui dall’interno dell’istituto scolastico era addetto ala manomissionedei verbali d’esame, a far apparire i testi delle prove scritte, mai sostenute dai candidati interessati.

Consiglia

Manifestare per il clima potrà giustificare l’assenza da scuola

Circolare del ministero dell'Istruzione Fioramonti: ok alle mancate presenze in classe se si partecipa alla mobilitazione contro il riscaldamento globale. Ma devono essere comunque i singoli istituti a decidere in autonomia.

Chissà se ora Greta Thunberg e le sue battaglie ambientaliste diventeranno (ancora) più popolari tra le giovani generazioni italiane. Perché da oggi saltare la scuola per scendere in piazza “al fianco” (anche se fisicamente a distanza) dell’attivista svedese ecologista potrebbe essere considerato un motivo “nobile”. Tanto da non dover portare la giustificazione della mancata presenza tra i banchi. Lo ha spiegato il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti su Facebook: «In accordo con quanto richiesto da molte parti sociali e realtà associative impegnate nelle tematiche ambientali, ho dato mandato di redigere una circolare che invitasse le scuole, pur nella loro autonomia, a considerare giustificate le assenze degli studenti occorse per la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico».

In accordo con quanto richiesto da molte parti sociali e realtà associative impegnate nelle tematiche ambientali, ho…

Posted by Lorenzo Fioramonti on Monday, September 23, 2019

«RIVENDICANO UN’ATTENZIONE IMPRESCINDIBILE AL LORO FUTURO»

Il ministro ha quindi spiegato: «In questa settimana dal 20 al 27 settembre ragazzi e ragazze di ogni Paese stanno scendendo in piazza per rivendicare un’attenzione imprescindibile al loro futuro, che è minacciato dalla devastazione ambientale e da una concezione economica dello sviluppo ormai insostenibile. L’importanza di questa mobilitazione è quindi fondamentale per numerosi aspetti, a partire dalla necessità improrogabile di un cambiamento rapido dei modelli socio-economici imperanti. È in gioco il bene più essenziale, cioè imparare a prenderci cura del nostro mondo».

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I numeri dell’emergenza sicurezza nelle scuole italiane

Quasi il 40% degli edifici necessita di manutenzione straordinaria urgente. Oltre il 60% degli istituti è senza certificato di agibilità. E le verifiche anti-sismiche restano un miraggio. Legambiente chiede di stanziare 1,5 miliardi.

È allarme per la sicurezza delle scuole italiane. Quasi il 40% degli edifici ha bisogno di manutenzione straordinaria urgente, mentre in oltre l’80% non sono state realizzate indagini per verificare la sicurezza dei solai. Oltre il 60% degli istituti, inoltre, non dispone del certificato di agibilità e più del 76% delle amministrazioni non ha effettuato le verifiche di vulnerabilità sismica.

LEGAMBIENTE CHIEDE DI STANZIARE SUBITO 1,5 MILIARDI

Vanno quindi «sbloccati immediatamente i fondi rimasti senza decreto attuativo, per stanziare subito 1,5 miliardi per scuole più sicure ed efficienti». È quanto emerge da ‘Ecosistema scuola’, l’indagine di Legambiente, basata sui dati del Miur, sulla qualità dell’edilizia e dei servizi scolastici, di cui l’associazione ha diffuso un’anteprima. Legambiente, che ha scritto in proposito anche una lettera aperta al governo, ha sottolineato come la necessità di interventi urgenti di manutenzione straordinaria non riguardi in maniera omogenea il Paese, dato che interessa il Nord per il 28,8%, il Centro per il 41,9%, ma il Sud per il 44,8% e le isole per il 70,9%.

LA FOTOGRAFIA DI UN PAESE SENZA SVILUPPO

Si tratta di una fotografia, ha spiegato l’associazione, di un Paese sostanzialmente senza sviluppo, visto che 10 anni fa, la media nazionale era del 32,8% con una percentuale del 21% che riguardava il Nord, il 26,4% il Centro, il 47,3% il Sud e il 40,8% le isole. Differenze notevoli anche per il certificato di agibilità, di cui si sono dotati il 48,8% degli edifici scolastici al Nord, il 66,8% al Centro, il 69,4% al Sud e il 77,3% nelle isole, mentre le verifiche di vulnerabilità sismica, fondamentali in gran parte del Belpaese, sono state realizzate solo dal 76,2% dei Comuni capoluogo.

MANTOVA UNICA A REALIZZARE INDAGINI DI VULNERABILITÀ

Nel complesso, solo il 22,2% dei Comuni capoluogo in aree con rischio sismicità più alto ha realizzato le verifiche di vulnerabilità sismica su tutti gli edifici. Tra le inadempienti, anche città altamente a rischio come Napoli e Messina che hanno denunciato però di avere necessità di interventi per adeguare le norme ed eliminare i rischi rispettivamente nel 34 e nel 100% dei casi. In questo quadro a tinte fosche Mantova spicca come unica amministrazione italiana ad aver realizzato indagini di vulnerabilità sismica e di sicurezza dei solai in tutti i suoi edifici scolastici. Non c’è poi solo il problema sicurezza per le scuole, visto che il 74% degli edifici non ha servizio mensa e nel 57,6% non c’è servizio di trasporto per alunni disabili.

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