Che cosa significa esattamente mangiare sano

Il 16 ottobre si festeggia in tutto il mondo la giornata mondiale dell'alimentazione. Ma nutrirsi in maniera corretta non è così semplice.

Il 16 ottobre si festeggia in 150 paesi la giornata mondiale dell’alimentazione: un evento che serve a ricordare la fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, meglio nota come FAO, e a far riflettere sul tema dell’alimentazione. Ma anche a sensibilizzare le persone sulle problematiche inerenti alla fame e alla malnutrizione nel mondo, oltre che a promuovere l’abitudine del mangiar sano.

COSA SI INTENDE PER CORRETTA ALIMENTAZIONE

Secondo una definizione generica della stessa FAO, per corretta alimentazione si intente una dieta che permette di condurre una vita attiva e ridurre il rischio di malattie, a base di cibi sicuri, nutrienti e vari. Essa comprende in varia misura frutta, verdura, legumi, semi e cereali integrali. Più in generale, predilige alimenti a basso contenuto di zucchero, sali e grassi, specialmente quelli insaturi.

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CORRETTA ALIMENTAZIONE NON È PER TUTTI LA STESSA COSA

“Corretta alimentazione” non significa per tutti la stessa cosa: è infatti importantissimo adeguare la dieta alle proprie abitudini, tenendo sempre conto del periodo della vita che si sta affrontando. In buona sostanza, a un anziano non serviranno gli stessi alimenti nutritivi di un bambino, così come una persona sportiva avrà necessità alimentari diverse da quelle di una sedentaria. Questo perché, mentre in tenera età si impegna gran parte del proprio fabbisogno energetico per la crescita, da anziani si tende a conservare le abitudini alimentari di sempre, solo diminuendo le quantità. In generale, ad ogni fase della vita corrisponde una corretta alimentazione ed ogni caso è sempre specifico, motivo per cui le diete, al di là dei consigli generali, vanno dei sempre strutturate sulla base del singolo individuo.

COSA SI PUÒ PREVENIRE CON LA CORRETTA ALIMENTAZIONE

Una corretta alimentazione, insieme a una regolare attività fisica, ha un ruolo fondamentale nella prevenzione di molte malattie. Mangiar bene riduce il rischio di contrarre patologie cardiovascolari, che sono considerate la prima causa di morte al mondo, ma anche l’obesità, l’osteoporosi o il diabete di tipo 2.

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Perché è importante lavarsi le mani

Dall'influenza alla varicella, dal Norovirus al raffreddore. In occasione della Giornata mondiale della pulizia delle mani, il 15 ottobre 2019, abbiamo preparato una mappa con i rischi di una scarsa igiene.

Il 15 ottobre 2019 si festeggia la Giornata mondiale della pulizia delle mani (Global Handwashing Day), che si propone di lottare contro le malattie diarroiche che ogni anno portano alla morte di circa 1.400 bambini sotto i cinque anni nel mondo, a causa di mancanza di acqua pulita e di servizi igienici di base. Basta infatti lavarsi le mani per almeno 20 secondi con acqua e sapone per evitare la maggior parte delle infezioni, che si diffondono per l’80% attraverso il contatto. Ecco cosa rischia chi non si lava adeguatamente le mani.

1. INFLUENZA

L’influenza è tra le malattia più comune ad essere trasmessa attraverso un’igiene delle mani non adeguata. I virus influenzali si diffondono tramite il contatto con le goccioline di saliva di un malato, quindi toccare un oggetto e portare successivamente le mani alla bocca o al naso è un comportamento rischiosissimo. La migliore forma di prevenzione è lavare spesso le mani con acqua e sapone.

2. RAFFREDDORE

Anche il raffreddore è causato da un’infezione da virus. Si tratta di un malanno di stagione perché nei mesi invernali il freddo può rallentare il movimento del muco, che ha il compito di contrastare i virus, che quindi si propagano più facilmente in ambienti chiusi ed affollati. Per questo motivo le difese immunitarie si abbassano e i virus si diffondono più facilmente nel nostro organismo, anche attraverso il contatto delle mani con oggetti sporchi.

3. MALATTIE RESPIRATORIE

Le malattie respiratorie si trasmettono generalmente attraverso goccioline che sono state respirate, starnutite o tossite in aria da un soggetto malato. Raffreddore e influenza sono le più comuni, ma ne esistono altre. La varicella, ad esempio, anche se in genere è una malattia benigna che guarisce nel giro di 7-10 giorni, tende ad avere un decorso più aggressivo in adolescenti e adulti e può essere particolarmente grave se colpisce persone immunodepresse. Invece la meningite, ossia l’infiammazione delle membrane di rivestimento che avvolgono il cervello e il midollo spinale, nella sua forma batterica (la meno frequente) può avere anche conseguenze fatali.

4. NOROVIRUS

Il Norovirus è la causa più comune di gastroenterite virale. Viene trasmesso tra persone che vivono in prossimità e condividono gli stessi spazi, soprattutto se manca una corretta igiene delle mani. Spesso quindi una singola persona ammalata è in grado di infettare intere famiglie, uffici e gruppi di persone. Il modo migliore per impedire il contagio da Norovirus si diffonda è quello di lavare le mani in maniera accurata dopo l’utilizzo del bagno, prima di preparare il cibo e di evitare di toccare il naso e la bocca.

5. EPATITE A

L’epatite A è un’infezione virale che può causare gravi sintomi, inclusi problemi con il fegato, dolore addominale, febbre e stanchezza. Spesso si diffonde attraverso cibo contaminato da mani sporche, per cui prestare sempre attenzione all’igiene è uno dei modi più semplici e più efficaci per impedirne la diffusione.

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Obesity day: cinque consigli per rimanere in forma

Alcune piccole precauzioni per imparare a prendersi cura del proprio corpo e mantenersi in salute, tenendo d'occhio il peso corporeo.

Venerdì 11 ottobre 2019 è la giornata mondiale dell’obesità, un’iniziativa lanciata nel 2015 per arginare il dilagare della malattia e promuovere corretti modelli di vita e di alimentazione. La campagna, che dal 2020 sarà spostata al 4 marzo, ha raggiunto nel 2016 oltre sei milioni di persone, e altri otto l’anno successivo. Ecco adesso cinque buone abitudini per mantenersi in forma e tenere a bada il peso corporeo, tratte dal decalogo dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi).

FARE MOVIMENTO

Fare regolarmente attività fisica è uno dei modi migliori per mantenersi in forma. Non è necessario strafare, quanto piuttosto avere continuità nei propri esercizi: camminare a passo spedito per almeno 45 minuti tre volte la settimana è, ad esempio, un modo intelligente e poco faticoso per tenere a bada il proprio peso corporeo.

FARE MOLTI PASTI NELL’ARCO DELLA GIORNATA

Una delle regole fondamentali per non allargare il proprio girovita è quella di non arrivare mai troppo affamati ai pasti principali, soprattutto a cena. È infatti buona norma frazionare la quantità di cibo giornaliera in 4 o 5 piccoli pasti, curando in particolare la prima colazione, che non deve mai essere saltata.

FARE DEI PICCOLI BOCCONI E MASTICARE A LUNGO

La cura del proprio aspetto fisico e della propria salute passano soprattutto dai particolari, come ad esempio la masticazione. La prima fase della digestione non è infatti qualcosa da prendere alla leggera ed è importante assicurarsi di fare piccoli bocconi e di masticarli a lungo. Un trucco per capire se si sta sbagliando è quello di confrontare la quantità di cibo che si porta alla bocca con le dimensioni del proprio pollice: i bocconi non dovrebbero mai superare il volume del primo dito.

VERDURA A VOLONTÀ MA ATTENZIONE ALLA FRUTTA

Consumare almeno tre buone porzioni di verdura al giorno è uno dei segreti per tenere il peso sotto controllo. Gli ortaggi non soltanto fanno bene al proprio organismo, ma contribuiscono anche a migliorare la sensazione di sazietà. Discorso diverso invece per la frutta, con la quale non bisogna eccedere. Se infatti mangiare due frutti al giorno è un vero e proprio toccasana, mangiarne più di quattro diventa sconsigliabile.

MODERARE IL CONSUMO DI ALCOL

Non è certo il bicchiere di vino quotidiano a mettere in pericolo la propria forma fisica, ma l’alcol ha la proprietà di ridurre l’eliminazione dei grassi che il nostro organismo mette in riserva ed è quindi consigliabile moderarne il consumo.

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Le cinque cose da sapere sulla Giornata nazionale della persona Down

Sono 38mila gli italiani affetti dalla sindrome, descritta per la prima volta da John Langdon Down nel 1866. Secondo l'Aipd, solo il 13% degli adulti riesce a trovare un lavoro. Il 13 ottobre 2019 iniziative della onlus Coordown in oltre 200 piazze italiane.

Il 13 ottobre 2019 in Italia si celebra la Giornata nazionale per le persone con sindrome di Down, un’occasione per riflettere sui progressi compiuti a sostegno di chi è affetto dalla Trisomia 21. Ma anche su numeri, dati e iniziative di una condizione che riguarda 38mila persone in tutta Italia. Ecco cinque cose da sapere sulla sindrome e sulle iniziative del 13 ottobre.

1. UN’ALTERAZIONE GENETICA CHE RIGUARDA UN BAMBINO OGNI 1200

Nelle cellule degli esseri umani ci sono 46 cromosomi divisi in 23 coppie, provenienti per metà dal padre e per metà dalla madre. L’insieme di questi cromosomi definisce le caratteristiche di ogni persona. Nella coppia numero 21 di chi ha la sindrome di Down, invece, ci sono 3 cromosomi invece di 2 e perciò questa particolare condizione genetica si chiama anche Trisomia 21. Non si tratta di una malattia perché è una condizione permanente dell’organismo e non può essere curata. Secondo l’Associazione italiana persone Down (Aipd) in Italia ci sono circa 38mila persone con la sindrome di Down, che si riscontra in un bambino ogni 1.200.

2. LA PRIMA DESCRIZIONE DI JOHN DOWN NEL 1866

La sindrome prende il nome da John Langdon Down, il medico inglese che nel 1866 descrisse per la prima volta le caratteristiche delle persone che ne erano affette. Fu invece lo scienziato francese Jerome Lejeune nel 1958 a scoprire la presenza di un cromosoma in più nella 21esima coppia, introducendo la definizione di Trisomia 21. Oggi è possibile diagnosticare la presenza della sindrome già durante la gravidanza tramite due esami: l’amniocentesi (prelievo di liquido amniotico) o la villocentesi (prelievo dei villi coriali, ossia la parte embrionale della placenta).

3. IL QUESTIONARIO “ORA PARLO IO!”

Negli anni sono stati avviati numerosi progetti di sostegno alle persone con sindrome di Down, ma nessuno aveva mai realizzato un’indagine sull’opinione di chi ne è affetto. Ci ha pensato il Coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di Down (Coordown) con “Ora Parlo Io!”, la prima indagine nazionale rivolta a persone con sindrome di Down. I primi dati diffusi riguardo ai 650 questionari compilati (Coordown ha in programma di diffondere i dati completi) si legge che, tra chi va a scuola, l’85% dei ragazzi durante le lezioni sta in classe con i compagni e il 44% fa i loro stessi compiti.

4. SOLO IL 13% DEGLI ADULTI LAVORA

Non esiste un censimento ufficiale che stabilisca quante persone con sindrome di Down siano riuscite a inserirsi nel mondo del lavoro. Aipd, che ha avviato progetti in questo senso fin dagli Anni Novanta, ha seguito 198 assunzioni, per la maggior parte con un contratto part-time a tempo indeterminato, ma riferisce che solo il 13% degli adulti lavora con un regolare contratto.

5. LE INIZIATIVE: MESSAGGI DI CIOCCOLATO E VISITE GUIDATE

Coordown è presente il 13 ottobre 2019 in oltre 200 piazze d’Italia con i volontari delle associazioni aderenti al coordinamento nazionale che distribuiranno un messaggio di cioccolato, realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale. L’obiettivo è promuovere progetti d’inclusione sociale in tutto il territorio nazionale. A Genova, invece, il 12 e 13 ottobre sono in programma i Rolli Days 2019, che permettono di entrare gratuitamente negli storici palazzi aristocratici della città; domenica 13, in occasione della Giornata nazionale per le persone affette da sindrome di Down, è possibile visitare i palazzi genovesi di Via Garibaldi guidati da due ragazzi della Fondazione Cepim, che riunisce le famiglie delle persone con disabilità cognitiva. Gli hashtag ufficiali della Giornata sono #nonlasciateindietronessuno e #gnpd2019.

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Trapianto combinato di quattro organi eseguito con successo a Torino

Polmoni, fegato e pancreas: l'eccezionale intervento alle Molinette su un paziente affetto da fibrosi cistica. È la prima volta in Europa.

Un paziente di 47 anni, affetto da fibrosi cistica, è stato sottoposto al trapianto combinato polmoni-fegato-pancreas all’ospedale Molinette di Torino. Si tratta della prima operazione di questo tipo in Europa. L’intervento è durato più di 15 ore ed è tecnicamente riuscito. Il paziente, che era stato trasferito con un volo di Stato da Bari, si trova ora in Terapia intensiva e non appena possibile verrà dimesso dal reparto.

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Le cinque cose da sapere per la Giornata Mondiale della salute mentale

In Italia si tolgono la vita 6 persone ogni 100 mila. La depressione è il disturbo più diffuso. Mentre manca il personale specializzato. I numeri e le iniziative.

Ogni 40 secondi nel mondo una persona si toglie la vita, ma basterebbe dedicare lo stesso tempo ad alcune semplici azioni per dare un contributo utile alla prevenzione. È l’appello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) in occasione della Giornata Mondiale della Salute mentale del 10 ottobre per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle patologie psichiatriche. Ecco le cose da sapere.

1. LA CAMPAGNA OMS: «BASTANO 40 SECONDI»

Ogni anno, spiega l’Oms, circa 800 mila persone nel mondo si tolgono la vita, rendendo il suicidio la seconda causa di morte tra i 15 e i 29 anni. In Italia si suicidano in media 6 persone ogni 100 mila, un numero in diminuzione negli ultimi anni e più basso della media europea (11 suicidi ogni 100 mila persone). Eppure basterebbero poche azioni per prevenire questi gesti estremi. Lo ha spiegato l’Oms che ha lanciato una campagna informativa per combattere lo stigma. Il numero chiave è 40: ogni 40 secondi, infatti, nel mondo si toglie la vita una persona. L’invito dell’Oms è: «Se conosci qualcuno che potrebbe essere a rischio di pensieri suicidi impiega 40 secondi per chiedergli come sta. Se stai pensando al suicidio, impiega 40 secondi per spiegare a qualcuno di cui ti fidi come ti senti. Se conosci una persona che ha perso un congiunto per via del suicidio, impiega 40 secondi per avviare una conversazione».

2. LA SITUAZIONE ITALIANA: LA SCARSITÀ DI PROFESSIONISTI

Nonostante il tasso di mortalità per suicidio in Italia sia relativamente basso, la Società Italiana di Psichiatria (Sip) lancia l’allarme. Da un lato, spiegano, i pazienti ricoverati aumentano: solo nel 2017, 92 mila persone sono state ammesse in strutture specialistiche, più 600 mila sono state costrette a ricorrere al pronto soccorso (contro le circa 576 mila del 2016). Il 47% dei ricoverati presentava sindromi nevrotiche o somatoformi per cui sarebbe bastata una semplice visita in ambulatorio. Dall’altro lato, la crescita del fenomeno si intreccia con la riduzione del numero dei professionisti, passati da 62,4 ogni 100 mila abitanti (2016) a 56,6 nel 2017. Il numero degli psichiatri italiani si è ridotto di circa 600 unità in un solo anno, con conseguenze come turni massacranti, rischio di burn-out, aumento di assenze per malattia, infortuni, demotivazione. La gravità della situazione, scrive la Sip, è causata dagli scarsi finanziamenti statali, che non permette il rinnovamento del personale e il miglioramento della qualità dell’assistenza.

3. LA DEPRESSIONE, IL DISTURBO PIÙ DIFFUSO IN ITALIA

Nel nostro Paese il disturbo più diffuso è la depressione, che colpisce 3 milioni di persone, di cui due terzi donne. Una ricerca dell’Università di Tor Vergata ha quantificato in 4 miliardi di euro l’anno il danno economico prodotto dalla diffusione di questa patologia: curarsi costa in media 2.612 euro per ogni paziente, a cui si aggiungono 42 giorni l’anno di assenza dal lavoro, uno alla settimana, e i costi dei caregiver. Gli esperti invitano a non sottovalutare i sintomi: perdita di interesse e piacere, disturbi nel sonno e nell’alimentazione, affaticamento e ricorrenti pensieri di morte.

4. LA STORIA: DAGLI “SPIRITI” ANTICHI AL NOVECENTO

Gli stati di alterazione mentale erano conosciuti fin dall’antichità, ma non ricadevano nell’ambito medico bensì in quello religioso. Egizi, cinesi, indù e greci ritenevano infatti che il malato fosse posseduto da spiriti ed entità demoniache. La svolta arrivò nel 900, quando vennero costruiti dei modelli scientifici per classificare tipologie, sintomatologie, cause e cure delle varie malattie. Il manuale che pose le basi della psichiatria moderna è il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, redatto nel 1952 dall’American Psychological Association (APA).

5. L’INIZIATIVA ROSA DELL’ASSOCIAZIONE ONDA

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere), ha lanciato la sesta edizione dell’(H)-Open day, dedicato a chi soffre di disturbi psichici, neurologici e del comportamento alimentare. In oltre 140 strutture, Onda offre l’occasione alle donne di avvicinarsi alle varie patologie legate alla mente con una serie di servizi gratuiti: dai consulti ai colloqui psicologici, da sportelli di ascolto, info point, conferenze, fino alla distribuzione di materiale informativo sulla salute mentale especifici su schizofrenia e suicidio giovanile.

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I benefici della dieta giapponese su salute e longevità

Riduce il rischio di tumore alla prostata. E fornisce un'aspettativa di vita più alta rispetto al regime alimentare mediterraneo: 85 anni contro 79. Zuppe di miso, soia e prodotti vegetali: gli ingredienti che fanno bene.

Oltre alla dieta mediterranea c’è un nuovo certificato elisir di lunga vita e salute: quello giapponese. Che riduce le probabilità di incappare in un tumore alla prostata, aumenta l’aspettativa di vita (79 anni per la mediterranea e 85 per la giapponese) e riduce malattie cardiovascolari, diabete e cancro. È quanto emerso dall’incontro “Dieta giapponese e prevenzione oncologica” organizzato a Roma.

ABITUDINI CHE FANNO CALARE ICTUS E PARKINSON

Entrambi i regimi alimentari hanno tassi di riduzione di rischio di determinate malattie: per l’ictus è del 25% per la dieta mediterranea e del 22% per quella giapponese; per i tumori è del 35% per la mediterranea e del 27% per la giapponese, per il morbo di Parkinson è del 46% per la mediterranea e del 50% per quella del Sol Levante.

QUESTIONE DI GENI E NUTRIENTI

Marco Silano, responsabile dell’Unità operativa Alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto superiore di sanità, ha spiegato: «È ormai assodato che esista un rapporto bidirezionale tra i nostri geni e i nutrienti che assumiamo con la dieta. Il patrimonio genetico determina la risposta di ciascun individuo ai nutrienti. Parallelamente, gli stessi nutrienti modificano l’espressione dei geni, silenziando alcuni e attivandone altri».

Fibre, acidi grassi e sali minerali proteggono l’organismo dai processi infiammatori


Silvia Migliaccio (Scienza dell’alimentazione)

Silvia Migliaccio, segretario generale della Società italiana di Scienza dell’alimentazione, ha fatto notare le similitudini tra i due regimi, con «la presenza di fibre, acidi grassi mono e poli-insaturi, sali minerali e un’elevata quantità di sostanze antiossidanti» che «forniscono all’organismo una protezione contro i processi infiammatori e contro l’invecchiamento cellulare».

NON SOLO SUSHI: ZUPPE DI MISO E SOIA

Ma in cosa consiste la cucina giapponese? Non solo nel sushi. Tra zuppe di miso e soia, nei suoi ingredienti ci sono molti prodotti vegetali. Akihiko Uchikawa, vicecapo missione dell’ambasciata del Giappone in Italia, ha ricordato che «la peculiarità della nostra alimentazione è parte della nostra identità culturale».

MOLECOLA CHE BLOCCA L’AZIONE DI UN ORMONE MASCHILE

La dieta giapponese tra l’altro riduce anche il rischio di tumore alla prostata. A dirlo è stato uno studio pubblicato dai ricercatori del Children’s Hospital Medical Center di Cincinnati sulla rivista scientifica Biology and Reproduction. I benefici di questo regime alimentare sulla prevenzione del cancro della prostata sono dati dalla produzione di una molecola chiamata Equol che viene rilasciata dall’intestino quando digerisce la soia e che sarebbe in grado di bloccare l’azione di un ormone maschile, il Dht, che è collegato all’ipertrofia prostatica e al tumore.

RISCHIO TUMORE ALLA PROSTATA: 40% NEGLI USA, 10% IN GIAPPONE

Secondo alcuni studiosi del dipartimento di Epidemiologia della Columbia University, inoltre, la “dieta del Sol Levante“, povera di grassi, anche dopo l’accertamento del cancro può influire sul decorso del tumore prostatico. Secondo i dati presentati nel corso dell’incontro, il tumore alla prostata ha un’incidenza maggiore nei Paesi occidentali (per esempio è del 40% negli Stati Uniti), mentre in Giappone i numeri si attestano su un’incidenza del 10%.

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I vizi degli adolescenti: alcol, scommesse e poco sport

Secondo un rapporto dell'Istituto superiore di sanità meno del 10% dei teenager italiani fa un'ora di movimento al giorno. Il 43% dei ragazzi si diverte con le bevute compulsive fino a stare male. E i malati di gioco d'azzardo sono cresciuti del 10% in quattro anni.

Proprio mentre si è tornati a parlare di voto ai 16enni, per gli adolescenti italiani è arrivato un brutto colpo: una fotografia impietosa dell’Istituto superiore di sanità (Iss) sui loro vizi. Si parla di uno stile di vita troppo sedentario, con abitudini a tavola spesso non corrette e forte rischio alcol dovuto a comportamenti estremi come le abbuffate alcoliche. Per non parlare dei problemi con le scommesse.

BINGE DRINKING: IL BERE FINO A STARE MALE

Il rapporto riguarda ragazzi fra gli 11 e i 15 anni (quindi appena sotto la soglia di chi si vuole portare alle urne). Ed è emerso che il 20-30% degli studenti non fa la prima colazione, solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura una volta al giorno e meno del 10% svolge almeno un’ora quotidiana di movimento, come raccomandato dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2018, il 43% dei maschi 15enni e il 37% delle femmine 15enni ha fatto ricorso al binge drinking, il bere in modo compulsivo fino a stare male.

SI ARRIVA A RUBARE PER IL GIOCO D’AZZARDO

Poi ci sono anche i guai del gioco d’azzardo e dell’uso problematico dei social: più di quattro teenager su 10 hanno avuto qualche esperienza di scommesse, con i ragazzi 15enni che risultano esserne più coinvolti (62%) rispetto alle coetanee (23%). Arriva al 16%, con un aumento del 10% in quattro anni, la quota di chi rischia o che è già definito problematico (con due sintomi del disturbo come per esempio aver rubato soldi per scommettere).

DA NOI IL BULLISMO NON È UN’EMERGENZA

Nonostante i fattori di rischio individuati dallo studio, gli adolescenti italiani hanno un’alta percezione della loro qualità di vita. La buona notizia è che l’Italia risulta essere tra i Paesi meno interessati dal fenomeno del bullismo. Gli studenti, perdipiù, si sentono supportati da amici e compagni di classe e hanno un buon rapporto con gli insegnanti.

STABILI I NON FUMATORI: L’89%

Per quello che riguarda il comportamento alimentare, le bibite zuccherate/gassate sono consumate maggiormente dagli 11enni e dai maschi (le consumano almeno una volta al giorno il 14,3% degli 11enni; il 13,7% dei 13enni; il 12,6% dei 15enni). Il trend è però in discesa, già dal 2014, per tutte le fasce d’età e senza differenza di genere. La quota totale (11-15anni) dei non fumatori negli ultimi 30 giorni si mantiene stabile: 89% nel 2018 rispetto al 88% del 2014. Le 15enni italiane fumano di più rispetto ai coetanei maschi; infatti il 32% delle ragazze rispetto al 25% dei ragazzi ha fumato almeno un giorno nell’ultimo mese.

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Giornata mondiale dei vegetariani: 4 curiosità

Dal 1977, il primo ottobre si celebra la giornata mondiale di chi ha detto no alla carne. Le cose da sapere su questo stile di vita.

Il primo ottobre è la Giornata mondiale dei vegetariani. La si celebra in tutto il mondo ed è, a detta dei sostenitori della dieta senza carne, un’occasione per «promuovere la gioia, la compassione e le possibilità di migliorare la vita del vegetarismo». È stata istituita nel 1977 dalla North American Vegetarian Society e approvata, nello stesso anno, dall’International Vegetarian Union. Ecco quattro curiosità sul vegetarianesimo.

1. LA DIETA VEGETARIANA

I vegetariani sono persone che scelgono di evitare carne, pesce, e più in generale qualsiasi altro alimento che contenga prodotti derivanti dall’uccisione di un’animale (non mangiano il formaggio, per esempio, se il caglio usato per realizzarlo è di origine animale). In Italia, le istanze dei vegetariani sono rappresentate dalla Associazione Vegetariana Italiana.

2. I MOTIVI ALLA BASE DEL VEGETARIANESIMO

Il vegetarismo può essere adottato per diversi motivi, perlopiù etici, salutistici o ambientali. Nel primo caso, l’individuo si oppone al consumo di carne per rispetto nei confronti della vita senziente: «Uccidere un animale, sfruttare il suo corpo per trarne cibo, pelli o forza lavoro è sempre un atto ingiusto», si legge sul sito della Associazione vegetariana italiana. Nel secondo caso, la persona rinuncia alla carne perché convinta di poter vivere altrettanto bene, o addirittura meglio, senza consumarne. Nel terzo caso, si tratta invece di una questione ambientale. Il metano prodotto durante il processo digestivo degli animali concentrati negli allevamenti contribuisce a incrementare le emissioni di anidride carbonica.

3. LE DIFFERENZE TRA VEGETARIANI E VEGANI

Vegetariani e vegani non sono la stessa cosa. A differenza dei vegetariani, che si nutrono anche di prodotti di origine animale purché non derivati dalla uccisione di un animale, i vegani hanno una dieta a base esclusivamente vegetale. Non soltanto però. Il loro stile di vita evita infatti lo sfruttamento degli animali in ogni ambito e aspetto quotidiano: dall’alimentazione all’abbigliamento. I loro principi etici sono invece basati sul pensiero antispecista, ossia nel non attribuire un diverso valore e status morale agli individui unicamente in base alla loro specie di appartenenza.

4. I VEGETARIANI PIÙ FAMOSI

A partire da Pitagora di Samo, considerato l’iniziatore del vegetarianismo, tra i vegetariani famosi si possono annoverare nomi del calibro di Plutarco, Voltaire, Tolstoj e Ghandi. Tuttavia, uno tra i più citati dalla comunità vegetariana è il toscano Leonardo da Vinci, che sull’argomento si pronunciò così: «Se realmente sei, come ti descrivi, il re degli animali – direi piuttosto re delle bestie, essendo tu stesso la più grande! – perché non eviti di prenderti i loro figli per soddisfare il tuo palato, per amor del quale ti sei trasformato in una tomba per tutti gli animali?». Recenti studi però avrebbero dimostrato che il genio di Vinci amasse la buona cucina e anche la carne.

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Sulla salute l’Istat boccia Campania e Valle D’Aosta

Veneto e Trentino Alto Adige conquistano invece le posizioni più alte del podio. Bene anche le Marche e l'Emilia-Romagna. La graduatoria.

Chi è nato al Centro-Nord vive più a lungo, ha più anni in buona salute e meno malattie croniche. È questo che emerge dal rapporto “La salute nelle regioni italiane, bilancio di un decennio” pubblicato dall’Istat. Un’analisi impietosa che vede in cima alla classifica due regioni del Nord-Est, il Veneto e il Trentino Alto Adige. La regola ha però un’eccezione: la Valle D’Aosta condivide infatti le ultime posizioni insieme con la Campania.

IL TRENTINO ALTO ADIGE IN CIMA ALLA CLASSIFICA

L’analisi ha messo insieme 24 indicatori analizzati tra 2005 e il 2015, dalla speranza di vita in buona salute all’ospedalizzazione. La mappa tratteggiata dall’istituto di Statistica divide l’Italia in cinque aree, di cui due formate da una sola regione (Campania e Val D’Aosta). Già dal primo parametro esaminato, la speranza di vita, emergono grandi differenze: «Nel 2015», scrivono infatti gli esperti dell’Istat, «un maschio nato in Trentino Alto Adige, la regione con il dato più elevato, ha una probabilità di sopravvivere 2,7 anni in più rispetto a un residente in Campania, regione collocata in fondo alla graduatoria, con un valore pari a 78,3 anni».

LE REGIONI DEL SUD E L’ECCEZIONE VAL D’AOSTA

«Il resto del gruppo delle regioni più longeve», continuano gli esperti, «si concentra al Centro Nord ed è costituito da Emilia Romagna (80,9 anni), Marche e Veneto (80,7 anni). Diverse regioni del Sud sono invece accomunate da una longevità piuttosto contenuta, fra cui emergono la Sicilia con 79,4 anni, il Molise e la Calabria entrambe con un valore di 79,6. La Valle D’Aosta, con una vita media maschile di 78,8 anni, è l’unica area del Nord a trovarsi in fondo alla classifica».

LA CAMPANIA ULTIMA IN CLASSIFICA

La Campania si distingue in negativo per 30,4 decessi negli adulti ogni 10 mila imputabili alle “maggiori cause” (tumori maligni, il diabete mellito, le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie croniche), a cui si aggiunge la più alta propensione alla mortalità prematura. Le altre due macro aree individuate si situano al Centro Nord (Toscana, Umbria e Marche, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna), con «condizioni di salute discrete», e al Centro Sud (Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Abruzzo e Lazio), con «condizioni di fragilità generale».

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