San Matteo: esplode la Festa

Dopo l’austerità mal sopportata da tutti, si è ritrovata la giusta balance tra religiosità e tradizione popolare. Generoso come d’abitudine Renzo Arbore col suo pubblico, tra i fuochisti vince a mani basse l’Artificiosa dei fratelli Candia

Di Olga Chieffi

“ Che mi sono perso!” Questa l’esclamazione commossa e affettuosa di Andrea Bellandi che ha ricevuto l’abbraccio della città insieme all’ombra del suo Santo. E’ ritornato il sorriso a tutti sabato sera, ai fedeli e a quanti la processione la vivono come testimoni di una religiosità popolare dopo anni di mal sopportazione di un rito su cui si era agito con il macete, imponendo regole marmorizzate, sotto cui aggobbire. San Matteo 2019 ha segnato la giusta balance tra religiosità popolare e religiosità colta, in cui sono finalmente riuscite a riafforare con eleganza forme precedenti di sentimento religioso, perché rimane costante la necessità di appagare un bisogno di protezione, di aiuto, di conforto, che è forte se non imperioso nella difficile vita delle masse popolari dal medioevo ad oggi. Ecco che San Matteo deve fermarsi dinanzi comune, deve salutare la Rotonda e la Preta ro’ pesce, i mercati, deve benedire il mare, i luoghi storici della Salerno antica, di quella città mitica che ogni anno, il 21 settembre, il salernitano vuole evocare. Ma la religiosità popolare, non si deve chiudere su se stessa, anzi deve incontrare quella colta. A far da tramite fra queste due forme si è trovato proprio il nuovo vescovo, che sin da subito ha cercato di indirizzarla, senza mai snaturarla, poiché ha una sua vitalità, non percependola come il risultato di un’acculturazione passiva ed inerte, ma come forza viva, capace alla lunga di modificare anche in modo decisivo le strutture di una società, rendendola “buona”. Scrive, infatti, Antonio Gramsci dal carcere alla sorella Teresina nel 1931: “Ricordi che zia Grazia credeva fosse esistita una donna Bisòdia molto pia tanto che il suo nome veniva sempre ripetuto nel Pater noster? Era il dona nobis hodie che lei, come altre, leggeva donna Bisòdia e impersonava in una dama del tempo passato, quando tutti andavano in chiesa e c’era un po’ di religione in questo mondo”. Processione seguita con le statue dei Martiri e di Papa Gregorio VII addobbate esclusivamente di fiori, mentre San Giuseppe la statua più impegnativa ha sfilato con un angelo trombettista e un pentagramma dietro di sé un anticipo del Natale che già bussa alle porte, San Matteo con tanto di colonne e baldacchino festeggiato per l’intero percorso da petali di rose, coriandoli coi colori di Salerno. Il sociologo statunitense Robert Park, in The city, 1915, ci dice: “La città è qualcosa di più di una congerie di singoli uomini e di servizi sociali (…) La città è piuttosto uno stato d’animo, un corpo di costumi e di tradizioni, di atteggiamenti e di sentimenti organizzati entro questi costumi e trasmessi mediante questa tradizione”. In questo stato d’animo si è trovata per la prima volta Tonia Willburger, il neo-assessore alla cultura, educazione austriaca, animo italiano. “Un lungo abbraccio stordente, emozionante, lungo l’intero percorso. Aneddoti e preghiere, canti, le bande, vivere la processione, con le sue lungaggini, i suoi colori, sfilando per Salerno, tenendo bene o male il passo è da provare. Poi la benedizione del mare, riti antichi, di una costa dove ogni piccolo borgo ha la sua Madonna che viene dal mare. Il pensiero va già al prossimo week-end, quando Salerno accoglierà il veliero più bello del mondo, l’Amerigo Vespucci e la Marina Militare Italiana, in una grande festa che prolungherà, questa patronale”. Dopo la processione, finalmente il concerto lo spettacolo, la festa civile. Un generosissimo Renzo Arbore ha infiammato piazza della Concordia per oltre due ore, anche sotto le carcasse colorate dei due fuochisti in contest, ingaggiati dal comune. Musiche e versi che con i loro contenuti hanno raccontato semplicità ed erotismo, essoterismo e magia, rituali sacri e profani, feste popolari. Dal mare nascono e al mare ritorneranno, infatti, le note di questo concerto, che hanno abbracciato la tradizione popolare, la “poesia cantata” del repertorio d’autore, completata dalla memoria sonora collettiva con il vigore ritmico e l’aggressività espressiva che sa trasformarsi in danza e nella eterna sfida del popolo partenopeo alla vita. Contest fra i fuochisti assegnato a furor di popolo alla ditta “L’Artificiosa srl” dei Fratelli Di Candia, per il giardinetto finale e l’intro raffinato a ventaglio dal mare, anche se la “Piroexplosion” di Domenico Novellino, in una sintesi d’arte pirotecnica molto concisa ha quasi riprodotto gli archi del quadriportico della cattedrale ed esploso carcasse con i colori della città.

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