Coronavirus: nel Salernitano altri tre decessi anziani

Ancora tre morti nel Salernitano tra le persone che avevano contratto il coronavirus. Nel presidio ospedaliero Luigi Curto di Polla, non ce l’ha fatta un 73enne di origini napoletane che risiedeva a Polla da pochi mesi e che era ricoverato nel reparto covid. Questa mattina, nel piazzale dell’ospedale, un breve momento di commozione quando, prima le sirene dei mezzi di soccorso dei vigili del fuoco e, poi, un lungo applauso hanno salutato quanti sono in prima linea per combattere contro il virus e anche tutti i degenti. All’ospedale di Polla si registra anche un altro decesso, quello di una donna di 87 anni residente a Sala Consilina. All’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, invece, e’ deceduta una signora anziana che era risultata positiva al Covid

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Ruggi: Malattie infettive, al via ai lavori Il primo progetto approvato già nel 2014

di Andrea Pellegrino

E’ stata necessaria, purtroppo, l’emergenza Coronavirus per riqualificare i locali del reparto di malattie infettive del “Ruggi d’Aragona”. La delibera per l’approvazione del progetto definitivo e il conseguente affidamento dei lavori porta la firma del 27 marzo ma la storia di tutto ciò inizia nel 2014 con uno stanziamento di 479mila euro. Da qui il calvario amministrativo e burocratico, conclusosi solo grazie alle nuove disposizioni emergenziali della protezione civile. Dall’aggiudica della gara d’appalto (2015), poi gli incarichi di direttori dei lavori e della sicurezza e la variante con l’integrazione progettuale con l’approvazione (nel 2017) di una nuova somma. Non necessaria, però, per completare il reparto, così come da certificazione da parte del direttore dei lavori il 6 ottobre del 2017. Nel 2018 un nuovo affidamento per completare i lavori dello sfortunato ma indispensabile reparto di malattie infettive dell’azienda ospedaliera universitaria di via San Leonardo. A febbraio di quest’anno, già ad inizio emergenza sanitaria, la consegna del progetto esecutivo il cui via libera definitivo è avvenuto da parte della struttura commissariale dell’ospedale qualche giorno fa, anche in seguito all’emergenza e alle direttive mosse dall’organizzazione mondiale della sanità e dalla protezione civile italiana. In particolare i lavori riguardano due aree: quella dei reparti di degenza con 10 posti letto ed un’altra con 4 posti letti di degenza isolati. Quest’ultima area indispensabile, oggi, per i contagiati da Coronavirus. Il 6 marzo ancora la rinuncia del direttore dei lavori con tanto di parcella da 17mila euro che ha costretto, dunque, l’azienda ospedaliera a ricercare un nuovo professionista per completare, in tempi brevissimi, il reparto. Il 27 marzo, infine, la pubblicazione della delibera che, finalmente dopo sei anni, avvia i lavori di completamento del reparto di malattie infettive del “Ruggi d’Aragona”. Attivati nel frattempo sei posti letto per dializzati mentre sono in arrivo moduli prefabbricati, che verranno allestiti nel perimetro ospedaliero del plesso ‘Ruggi’, con 24 posti letto. Intanto anche l’Asl di Salerno si muove per allestire posti letto all’ospedale di Agropoli che accoglierà pazienti affetti da Covid-19. Sono state acquistate da parte dell’azienda sanitaria le attrezzature necessarie per rendere il plesso di Agropoli – così come richiesto più volte dalla classe politica locale – completamente funzionate ed in grado di contrastare l’attuale emergenza che crea non poche preoccupazioni soprattutto a sud della provincia di Salerno. Circa 300mila euro sono stati stanziati per l’acquisto di attrezzature sanitarie e di mobili e arredi per incrementare posti letto e assistenza presso l’ospedale di Agropoli.

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Caldoro su Ruggi: «Era il caso di pensare ai posti letto no a realizzare un nuovo ospedale»

di Andrea Pellegrino

E’ stato il primo a richiedere l’arrivo di un commissario sul modello Bertolaso. Ed ora ribadisce il suo concetto. Stefano Caldoro, già presidente della Regione Campania ed attuale consigliere regionale d’opposizione spiega le sue proposte, non senza evidenziare difficoltà ed errori compiuti nell’ambito dell’emergenza Coronavirus. Quanto all’idea di nuovo “Ruggi” a Salerno, Caldoro rincara: «Non era e non è il momento di arricchire i soliti noti ma di dare risposte ai cittadini. Durante il mio mandato abbiamo immaginato e realizzato circa 800 posti in più nel sistema campano, bisognava seguire questa strada».

Presidente Caldoro partiamo dall’ultima lettera di De Luca, secondo lei andava resa pubblica – per quanto condivisibile – sulle mancate attrezzature?
«Abbiamo raccolto il grido d’allarme del Presidente. Lo abbiamo letto anche come un atto di debolezza rispetto alle difficoltà ed abbiamo invitato il Governo a nominare un commissario che possa affiancare la Regione. Quanto all’invio del materiale la Protezione civile ha già, in queste ore, ricordato gli interventi fatti per la Campania. E’ evidente che Roma deve fare di più ma la Regione deve rispondere con più serietà, non è il momento dello scaricabarile»

Accanto all’emergenza sanitaria, ci sono altre due emergenze: una di carattere economico, l’altra anche di carattere psicologico, se fosse stato ancora in carica lei come avrebbe affrontato tutto questo?

«Abbiamo, come centrodestra, già avanzato delle proposte per affrontare la crisi economica. La Regione deve eliminare le tasse regionali, Irap ed Irpef, riprogrammare i fondi europei e destinarli alla crisi. Serve una moratoria sui versamenti fiscali di competenza regionale per tutta la durata dell’emergenza con successiva rateizzazione ed ancora estendere la Cassa integrazione in deroga e preveda congrui ammortizzatori sociali in particolare per le piccole imprese. Si possono fare molte cose, tocca iniziare a lavorare seriamente»

Come intende la figura di un commissario?

«Ogni Regione fa i suoi provvedimenti, serve una azione più coordinata. Nei momenti di crisi va separata l’attività di indirizzo politico, che è della Giunta regionale, dalla operatività. Immagino un commissario che coordini gli interventi, che coinvolga i sindaci, che monitori le difficoltà strutturali della risposta sanitaria. Il modello è quello di Bertolaso o dello stesso Arcuri. In questo momento abbiamo due priorità: aumentare i tamponi ed i posti letto, in terapia intensiva e quelli ordinari. Va fatto subito»

Sanità: lei è stato uno dei primi a contestare la creazione di un nuovo ospedale a Salerno, forse se non ci fosse stata questa “distrazione” avremmo avuto un Ruggi d’Aragona più all’altezza della situazione?«Credo, e lo ripeto, che bisogna intervenire sulla offerta sanitaria. Salerno non ha bisogno di nuovi investimenti in mattone ma di più posti letto, attrezzature, assunzioni. Non era e non è il momento di arricchire i soliti noti ma di dare risposte ai cittadini. Durante il mio mandato abbiamo immaginato e realizzato circa 800 posti in più nel sistema campano, bisognava seguire questa strada».

Politicamente, non è il tempo delle polemiche, voi come gruppo d’opposizione avete teso la mano al governo regionale? Quale messaggio si sente di diffondere ai campani?
«E’ il momento della collaborazione ma è anche quello della serietà, della competenza e del lavoro concreto. Massima collaborazione con chi fa, nessuna sponda alle macchiette ed alla propaganda»

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«Non cala il fabbisogno di sangue, venite a donare»

di Giovanna Naddeo

La paura del contagio allontana i donatori dai centri prelievi. Da lunedì scorso sono calate di oltre la metà le donazioni di sangue in città e provincia. Le nuove misure organizzative e precauzionali stabilite dal Centro Nazionale Sangue lo scorso 2 marzo, poi integrate nella giornata di venerdì, non bastano a rassicurare e tranquillizzare gli animi. «Presto gli ospedali saranno in forte difficoltà – afferma Luigi Amoroso, presidente “Avis Comunale Salerno” – Gli interventi d’urgenza vanno assicurati e, questa situazione di emergenza (paragonabile alla stagione estiva), potrebbe compromettere il funzionamento della macchina sanitaria. Come Avis, stiamo applicando in maniera ancora più scrupolosa le nuove indicazioni disposte dai vertici nazionali. I nostri controlli garantiscono completa sicurezza del sangue donato». Nello specifico, la misurazione della temperatura corporea nonché la sottoposizione a un colloquio dettagliato con il medico selezionatore al fine di evitare gli accessi alla donazione in presenza di sintomi associabili a infezioni respiratorie. Inibita la possibilità di donare a coloro che sono rientrati di recente dalla Cina o hanno transitato nei comuni di Veneto e Lombardia sottoposti alle misure di contenimento del contagio. «Nei giorni scorsi, siamo stati costretti a chiedere aiuto ai presidi di Battipaglia e Polla – dichiara Teresa Sparano, direttore del centro trasfusionale di Eboli, nel plesso ospedaliero “Maria Santissima Addolorata”. – La media di donatori giornaliera è calata drasticamente, siamo vicini allo zero». Solo tre le donazioni raccolte nella mattinata di ieri nell’ambito del consueto appuntamento nella giornata dedicata alla festa della donna, in collaborazione con l’Avis di Giungano. Una raccolta straordinaria di sangue che nelle precedenti edizioni ha sfiorato le quaranta donazioni. «Il nostro centro non è stato messo in quarantena – aggiunge Sparano, all’indomani del tampone positivo giunto dal “Campolongo Hospital” e inizialmente diagnostico come polmonite nosocomiale. «Abbiamo raccolto tre sacche, troppo poche. Si rischia il collasso».

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Posti letto, medici e infermieri al collasso Ruggi: manca il via per l’analisi dei tamponi

di Andrea Pellegrino

L’emergenza posti letto e personale negli ospedali è ad un passo. Il Cotugno di Napoli – unica struttura attualmente attrezzata – è al collasso, completamente utilizzato dai pazienti affetti da Coronavirus. Negli ultimi giorni sono stati riempiti ben tre reparti, con il trasferimento altrove di altri pazienti affetti da altre patologie. Si pensa all’utilizzo di una ulteriore struttura ospedaliera nel mentre si valutano misure da adottare nelle varie province. A Salerno, dopo il «Da Procida» si pensa al riutilizzo degli ospedali di Agropoli e Oliveto Citra per fronteggiare l’emergenza posti letto. Solo negli ultimi giorni, i casi accertati e i sospetti, hanno costretto, seppur temporaneamente, la chiusura di diversi pronto soccorso, tra cui l’«Umberto I» di Nocera Inferiore e quello di Eboli, dove in quarantena è stato messo anche il reparto di medicina generale. C’è poi l’ospedale «Curteri» di Mercato San Severino, dove venerdì sono giunti due pazienti sospetti. Anche qui è stata avviata la procedura prevista, con il blocco del pronto soccorso e la quarantena di medici ed infermieri. L’assenza di un unico coordinamento e la sottovalutazione di alcuni protocolli (cosi come è accaduto ad Eboli), starebbe mettendo a repentaglio la tenuta del sistema sanitario in provincia di Salerno. Accanto all’assenza di posti letto c’è la più grave emergenza legata alla carenza di medici ed infermieri, molti dei quali costretti a quarantene dopo il contatto con alcuni pazienti infetti. L’espansione del virus e la saturazione del Cotugno di Napoli ha quindi portato i suoi primi effetti preoccupanti nelle restanti province della Campania. «Molti reparti sono stati sventrati per fare posto ai malati gravi – dice Edmondo Cirielli, parlamentare salernitano di Fratelli d’Italia – Una delle migliori sanità del mondo è in crisi. In Campania, dove in questi anni il centrosinistra non ha fatto nulla per migliorare il sistema sanitario regionale ma ha pensato soltanto a cambiare e ricambiare dirigenti amministrativi e sanitari per fare un po’ di clientelismo politico, rischiamo il collasso. Il governatore De Luca non può continuare a far finta di nulla, deve intervenire subito». Infine, per il “Ruggi d’Aragona” mancherebbe ancora il via libera per l’analisi dei tamponi.

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Il Nas torna al «Ruggi d’Aragona»: mancano ancora mascherine e protezioni Si pensa al «Da Procida» come centro d’emergenza: in 2 mesi la terapia intensiva

di Andrea Pellegrino

Nuova visita del Nas dei carabinieri all’ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno, nell’ambito dei controlli scattati all’indomani dell’emergenza coronavirus. Restano le criticità, già evidenziate durante i precedenti sopralluoghi del 24 e 28 febbraio. I reparti interessati, sono ancora una volta, malattie infettive, pneumologia e otorinolaringoiatria. Qui mancano anche i dispositivi di protezione individuale, a partire dalle mascherine, per il personale sanitario. Inoltre, così come riscontrato qualche settimana fa, manca ancora una stanza per eventuali isolamento di persone infette dal virus. Intanto si prepara all’emergenza anche l’ospedale “Da Procida” che rientra nella rete dell’azienda universitaria ospedaliera “Ruggi d’Aragona”. Nelle ultime ore un sopralluogo del direttore generale e un successivo vertice interno, hanno definito le prossime linee guida, soprattutto se la situazione dovesse degenerare nel salernitano. Qui, nell’ex sanatorio – oggi struttura praticamente inutilizzata – pare che nell’immediato si trasferiscono gli eventuali pazienti affetti da coronavirus che non necessitano di terapia intensiva o di rianimazione nel mentre si valuta di attrezzare l’ospedale anche di questi reparti. Almeno per quanto riguarda la terapia intensiva si stima, secondo prima indiscrezioni, che potrebbe essere allestito un reparto in due mesi. Limitazioni anche al Comune di Salerno, con le nuove disposizioni del primo cittadino Enzo Napoli. Accessi controllati a Palazzo di Città e limitazioni nell’utilizzo degli ascensori. Al Comune potranno accedere, infatti, solo persone con appuntamento.

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