Putin frena Erdogan e torna a dare le carte in Siria

La polizia russa si è schierata tra le truppe di Assad e l'esercito turco. E in questo modo sta ostacolando l'operazione turca,. Anche Kobane potrebbe essere fuori portata.

Il primo commento del presidente turco Recep Tayyp Erdogan sull’accordo raggiunto tra i curdi e il governo siriano mediato dai russi era stato netto: l’approccio della Russia non sarà un problema nell’attacco a Kobane. E invece a quanto pare il problema per Erdogan c’è. Vladimir Putin infatti è tornato a dare le carte in Medio Oriente. Questa volta addirittura con la polizia militare di Mosca nell’inedito ruolo di truppe di interposizione capaci di frenare l’offensiva della Turchia.

Truppe di “ribelli siriani” appoggiate dal regime turco durante l’operazione nel nord della Siria. EPA/ERDEM SAHIN

LO STOP GRAZIE ALLA POLIZIA RUSSA, KOBANE FUORI PORTATA

Da questo pomeriggio l’esercito del presidente Bashar al Assad ha il «totale controllo» di Manbij, località strategica a ovest del fiume Eufrate, alle cui porte scalpitavano le milizie arabe filo-Ankara. La loro avanzata è stata bloccata sul nascere dall’arrivo delle truppe di Damasco, dopo che la Coalizione internazionale anti-Isis a guida Usa aveva ufficializzato il suo ritiro, e dallo schieramento della ‘polizia militare’ russa come forza d’interposizione sul perimetro della città, «lungo la linea di contatto tra gli eserciti siriano e turco». Un intervento che segna il primo vero stop all’incursione turca, nel settimo giorno dell’operazione militare ‘Fonte di pace’. Anche Kobane sembra ormai fuori portata, con i soldati di Assad scortati dai russi pronti a occupare anche lì il posto lasciato vacante dagli americani.

ERDOGAN: «LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE CI SOSTENGA»

Entro 24 ore arriverà poi in Turchia il vicepresidente americano Mike Pence, inviato da Donald Trump dopo le sanzioni per chiedere a Erdogan un cessate il fuoco. Ma il presidente turco non molla. «Presto metteremo in sicurezza» l’intero confine turco-siriano «da Manbij al confine con l’Iraq», ha promesso. Obiettivo: conquistare più terreno possibile per mettere al sicuro le frontiere e rimandare a casa i rifugiati. «Un milione in una prima fase, due milioni in una seconda tappa», ha spiegato il Sultano. Ankara, ha detto, ha «salvato dall’occupazione dei terroristi mille chilometri quadrati di territorio». E dalle colonne del Wall Street Journal è tornato a minacciare l’Europa: «La comunità internazionale deve sostenere gli sforzi del nostro Paese o cominciare ad accettare i rifugiati». Ma sull’offensiva turca continuano a piovere condanne. Oggi anche Gran Bretagna e Spagna si sono aggiunte alla lista di Paesi europei – dopo Italia, Germania, Francia, Olanda e Paesi scandinavi – che hanno sospeso la concessione di nuove licenze ad Ankara per forniture di equipaggiamenti militari.

IL 16 VERTICE NATO A BRUXELLES E CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU

Il 16 ottobre ne parleranno a Bruxelles gli ambasciatori Nato e a porte chiuse si riunirà anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Sul campo, dopo il ritiro da Manbij e Kobane, i marines americani stanno abbandonando tutte le altre postazioni. A parte una piccola guarnigione che resterà nella base di Al Tanf, nel deserto siriano, i circa mille soldati a stelle e strisce finora in Siria verranno dislocati in Iraq e Giordania. Un vuoto subito riempito dai militari siriani e russi, in una staffetta di fatto che ha tagliato fuori le truppe di Ankara.

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La Russia ha ratificato l’accordo sul clima di Parigi

Mosca ha deciso di entrare nell'intesa contro i cambiamenti climatici del 2015. Duma a lavoro per adattare leggi e regolamenti.

Il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha dichiarato di aver firmato una risoluzione relativa alla ratifica dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Lo riporta Interfax. «È importante», ha detto Medvedev in una riunione con i vice primi ministri, «che il nostro Paese partecipi a questo processo: la minaccia dei cambiamenti climatici potrebbe compromettere l’equilibrio ambientale, mettere a rischio lo sviluppo di successo di molti settori chiave, come l’agricoltura, e, soprattutto, la sicurezza della nostra gente che vive sul permafrost».

LEGISLATORI A LAVORO PER STENDERE I REGOLAMENTI

«Stiamo svolgendo lavori nell’ambito del Progetto Nazionale Ecologico e cerchiamo di ridurre le emissioni che inquinano l’aria e di ripristinare le foreste: ora dovremo anche tenere presente l’adempimento degli obblighi internazionali che mirano a ridurre le emissioni di gas serra», ha detto ancora Medvedev affermando di aver già ordinato di elaborare regolamenti che adeguano l’accordo di Parigi alle leggi russe.

NUOVA LEGISLAZIONE PRONTA NEL 2020

Il vice primo ministro Alexei Gordeyev ha dichiarato che il documento sarà pronto entro il 2020. «Secondo il ministero delle Finanze, adotteremo il documento entro la fine di quest’anno», ha detto Gordeyev. La ratifica dell’accordo di Parigi renderà la Russia un vero e proprio player nella formazione della moderna agenda globale sul clima, ha affermato. «Ciò è particolarmente importante in quanto la Russia si colloca al quarto posto nel mondo per emissioni di gas serra e qualsiasi misura normativa deve tenere conto dei nostri interessi nazionali nella massima misura: questo principio è la pietra angolare delle norme e dei regolamenti che ora vengono creati a livello nazionale», ha detto Gordeyev.

A LAVORO PER RIDURRE EMISSIONI ENTRO IL 2050

Una legge federale sarà il documento principale per quanto riguarda la regolamentazione statale delle emissioni di gas serra e il suo progetto è pronto, ha detto. Il documento sarà adottato nel corso dell’anno, ha affermato Gordeyev. Inoltre, entro la fine dell’anno dovrebbero essere preparate strategie di sviluppo a lungo termine che prevedono bassi livelli di emissioni di gas a effetto serra fino al 2050.

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