Primo caso di sospetto Coronavirus Si tratta di un 43enne di Postiglione

di Pina Ferro

«Sono rientrato da due giorni dalla Cina e ora ho la febbre». E’ bastata questa unica frase a far scattare il protocollo operativo del Coronavirus presso il pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. Sono state due ore di grande tensione e caos quelle vissute a partire dalle 15 di ieri pomeriggio. A presentarsi dinanzi agli infermieri del Triage del Ruggi è stato un 43enne, residente a Postiglione. L’uomo ha raccontato che aveva la febbre e che l’innalzamento della temperatura era stato riscontrato al rientro dalla Cina dove aveva trascorso un periodo di due mesi e dove pare viva la fidanzata. L’uomo è rientrato i Italia due giorni fa facendo scalo a Berlino. Raccolte le primissime informazioni è stato immediatamente posto in atto il protocollo previsto in questo caso. Il paziente è stato immediatamente isolato e posto in una stanza singola lontano da altri pazienti e familiari degli stessi. A tutti i presenti, personale sanitario compreso sono state distribuite mascherine da indossare rigorosamente. Coloro che hanno monitorato il 43enne hanno anche indossato speciali tute. L’accesso alle stanze di degenza del Pronto soccorso è stato chiuso con delle transenne leggere. A vigilare sul rispetto delle norme precauzionali attivate vi erano le guardie giurate. Intanto, al 43enne di Postiglione sono stati effettuati alcuni prelievi ed un tampone. Ovviamente, quanto stavano vivendo ha generato paura e preoccupazione sia tra i pazienti che tra i familiari presenti in sala di attesa. Nel frattempo, mentre i medici continuavano a visitare i pazienti presenti nelle stanze dei codici rossi, gialli e verdi altro personale ha continuato a porre in essere il protocollo previsto nel caso specifico e contemporaneamente è stato allertato l’ospedale “Cotugno” di Napoli (ospedale di riferimento). Erano da poco passate le 16 30 quando l’ambulanza dell’Humanitas, appositamente attrezzata ha preso in carico il paziente ed è partita in direzione Napoli. Trasferito il paziente, è servita almeno un’altra ora prima di poter riaprire il pronto soccorso a pieno regime. Infatti, è stato necessario procedere alla bonifica e sanificazione di tutti i luoghi del reparto di emergenza. Quello del 43enne di Postiglione è il primo caso di sospetto Coronavirus registrato in provincia di Salerno. Proprio in questi giorni il personale del pronto soccorso dell’azienda ospedaliera di via San Leonardo aveva seguito dei corsi di formazione tesi alla gestione del paziente con sospetta sindrome da Coronavirus. Ieri pomeriggio la macchina organizzativa ha funzionato alla perfezione. Per sapere se il 43enne ha contratto il virus che sta facendo centinaia di vittime in Cina bisognerà attendere le prossime ore.

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Aggressioni al Ruggi, saranno adottati provvedimeti deterrenti

di Pina Ferro

Regolamentare gli accessi all’interno dei presidi ospedalieri nelle ore notturne, per consentire un maggiore controllo sui flussi di persone nonché di monitorare gli accessi nei reparti “sensibili” durante l’orario di visita; potenziare i sistemi di videosorveglianza già presenti, e valutare la possibilità di attivare il cosiddetto “punto a punto” per consentire la chiamata diretta e immediata dall’ospedale alle sale operative delle Forze di Polizia”. Sono alcuni dei provvedimentgi esaminati ieri nel corso della riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica convocato per approfondire il tema degli atti di violenza a danno degli operatori sanitari. L’incontro, presieduto dal prefetto Francesco Russo, si è reso necessario anche a seguito dell’ultima aggressione avvenuta al “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragoma” di Salerno. All’incontro hanno partecipato i vertici provinciali delle forze di polizia, la direzione generale dell’Asl, il commissario straordinario dell’azienda ospedaliera Universitaria “S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, i presidenti dell’ordine dei Medici e dell’Ordine degli Infermieri di Salerno e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria, si inserisce all’interno di un percorso avviato nei mesi scorsi allo scopo di individuare delle linee di azione per prevenire e contrastare il fenomeno che, pur non caratterizzato da numeri allarmanti, ha fatto registrare alcuni episodi che hanno destato l’attenzione della categoria e dell’opinione pubblica. Dai contributi delle sigle sindacali è emersa l’esigenza di una maggiore tutela per il personale sanitario, soprattutto per chi è maggiormente esposto a rischio, operando nei reparti di fronte office, come il pronto soccorso, nei dipartimenti di salute mentale per le peculiarità delle patologie trattate, all’interno delle carceri nonché nel servizio di continuità assistenziale (guardia medica). Riconosciuti gli sforzi già compiuti dalla direzione dell’Asl e dal “Ruggi” – interessato dall’ultimo degli episodi – per introdurre misure volte a garantire condizioni di lavoro più sicure per i dipendenti. In particolare, è di prossima attivazione all’interno del Pronto Soccorso del “Ruggi” il cosiddetto “monitor accoglienza”, per consentire ai familiari dei pazienti di seguire il percorso dei congiunti “in tempo reale”, nell’ottica di favorire una maggiore comunicazione nel rapporto medico/paziente e famiglia. Sono state avviate anche iniziative sul piano della formazione degli operatori, da programmare già durante il percorso di studi nelle università, allo scopo di migliorare l’approccio comportamentale nella gestione delle situazioni di intemperanza. Numerose sono, inoltre, le procedure di selezione e reclutamento del personale – medici, infermieri, radiologi – per potenziare le dotazioni organiche, soprattutto in quei settori che operano a supporto del pronto soccorso, al fine di ridurre i tempi di attesa dei pazienti. Interessante la proposta emersa di regolamentare gli accessi all’interno dei presidi ospedalieri nelle ore notturne, per consentire un maggiore controllo sui flussi di persone nonché di monitorare gli accessi nei reparti “sensibili” durante l’orario di visita. Per quanto concerne, invece, l’attività delle Forze di Polizia, sono stati già intensificati i “passaggi” delle pattuglie impegnate nel servizio di controllo del territorio. Al termine dell’incontro, il Prefetto ha espresso grande soddisfazione per le iniziative intraprese ed ha assicurato la propria disponibilità nel proseguire il proficuo confronto avviato, svoltosi in un clima di grande collaborazione reciproca.

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La Cisl Fp scrive all’Ispettorato del Lavoro: “Ruggi ente fuorilegge”

di Erika Noschese

«L’azienda ospedaliera universitaria Ruggi d’Aragona è un ente fuorilegge». Duro attacco ai vertici del nosocomio locale da parte del segretario generale della Cisl Fp di Salerno Pietro Antonacchio che ha chiesto l’intervento dell’ispettorato del lavoro in quanto l’azienda ospedaliera non avrebbe ottemperato ad obblighi che le norme sanciscono per l’avviamento al lavoro delle categorie protette, sia per i disabili ma soprattutto per le vittime e gli orfani di servizio e del lavoro. Antonaccchio rende noto di aver inoltrato la denuncia anche al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e alla direzione generale per la tutela della Salute e per il Coordinamento del Ssr, «con la speranza che i dirigenti possano intervenire per mettere ordine e legittimità d’intenti nella struttura sanitaria salernitana», ha poi aggiunto il segretario generale della Cisl Fp Salerno secondo cui la mancata ottemperanza della legge 68/99 «è un fatto grave che lede non solo un diritto ma la dignità di quanti aspirano ad entrare legittimamente nella pubblica amministrazione a causa di eventi derivanti dall’assolvere a compiti a difesa dello stato ovvero nell’espletamento di attività lavorative e di servizio che appunto riferisce ad una percentualizzazione dell’1% riservato a vedove e orfani del lavoro e per servizio, di guerra e profughi italiani». Secondo il sindacalista, altra grave inadempienza si riferisce ai concorsi espletati e per i quali non si è ancora raggiunta la quota di riserva designata pari al 7%. Nei giorni scorsi, infatti, nonostante rinunce da parte di operatori socio sanitari già assunti in altre aziende, la graduatoria di Oss per categorie potette non viene immediatamente utilizzata a copertura della percentuale prevista, «come è altrettanto ingiustificabile che concorsi riservati banditi vengono sospesi, come è accaduto a quello relativo agli assistenti amministrativi nel mentre gli altri banditi non vengono espletati come quelli relativi ad assistenti sociali, fisioterapisti non vedenti e collaboratori amministrativi – ha poi aggiunto Antonacchio – Bisogna inoltre rimarcare che i gravi ritardi sulle procedure di reclutamento da parte dell’Aou di ” Salerno fanno dare i numeri allo stesso De Luca, il quale nel dichiarare che aveva dato indicazioni al Commissario Straordinario D’Amato di chiedere l’utilizzo in convenzione dalla graduatoria del Cardarelli per 40 posti di infermieri, non hanno verificato che dei 1170 idonei forse sono stati già tutti chiamati per cui, avendo lo stesso Cardarelli stimata la carenza di infermieri per l’anno 2021 di 81 unità dovrà a breve bandire un nuovo concorso. Bisogna prendere atto che la complessità del sistema sta generando una grave confusione, ma come è solito dirsi spesso chiamiamo confusione la paura di prendere una decisione». Di fatti, nella comunicazione all’Ispettorato del Lavoro si legge che “nonostante varie sollecitudini da parte questa organizzazione sindacale alcun riscontro è pervenuto da parte dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Salerno che allo stato è inadempiente per quanto attiene l’obbligo di assunzioni. Inoltre è il caso di evidenziare che la stessa azienda sanitaria non ottempera agli obblighi previsti per la quota del 7% riservata alle categorie protette di cui all’art. 1 della legge 68/99, atteso che non solo ha sospeso un concorso riservato per assistenti amministrativi a data da destinarsi, ma nel contempo non ha espletato quello relativo a personale dei livelli per Assistenti Sociali, Collaboratori Amministrativi e Fisioterapisti non vedenti”

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«Doppio reparto è regalo di fine mandato di De Luca a Coscioni»

di Erika Noschese

«Siamo convinti che l’operazione nata con il progetto di sdoppiamento del reparto di cardiochirurgia del Ruggi di Salerno sia il regalo di fine mandato di De Luca al suo consulente alla sanità Enrico Coscioni». Parole dure quelle pronunciate dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Michele Cammarano in merito al doppio reparto di cardiochirurgia che dovrebbe sorgere presso il nosocomio locale, togliendo – inevitabilmente – spazio sia al centro per la procreazione medicalmente assistita e il reparto di oculistica pediatrica. «Siamo sempre più convinti, alla luce dell’audizione celebrata oggi in Commissione Sburocratizzazione, che l’operazione nata con il progetto di sdoppiamento del reparto di cardiochirurgia del Ruggi di Salerno e perfezionata con la delibera 35/2020, con la quale viene stipulata una convenzione tra la cardiochirurgia dell’Ospedale del Mare e il nosocomio di Salerno per consulenze cardiochirurgiche, sia il regalo di fine mandato di De Luca al suo consulente alla sanità Enrico Coscioni – ha infatti dichiarato il consigliere pentastellato – Lo stesso Coscioni da due anni nominato, non a caso, primario di un reparto mai ancora nato. Piuttosto che adeguare le sale operatorie e i reparti di rianimazione del Ruggi, si va a costituire un reparto che, una volta operativo, andrebbe a inficiare il lavoro egregio portato avanti da chi da anni gestisce l’attuale cardiochirurgia. Per non parlare del disagio provocato ai reparti di oculistica pediatrica e di procreazione assistita, smobilitati per fare posto al doppione della cardiochirurgia. Inutile dire che nessuno dei direttori e dirigenti sanitari convocati in audizione si è presentato, ad avallare i sospetti su un atto difficile da giustificare». Il gruppo regionale dei 5 Stelle, in audizione si sono confrontati con le confrontati con le parti sociali, che «hanno condiviso i nostri dubbi. Non c’è logica nella scelta di stipulare una convezione per consulenze cardiochirurgiche tra due ospedali distanti oltre 50 chilometri, comportando il trasporto da Napoli a Salerno di pazienti cardiopatici, nonostante la presenza di strutture e reparti specializzati nella Asl Napoli 1 – ha poi aggiunto Michele Cammarano – Un’operazione che si spiega solo se finalizzata a garantire lavoro e pazienti a Coscioni, a pochi mesi dalla fine del suo mandato di consigliere alla sanità che verrà meno con la sicura mancata rielezione del suo governatore». Intanto, parole forti sono state pronunciate anche dal gruppo consiliare Caldoro presidente che punta il dito contro il braccio destro del governatore uscente:«Enrico Coscioni spieghi un po’ di cose. L’assenza in Commissione Sburocratizzazione, presieduta da Maria Grazia Di Scala, non aiuta», hanno dichiarato dal gruppo campano secondo cui il presidente De Luca «avrebbe potuto spiegare la vicenda dello sdoppiamento del reparto di cardiochirurgia a Salerno, avrebbe potuto parlare delle consulenze all’Ospedale del Mare ed ancora del ridimensionamento del centro per la procreazione medicalemente assistita a Salerno». E ancora: «Soprattutto avrebbe dato la sua versione sulla inopportunità politica della nomina nel Cda di Agenas». Rincara la dose il giornalista Gaetano Amatruda dell’Associazione “Andare Avanti”:«Coscioni di fatto scappa ed evita il confronto istituzionale perché non sa cosa dire». «È tutto molto imbarazzante. Prima il cda di Agenas, poi lo sdoppiamento del reparto di cardiochirurgia, poi le consulenze per la sua struttura ed infine, ma non ultimo, il ridimensionamento del reparto della procreazione medicalemente assistita. Dica qualcosa», conduce Amatruda.

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Divieto di fumo, al Ruggi è solo un cartello

di Pina Ferro

Divieto di fumo disatteso nell’azienda ospedaliera “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. Come testimoniano le foto scattate percorrendo alcuni corridoi e salendo le rampe di scala per raggiungere alcune unità operative, non mancano cicche di sigarette spente sui davanzali o sulle scale. In questo caso il dito non può essere puntato contro la direzione del nosocomio bensì contro lo scarso livello di civiltà di taluni soggetti che quotidianamente frequentano la struttura per lavoro o per stare vicino ai propri cari ricoveratu per patologie più o meno gravi. Sicuramente, oltre alla civiltà manca anche la sensibilità per capire che ci si trova in una struttura ospedaliera dove il fumo passivo può creare problemi seri ai pazienti già costretti a fare i conti con il loro precario stato di salute. Eppure, basterebbe uscire su un balcone o semplicemete attendere di essere fuori dalla struttura per accendersi la sigaretta. In alcuni casi, quando ai trasgressori è stato fatto notare che si trovavano in un luogo di cura , non è mancato chi si è mostrato quasi indignato dell’appunto che gli era stato mosso. Ha spento si la sigaretta ma con disappunto. Forse non basta sapere che nei luoghi di cura e dunque negli ospedali vige il divieto di fumo, forse abbiamo bisogno di chi ci sorveglia affinchè tale regola venga rispettata.

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Trasfusione sbagliata: “Ruggi” condannato a maxi risarcimento

Un milione e 200mila euro: a tanto ammonta il risarcimento che l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona è stato condannato a pagare ai familiari di un paziente. Gerardo Fasolino, 75 anni originario di Camerota, era deceduto a causa di una trasfusione di sangue .Si conclude la lunga battaglia giudiziaria iniziata nel 2011, che ha visto la famiglia Fasolino, rappresentata e difesa dall’avvocato Gaetano Maiorino, impegnata in un complesso procedimento contro l’azienda ospedaliera “San Giovanni Di Dio e Ruggi d’Aragona”. Proprio nel nosocomio salernitano nel 2009 decedeva Gerardo Fasolino dopo sei ore di agonia, a causa di un grave errore medico. La vittima, ricoverata per un intervento di routine all’anca, subiva un grave shock emofiliaco perdendo la vita, a seguito di una reazione acuta causata dalla trasfusione di sangue di gruppo non compatibile. Questo gli era stato somministrato per un grossolano errore del personale sanitario che, inopinatamente, invertì sacche di plasma destinate a due pazienti ricoverati in due reparti diversi. Il Tribunale di Salerno, a conclusione di un articolato iter processuale, ha riconosciuto la responsabilità dell’Azienda ospedaliera nella causazione dell’evento accogliendo la domanda di risarcimento per danno non patrimoniale e da perdita del rapporto parentale proposta dall’avvocato Gaetano Maiorino. La vicenda è risultata ancor più complicata in quanto il Ruggi, costituendosi in giudizio, ha confermato di non essere provvisto di copertura assicurativa a garanzia di tali rischi e, pertanto, dovrà risarcire i familiari della vittima in via diretta. L’ennesima pronuncia favorevole ottenuta in materia di risarcimento del danno tanatologico dallo Studio Legale Maiorino-Sessa di Nocera Superiore, assume primaria rilevanza, sia dal punto di vista umano e soggettivo, in quanto garantirà ai congiunti del signor Fasolino parziale ristoro per la perdita subita e le sofferenze patite, sia dal punto di vista giurisprudenziale in virtù delle tematiche affrontate nel corso del procedimento.

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“Il tempo di attesa è indefinito” Paziente rinuncia alla prestazione

La storia che vi raccontiamo potrebbe apparire banale ma solo ad una lettura superficiale perchè, andandoci a fondo, riguarda un diritto , quello di un cittadino ad essere trattato come tale senza dover pietire per ciò che gli spetta, senza doversi umiliare o chiedere intercessioni di amici degli amici o potenti di turno. E’ una storia quella che stiamo per raccontarvi che è un pò l’emblema di uno dei peggiori mali Italici di quando anche quando qualcosa la si dovrebbe aver per diritto la si fa passare quasi come un piacere, una generopsa concessione. Ore 8.30. Dopo due rinvii un paziente ottiene finalmente un appuntamento per un piccolo intervento all’ambulatorio chirurgico dell’ospedale di Salerno in via San Leonardo. L’uomo, 62enne, arriva prima dell’appuntamneto fissato, si siede ed inizia la sua attesa. Poco dopo il personale medico inizia ad arrivare in “forma sparsa e cadenzata”, circa un quarto d’ora tra l’uno e l’altro, dalle 08,15 alle 8,45. Non c’è nessun numero per prenotarsi e così, a dispetto di chi è già da tempo in attesa, qualcuno entra fra saluti ed abbracci dei camici bianchi. Passano circa due ore e a quel punto il nostro “paziente” con garbo bussa alla porta e chiede di sapere in linea di massima i tempi necessari perchè sia il suo turno ad entrare… la risposta è stata sbalorditiva..”il tempo è indefinito”. L’uomo che doveva subire un piccolo intervento per cui non era necessaria neanche l’anestesia a quel punto, saluta cordialmente è va via. L’alternativa sarebbe stata aspettare a tempo “indeterminato” il suo turno. Prima amareggiato, poi inqiuetato alla fine imbufalito la vittima dell’episodio ha deciso di raccontare la sua storia. Nel frattempo era stato anche chiamato dal madico che avrebbe dovuto eseguire il piccolo intervento. Medico che si era dimostrato anche stupito dal fatto che l’uomo fosse andato via, dicendosi dispiaciuto dell’accaduto. Non sappiamo se questo sia un caso isolato o se sia purtroppo una prassi consolidata ma sta di fatto che oggi, non definiamolo caso di malasanità, un uomo è stato trattato neanche come un numero, anche perchè non c’era, alla guisa di un cliente scomodo, fastidioso e petulante. Infine, a chi ha dato la risposta sul tempo, indeterminato, ricordiamo la fisica elementare, il tempo è una variabile fissa, determinata, soprattutto per chi lavora e dove dar conto non solo a se stesso, soprattutto quando viene detto che bastano pochi minuti per risolvere tutto e non mesi a cui aggiungere attese indefinite. In fine ci dice “…In tutto ciò avrò perso il denaro del ticket pagato attraverso la prenotazione fatta tramite la farmacia. Pertanto il Ruggi avrà incassato soldi per un servizio non effettuato. Al danno la beffa”.

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Al Ruggi chiude cardiologia riabilitativa

di Erika Noschese

Per carenza di personale si chiude il reparto la cardiologia riabilitativa. A lanciare nuove accuse ai vertici dell’azienda ospedaliera universitaria Ruggi d’Aragona i delegati Rsu e Rsa della Cisl Fp dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Salerno Biondino Gaetano, Capuano Giovanni, Cicalese Giuseppe, Di Pietro Bonaventura, Guariglia Antonio, Lopez Giovani, Panzuto Pino, Pumpo Vito, Stellato Pietro, Tortora Gaetano, Iannone Raffaele e Napoli Antonio. «Si aprono reparti previsti in atto aziendale e quelli che pur previsti nella programma zione si chiudono per carenza di personale e in altri come la Medicina Interna del Ruggi si riduce il personale nel turno notturno e si diffida dall’attivare posti in barella in modo che gli utenti debbano obbligatoriamente sostare per giorni in Ps ovvero sempre se vi sono disponibilità essere trasferiti in altri presidi ospedalieri», hanno dichiarato i sindacalisti che puntano il dito contro il doppio reparto di cardiochirurgia diretto dal braccio destro del governatore De Luca, Enrico Coscioni. «Per carenza di personale si chiude la cardiologia riabilitativa ma ciò non è un elemento dirompente per aprire un nuovo reparto», hanno poi aggiunto i delegati Rsu della Cisl Fp e i segretari aziendali Ta del nosocomio locale, secondo cui si riduce il personale nel reparto di Medicina Uomini e si lasciano solo 2 infermieri a turno senza Oss ovvero personale di supporto «costringendo il personale infermieristico quotidiano demansionamento che oramai è ampiamente diffuso in ogni struttura dell’ente, situazione diventata insostenibile a causa della carenza di personale». «Il servizio Sanitario Regionale sia pubblico che privato sta morendo per eutanasia – afferma il Segretario Generale della Cisl Fp di Salerno Pietro Antonacchio – Spiace dover constatare che l’attuale dirigenza strategica dell’Aou di Salerno si stia caratterizzando per una totale disattenzione al problema». Mancano, di fatti, circa mille operatori in base all’atto aziendale riscontrando i dati dell’azienda al 31 dicembre 2018, 277 medici, 281 infermieri, 12 ostetriche, 120 tecnici socio sanitari e sanitari, 39 dirigenti sanitari, 26 farmacisti, 255 amministrativi, 12 del ruolo professionale per un totale complessivo di 938 operatori ma purtroppo siamo ancora ai pronunciamenti ragionieristici delle compatibilità economiche nonostante siamo usciti dal piano di rientro. «E’ giunta l’ora della svolta. E’ giunto il momento di fare sul serio», ha poi aggiunto Antonacchi. Intanto, i sindacalisti hanno già provveduto a scrivere ai vertici dell’azienda ospedaliera dopo le comunicazioni del responsabile di Medicina Interna secondo cui, ad oggi, non ci sarebbe la possibilità di garantire i Lea per i barellati, ordinando al ds la rimodulazione del turno con soli 2 infermieri notturni. «Non osiamo immaginare cosa succeda durante i turni diurni e pomeridiani, considerando che l’80% delle attività di cura, assistenza, e trasporti per esami diagnostici si svolgono durante tale periodo con un maggiore attività nel turno antimeridiano – hanno aggiunto i delegati Rsu – È evidente che la cronicità della carenza di personale crea, normalmente, questi disagi, ma dalla missiva si evidenziano esempi di cattiva gestione del personale con mobilità interne mai rimpiazzate, ma soprattutto di come si facciano allontanare professionisti, già formati, in altre strutture ospedaliere». Attualmente, infatti, la situazione sembra essere particolarmente delicata: un infermiere è stato trasferito in un altro ospedale e non sostituito; un altro è assente per infortunio ma comunque prossimo a lasciare il servizio per trasferimento a Napoli; un altro ancora è stato trasferito in amministrazione; e poi ci sono infermieri assenti per effetto della legge 104, in congedo parentale, in ferie; oss in infortunio e un operatore socio sanitario rientrato in servizio senza svolgere mansioni, in attesa del giudizio della Uo sorveglianza sanitaria. «Il clima è oramai insostenibile, ed è tangibile la necessità di attivarsi per rimuovere tale stato di cose soprattutto in quei reparti, come la Medicina ed altre Uo con elevata assistenza socio-sanitaria, dove la carenza, non solo di infermieri, ma soprattutto di Oss, evidenzia un “modus operandi” che non garantisce eccellenti cure assistenziali, ma soprattutto crea disagi agli operatori mettendoli a rischio di errori, normalmente evitabili ma che possono creare rischio per la salute degli assistiti, e di malattia da “burn out”, con conseguenze irrimediabili», hanno poi aggiunto.

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