Per la Cassazione l’audio del Metropol contro Savoini può essere usato nelle indagini

Secondo i giudici la registrazione passata da un giornalista agli inquirenti è una "notizia di reato" e come tale può essere usata nelle indagini.

Il contenuto del file audio dell’hotel Metropol di Mosca consegnato ai magistrati da un giornalista costituisce una «notizia di reato» e, come tale, può essere utilizzata per il prosieguo delle indagini e la ricerca delle prove. Così la sesta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui il 17 dicembre ha confermato il sequestro probatorio di telefoni, computer e tablet a Gianluca Savoini nell’ambito dell’inchiesta milanese sui presunti fondi russi alla Lega.

AUDIO REGISTRATO NELL’OTTOBRE DEL 2018

L’audio era stato registrato nella hall dell’hotel nell’ottobre 2018 e consegnato dal giornalista ai magistrati avvalendosi del segreto professionale sulla fonte. Il file, secondo la difesa di Savoini, costituisce una captazione illecita e anonima inutilizzabile, mentre per il tribunale del riesame di Milano è una notizia di reato e durante le indagini può essere utilizzata.

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I pm di Milano non mollano l’inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega

Chiesti altri sei mesi di tempo per condurre le indagini. Nei cellulari di Savoini, Meranda e Vannucci le foto di un foglio con le percentuali dell'accordo (mai andato in porto).

La procura di Milano ha chiesto altri sei mesi di tempo per continuare a indagare sui presunti fondi russi alla Lega. Nell’inchiesta sono indagati per corruzione internazionale Gianluca Savoini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia ed ex portavoce di Matteo Salvini, l’avvocato Gianluca Meranda e l’ex banchiere Francesco Vannucci.

LA DECISONE DEL GIP ENTRO DUE SETTIMANE

Sulla richiesta adesso dovrà pronunciarsi il gip Alessandra Clemente. Gli avvocati degli imputati avranno cinque giorni di tempo per depositare eventuali memorie difensive. Dopo questo termine, entro una decina di giorni, il giudice prenderà la sua decisione ed è molto probabile che la proroga verrà concessa.

L’INCONTRO ALL’HOTEL METROPOL DI MOSCA

Al centro dell’inchiesta c’è la presunta trattativa, non concretizzata ma andata in scena all’Hotel Metropol di Mosca il 18 ottobre 2018, su una compravendita di petrolio che avrebbe dovuto avere lo scopo di rimpinguare con 65 milioni di dollari le casse della Lega. Da una parte i tre indagati, dall’altra altrettanti cittadini russi.

FILE AUDIO E FOTO AGLI ATTI DEGLI INQUIRENTI

Agli atti della procura ci sono i file audio resi pubblici da BuzzFeed, ma nei cellulari di Savoini, Meranda e Vannucci gli inquirenti hanno trovato anche le foto di un foglio con i dettagli del presunto accordo. Nell’appunto compaiono le percentuali dell’affare, su una partita di petrolio del valore di 1,5 miliardi di euro: il 4% sarebbe dovuto andare alla Lega, il 6% agli intermediari russi. La foto sarebbe stata scatta da Meranda, che poi l’avrebbe girata a Savoini e Vannucci.

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Mifsud finisce indagato ad Agrigento

I pm siciliani hanno aperto un fascicolo e iscritto l'uomo al centro del Russiagate con l'ipotesi di peculato, abuso di ufficio e truffa per la vicenda del consorzio universitario.

L’uomo al centro del Russiagate italiano indagato ad Agrigento. Il pubblico ministero Salvatore Vella e Chiara Bisso, dopo
aver aperto un fascicolo contro ignoti per abuso di ufficio e truffa, hanno ora iscritto nel registro degli indagati – anche per l’ipotesi di peculato – l’ex presidente del Consorzio universitario Joseph Mifsud. La Procura ha attivato le procedure per la notifica dell’inchiesta al misterioso docente, ritenuto da molti una spia, di cui si sono perse le tracce del 2017.

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Il cda Rai contro Report dopo il servizio su Salvini

Secondo i consiglieri di maggioranza di Lega e Fratelli d'Italia il servizio su Moscopoli ha violato la par condicio in vigore per le Regionali in Umbria. Ma Borioni (Pd) e Laganà (dipendenti) respingono l'accusa: «Solo diritto di cronaca».

Il servizio di Report sul Russiagate leghista qualcosa ha mosso. Almeno politicamente: a una parte del consiglio di amministrazione della Rai per esempio non è piaciuta l’inchiesta giornalistica trasmessa nella serata di lunedì 21 ottobre dalla trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci sul presunto finanziamento da Mosca verso il partito di Matteo Salvini e sui legami tra il Carroccio e ambienti di estrema destra conservatrice e omofoba russa. L’accusa dei consiglieri di maggioranza Igor De Biasio (indicato dalla Lega) e Giampaolo Rossi (Fratelli d’Italia) è quella di aver violato le norme sulla par condicio, in riferimento all’appuntamento elettorale di domenica 27 ottobre con le Regionali in Umbria. Una tesi respinta da Rita Borioni (Partito democratico) e Riccardo Laganà (dipendenti) che hanno difeso Report, che avrebbe solo esercitato il diritto di cronaca.

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Russiagate, l’audio in mano ai pm non è di fonte anonima

Il giornalista che lo diede alla procura si è avvalso del diritto non rivelarla.

Il file audio della presunta trattativa sul petrolio avvenuta il 18 ottobre dell’anno scorso al Metropol di Mosca e al centro dell’inchiesta milanese sui presunti fondi russi alla Lega non è di provenienza anonima. Ha una fonte sulla quale il giornalista che ha consegnato la registrazione alla procura ha esercitato il diritto di mantenere il segreto. È il senso delle motivazioni con cui il Riesame di Milano ha rigettato l’istanza della difesa di Gianluca Savoini contro i sequestri sostenendo l’inammissibilità dell’audio come prova in quanto non era certa la provenienza.

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