Delicato intervento di chirurgia pediatrica a Cosenza È il primo del genere che si esegue in Calabria

COSENZA - Un momento importante per la medicina calabrese quello vissuto a Cosenza all'ospedale All'Annunziata dove è stato eseguito «il primo intervento di cardiochirurgia in Calabria su un neonato affetto da grave pervietà del dotto arterioso di Botallo, emodinamicamente significativo, con importante compromissione cardio-respiratoria».

A darne notizia è stato il direttore del reparto di Neonatologia e Tin, Gianfranco Scarpelli che ha spiegato come «si tratti di un intervento importante per la sopravvivenza del neonato che non potendo essere trasportato in un Centro di cardiochirurgia pediatrica di altra regione, essendo stato sottoposto recentemente, sempre nel nostro ospedale, ad intervento Laser agli occhi per una grave retinopatia del pretermine, è stato operato qui con l’intervento dell’equipe della Cardiochirurgia dell’Ospedale Monaldi di Napoli diretta dal prof. Guido Oppido».

Scarpelli spiega inoltre che «siamo riusciti a effettuare questo delicato intervento, in un neonato di appena 800 gr di peso, nato alla 26° settimana grazie all’impegno ed al supporto amministrativo e logistico del direttore generale Achille Gentile, del direttore sanitario Mario Veltri e del Direttore medico di presidio, Salvatore De Paola. Abbiamo raggiunto un risultato importante: è il frutto di sacrifici e tanta volontà, di un lavoro corale che ha visto, in questi anni, l'impegno di Maria Lucente responsabile della Cardiologia Pediatrica, dell’Associazione Mattia Facciolla con la presidente Teresa Intrieri, da sempre impegnata nell’assistenza neonatale concretizzatasi, di recente, nel fondamentale Progetto finanziato dalla Regione Calabria, per il miglioramento dell’assistenza ai neonati affetti da Cardiopatia Congenita».

Dal canto suo il direttore generale Achille Gentile si è detto fiero del risultato raggiunto in quanto «inaugura un percorso virtuoso di sinergie e collaborazioni tra equipe e con altri presidi ospedalieri. L'intervento di oggi consolida l’eccellenza di un Dipartimento che continua a crescere e a fornire prestazioni sanitarie competitive e di grande livello professionale».

Sanità, il Consiglio dei Ministri ha deciso: via Scura Nominati nuovo commissario della Calabria e il vice

CATANZARO - In Consiglio dei ministri è stata approvata la nomina dei commissari e subcommissari ad acta per la sanità di Calabria e Molise. Ne dà notizia, su Facebook, la ministra della Salute Giulia Grillo. Il commissario del Molise è il generale della Guardia di Finanza Angelo Giustini, il subcommissario Ida Grossi. In Calabria, il commissario è il generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli e il subcommissario Thomas Schael (L'ANTICIPAZIONE DEL QUOTIDIANO).

«In Consiglio dei Ministri è stata approvata la nomina dei commissari e subcommissari ad acta per la sanità di Calabria e Molise. Legalità, trasparenza e competenza per la salute dei cittadini!» Lo scrive in un post su facebook il ministro della Sanità Giulia Grillo che sottolinea: «I commissari ad acta sono figure di garanzia».

«In Calabria, il commissario è il generale dei Carabinieri Saverio Cotticelli e il subcommissario Thomas Schael. Si tratta di nomine cruciali per questi territori, che hanno non solo difficoltà di bilancio, ma soprattutto che non riescono a dare ai cittadini il livello di servizi sanitari che la legge richiede. Sono realtà diverse, non posso sovrapporre le due situazioni, tuttavia, per i cittadini il risultato non cambia: hanno diritto a una sanità migliore e a servizi efficienti», scrive Grillo.

«Mi hanno fatto qualche critica per aver enfatizzato il bisogno di legalità quale presupposto della scelta dei nomi (LE ANTICIPAZIONI DEL MINISTRO). I commissari ad acta sono figure di garanzia, che incarnano i valori della competenza, onestà e trasparenza, da sempre miei cavalli di battaglia. Sono sicura che porteranno buoni risultati.Per gli incarichi di subcommissari ho scelto personalità di chiara fama e competenza nella gestione della sanità pubblica. Le personalità designate stasera dal Cdm hanno tutti i requisiti per fare un buon lavoro, vi assicuro che lavoreremo a stretto contatto e tra sei mesi valuteremo i risultati», scrive Grillo che sottolinea: «Voglio rassicurare i cittadini molisani e calabresi che l’impegno di questo governo è totale per risollevare la sanità delle loro regioni. Lo ripeto in ogni mio intervento, il diritto alla salute va garantito in ogni angolo del Paese, senza disparità e riducendo al massimo le diseguaglianze che per me sono intollerabili. Auguro un buon lavoro ai nuovi commissari e subcommissari e invito tutti i cittadini del Molise e della Calabria a condividere questo mio post per far conoscere questa bella notizia per la loro sanità».

Sanità, la crisi dei servizi nel territorio vibonese I sindacati puntano il dito contro il commissario

VIBO VALENTIA - A distanza di molti anni dal commissariamento, la sanità calabrese ha ottenuto solo effetti negativi. Causa principale: la disparità nella distribuzione delle risorse che associata alla riduzione della spesa, ha provocato una forte carenza nell’offerta dei servizi sanitari che non garantiscono qualità ed efficienza. A pagare le conseguenze peggiori, e in termini di diritto alla salute, è proprio la provincia di Vibo Valentia.

L’unica ad essere fortemente penalizzata dalle disposizioni del Piano di rientro. La situazione della sua sanità, infatti, si è notevolmente aggravata: servizi sempre più carenti e inefficienti, struttura ospedaliera ai limiti dell’implosione, riduzione del personale medico-infermieristico e taglio del numero dei posti letto. Per fare un esempio delle disparità territoriali, all’Asp di Vibo Valentia sono assegnati 1,5 posti letto per mille abitanti, al contrario dei 2,3 di Crotone e Reggio Calabria e dei 2,5 di Cosenza e 3,4 di Catanzaro (Report sanità 2018).

Pertanto, il servizio sanitario vibonese non riesce a dare risposte alla domanda dei cittadini, nel frattempo anche aumentata. Ad essere messo fortemente in discussione è quindi il Piano di rientro. Non solo non ha ridotto il disavanzo, ma ha diminuito l’offerta dei servizi ospedalieri aumentando addirittura la spesa. E intanto la Calabria inadempiente continua a rimanere tra le regioni canaglie.

A muoversi per denunciare la situazione spingendo a una soluzione definitiva, sono Cgil, Cisl e Uil. Le segreterie vibonesi stanno organizzando piani di azione che li porterà a breve a un confronto sulla questione, ormai in emergenza, con Regione, Asp di Vibo Valentia, Prefettura ed anche Ministero della salute. A denunciare, durante una intervista, le criticità di una sanità vibonese ormai sull’orlo del precipizio, sono stati i segretari provinciali Luigi Denardo (Cgil), Sergio Pititto (Cisl) e Pasquale Barbalaco (Uil).

“Il Piano di rientro - hanno affermato in sintesi - non ha portato a nulla, se non a una forte carenza dei servizi e quindi a una scarsa qualità dell’offerta sanitaria, che ha spinto ulteriormente le persone a emigrare altrove anche per operazioni di routine”.

Proprio la mobilità passiva, tra l’altro aumentata in tutto il territorio regionale, è uno degli effetti negativi prodotti dal Piano di rientro, nonché il più paradossale dato che influisce ad aumentare la spesa. Secondo il Report della sanità 2018 infatti sono oltre 320 i milioni di euro che la Calabria paga alle altre regioni del nord per far curare i suoi corregionali.

L’intero caso è approfondito oggi sulle pagine cartacee del Quotidiano del Sud.

Influenza, fondamentale la prevenzione I medici invitano i cittadini a vaccinarsi

«SCUSI dottore è arrivato il vaccino antinfluenzale?», è una domanda che in questo periodo i medici di famiglia si sentono fare molto spesso. Dalle persone anziane in maniera particolare. In molti sono già a letto con febbre e raffreddore «ma i malanni di questo periodo non sono ancora causati dall’influenzale vera e propria, si tratta invece di una parainfluenza mentre il virus di quest’anno ancora non si è manifestato». Il dottore Roberto Pellegrino è uno specialista in malattie infettive e lavora nell’unità operativa di prevenzione e protezione ambientale dell’Annunziata di Cosenza. Come ogni anno si prodiga nella campagna antinfluenzale. «I vaccini in Calabria - dice - stanno per arrivare, altre regioni sono state già fornire, è questione di giorni».

L’ospedale di Cosenza ha una importanza particolare nella prevenzione e nell’osservazione dell’influenza. In particolare l’Annunziata rientra nella rete dove si monitorizzano i dati dell’influenza. Fa parte della rete Influnet che ha come obiettivo quello di stimare l’incidenza settimanale della sindrome influenzale durante la stagione invernale, in modo da rilevare la durata e l’intensità dell’epidemia. Gli obiettivi della sorveglianza virologica sono quelli di “monitorare la circolazione dei diversi tipi e sottotipi di virus influenzali nelle diverse aree geografiche e nei diversi periodi della stagione epidemica, di valutare l’omologia antigenica tra ceppi epidemici e ceppi vaccinali, attraverso analisi sierologiche e molecolari su campioni clinici prelevati dai pazienti con sintomatologia influenzale”.

Tutti i dati raccolti ed elaborati a livello nazionale sono resi disponibili agli organismi di riferimento Internazionale (Oms, Ecdc) e pubblicati settimanalmente nel periodo epidemico sul sito del Ministero della Salute. In Calabria fa parte dei laboratori della rete nazionale Influnet l’Uoc di microbiologia e virologia dell’Annunziata diretto dalla dottoressa Cristina Giraldi, un laboratorio coinvolto nelle gestione delle forme gravi o pandemiche dell’influenza. Il dottor Pellegrino spiega, e non si stanca di farlo ogni anno, quelle che sono le raccomandazione per la stagione in corso. «Sta arrivando la malattia che potrà mettere a letto molti italiani - dice - rappresentando un serio problema di Sanità pubblica e una rilevante fonte di costi per la gestione dei casi e per la complicanza della malattia. Le complicazioni investono principalmente le persone oltre i 65 anni».

I medici sentinella servono a sorvegliare la situazione e a prevenire situazioni gravi. Ecco perché ci sono alcune categorie che devono vaccinarsi «come i bambini piccoli e gli anziani che possono essere maggiormente a rischio di gravi complicanze influenzali come la polmonite virale, polmonite batterica secondaria e peggiorare una situazione medica già esistente». Il dottor Pellegrino ci spiega che l’influenza viene trasmessa principalmente «dalle goccioline diffuse attraverso la tosse o gli starnuti e può essere trasmessa attraverso il contatto diretto o indiretto con le secrezioni respiratorie contaminate». I sintomi classici sono caratterizzati da febbre alta, tosse, dolori muscolari mal di testa, brividi, disappetenza e mal di gola. Si possono manifestare anche nausea, vomito e diarrea. Per prevenire l’influenza ci sono delle misure igieniche da seguire: lavare regolarmente le mani; coprire bocca e naso con fazzoletti di carta quando si tossisce o starnutisce; non uscire di casa quando si è ammalati ed evitare il contatto stretto con ammalati e i posti affollati; aprire spesso le finestre per far ricambiare l’aria negli ambienti chiusi.

«La vaccinazione - dice il dottor Pellegrino -. è la forma più efficace di prevenzione dell’influenza, in questo modo diminuisce il rischio della malattia e l’ospedalizzazione e si riduce anche il rischio di trasmissione ai soggetti a rischio». I medici raccomandano i vaccini a partire dai sei mesi, a soggetti che hanno patologie gravi, a soggetti che hanno più di 65 anni; a medici e personale sanitario, a familiari a contatto con soggetti a rischio, a forze di polizia e vigili del fuoco, a personale a contatto con animali e donatori di sangue. «Per vaccinarsi - dice Pellegrino - bisogna sempre rivolgersi al proprio medico perché ci sono dei soggetti nei quali il vaccino è controindicato come le persone allergiche a determinate sostanze».

Per concludere come raccomandato da tutti i medici bisogna anche mangiare in maniera corretta e assumere vitamine che «stimolano il sistema immunitario come carote, zucca, pomodori, patate, spinaci, carciofi, barbabietole rosse. E poi i cibi ricchi di vitamina C con azione antiossidante: pomodori, agrumi kiwi e quelli con la vitamina E come mandorle, nocciole e olio». E poi opportuno riposare perché dormire aiuta a difendersi dal virus e non ricorrere a medicinali inutile come gli antibiotici che combattono solo le infezioni batteriche e non il virus. L’avvio della campagna antinfluenzale è avvenuto a metà ottobre e proseguirà fino a dicembre. Il vaccino viene somministrato presso i servizi di vaccinazione dell’Asp, i medici di medicina generale e i pediatri.

In 5mila a Napoli per cercare un donatore di midollo osseo per Alex

Sono circa 5mila le persone in fila al gazebo dell'Admo, l'associazione donatori di midollo osseo, in piazza del Pebliscito a Napoli. Continua la corsa contro il tempo per salvare la vita di Alessandro Maria, il bambino di un anno e mezzo affetto da linfoistiocitosi emofagocitica che cerca un donatore compatibile. Stando al parere dei medici, senza un trapianto del midollo osseo, al piccolo restano poche settimane di vita. Per questo l'Admo sta facendo tappa in tutte le principali città italiane alla ricerca di un donatore per Alex. Possono donare persone dai 18 ai 35 anni, che pesino più di 50 chili. Il 50% dei bambini colpiti da questa malattia muore entro il primo mese dalla manifestazione della patologia. Chi sopravvive spesso presenta dei problemi al sistema neurologico-cerebrale. La raccolta proseguirà, sempre in Campania, domenica a Caserta e lunedì 29 a Portici. Martedì 30 è in calendario un'ulteriore tappa all'Università Federico II di Napoli.

Sanità, inaugurato nuovo polo oncologico a Cosenza Oliverio attacca commissario, Comune e Guccione

COSENZA - E’ stato inaugurato a Cosenza, alla presenza del presidente della Regione, Mario Oliverio, il nuovo Polo oncologico dell’ospedale "Mariano Santo", che conta di due acceleratori lineari, di cui uno di ultimissima generazione, due sale bunker, una Pet e una Tac e una camera bianca ad atmosfera controllata, per la preparazione dei farmaci antiblastici.

La cerimonia ha registrato anche il duro intervento del presidente della Regione, Mario Oliverio, che ha distribuito dure critiche al commissario per il superamento del debito, Massimo Scura, al Comune di Cosenza e al consigliere regionale Carlo Guccione.

Rispetto al commissario Scura ha detto: «La sanità d’eccellenza di può e si deve fare in Calabria, ma purtroppo abbiamo una gestione commissariale che non ha dato il passo giusto alla sanità calabrese. Noi - ha aggiunto Oliverio - non abbiamo mai abbassato la guardia sulla necessità di potenziare i servizi e anche quando abbiamo parlato del nuovo ospedale di Cosenza non abbiamo inteso abbandonare le vecchie strutture. Anzi stiamo investendo per migliorarle».

Per quanto riguarda i ritardi nella costruzione del nuovo ospedale, le critiche sono state rivolte al Comune di Cosenza: «Per il nuovo ospedale abbiamo destinato 250 milioni, ma si segna il passo perche' il Comune di Cosenza non ci ha ancora messo nelle condizioni di sbloccare le risorse».

«E' passato oltre un anno - ha aggiunto Oliverio - avremmo già messo a gara il progetto, ma siamo in una situazione di stallo che dobbiamo comunque sbloccare perché è da irresponsabili, solo per giochetti politici, impedire alla città capoluogo della più grande provincia della Calabria di avere, com'è giusto che abbia, il nuovo ospedale. C'è da assumere atteggiamenti responsabili, non si può impedire che si realizzi un'opera importante per il bene comune dei cittadini - ha detto Oliverio - solo perché si deve impedire ad Oliverio, che è il presidente della Regione, di potersi intestare quest'opera. Noi ce la siamo già intestata, perché abbiamo fatto lo studio di fattibilità e abbiamo le risorse disponibili. L'altro giorno il ministro Lezzi, che non è chiaramente un mio amico politico, ci ha posto l'interrogativo su come mai ancora non si può procedere alla sottoscrizione dell'accordo di programma - ha detto ancora il presidente della Regione - e io, che sono una persona responsabile, ho risposto che stiamo lavorando per farlo, ma non è stato ancora convocato il Consiglio comunale per pronunciarsi sul sito e dopo oltre un anno la situazione è stagnante. E' davvero da irresponsabili. Non ci aspetta nessuno scontro elettorale - ha affermato Oliverio parlando della possibile candidatura di Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, alla presidenza della Regione - perché non mi pare che ci sia una indicazione da parte degli altri poli sul mio avversario».

Quindi l'affondo nei confronti di Guccione, che era intervenuto sulle questioni della sanità esprimendo critiche al governo regionale: «Io sulla sanità non ho mai mollato, Guccione evidentemente è allucinato dalle sue perversioni. Ogni giorno se ne inventa una: un giorno c'è l'allucinazione, un altro giorno c'è la subalternità, un altro ancora si inventano delle cose non mi pare che possa essere oggetto di considerazione questo disco rotto».

“Nanobioma”, uso più mirato delle cellule staminali La ricerca per la salute nata nei laboratori calabresi

CROTONE - Il "Nanobioma" potrebbe rappresentare un passo avanti nella medicina rigenerativa, attraverso un uso più mirato delle cellule staminali. Uno studio realizzato dal team di Tecnologica Research Institute, centro di ricerca del Gruppo Marrelli e pubblicato sulla rivista medico scientifica Journal of Clinical Medicine sviluppa il concetto di Nanobiome (acronimo di "Nanometric Bio-banked Msc-derived Exosome"), un termine coniato dallo stesso centro di ricerche calabrese.

«Le cellule staminali, unitamente ai nuovi biomateriali - afferma Marco Tatullo - oggigiorno possono riparare una frattura ossea più velocemente, oppure possono risanare alcuni organi come il fegato, e più recentemente, sono state impiegate per rallentare i processi neurodegenerativi cronici come il Parkinson. Tuttavia, solo una parte della cellula ha le capacità di agire in tal senso: con il Nanobioma si prova a prendere il "buono" delle cellule staminali, per usarlo nelle future terapie su paziente».

«L'obiettivo che deve perseguire una buona sanità - sostiene il direttore sanitario Massimo Marrelli - è quello di creare le migliori condizioni per ottenere terapie di eccellenza con il minor costo biologico per il paziente: oggi stiamo lavorando per il futuro, per i nostri pazienti».

Salute, in Calabria è alta l’adesione per i vaccini Ma in pochi aderiscono agli screening oncologici

CATANZARO - Le regioni del Centrosud arrancano sull'adesione agli screening oncologici, ma sono quelle in cui si vaccina di più. Se nelle regioni del Nord si investe per l'ammodernamento delle strutture e dei macchinari, rispetto alle liste di attesa in molti casi si lascia a desiderare: ad esempio, per un intervento di protesi d’anca si attende di più in Veneto che in Calabria.

Questo il quadro che emerge dal sesto Rapporto dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità, presentato oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. Le diversità valgono per i bimbi come per gli anziani.

Nel 2017 ad esempio le regioni che hanno raggiunto l’immunità di gregge, con un’adesione superiore al 95% per l’esavalente sono solo Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Sardegna, Umbria, Toscana. Sul fronte delle vaccinazioni antinfluenzali, vaccinano oltre il 60% degli over 65 solo Umbria, Calabria, Molise. Mentre quelle che negli ultimi dieci anni hanno realizzato le anagrafi vaccinali completamente informatizzate sono passate da 9 (2007) a 18 nel 2017. Tuttavia solo undici hanno lo stesso software in tutte le Aziende sanitarie presenti sul territorio.

Sono sei le regioni che non raggiungono la sufficienza sull'adesione agli screening oncologici nel 2016: Calabria, Puglia, Campania, Sicilia, Sardegna, Lazio. Nel 2016 l’invito all’esame mammografico gratuito ha raggiunto il 97% delle donne al Nord, il 93% al Centro e quasi 51% al Sud. E lo stesso o quasi vale per lo screening colo rettale e cervicale. In ambito oncologico, per un intervento per tumore al polmone si attendono circa 13 giorni in Basilicata e Valle d’Aosta, oltre 43 in Veneto e addirittura 61 in Calabria.

Feti del reparto di Anatomia Patologica di Rossano sepolti con rito funebre in una bara bianca

ROSSANO (COSENZA) - Alcuni feti che erano conservati, alcuni dei quali anche da anni, nel reparto di Anatomia patologica dell’ospedale di Rossano, sono stati raccolti in un’unica bara bianca e sepolti nel cimitero del centro dell’alto Jonio cosentino.

A dare seguito all'iniziativa è stata una sinergia tra il cappellano dell’ospedale, don Antonio Martello, responsabile della Pastorale diocesana della salute, e il direttore di Anatomia patologica, Francesco Pontieri.

La sepoltura dei feti, destinati altrimenti a finire tra i "rifiuti speciali", è stata resa possibile anche dalla collaborazione del Comune, che ha messo a disposizione l’area in cui sono stati sistemati i feti; dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, che ha concesso il nulla osta, e di una società di pompe funebri che ha messo a disposizione gratuitamente la bara bianca ed i servizi funerari.

Il rito funebre per la sepoltura dei feti è stato officiato dall’Arcivescovo di Rossano-Cariati, Giuseppe Satriano, secondo il quale «il significato dell’iniziativa è quello di fare prevalere la logica della vita contro quella della morte. Un piccolo gesto - ha aggiunto il presule - per rimarcare la grandezza della dignità e la bellezza della vita umana. Oggi anche questi bambini vengono restituiti alla pietà umana e cristiana in un luogo in cui ricordarli perché non siano più uno scarto e possano continuare a vivere nel ricordo e nelle preghiere».

La tumulazione è avvenuta nell’area del cimitero conosciuta come il "campo dei piccoli", in cui sono sepolti i resti mortali di bambini nati poveri, orfani o abbandonati. 

Sanità, assunzioni ferme per poca programmazione Ipasvi: «Per infermieri serve graduatoria regionale»

COSENZA - «Il problema è il solito della sanità in Calabria: manca la programmazione, la visione di lungo periodo». Non usa mezzi termini Fausto Sposato, presidente provinciale del collegio Ipasvi commentando la vicenda riguardante i concorsi per infermiere banditi dall’azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e Annunziata di Cosenza. Sposato parte da un dato e cioè la ricerca della Federazione nazionale infermieri che ha calcolato in 4000 la carenza di infermieri in Calabria.

«Se questo dato è vero, perchè le nostre aziende ospedaliere emanano bandi per poche unità di personale? Se si leggono i piani di assunzione delle nostre aziende vedremo che il totale ammonta a poche centinaia di unità. E’ evidente che uno dei due fra i manager delle nostre aziende e la federazione sta mentendo - spiega Sposato - e siccome conosco il rigore con cui la Federazione ha elaborato questa statistica, penso che il problema sia nell’incapacità di programmare dei nostri manager. Del resto se la sanità in Calabria è ridotta in questo modo un motivo ci sarà».

Sposato spiega che in Calabria quindi si dovrebbe procedere ad un concorso per stilare una unica graduatoria regionale, dalla quale possano attingere tutte le aziende ospedaliere e territoriali calabresi. «Anche perchè chi partecipa al concorso a Catanzaro, lo fa anche a Cosenza. Il rischio è che in graduatoria ci sia due volte la stessa persona. Va poi considerato che ai concorsi partecipano un po’ da tutto il Meridione. E’ chiaro che un infermiere della Puglia o della Basilicata, appena trascorsi i sei mesi di prova farà di tutto per tornare più vicino a casa».

Infine il responsabile dell’Ipasvi ricorda che il commissario Scura «ha assunto da una graduatoria del Pugliese Ciaccio del 2007, perchè non fare una graduatoria unica regionale da che sò 2000 abilitati? Insomma quello che Sposato non capisce è perchè le nostra aziende sanitarie «tendono ad escludere piuttosto che ad includere in una tragica carenza di personale». Ma il presidente dell’Ipasvi ne ha anche sulle modalità di svolgimento del concorso, i famosi test preselettivi che non sono altro che quiz a risposta multipla.

«Penso che questi quiz piuttosto che essere incentrati su domande come chi ha scritto la Traviata, dovrebbero essere incentrati su domande tecnico-professionali. Altrimenti il rischio è che passeranno i test chi ha una particolare cultura mnemonica, ma chi ha fatto esperienza e ha conseguito una serie di titoli di studio venga fatto fuori. Lo dico - aggiunge Sposato - con particolare riferimento al concorso di Cosenza dove i titoli non vengono presi in considerazione in questa fase e a me pare un’assurdità». Altra assurdità per Sposato e non aver previsto percorsi di stabilizzazione per gli infermieri che da tempo prestano servizio in azienda.

«Ci sono colleghi che non sono rientrati nella legge Madia per pochi mesi. Alcuni sono stati formati e specializzati, come quelli che prestano servizio nelle sale operatorie che senza di loro non sarebbero mai state aperte. Adesso li mandiamo via, gettando alle ortiche la formazione che hanno avuto questi colleghi? Mi sembra un’assurdità».