Il debunking dell’intervista di Casaleggio a Porta a Porta

L'erede di Gianroberto glissa o non risponde alle domande di Bruno Vespa. Da Rousseau ai rapporti tra l'omonima associazione e il M5s fino al conflitto di interessi.

Non risposte. Questo sostanzialmente ha dato Davide Casaleggio a Bruno Vespa. Ospite di Porta a Porta, l’erede di Gianroberto come al solito non ha trovato contradittorio e ha ripetuto il solito copione. Ecco qualche passaggio dell’intervista.

Davide Casaleggio con Luigi Di Maio e Beppe Grillo.

VESPA: Il padrone del M5s è lei?
CASALEGGIO: I padroni sono i cittadini, gli iscritti al M5s.

Chi controlla il M5s sono coloro che fanno parte dell’Associazione Movimento 5 stelle, costituita il 20 Dicembre 2017 nello studio del notaio milanese Valerio Tacchini. E cioè Davide Casaleggio e Luigi Di Maio.

V: Perché non ha pubblicato immediatamente l’atto di costituzione dell’Associazione M5s fatta tra lei e Di Maio nel dicembre 2017?
C: Lo Statuto è stato pubblicato 10 giorni dopo. La nuova associazione è stata fatta per motivi di adeguamento alla legge elettorale.

Vespa ha chiesto “l’atto” e Casaleggio risponde “Statuto”. Come ricorda l’avvocato Lorenzo Borrè, «quello che è stato pubblicato dieci giorni dopo la fondazione della nuova associazione è lo Statuto, che nulla diceva sull’identità dei due fondatori e sulle dinamiche inerenti all’attribuzione della cariche apicali e all’appalto dei servizi di comunicazione all’associazione Rousseau, di cui Casaleggio era – al contempo – presidente.
Né è predicabile che la nuova associazione sia nata per le necessità correlate alla nuova legge elettorale (il cosiddetto Rosatellum) per le quali bastava l’associazione ancillare del 2012 capeggiata da Beppe Grillo».

Porta a porta, faccia a faccia.L'atto costitutivo del Movimento 5 Stelle fondato da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio…

Posted by Lorenzo Borrè on Thursday, February 13, 2020

V: Da Statuto del M5s, Rousseau si lega al M5s in maniera irreversibile, giusto?
C: Rousseau è un metodo.

Un’altra non risposta. Tra l’altro Rousseau non è un metodo, è una Associazione e una piattaforma per il voto online.

V: Ma il M5s potrebbe scegliere un altro “metodo”?
C: Può farlo come quando uno fa un trapianto di cuore a suo rischio e pericolo.

Per farlo bisognerebbe cambiare lo Statuto che identifica la piattaforma Rousseau come luogo delle votazioni del partito. Non è esattamente una passeggiata anche perché l’operazione dovrebbe essere vidimata da Casaleggio.

V: Quindi M5s e Rousseau sono inscindibili?!
C: Rousseau è parte del M5s.

Da Statuto M5s e Rousseau sono di fatto inscindibili.

V: Quindi che ruolo ha lei? Luigi Di Maio la presenta come un tecnico informatico, mi sembra riduttivo.
C: Io do un mano al M5s…e siamo al primo posto al mondo per partecipazione online.

Casaleggio è il dominus dell’Associazione Rousseau, tramite la cui piattaforma vengono decise le politiche e la selezione dei candidati del M5s.

V: Ma lei ha ricevuto finanziamenti/donazioni per 1,5 milioni di euro per Rousseau nell’ultimo anno.
C: Abbiamo dimostrato che la politica si può fare senza soldi, i partiti spendono di più.

Avrebbe potuto dire “con meno soldi” dato che il gruppo Camera e Senato del M5S costano svariati milioni di euro all’anno di soldi pubblici. Detto questo nelle casse di Rousseau arrivano 300 euro mensili da ogni eletto circa 1,1 milioni di euro l’anno. Come ha scritto il Corriere della Sera, la piattaforma dal 2017 al 2018 «ha quasi triplicato i suoi costi. Le spese sono passate da 493 mila euro a 1,1 milioni di euro».

V: Lei è in conflitto di interessi? Tra i suoi clienti c’è Moby Line, per esempio. Potrebbe favorirli anche solo in linea teorica?!
C: Nessuno può affermare di avere influito a favore di un mio cliente.

In linea teorica può favorirli, è ovvio. Quindi il suo ruolo è in conflitto di interessi. Il fatto che non vi siano prove non vuol dire che non ci sia un potenziale conflitto di interessi.

V: L’ex ministro Lorenzo Fioramonti ha detto che, dopo due anni al governo, non capisce chi comanda nel M5s.
C: Comandano i cittadini.

La solita risposta “non sense”. Quando non sa cosa dire “comandano i cittadini”.

V: Ma il voto online non è certificato e non basta un notaio.
C: C’è una società esterna che certifica.

E qual è il nome della società terza? Con questa domanda Vespa lo avrebbe messo k.o. Casaleggio stesso dichiarava al Fatto Quotidiano il 24 febbraio 2019 che il ricorso a un ente esterno «è stato escluso perché ha costi troppo alti. Oggi abbiamo uno strumento di certificazione del voto che passa da una serie di procedure che noi seguiamo e da un notaio che ne valuta l’adozione e fotografa il risultato finale. In futuro adotteremo la certificazione distribuita (blockchain ndr)». Sul Blog delle Stelle si spiegava: «Le votazioni sono certificate da un notaio che ha accesso in tempo reale al monitoraggio del sistema di voto. Questo permette di verificare e certificare eventuali anomalie».

V: Profilavate utenti tramite l’app “attivista a 5 stelle” nel 2013?
C: L’ app è vecchia, di 6 anni fa, e non esiste più.

Ciò non vuol dire che non abbiano potuto profilare gli utenti all’epoca e che poi abbiano cancellato l’app. Un’altra “non risposta” a una domanda molto scomoda.

V: Il Garante vi ha multati perché non custodivate adeguatamente i dati degli iscritti.
C: Era una multa relativa alla vecchia piattaforma, oggi è sicura.

Sono stati cambiati lo strumento di login e il server. E il Garante ha multato Casaleggio anche perché non garantiva l’anonimato del voto online. Ergo, Casaleggio avrebbe potuto sapere come votavano gli iscritti. 

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Riorganizzazione di Rousseau: Bugani esce dai soci, Di Battista referente

L'esponente bolognese si occuperà con Marco Piazza dell'area Sharing. Rientra Dibba, con Taverna e Croatti agli Eventi.

Il M5s corre ai ripari. E lavora a una riorganizzazione per evitare una nuova emorragia di parlamentari – gli ultimi a confluire nel Misto sono stati Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri il 9 gennaio.

Poco prima avevano lasciato Nunzio Angiola e Gianluca Rospi – oltre a quella dei consensi: secondo gli ultimi sondaggi il M5s veleggia intorno al 15,2%.

BUGANI NON È PIÙ SOCIO DI ROUSSEAU

Una riorganizzazione che non riguarda solo il partito. Se i residui dei fondi versati al Comitato per le rendicontazioni e rimborsi del M5s non finiranno più in Rousseau ma al fondo per la micro imprenditorialità per volere di Luigi Di Maio, la piattaforma del Movimento si rinnova.

dimissioni bugani segreteria di maio
Massimo Bugani.

Come scritto sul Blog delle Stelle alcune funzioni sono state «riprogettate e potenziate» e il «team dei referenti» cresce. Un “rimpasto” che riguarda anche l’omonima associazione. Max Bugani non figura più tra i soci con Davide Casaleggio, Enrica Sabatini e Pietro Dettori. Consigliere comunale bolognese e fedelissimo di Davide Casaleggio e Beppe Grillo, Bugani dopo aver lasciato lo scorso agosto la segreteria di Di Maio a causa di incomprensioni è diventato capo staff di Virginia Raggi a Roma. Resta però tra i referenti della piattaforma per l’area Sharing con il concittadino Marco Piazza.

IL RITORNO DI DI BATTISTA TRA I REFERENTI

Torna invece tra i referenti Alessandro Di Battista che con Marco Croatti e Paola Taverna si occuperà del Portale Eventi Movimento 5 stelle. Proprio Dibba era stato chiamato in causa due giorni fa dal senatore espulso dal M5s Gianluigi Paragone. «Io e Alessandro di Battista vogliamo mettere insieme qualcosa di culturale che si richiama alle origini del Movimento», aveva detto a Mezz’ora in più su RaiTre, «magari un gruppo di lavoro o uno spettacolo teatrale. Siamo in contatto da tempo e abbiamo le idee chiare».

LASCIANO DADONE, PATUANELLI E CANCELLERI

L’eurodeputata Eleonora Evi sarà referente del settore Lex Eletti Area Europa, suoi omologhi per il parlamento saranno invece Manlio Di Stefano, Anna Macina e Giorgio Fede. Per l’area Regioni Davide Bono e Andrea Liberati. L’area E-Learning sarà gestita da Barbara Floridia; Francesco Berti e Susy Matrisciano si occuperanno della Lex Iscritti, mentre per lo Scudo della Rete arriva Vittoria Baldino al posto della ministra Fabiana Dadone. «Rousseau cresce e prosegue il suo cammino», ha scritto la titolare della Pa su Twitter. «È stato un piacere dare il mio piccolo contributo. In bocca al lupo a Vittoria Baldino e a tutti i nuovi referenti di uno strumento così importante al servizio di attivisti ed eletti M5s».

Oltre a Dadone, escono dalla squadra i ministri Stefano Patuanelli, Nunzia Catalfo e il viceministro Giancarlo Cancelleri.

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Per Zingaretti la crisi del M5s accelera il ritorno del bipolarismo

Il segretario del Pd analizza così le difficoltà dei pentastellati dopo il voto su Rousseau per le regionali in Emilia-Romagna e Calabria. E apre alla riforma della legge elettorale con la Lega.

All’indomani del voto su Rousseau con cui la base del M5s ha deciso che il partito deve correre alle elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria, è arrivata l’analisi politica del segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

Secondo il leader dei dem, i tempi sono maturi per un ritorno del bipolarismo. Zingaretti ha detto infatti che «il processo politico va verso una netta bipolarizzazione».

Ed è chiaro che nel futuro «il confronto e la competizione saranno sempre di più tra un campo democratico civico e progressista, di cui il Pd è il principale pilastro, e la nuova destra sovranista. Il travaglio, che rispettiamo, e le difficoltà del M5s hanno origine nell’accelerazione di questo scenario e accentuano una crisi di sistema che va rapidamente affrontata con gli strumenti della democrazia».

L’analisi si collega alla posizione del Pd sulla riforma della legge elettorale. I dem vorrebbero «evitare una legge puramente proporzionale», puntando piuttosto a introdurre meccanismi che «aiutino la semplificazione e la formazione di coalizioni di governo chiare e stabili, con un impianto maggioritario». Per questo «non va fatta cadere la proposta di Giancarlo Giorgetti», numero due della Lega, «di un tavolo di confronto su questi temi, da attivare nei tempi più rapidi».

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M5s al voto su Rousseau per Emilia e Calabria tra dubbi e polemiche

Dalle 12 alle 20 gli iscritti sono chiamati a esprimersi sull'opportunità o meno per il Movimento di presentarsi ai due appuntamenti elettorali. Di Maio nicchia e i militanti spingono. Ma è il quesito a far discutere.

Procede tra polemiche e perplessità la votazione sulla piattaforma Rousseau attraverso la quale gli iscritti sono chiamati a decidere se il Movimento 5 stelle dovrà correre oppure no alle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Per quel che riguarda la consultazione del prossimo 26 gennaio, in particolare, la spaccatura della base sembra essere evidente, col quesito attorno al quale è già sorta più di una critica.

DI MAIO: «PREFERISCO CHIEDERE LA DIREZIONE AL MOVIMENTO»

«Dalle ore 12 alle ore 20 gli iscritti del Movimento 5 stelle sono chiamati a votare sulla piattaforma Rousseau per decidere se il M5S debba osservare una pausa elettorale fino a marzo per preparare gli Stati generali evitando di partecipare alle elezioni di gennaio in Emilia-Romagna e Calabria». Luigi Di Maio, ai microfoni de L’aria che tira, su La 7, ha spiegato:  «Di solito preferisco non votare, ma chiedere al M5s quale sia la direzione da prendere. Gli uomini soli al comando diventano dei palloni e poi scoppiano. Io credo che le decisioni importanti vanno prese con gli iscritti. I più grandi errori li ho commesso scegliendo da solo».

POLEMICHE PER IL QUESITO ORIENTATO

Decisamente più esplicita la maggioranza dei militanti emiliani, che chiede esplicitamente di votare ‘no’ al quesito su Rousseau. Silvia Piccinini, consigliera regionale del M5s in Emilia-Romagna, ha definito «una presa in giro inaccettabile e un’umiliazione» il voto con un quesito «orientato».

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