In ascensore gli aerosol persistono sino a mezzora: i consigli per difendersi dal coronavirus


Un team di ricerca dei Paesi Bassi guidato da scienziati dell'Università di Amsterdam ha determinato che gli aerosol prodotti da colpi di tosse possono persistere all'interno di un ascensore fino a mezzora, quando le porte restano sempre chiuse. Maggiore è il tempo di apertura delle porte e minore la persistenza. Ecco alcuni consigli degli esperti per difendersi dalla potenziale presenza di particelle virali del coronavirus SARS-CoV-2.
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Le forme gravi di COVID-19 sono in parte dovute alla genetica: speranza per nuove terapie


Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università Rockfeller di New York ha scoperto che dietro una parte di casi gravi di COVID-19, l'infezione causata dal coronavirus SARS-CoV-2, vi sono cause genetiche. Nello specifico è stato scoperto che una parte dei pazienti possiede anticorpi in grado di attaccare una proteina che aiuta il sistema immunitario a proteggerci, mentre altri presentano mutazioni che alterano il funzionamento di questa proteina (chiamata interferone di tipo I). Aperte le porte a possibili, nuove terapia salvavita.
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I test salivari per il coronavirus non convincono lo Spallanzani: i risultati delle prove


I ricercatori dell'Istituto nazionale per le malattie infettive (INMI) “Lazzaro Spallanzani” di Roma hanno condotto alcune verifiche per determinare l'efficacia dei test salivari per il coronavirus SARS-CoV-2, considerati molto promettenti per la rapidità e la minor invasività rispetto ai classici tamponi. I primi risultati, tuttavia, non sono così convincenti.
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Perché i vaccini anti COVID non vengono ancora testati sui bambini (e perché è un problema)


A diversi mesi dall'avvio della sperimentazione clinica dei primi vaccini candidati contro il coronavirus SARS-CoV-2, ad oggi ancora non sono partiti trial che coinvolgono i bambini. Secondo i pediatri questo ritardo potrebbe rappresentare un problema, sia nel contrasto generale alla pandemia che per la salute, l'istruzione e il benessere emotivo dei più piccoli.
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La pandemia di coronavirus rischia di scatenare una futura ondata di parkinsonismo


A causa dei danni neurologici innescati dalla COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, in futuro i pazienti che hanno superato la malattia potrebbero sviluppare il parkinsonismo. Secondo un team di ricerca australiano rischiamo una vera e propria ondata di casi in futuro. Per questo raccomandano un costante monitoraggio di chi è stato colpito dal patogeno.
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Cos’è l’EMDR, la tecnica che “trasforma” le esperienze traumatiche con il movimento degli occhi


A Fanpage.it parla lo psichiatra Massimo Cozza, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2: “Si tratta di una rielaborazione in senso positivo dei vissuti negativi legati ad esperienze di vita vissute negativamente. Può rivelarsi un trattamento utile, che è possibile integrare nell’ambito di una psicoterapia tradizionale, e senza specifiche controindicazioni”.
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I pazienti ricoverati per coronavirus rischiano danno renale acuto e dialisi


Sempre più ricerche evidenziano che l'infezione da coronavirus può innescare il danno renale acuto. Un nuovo studio internazionale condotto sui dati di 352 pazienti ha dimostrato che un quarto ha sviluppato la condizione, e circa un terzo di essi ha richiesto la dialisi. Secondo gli studiosi dietro il danno ai reni ci sarebbe la produzione di una proteina derivata dalla risposta immunitaria, chiamata recettore urochinasi solubile (suPAR).
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45enne sviluppa i tremori del Parkinson dopo aver contratto l’infezione da coronavirus


Per la prima volta è stato dimostrato che un paziente contagiato dal coronavirus SARS-CoV-2 ha sviluppato tremori analoghi a quelli del morbo di Parkinson. È accaduto a un 45enne israeliano, probabilmente infettato su un aereo mentre rientrava dagli Stati Uniti. Al momento non è chiaro se effettivamente sia stato il patogeno ad aver determinato lo sviluppo del parkinsonismo, ma la condizione è stata già associata ad altre infezioni virali.
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Il piano dell’OMS per distribuire il vaccino contro il coronavirus


L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha messo a punto una strategia per acquistare e distribuire equamente il futuro vaccino contro il coronavirus SARS-CoV-2. Il piano, chiamato COVAX, prevede la distribuzione delle dosi a tutte le nazioni del mondo, anche a quelle più povere che non avrebbero soldi per acquistare dosi a sufficienza. La Commissione europea ha stanziato 400 milioni di Euro; tra i grandi esclusi dall'alleanza gli Stati Uniti e la Cina.
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Studio Usa su Covid-19 indica che terapie anti-cancro aumentano il rischio di complicazioni e morte


I ricercatori dell’Università di Cincinnati hanno osservato che i pazienti oncologici trattati da uno a tre mesi prima della diagnosi di Covid-19 mostravano tassi di ospedalizzazione e mortalità più elevati. “L’associazione di immunoterapia e terapie mirate correlata a una più alta mortalità in caso di infezione da coronavirus”.
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Dispositivo rivoluzionario abbatte sedute di radioterapia: da 40 a 5 per cancro alla prostata


L'MR-Linac Unity prodotto dalla società svedese Elekta è un dispositivo medico per radioterapia che unisce un acceleratore lineare a una macchina per la risonanza magnetica ad altissima risoluzione. Grazie alla massima precisione e alla sensibilità dello strumento, è possibile abbattere il numero di sedute e gli effetti collaterali per i pazienti affetti da cancro.
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Erbe medicinali per combattere il coronavirus: l’OMS approva sperimentazione della fitoterapia


L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie e la Commissione dell'Unione africana per gli affari sociali hanno approvato un protocollo per testare le erbe delle medicina tradizionale africana contro il coronavirus SARS-CoV-2. Per certificarne sicurezza ed efficacia, i principi attivi verranno testati in approfonditi studi clinici di Fase 3 analoghi a quelli condotti in Europa e USA per le molecole sviluppate in laboratorio.
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Un esame del sangue rivela in pochi minuti la gravità del trauma cranico


Lo dimostra una recente ricerca pubblicata sul Journal of Neurotrauma da un gruppo di ricercatori Usa che ha indicato come la presenza di lesioni cerebrali possa essere determinata con precisione attraverso un test rapido delle proteine del sangue: “Questa analisi eliminerebbe le supposizioni nelle diagnosi, segnalando in pochi minuti se un paziente necessità di ulteriori trattamenti”.
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