Coronavirus: tre lezioni per la Giornata internazionale dei Rom

di Zeljko Jovanovic* L’8 aprile, di solito celebriamo la Giornata Internazionale dei Rom in luoghi pubblici. Quest’anno, a causa della..

di Zeljko Jovanovic*

L’8 aprile, di solito celebriamo la Giornata Internazionale dei Rom in luoghi pubblici.

Quest’anno, a causa della pandemia da coronavirus, lo stiamo facendo online dalle nostre case, rispettando coloro che sono morti e temendo le conseguenze della crisi sanitaria per il nostro futuro.

Il coronavirus è con noi da pochi mesi, ma ha già fornito tre importanti lezioni che possono darci speranza.

LEZIONE 1: LA SITUAZIONE DEI ROM NON PUÒ ESSERE SEPARATA DA QUELLA DEL PAESE

Abbiamo detto molte volte che se avessimo un lavoro, le economie dei nostri Paesi ne trarrebbero beneficio; se avessimo protezione anche dall’estrema destra la nostra democrazia sarebbe protetta. I governi tuttavia hanno da sempre ignorato queste verità tuttavia costringendoci ad una povertà sempre più profonda e radicata. Ora, di fronte al virus, siamo tra quelli a maggior rischio di infezione e morte. I rom rappresentano la fascia più giovane della maggioranza della popolazione, ma hanno anche una salute molto più debole. Le famiglie Rom hanno molto meno denaro per comprare mascherine, medicine e cibo e sono in condizione da non permettersi la distanza fisica richiesta. 

La maggior parte delle comunità Rom sono prive di acqua e fognature e si trovano molto lontano dai centri sanitari

Molti dei Rom che percepivano un reddito prima della crisi – venditori ambulanti, musicisti, operai, coloro che raccolgono riciclabili – sono stati tra i primi anche a perderlo. La maggior parte delle comunità Rom sono prive di acqua e fognature e si trovano molto lontano dai centri sanitari. Il virus si diffonde rapidamente e non ha alcun pregiudizio. Pertanto, queste condizioni non solo aumentano il pericolo del coronavirus per i Rom ma anche per l’intero Paese. Il coronavirus conferma che i nostri governi non possono migliorare la situazione per tutti senza prima migliorare le condizioni in cui vivono i Rom.

LEZIONE 2: IL RAZZISMO PUÒ ESSERE SUPERATO CON L’AIUTO DEI GOVERNI

Gli stereotipi nei confronti dei Rom visti come esseri pigri e sporchi, come ladri e parassiti “inabili” sono scomparsi nel momento in cui dottori e infermieri Rom professionisti curano i pazienti negli ospedali. Proprio come il pregiudizio non è un ostacolo quando i soldati Rom vengono chiamati a difendere i loro Paesi in guerra. Scompaiono come ostacolo quando sono i Rom a difendere i loro paesi dal virus. Quando i nostri Paesi hanno bisogno di noi, i rom sono pronti a proteggerli.

LEZIONI 3: LA NOSTRA CAPACITÀ DI AUTODETERMINAZIONE SONO MATURATE

Senza aspettare altri, i movimenti e gli attivisti Rom sono stati i primi a sostenere le nostre comunità: il movimento Kethane in Italia e Camelamos Naquerar in Spagna ― i Paesi europei in cui il virus ha colpito più duramente ― Aresel in Romania, Avaja nella Macedonia settentrionale e la Conferenza permanente dei rom in Bulgaria, solo per citarne alcuni. Loro e molti altri si sono organizzati rapidamente per fornire cibo, medicine, acqua e informazioni alle loro comunità e per parlare di ciò che i governi devono fare diversamente. La diaspora Rom nell’Europa occidentale si è anche mobilitata per aiutare i suoi fratelli e sorelle in Bulgaria, Macedonia settentrionale e altri Paesi. Non abbiamo mai visto una mobilitazione così rapida, diffusa e transnazionale.

LA SOLIDARIETÁ COME STRUMENTO DI CRESCITA

Queste tre lezioni saranno cruciali una volta trovato un trattamento e una volta che la crisi del coronavirus sarà terminata. Ma le sue conseguenze negative sul nostro lavoro, sull’educazione dei nostri figli e sulle condizioni in cui viviamo rimarranno con noi. Il trattamento, la cura di questi problemi richiederà molto più tempo e sappiamo che i Rom torneranno ad essere etichettati come i peggiori. I nostri paesi ci ignoreranno di nuovo? I nostri governi saranno lì quando ne avremo bisogno, come lo eravamo noi quando avevano bisogno loro? Non spetta ai rom rispondere a queste domande; dipende dai nostri Paesi, dai nostri governi e dall’Unione europea. Spetta a noi, tuttavia, rispondere alla seguente domanda: se abbiamo potuto organizzarci meglio che mai in risposta a questa crisi, non potremmo continuare su quest’onda, ampliando, per proteggere i nostri interessi dopo la crisi?

La nostra campagna si baserà sulla nostra resilienza ed aumenterà l’autodeterminazione dei rom

Una cultura di resilienza nelle situazioni più avverse e la creatività per trasformare troppo poco in abbastanza sono sempre stati i nostri capisaldi. Tuttavia, nelle ultime settimane, abbiamo assistito alla solidarietà, alla cura delle persone più vulnerabili e all’auto-organizzazione collettiva che cresce tra le nostre comunità. Questi valori saranno cruciali per superare le crisi che ci attendono. Basandoci su questi valori, il RIO -l’Ufficio Iniziative Rom- insieme alla nostra rete di movimenti nazionali e alle nostre più grandi organizzazioni rom (il Fondo per l’educazione ai rom (REF), l’Iniziativa per lo sviluppo dell’imprenditorialità rom (REDI e l’Istituto europeo per le arti e Cultura (ERIAC) ) sta iniziando oggi una campagna unita per rispondere sia alla crisi del coronavirus che alle sue conseguenze economiche e politiche. La nostra campagna si baserà sulla nostra resilienza ed aumenterà l’autodeterminazione dei rom. Quello era lo spirito del primo Congresso mondiale dei Rom nel 1971. Questo è lo spirito della nostra leadership per il 21 ° secolo. Upre Romalen!

*direttore dell’Ufficio Iniziative Rom, Open Society Foundations

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