A Centocelle va a fuoco anche il Baraka bistrot

Il Baraka Bistrot aveva espresso solidarietà alla libreria antifascista bruciata per la seconda volta in pochi mesi. Era uno dei primi ad aver aperto nel quartiere.

Ancora un rogo, un altro incendio appiccato in un locale a Centocelle a pochi passi dal punto in cui la notte del 5 novembre è stato dato fuoco per la seconda volta alla libreria antifascista ‘La Pecora elettrica, già oggetto di un attacco incendiario durante la notte del 25 aprile. Ad andare a fuoco, stavolta, nella notte tra l’8 e il 9 novembre, è stato il ‘Baraka bistrot‘ in via dei Ciclamini, vicino allo storico centro sociale Forte Prenestino . Dai primi accertamenti l’atto potrebbe essere doloso: la serranda è stata divelta e ci sono tracce di liquido infiammabile. Sul posto polizia e carabinieri. Con questo sono quattro i locali andati a fuoco nel quartiere di Centocelle in pochi mesi.

NESSUN DANNO STRUTTURALE

Sono stati distrutti dalle fiamme gli arredi interni del pub. La palazzina in cui si trova il locale è stata evacuata a scopo precauzionale. L’incendio è divampato intorno alle 4.30 ed è stato domato dai vigili del fuoco, che sono riusciti così a evitare che si provocassero danni strutturali all’edificio. Nessuno è rimasto ferito o intossicato. Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia Casilina e della stazione Centocelle. Nei giorni precedenti l’incendio, sulla pagina Facebook del locale erano stati pubblicati post di solidarietà alla libreria antifascista ‘La Pecora elettrica’, che sarebbe dovuta riaprire il 7 novembre dopo il rogo avvenuto nell’aprile del 2019. Il sospetto è che dietro questa serie di incendi ci sia la pista della droga. Un giro di spaccio “infastidito” dalle attività serali nel quartiere. Il ‘Baraka bistrot’ è uno dei primi locali aperti a Centocelle.

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Raimo: «L’incendio alla Pecora Elettrica è una dichiarazione di guerra»

Per l'assessore alla Cultura del Municipio III di Roma «è la città intera a essere sotto attacco». La libreria era stata distrutta da un rogo il 25 aprile scorso ed era stata riaperta grazie a un crowdfunding. Le voci e le paure di Centocelle.

Dopo l’attentato incendiario subito il 25 aprile scorso, la libreria antifascista La Pecora Elettrica di Roma è finita di nuovo sotto attacco.

Alla vigilia della riapertura, resa possibile grazie a una raccolta fondi che aveva coinvolto l’intero quartiere Centocelle, un secondo incendio nella notte tra il 5 e il 6 novembre ha guastato la festa. I proprietari Danilo Ruggeri e Alessandra Artusi questa volta non vogliono proprio parlare: «Non abbiamo niente da dichiarare», si limita a dire Ruggeri, «adesso tocca alle istituzioni».

L’INTERVENTO DEL MINISTRO FRANCESCHINI

In tarda mattinata è arrivato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini per dimostrare la vicinanza del governo. «Quando vengono bruciati i libri il fatto è ancora più grave per questo lo Stato deve esserci», ha detto il ministro. «Ho parlato con il ministro dell’Interno Lamorgese che mi ha detto che convocherà un consiglio di sicurezza per il quartiere di Centocelle e in particolare per questa via visto che anche il mese scorso un’altro locale ha subito un attentato simile». 

La Pecora Elettrica, libreria antifascista, doveva riaprire il 7 novembre.

RAIMO: «È UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA»

Solo l’8 ottobre scorso, infatti, un altro incendio aveva devastato una pizzeria a soli 50 metri dalla Pecora Elettrica. «Sembra un romanzo», dice il proprietario del locale Valerio Pasqualucci, «invece è la realtà che viviamo tutti i giorni. Non si può stare così con la paura. E se succede anche a noi che dovremmo riaprire tra un mese? Che facciamo?». I carabinieri stanno seguendo le indagini ma per ora confermano solo l’origine dolosa dell’incendio: non ci sono piste di alcun tipo. «È chiaro che è un attacco alla città non alla Pecora Elettrica», ha detto a Lettera43.it Christian Raimo, scrittore e assessore alla Cultura del Municipio III. «Un criminale che fa una cosa del genere sa il rischio che si prende. C’è tentata strage, è un caso che diventa nazionale. Se lo fai vuol dire che è una dichiarazione di guerra».

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Nuovo rogo nella libreria antifascista “La pecora elettrica”

Il locale incendiato la notte del 25 aprile avrebbe dovuto riaprire il 7 novembre. Non si esclude la pista dolosa.

Era stata incendiata la notte del 25 aprile, è tornata a bruciare la notte del 5 novembre. Nuovo rogo alla caffetteria/libreria “La Pecora Elettrica” a Roma, luogo dichiaratamente antifascista. Il locale, già distrutto dalle fiamme da un incendio la notte della Festa della Liberazione, avrebbe dovuto riaprire il 7 novembre. Sul posto carabinieri della compagnia Casilina e vigili del fuoco. Da chiarire le cause dell’incendio. Non si esclude la pista dolosa.

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A Roma un rapinatore è stato ucciso nell’assalto a una tabaccheria

Nel corso del conflitto a fuoco sono rimasti feriti il titolare del bar e un secondo malvivente. Sul posto polizia e 118.

Ancora una rapina finita in tragedia. Stavolta è Roma a essere teatro di un episodio di criminalità sfociato nel sangue. Un rapinatore è infatti rimasto ucciso nell’assalto a un bar- tabaccheria di via Antonio Ciamarra, in zona Cinecittà. Ferito, oltre al secondo rapinatore, anche il titolare del bar, raggiunto da un colpo di pistola alla gamba. Si tratta di un cittadino cinese che è stato soccorso e trasportato in ospedale. Sul posto sono intervenuti i poliziotti del commissariato Romanina e il 118.

GLI SPARI AL TERMINE DI UNA COLLUTTAZIONE

Da una primissima ricostruzione della polizia, ci sarebbe stata una colluttazione tra il tabaccaio e rapinatori durante la quale sarebbero partiti partiti dei colpi: uno ha ferito tabaccaio e un altro ha ucciso il rapinatore. Il complice è stato fermato dalla polizia. All’esterno del locale è stato trovato uno scooter lasciato acceso che i due probabilmente avrebbero utilizzato per la fuga.

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Caos rifiuti a Roma, i carabinieri denunciano i dirigenti dell’Ama

I militari che si occupano di reati ambientali hanno indagato sui disservizi nella raccolta dell'immondizia del giugno scorso e verificato il mancato rispetto del contratto tra l'utility e il comune di Roma.

Una misura senza precedenti con i militari del Noe che portano di fronte alla giustizia i vertici della municipalizzata che non ha fatto il suo dovere nei confronti dei cittadini: a Roma succede anche questo. Per i disservizi verificatisi nel giugno scorso a Roma sul fronte della raccolta dei rifiuti, i Carabinieri del Noe hanno denunciato gli allora dirigenti dell‘Ama. Viene contestato il reato di «stoccaggio non autorizzato di rifiuti, all’interno ed in prossimità dei cassonetti stradali, conseguenti all’inadeguata attività di raccolta ed avvio a recupero/smaltimento» dell’immondizia lì conferita dai cittadini, «in disapplicazione delle clausole sottoscritte nel nuovo ‘Contratto di Servizio tra Roma Capitale e Ama Spa‘».

INDAGINI MINUZIOSE NEI MUNICIPI

L’indagine dei militari del Nucleo operativo ecologico, coordinata dalla procura della Repubblica di Roma, è scattata «a seguito delle difficoltà mostrate da Ama spa nella raccolta dei rifiuti a Roma nello scorso mese di giugno, e a verificare le cause di tali disservizi. In particolare, i militari del Comando tutela ambientale hanno condotto un’attività di osservazione minuziosa in alcuni municipi della città, allo scopo di verificare «la sussistenza di reati ambientali in relazione all’ammasso dei rifiuti, continuativo e sistematico, generatosi nelle aree dedicate al loro conferimento da parte dell’utenza». Le indagini compiute hanno permesso di accertare la commissione del reato, previsto dal Testo unico ambientale, di «stoccaggio non autorizzato di rifiuti, all’interno ed in prossimità dei cassonetti stradali» a causa del mancato rispetto del nuovo ‘Contratto di servizio tra Roma Capitale e Ama Spa per la gestione dei rifiuti urbani e servizi di igiene urbana per gli anni 2019/2021». Dopo le verifiche svolte, i militari «hanno deferito all’Autorità giudiziaria competente i dirigenti di Ama spa in carica all’epoca dei fatti, delegati quali responsabili per l’attività di raccolta dei rifiuti nel territorio della Capitale».

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Inchiesta sul nuovo stadio della Roma, Centemero e Bonifazi a rischio processo

Il tesoriere della Lega e l'ex del Pd sono indagati per finanziamento illecito da parte del costruttore Luca Parnasi. Bonifazi, oggi in Italia Viva, è anche accusato di false fatture.

Rischio processo per Giulio Centemero, tesoriere della Lega e Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd ora passato a Italia Viva. La procura di Roma ha chiuso il filone di indagine, atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma e in particolare i finanziamenti erogato dall’imprenditore Luca Parnasi. Nei confronti di Centemero è contestato il reato di finanziamento illecito così come per Bonifazi. Per quest’ultimo c’è anche l’emissioni di fatture per operazioni inesistenti.

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Omicidio Sacchi: Luca cercò di difendersi dai killer

Riscontrati lividi compatibili con il tentativo di difendersi dai colpi di mazza. Gli inquirenti stanno analizzando cinque cellulare per ricostruire la rete dei pusher.

Emergono altri dettagli dall’inchiesta sull’omicidio di Luca Sacchi, avvenuto a Roma il 23 ottobre, e in particolare dall’autopsia. Nella colluttazione che ha preceduto lo sparo alla testa, Sacchi tentò di difendersi parandosi il volto con le braccia nel tentativo di schivare alcuni colpi inferti con la mazza da baseball. Sul corpo del giovane sono stati infatti individuati alcuni lividi sulle braccia che sono compatibili con il tentativo del ragazzo di proteggersi il volto dai colpi di mazza.

CINQUE CELLULARI PER RICOSTRUIRE I CONTATTI TRA I PUSHER

Sono cinque i cellulari che gli investigatori stanno analizzando nell’ambito dell’indagine sull’omicidio di Sacchi. Obiettivo è ricostruire i contatti tra i vari pusher coinvolti nella vicenda nella fase «precedente e successiva» all’aggressione avvenuta la sera del 23 ottobre.

VIA LIBERA AI FUNERALI

Intanto è arrivato il nulla osta della Procura di Roma alla restituzione alla famiglia del corpo del giovane ucciso. Il pm Nadia Plastina ha dato l’ok dopo l’esame autoptico. A questo punto la famiglia può fissare i funerali che potrebbero svolgersi la prossima settimana.

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Omicidio Sacchi: la conferenza stampa del padre

Il genitore di Luca, Alfonso, insieme ai legali: «Gli dicevo di non fidarsi e di stare attento anche a suo fratello».

«Mio figlio era stupendo e sempre col sorriso, sempre pronto allo scherzo e aveva tanta voglia di vivere. Tutti lo conoscevano per il bravo ragazzo che era. Gli dicevo di non fidarsi e di stare attento anche a suo fratello. Aveva passione per lo sport. Dopo la morte ho indossato anche i suoi indumenti per prendere coraggio», ha detto Alfonso Sacchi, papà di Luca, il 24enne ucciso a Roma, nel corso di una conferenza stampa indetta dalla famiglia nella Capitale.

«CONOSCEVA IL CONTATTO CON I PUSHER»

Il ‘contatto’ con i pusher, nell’ordinanza indicato come «conoscenza intima» di Luca, è «un ragazzo che mio figlio conosceva: questa persona l’aveva rivista da 5 o 6 mesi, si conoscevano dai tempi del liceo».

L’AVVOCATO: «CAUTELA SU ANASTASIA»

«In alcuni giornali di ieri è apparsa una frase secondo cui per la famiglia Sacchi è immorale difendere Anastasia, sono parole erroneamente intercettate. Quando si parla di lei bisogna camminare con piedi di piombo. Allo stato lei è persona offesa», ha detto il legale del padre di Luca.

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Omicidio di Luca Sacchi, per il gip gli aggressori volevano uccidere

Dalle indagini emerge che un amico intimo di Sacchi gli aveva fatto da tramite per contattare la rete di pusher di Del Grosso. Ancora ombre sul racconto della fidanzata.

Per il gip di Roma, che ha convalidato il fermo per lui e per Paolo Pirino, ci sono pochi dubbi: la volontà di ammazzare è «indiscutibile». Restano però ancora da chiarire alcuni punti. In primo luogo capire dove sono finite le mazzette di denaro, da 20 e da 50 euro, che erano nello zainetto di Anastasia e che non sono state trovate. Sarebbe stato accertato invece chi procurò il contatto con i pusher, «una conoscenza intima» di Luca Sacchi che per primo si incontrò con i mediatori di Valerio Del Grosso, il giovane che ha sparato a Luca. Nell’ordinanza emessa dal giudice vengono citati una serie di testimoni che ricostruiscono ore e minuti precedenti all’aggressione.

L’AMICO DI SACCHI CONTATTO COI PUSHER

Dalle parole di chi si trovava in via Mommsen emerge che il “contatto” con la rete di pusher gestita da Del Grosso era un amico di Sacchi: un pregiudicato per reati di droga che quella sera era entrato in contatto con gli spacciatori perché in cerca di un quantitativo di marijuana. Uno dei testimoni ha affermato che «al momento dell’esplosione del colpo di pistola» all’interno del pub era presente anche lui che però si è allontanato «prima dell’arrivo dei carabinieri». Lo stesso uomo viene citato da altre due persone: un testimone ha riferito che,«incaricato da Del Grosso di verificare se persone in zona Tuscolana avessero il denaro per acquistare, come convenuto, della ‘merce'” incontrò in via Latina alle 21,30 proprio «l’amico intimo» di Sacchi «al quale si presentava come inviato di Valerio».

UN INCONTRO PER ACQUISTARE MARIJUANA

Il giudice quindi ricorda che «in quel contesto, una donna aveva lasciato uno zaino» con soldi divisi «in mazzette da 20 e da 50 euro». Accertata la presenza del denaro, la ragazza (si tratta di Anastasia, fidanzata di Sacchi ndr) «aveva ripreso lo zaino mentre arrivava subito Del Grosso che parlava» con l’amico di Sacchi «di ‘erba’ che sarebbe andato a prendere per portarla sul posto». Questa ricostruzione è stata confermata da un secondo testimone. «All’acquisto della marijuana erano interessati tre ragazzi e una ragazza visti davanti al pub» e mentre Del Grosso e Pirino si sono “allontanati per andare a prendere lo stupefacente» i due testimoni sono entrati nel pub«con il loro contatto», l’amico intimo di Sacchi. Rintracciato dagli inquirenti il pregiudicato ha «confermato la sua presenza» nel locale «in compagnia di Luca e Anastasia» ha, però,«negato di conoscere Del Grosso e i due testimoni».

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San Basilio, quartiere dimenticato e intrappolato nella retorica

L'omicidio di Luca Sacchi ha riaperto il dibattito sui quartieri violenti. Una narrazione piena di luoghi comuni che spesso non mette a fuoco i veri problemi di queste aree. Otre a essere piazza di spaccio, qui mancano servizi, la scolarizzazione è ai minimi e non ci sono prospettive per il futuro. Il racconto.

L’omicidio di Luca Sacchi e il fermo di due 20enni del quartiere San Basilio a Roma ha riaperto il dibattito sulle periferie. Spesso descritte come una sorta di Suburra incontrollabile in mano alla criminalità organizzata, bande di balordi, dove ragazzi “normali” giocano a tatuarsi da ganster e a imitare i personaggi delle serie tivù. Oppure dove sono confinate sacche di povertà e degrado.

UNA NARRAZIONE STRETTA TRA CRIMINALITÀ E PIETISMO

Già perché la narrazione delle periferie viaggia in genere su questi due binari della retorica: la criminalità da una parte e il pietismo dall’altra. «Da qui non si esce», dice a Lettera43.it chi nel quartiere di San Basilio è nato e ci vive. A Roma poi, negli ultimi due anni, questa narrazione non ha conosciuto sosta, alimentata prima dai talk show con i collegamenti live dalla piazza, poi dai gruppi di estrema destra e i loro picchetti ora anti-rom, ora anti-immigrati. Tanto per scaldare l’ambiente. «È un triste gioco di specchi», allarga le braccia Matteo, 27 anni, che a San Basilio abita da sempre, «in cui il giovane delle periferie o la casalinga ripetono in televisione quello che la televisione vuole sentirsi dire: slogan e frasi fatte consuete e usurate, utili soltanto a nutrire la catena di montaggio dell’informazione». 

I SOLITI LUOGHI COMUNI

Matteo non vuole parlare dell’omicidio di Luca Sacchi la cui dinamica non è ancora chiara. Il poco che si sa è che i due presunti assassini sono del suo quartiere. Si sa tutto di San Basilio, però. O almeno così sembra far credere in questi giorni lo storytelling che si è messo in moto, assemblando qua e là un po’ di luoghi comuni, già utilizzati in passato per altri casi di cronache di periferia e sempre utili alla bisogna: lo spaccio, il degrado, la disgregazione sociale, la disoccupazione.

OLTRE LA SOVRAESPOSIZIONE

Occorre però fare un po’ dei chiarezza. Innanzitutto, va detto che il commissariato a cui fanno riferimento alcune borgate della zona si chiama proprio San Basilio. Così se accade qualcosa a San Cleto o a Casale Tidei – chiamato la Borgatella – ricade sempre sotto San Basilio. L’aveva raccontato tempo fa anche il disegnatore Zerocalcare che in una graphic novel sui quartieri della Capitale, aveva descritto San Basilio come un fenomeno da «sovraesposizione».

L’INDOTTO DELLO SPACCIO: DALLE VEDETTE ALLA PULIZIA STRADE

Sovraesposizione o meno, però lo spaccio a San Basilio c’è, inutile negarlo. Almeno il 10% degli abitanti del quartiere ci tira avanti la carretta. A usufruire dei suoi proventi però sono molti di più, spesso in maniera indiretta, un indotto. «Paradossalmente si potrebbe dire che nelle periferie come questa, l’attività criminale rappresenti una sorta di welfare, di economia del territorio», dicono gli abitanti. Oltre alle vedette che hanno il compito di lanciare avvertimenti all’arrivo di qualche “indesiderato”, polizia in primis, che vengono regolarmente stipendiate, chi gestisce lo spaccio si incarica di aiutare i parenti degli “amici in difficoltà”. Esattamente come accade a Scampia. Il loro “intervento sociale” non si ferma qui: in molti casi si occupano addirittura di tenere pulite le strade del quartiere (o almeno quelle limitrofe alle loro attività). Alcuni abitanti, scelti tra i più disagiati, vengono “assunti” per ripulire marciapiedi e parcheggi.

I BASSI TASSI DI SCOLARIZZAZIONE

Di scolarizzazione non se ne parla. «Le scuole presenti sul territorio sono due materne, due elementari, una scuola media e un’altra che riaprirà a breve ma con una sola sezione», racconta sempre Matteo. I dati raccolti dal blog Mapparoma nel 2018 sull’esclusione sociale parlano chiaro. Il tasso di non completamento della scuola secondaria di primo grado sulla popolazione tra 15 e 52 anni è maggiore in varie zone intorno al Grande raccordo anulare: se a Casetta Mistica sfiora il 7,5% e all’Esquilino il 6,3% a San Basilio è al 4%. Per dare un’idea, nelle zone semicentrali o periferiche ma benestanti (da Tre Fontane a Monte Sacro Alto e Pineto o Aurelio Sud) si arriva a percentuali inferiori o pari all’1%. Il tasso dei Neet, cioè i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano a San Basilio arriva al 14% mentre all’Eur e al Celio è poco più del 5%. Per quanto riguarda la disoccupazione, poi, i tassi sono tre volte quelli di quartieri centrali come Parioli e Prati.

LA MINI-SINDACA: «PAGHIAMO LO SCOTTO DI INVESTIMENTI NULLI»

«Purtroppo nel corso degli anni gli investimenti su questo territorio sono stati inesistenti e oggi ne paghiamo lo scotto», dice la presidente del IV municipio, Roberta Della Casa. «Non nego l’esistenza di problemi nel quartiere ma come sempre fanno molto più rumore questi fatti , indubbiamente deprecabili, della tanta gente per bene che qui abita, la quale proprio per mancanza dei servizi vive in maniera ancora più stringente il senso di comunità». L’aula-bunker dove si svolgono i processi in Corte d’Assise e il vicinissimo carcere di Rebibbia non aiutano certo a rallegrare il quartiere. Del suo passato rimangono solo una lapide dedicata al 19enne Fabrizio Ceruso, militante di Autonomia operaia colpito da un proiettile durante la “battaglia di San Basilio” del 1974 contro gli sgomberi delle case popolari e la scultura della balena spiaggiata tutta colorata di via Morrovalle, una delle poche strade con esercizi commerciali. Lasciata lì, come un simbolo di questo quadrato abbandonato della Capitale.

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Omicidio di Roma, i due fermati si avvalgono della facoltà di non rispondere

A Pirino e Del Grosso il pm contesta anche i reati di rapina, detenzione e porto abusivo di armi. Giallo sul denaro nello zaino della fidanzata di Luca Sacchi.

Nell’interrogatorio di convalida del fermo, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i due 20enni accusati dell’omicidio di Luca Sacchi, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nei loro confronti il pm contesta i reati di concorso in omicidio, rapina, detenzione e porto abusivo di armi. «Ha chiesto scusa per quello che è successo», ha detto l’avvocato di Del Grosso lasciando Regina Coeli, «non voleva di uccidere nessuno». «Si è avvalso della facoltà di non rispondere e rimandiamo a un’altra occasione il confronto con i magistrati», ha aggiunto il legale. «È molto provato e dispiaciuto per quello che è successo».

I DUBBI SUL DENARO NELLO ZAINO DELLA RAGAZZA

Già nelle ultime ore si sta avvalorando l’ipotesi che non si sia trattato di una semplice rapina. Sacchi e la fidanzata avrebbero chiesto a Del Grosso e Pirino di procurare loro dell’hashish. Ma la somma di denaro che la ragazza aveva nello zaino avrebbe spinto i due a scipparla. Poi il tentativo di difesa da parte di Luca finito nel sangue. Un teste, citato nel decreto di fermo, una sorta di ‘mediatore’ di Del Grosso, ha detto alla polizia che la donna aveva nello zaino «soldi divisi in due mazzette da 20 e da 50 euro» per un totale di 2 mila euro che avrebbe mostrato ai due.

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Ragazzo reagisce a una rapina e gli sparano alla testa a Roma

Il 25enne era in compagnia della fidanzata quando due uomini si sono avvicinati alle spalle, hanno colpito la ragazza alla testa e le hanno preso lo zaino.

Ha cercato di difendere la sua fidanzata da uno scippo e gli hanno sparato un colpo di pistola alla testa. Un ragazzo di 25 anni è ricoverato in gravissime condizioni a Roma, dopo aver subito un intervento chirurgico all’ospedale San Giovanni.

Tutto è accaduto nella notte tra il 23 e il 24 ottobre in via Teodoro Mommsen, in zona Caffarella. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri la vittima era in compagnia della fidanzata quando due uomini si sono avvicinati alle spalle, hanno colpito la ragazza alla testa con un oggetto e le hano preso lo zaino. A un tentativo di reazione del giovane, gli hanno sparato alla testa.

È caccia all’uomo per assicurare i responsabili alla giustizia e i carabinieri hanno acquisito i filmati delle telecamere presenti sul posto. Uno dei colpi di pistola esplosi dai malviventi ha infranto una vetrina del pub “John Cabot”, verso il quale la coppia aggredita si stava recando.

(notizia in aggiornamento)

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«Vogliono strapparmi mio figlio»: la storia di Gloria e Angelo

Il tribunale dei minori di Roma ha deciso l'allontanamento del bambino dalla mamma sulla base della relazione dei servizi sociali. L'unica perizia agli atti è quella dello psicoterapeuta del piccolo secondo cui i due devono restare insieme. Il caso.

Il tribunale dei minori di Roma, su segnalazione dei servizi sociali, ha sospeso la tutela materna a un bambino di nove anni. Ma qualcosa sembra non tornare. Questo storia vede come protagonista Gloria (nome di fantasia), una donna di 45 anni anni che lavora come operatrice sanitaria in un ospedale. È una madre single: da due relazioni sono nati due figli, uno già maggiorenne e Angelo (nome di fantasia) di 9 anni che ha disturbi di linguaggio e di iperattività. Per le assistenti sociali la madre non sarebbe nelle condizioni psicologiche di accudire e di provvedere alle cure di cui Angelo ha bisogno.

Provo rabbia, impotenza. Mi sento tradita dalle istituzioni

Gloria, madre a cui il tribunale vuole togliere la potestà materna

Hanno così segnalato il caso d’urgenza al magistrato e la giudice minorile, accogliendo la tesi dei servizi sociali e senza nominare come da prassi un perito tecnico d’ufficio, cioè un consulente del tribunale che attesti l’incapacità della donna tutelare il figlio, ha decretato di sospendere la potestà materna. Così il bambino potrebbe presto essere affidato in maniera permamente a una casa famiglia. «Sono una mamma disperata», dice Gloria a Lettera43. «Provo rabbia, impotenza. Mi sento tradita dalle istituzioni. Non si può togliere il figlio alla propria madre. Lui è il mio bambino. È mio. Chi può sapere cosa è meglio per lui. Io sono la sua mamma. Non gli farei mai del male».  

VIVERE CON L’INCUBO DI VEDERSI STRAPPATO UN FIGLIO

La storia di Gloria e Angelo comincia 7 anni fa. Il bambino già a 2 anni e mezzo aveva manifestato problemi di linguaggio. «Mi preoccupavo, ma tutti mi rassicuravano», racconta la donna. «Era iperattivo, chiedevo alle insegnanti se avesse bisogno di un sostegno. Mi hanno sempre rassicurato. Nonostante questo mi sono rivolta ugualmente a un neuropsichiatra infantile della Asl che lo ha cominciato a seguire anche se in tutto ha fatto solo tre sedute di logopedia». Angelo successivamente ha cominciato a soffrire di tic e manifestare qualche esordio di focolai di epilessia. Anche Gloria ha effettuato esami clinici e psicologici da cui non è emerso nulla di patologico. Quindi si è rivolta a un centro di salute mentale per sottoporsi insieme al piccolo a colloqui ed esami approfonditi.

Secondo lo psicoterapeuta che ha in cura il bambino, Angelo (nome di fantasia) non deve essere allontanato dalla mamma (foto di repertorio).

Nel frattempo i disturbi del piccolo si acuivano. Da quel momento è cominciato il calvario. Le assistenti sociali le facevano visite domiciliari a sorpresa. Gloria ha chiesto loro se dovesse rivolgersi a un avvocato. «Mi hanno risposto che non era necessario», continua la 45enne. Senza alcuna perizia di uno specialista terzo, le assistenti sociali hanno però chiesto al magistrato di intervenire con urgenza. Così il 27 giugno 2019 è stato aperto un fascicolo e il 12 luglio il giudice minorile ha sospeso la tutela genitoriale. «Non vivo più. Non dormo più. Ho paura che suoni il campanello o il citofono di casa», dice ancora Gloria, «ogni volta è un sussulto al cuore. Temo che siano le assistenti sociali per portarmi via mio figlio».

LA DECISIONE DEL GIUDICE SENZA UNA PERIZIA MEDICA DEL TRIBUNALE

Il tribunale ha decretato «l’adeguato collocamento del minore in adeguato contesto e la nomina di un tutore al fine di assicurargli uno stile di vita e di cure adeguato alla sua età». Non solo. «Esiste una grave situazione di pregiudizio per il minore», si legge nella relazione dei giudici, «sono state rilevate deprivazioni ambientali e non adeguato contenimento sul piano affettivo ed educativo, immaturità personale e sociale, difficoltà linguistica, scarsa tolleranza alle frustrazioni». E, ancora: «I servizi sociali segnalano che in una visita domiciliare a sopresa è emersa una condizione di grave rischio per il minore, totalmente privo di stimoli, impegnato a giocare ai videogame per ore».

L’unica valutazione scientifica è stata effettuata dallo psicoterapeuta di Angelo che lo sta seguendo da febbraio

Il tribunale sottolinea anche come la madre non sia «in grado di rappresentare il figlio e di prendersene cura». Per questo è stato nominato tutore del minore pro tempore la sindaca di Roma Virginia Raggi e sono stati disposti per Gloria accertamenti presso un centro di salute mentale. Il tutto senza una perizia medica del tribunale. L’unica valutazione scientifica è stata effettuata dallo psicoterapeuta che sta seguendo Angelo da febbraio. Ed è stata messa agli atti del tribunale dei minori dal difensore di Gloria, l’avvocato Luciano Randazzo, che con un ricorso il 10 ottobre ha chiesto la revoca della sospensione della potestà materna sottolineando come la decisione del tribunale sia stata presa esclusivamente sulla base delle «argomentazioni degli assistenti sociali», non «supportate da una adeguata valutazione scientifica» né da «una consulenza tecnica d’ufficio».

Angelo (nome di fantasia) ha 9 anni e soffre di iperattività (foto di repertorio).

LA VALUTAZIONE DELLO PSICOTERAPEUTA SMENTISCE LE ASSISTENTI SOCIALI

Le valutazioni delle assistenti sociali, tra l’altro, sono diametralmente opposte a quelle dello psicoterapeuta di Angelo che nella sua relazione ricorda come il bambino non solo soffra del disturbo di deficit di attenzione e iperattività (Adhd) e di epilessia, ma potrebbe essere affetto anche da sindrome di Tourette (gli esami sono ancora in corso). Nonostante questi disturbi, la relazione dello specialista conferma che il piccolo non appare mai turbato dalla presenza del medico e si «mostra sempre disponibile al dialogo», ma anche che «le emozioni di Angelo, al di fuori del contesto familiare, sembrano essere dominate da sentimenti di turbamento, vergogna, spavento poiché si sente indifeso». «In una situazione come quella descritta», è la conclusione dello psicoterapeuta, «è facile capire come la separazione fisica dal genitore, le modificazioni reali che vengono apportate alla sua vita quotidiana sono condizioni che Angelo può non comprendere né accettare con facilità e alle quali potrebbe reagire con l’acuirsi dei suoi disturbi». Per questo viene sottolineata la necessità che il bambino stia con la madre «al fine di evitare e scongiurare un drastico e repentino peggioramento dal punto di vista psicologico e clinico». 

IL GIUDICE CONDANNATO PER ABUSI EDILIZI

Lettera43 ha cercato di parlare con le assistenti sociali, ma hanno chiuso il telefono bruscamente. Abbiamo mandato una pec urgente alla dirigente socio educativa di Roma Capitale che, dopo alcuni giorni, ha risposto vietando di contattare le interessate. Nel frattempo il tribunale dei minori con una missiva ha invitato tutte le parti, non solo di questa vicenda, a non rilasciare dichiarazioni alla stampa.

Il Csm l’ha sanzionata in considerazione «della gravità del fatto di aver mancato ai suoi doveri di correttezza»

A peggiorare questa vicenda, già kafkiana, si aggiunge un fatto che, anche se ha poco a che fare con la storia di Gloria e Angelo, incrina il rapporto di fiducia della madre con la giustizia italiana. Una delle giudici che hanno deciso l’allontanamento di Angelo dalla mamma, infatti, è stata condannata dalla Cassazione a otto mesi di reclusione, pena sospesa, per abusi edilizi oltre al pagamento di 4 mila euro al ministero della Giustizia. Il Csm l’ha sanzionata in considerazione «della gravità del fatto di aver mancato ai suoi doveri di correttezza, ponendo in essere comportamenti idonei a renderla immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere il magistrato e a lederne l’immagine».

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La sentenza della Cassazione su Mafia Capitale

La pronuncia dei giudici è attesa nel pomeriggio del 22 ottobre. La procura generale ha chiesto di confermare le pene inflitte in Appello.

È attesa per il pomeriggio del 22 ottobre la sentenza della Cassazione sul processo Mafia Capitale. Al vaglio la posizione di 32 imputati, di cui 17 condannati a vario titolo in Appello per mafia o per concorso esterno in associazione mafiosa. La procura generale ha chiesto ai giudici supremi di confermare le pene.

In primo grado l’aggravante mafiosa non era stata riconosciuta, ma in secondo grado quella sentenza è stata ribaltata: Salvatore Buzzi è stato condannato a 18 anni e quattro mesi, Massimo Carminati a 14 anni e mezzo.

Nel corso della sua requisitoria, il procuratore generale Giuseppe Birritteri ha detto che «le caratteristiche del 416 bis ci sono tutte», sottolineando come «anche i corrotti abbiano partecipato all’associazione sorretti dall’interesse di perpetuare il potere mafioso».

L’unico annullamento con rinvio è stato chiesto per Roberto Lacopo, titolare del benzinaio di Corso Francia dove Carminati teneva la sue riunioni. Lacopo è stato condannato a 8 anni, ma per il procuratore non è dimostrato che fosse consapevole delle «mire espansionistiche» dell’ex terrorista dei Nar.

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Cosa sappiamo sulla diciottenne trovata impiccata a Roma

La ragazza è scappata di casa la sera dell'11 settembre ed è stata ritrovata appesa a un gioco per bambini nel parco Galla Placidia. Aveva le mani legate. Sembra che soffrisse di depressione.

Una ragazza di 18 anni, scomparsa la sera dell’11 settembre da casa, è stata trovata impiccata a un gioco per bambini nel parco Galla Placidia a Roma. Aveva le mani legate con delle fascette. Sul posto la polizia che indaga sulla vicenda. Al momento si propenderebbe per un suicidio. Sembra che la ragazza avesse problemi di depressione. A denunciare la scomparsa erano stati i genitori.

I GENITORI AVEVANO DENUNCIATO LA SCOMPARSA

A dare l’allarme, intorno alle 6.45, è stato il custode del parco. La ragazza si era allontanata da casa poco dopo le 21 e in nottata i genitori ne hanno denunciato la scomparsa. Dalle prime informazioni sembra che già in passato abbia tentato di togliersi la vita.

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Crolli alle scale mobili della Metro di Roma: quattro misure cautelari

Due dipendenti di Metro Roma e due di Atac accusati di frode nelle pubbliche forniture e lesioni personali colpose aggravate.

La polizia, coordinata dalla procura della Repubblica di Roma, sta eseguendo un’ordinanza di misura cautelare interdittiva nei confronti di quattro persone, due dipendenti di Metro Roma e due di Atac, in merito ai guasti sulle scale mobili delle stazioni metro di Roma, Repubblica e Barberini. I reati contestati sono quelli frode nelle pubbliche forniture e lesioni personali colpose aggravate.

SCOPERTE LE CAUSE DEI GUASTI DI DUE INCIDENTI

L’operazione, in corso da questa mattina ad opera della Squadra Mobile e degli agenti del commissariato Viminale, ha fatto luce sulle cause che portarono all’incidente del 23 ottobre dello scorso anno, quando alcuni tifosi del Cska Mosca furono coinvolti nel cedimento delle scale mobili alla stazione Repubblica. Alcuni di loro restarono anche feriti. Le indagini hanno permesso anche di risalire alle cause del guasto, sempre alle scale mobili, ma questa volta della fermata Barberini del 21 marzo.

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Roma – Che fine hanno fatto i 15 nuovi bus #Atac? (iltrenoromalido)

iltrenoromalido scrive nella categoria Roma che: Previsti in servizio entro la fine di aprile, poi ad inizio giugno ed infine per i primi di settembre. Ma siamo già a metà del mese e, dopo quasi 5, gli autobus giacciono ancora senza targa all'inter
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Che fine hanno fatto i 15 nuovi bus #Atac?

Roma – Facciamo qualche paragone: il trasporto pubblico a Budapest (iltrenoromalido)

iltrenoromalido scrive nella categoria Roma che: Prosegue il giro nel trasporto pubblico di altre realtà, oggi grazie a Christian andiamo a Budapest e vediamo come funzionano i biglietti (ed i relativi controlli), dall'Aeroporto e non è un dato ogg
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Facciamo qualche paragone: il trasporto pubblico a Budapest

Roma – I GPS di #Atac e gli autobus fantasma… (iltrenoromalido)

iltrenoromalido scrive nella categoria Roma che: Il GPS (Global Position System) è il sistema di posizionamento di cui ormai moltissimi dispositivi, tra cui i nostri smartphone sono dotati. Questo sistema ci consente di sapere, con margini d\'error
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I GPS di #Atac e gli autobus fantasma...

Roma – Nuove verità su Emanuela Orlandi. Pagamentio del vaticano fino al 1997 (evyna)

Dal sito www.laragnatelanews.it, evyna scrive nella categoria Roma che: Un documento shock riaprirebbe il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi. Non si sa più nulla di lei dal 1983 per un presunto rapimento di cui non si conosce verità. Secondo quanto afferma il gior
SI parla anche di Roma
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Nuove verità su Emanuela Orlandi. Pagamentio del vaticano fino al 1997