Servizi segreti: ecco perché la testa di Vecchione fa comodo a tutti

CORRIDOI. Dopo le rivelazioni di Barr, il direttore del Dis è sotto attacco. E rischia di essere l'unico a pagare. Diventando un capro espiatorio perfetto per insabbiare non solo lo Spygate dem ma anche il Russiagate leghista.

Per chi bazzica il mondo dei servizi segreti, e in generale quello dell’intelligence, come anche gli ambienti che sottintendono alle nostre aziende strategiche come Eni e Leonardo, i fatti di cronaca degli ultimi mesi – Russiagate leghista da una parte e Spygate democratico dall’altra – sono teatro di situazioni inquietanti e al tempo stesso grottesche.

IL N.1 DEL DIS GENNARO VECCHIONE SOTTO ATTACCO

Da una settimana a questa parte assistiamo ad attacchi di ogni tipo contro Gennaro Vecchione, numero uno del Dis (Dipartimento Informazioni Sicurezza), un colonnello della Guardia di finanza che si è ritrovato in quella posizione anche perché fedelissimo del premier Giuseppe Conte, con cui condivide una particolare devozione al culto di Padre Pio. L’uomo da questa estate è alle prese con una situazione più grande di lui, dove rischia di fare la fine del pesce in barile, incalzato com’è dalle rivelazioni dei suoi incontri con William Barr, il ministro della Giustizia americano (autorizzati peraltro dal premier), che gli chiedeva conto della Link Campus University, l’ateneo fondato dall’ex Dc Vincenzo Scotti, che ha formato alcuni ministri grillini e dove, prima di sparire, ha insegnato anche il professore maltese Joseph Misfud, presunta figura chiave del Russiagate. 

IL PERFETTO CAPRO ESPIATORIO

Le preghiere al frate di Pietralcina forse serviranno poco a Vecchione, impietosamente paragonato all’allenatore del Milan Marco Giampaolo per essersi trovato in una situazione più grande di lui, piuttosto che all’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ovvero il picconatore che sapeva proverbialmente gestire i servizi con il pugno di ferro. Sarà dunque con tutta probabilità Vecchione a pagare per tutti, anche se si tratta dell’unico in questo momento in forze ai servizi a non conoscere assolutamente nulla di quanto successo in passato.

LUCIANO CARTA IN POLE PER SOSTITUIRE VECCHIONE

Essì, strano che nessuno si renda conto che tra il 2015 e il 2018 i vertici della nostra intelligence che avrebbero partecipato a fornire presunte prove false contro Donald Trump durante la campagna elettorale, sono gli stessi in questo momento ancora ai loro posti di comando. Vecchione all’epoca non c’era neppure. Luciano Carta, per esempio, attuale numero uno dell’Aise, fu nominato come vice nel 2017 proprio da Marco Minniti. Sarà lui – dal 1994 al 2002 è stato il capo ufficio stampa della Gdf e che quindi conosce bene il mondo dell’informazione – con tutta probabilità a prendere il posto del malcapitato Vecchione destinato a fare da capro espiatorio.

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Ma anche la vicenda dei trafficanti libici che agivano in accordo con i nostri 007, storia già ampiamente trattata dalla stampa italiana, meriterebbe un’audizione del Copasir, che però, a differenza di Russiagate e Spygate, nessuno sembra invocare. Con tutta probabilità infatti la testa di Vecchione servirà anche a insabbiare i due grandi scandali che hanno contrassegnato gli ultimi turbolenti mesi della politica italiana, cioè il caso Metropol con il leghista Gianluca Savoini a cercar soldi a Mosca, e appunto lo Spygate che tira in ballo Matteo Renzi che avrebbe agito addirittura in combutta con Obama per screditare Trump. Sono due vicende dove nessuno ha ancora capito i reati, dove non si vedono soldi, dove insomma è lo storytelling a fare da padrone.

I SERVIZI, ZONA DI COMPENSAZIONE DI POTERI DEBOLI

Fa sorridere che giornali di diversi schieramenti facciano la rincorsa a rinfacciarsi quale sia il vero Russiagate e accusarsi l’una l’altro di complotti e complottini. Il punto vero è che i servizi sono la zona di compensazione dei poteri sempre più deboli di questo disgraziato Paese. E nel frattempo da mesi né Palazzo Chigi né il parlamento sono adeguatamente informati su quello che avviene a livello di intelligence. Il Dis è in subbuglio con Vecchione sotto schiaffo, il Copasir è dimezzato dopo che il suo presidente Lorenzo Guerini è diventato ministro della Difesa. Ma a nessuno sembra importare molto. Meglio accanirsi contro Vecchione e lasciare che tutto rimanga così com’è. L’Italia è una Repubblica fondata sui ricatti reciproci, e non sul lavoro come recita la Costituzione. I lettori devono sempre tenerlo a mente.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere

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Russiagate, l’audio in mano ai pm non è di fonte anonima

Il giornalista che lo diede alla procura si è avvalso del diritto non rivelarla.

Il file audio della presunta trattativa sul petrolio avvenuta il 18 ottobre dell’anno scorso al Metropol di Mosca e al centro dell’inchiesta milanese sui presunti fondi russi alla Lega non è di provenienza anonima. Ha una fonte sulla quale il giornalista che ha consegnato la registrazione alla procura ha esercitato il diritto di mantenere il segreto. È il senso delle motivazioni con cui il Riesame di Milano ha rigettato l’istanza della difesa di Gianluca Savoini contro i sequestri sostenendo l’inammissibilità dell’audio come prova in quanto non era certa la provenienza.

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«La prova dell’accordo del Metropol è nel cellulare di Savoini»

Secondo Repubblica e Il Fatto Quotidiano, i pm hanno trovato nel telefonino sequestrato una foto del pezzo di carta con i dettagli dell'intesa: «Il 4% della tangente alla Lega».

Una foto del pezzo di carta con i dettagli dell’accordo raggiunto tra i partecipanti all’incontro avvenuto all’hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre del 2018: è quanto ha trovato la procura di Milano nei cellulari di Gianluca Savoini, Gianluca Meranda e Francesco Vannucci, i tre italiani indagati per corruzione internazionale nel cosiddetto Russiagate, secondo Repubblica e Il Fatto Quotidiano.

PER I PM È LA PROVA CHE L’ACCORDO FU PERFEZIONATO

Nell’analisi sui telefonini sequestrati, sarebbe stata trovata la foto di un foglio sul quale sono appuntate le percentuali da dividere tra la Lega (4%, ovvero circa 65 milioni) e gli intermediari russi (6%) nella compravendita di una partita di gasolio del valore di circa 1 miliardo e mezzo. La foto, che sarebbe stata scatta da Meranda, sarebbe stata poi spedita a Savoini e Vannucci. Per il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e i pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta, scrive Repubblica, è questa la prova che quella mattina al Metropol l’accordo venne perfezionato.

IL VIA LIBERA DEL RIESAME AL SEQUESTRO DEL CELLULARE

L’acquisizione di dati dal telefono di Savoini è stata avviata il 24 settembre scorso. Un accertamento tecnico volto a realizzare una copia forense del contenuto del telefonino e, in particolare, di una chat che gli investigatori, per problemi tecnici, non erano riusciti ad aprire. Il cellulare è stato sequestrato lo scorso 15 luglio (il Riesame di recente ha confermato la validità delle perquisizioni e dei relativi sequestri). Nel frattempo, nell’inchiesta da inizio settembre sono cominciate e stanno andando avanti anche in questi giorni acquisizioni di documenti negli uffici dell’Eni, che ha sempre ribadito la sua estraneità all’indagine.

Io non ho mai visto o chiesto niente e nessuno della Lega ha visto o chiesto niente. Possono fare e pubblicare tutti i disegnini che vogliono

Matteo Salvini

In merito alle ultime indiscrezioni il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato: «Non c’è un dollaro, una lira, un fiorino, un rublo. Io non ho mai visto o chiesto niente e nessuno della Lega ha visto o chiesto niente. Possono fare e pubblicare tutti i disegnini che vogliono. Aspettiamo che chiuda l’inchiesta che va avanti da un anno. Parliamo di cose serie, questa non è una cosa seria».

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Conte ha chiesto un nuovo chiarimento sul Russiagate della Lega

Il premier è tornato sull'incontro al Metropol tra funzionari russi e persone vicine al Carroccio. «Ci sarebbero le premesse per procedere a un chiarimento».

Un nuovo passaggio parlamentare sarebbe «urgente e necessario». Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, rispondendo, a Skytg24, ad una domanda sui rapporti tra Russia e Lega, precisando di non avere comunque «elementi». Il riferimento è agli incontri all’hotel Metropol di Mosca finiti sotto la lente di ingrandimento della procura di Milano.

CONTE: «NECESSARIA MAGGIORE TRASPARENZA»

Se si ha «un ruolo nell’ambito di un governo», ha continuato il presidente del Consiglio, «bisogna assicurare massima trasparenza nei confronti dei cittadini». Per questo, ha aggiunto, «ho avvertito l’esigenza, la necessità, vorrei dire l’urgenza» di «andare in parlamento a chiarire tutte le informazioni che erano in mio possesso. Se altri l’hanno pensata diversamente, mi è dispiaciuto, l’ho detto anche solennemente al parlamento, che secondo me non è quello l’atteggiamento che bisogna tenere. Quindi», ha ribadito, «ci sarebbero tutte le premesse per procedere a un chiarimento che ritengo anche io urgente e necessario».

NECESSARIO DIALOGARE CON LA RUSSIA

«Io non ho elementi», ha spiegato, «per dire che la Russia sta svolgendo un ruolo disintegrante verso governi, verso sistemi, partiti o altro, quindi non posso assolutamente affermare e non condividere questa prospettiva. Ritengo, e aggiungo, che la Russia giochi anche un ruolo importante in tutte le crisi geopolitiche più importanti al mondo, quindi la mia posizione è che con la Russia bisogna dialogare, bisogna sempre mantenere aperto questo dialogo».

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L’Espresso e Fanpage: «Consulenze di Savoini pagate dalla Regione»

Due inchieste giornalistiche tornano sull'ex portavoce di Salvini, presunto intermediario tra la Lega e il governo russo. Secondo le testate, avrebbe ricevuto laute consulenze da società controllate della Regione lombardia.

Gianluca Savoini avrebbe ottenuto «una lauta consulenza offerta da una controllata dalla Regione Lombardia, il cui azionista di maggioranza è appunto il Pirellone». Lo scrive il settimanale L’Espresso in un’anticipazione di un servizio sul presidente dell’associazione Lombardia-Russia al centro dell’inchiesta milanese sui presunti fondi russi alla Lega, che sarà pubblicato domenica 15 settembre.

FANPAGE: «PIÙ DI 2 MILA EURO AL MESE DA FNM»

Il sito Fanpage.it scende ancor più nel dettaglio, scrivendo che, a partire da giugno 2019, l’ex portavoce di Matteo Salvini «ha iniziato a percepire un compenso mensile di 2.600 euro da Fnm Spa», Ferrovie Nord Milano, società quotata in Borsa «e amministrata da un altro leghista storico: l’ex parlamentare e già vicepresidente regionale Andrea Gibelli». L’ufficio stampa di Fnm fa sapere che «per prassi aziendale» la società «non fornisce informazione e/o commenti sui propri rapporti contrattuali». Le due testate aggiungono che Gianluca Savoini avrebbe ottenuto anche una consulenza pagata dalla società privata Ernst&Young.

GLI ARTICOLI CHE FECERO SCATTARE L’INCHIESTA A MILANO

Nella sua inchiesta il settimanale parla di «consulenze e collaborazioni, pagate soprattutto con denaro pubblico. Più di 4 mila euro al mese di soldi pubblici», si legge nell’anticipazione sul sito web de L’Espresso, «che affluiscono nel conto corrente di Savoini». Dopo i primi articoli del settimanale la procura di Milano ha aperto un’inchiesta.

L’ESPRESSO: «VERSAMENTI A SAVOINI PER UN SOFTWARE DI TRADUZIONE»

L’anticipazione del servizio, a firma di Giovanni Tizian, parla di una collaborazione dell’ex portavoce di Matteo Salvini con Global Shared Services Srl una società della galassia Ernst & Young. «In piena bufera scatenata dalle rivelazioni sulla trattativa del Metropol, il 25 giugno 2019, Global Service stacca un sostanzioso bonifico a Savoini». Secondo Fanpage.it, la cifra su quel bonifico sarebbe di 71.400 euro per «un contratto di collaborazione professionale relativo allo sviluppo commerciale di un software linguistico di traduzione automatica». Savoini, presunto intermediario tra la Lega e gli uomini del presidente russo Vladimir Putin, è anche vicepresidente del Corecom, l’organismo che si occupa del controllo del sistema delle comunicazioni regionali.

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