Perché Rocco Casalino è intoccabile

Nonostante le accuse di Pd e Italia viva e la crescente diffidenza nel M5s, il portavoce del presidente del Consiglio non è in discussione. Merito di Conte che di fatto lo ha blindato. E del suo controllo a distanza sulla comunicazione pentastellata al Senato e alla Camera.

Nessuno tocchi Rocco Casalino. Anche dopo il pasticcio della fuga di notizie circa i contenuti della bozza del decreto sull’estensione della zona rossa che ha scatenato il panico e la fuga verso il Sud Italia, la linea di Palazzo Chigi non cambia: il portavoce del presidente del Consiglio non è in discussione. 

Anche perché sul caso specifico, persino i detrattori del grillino sono meno duri del solito, sollevandolo da ogni responsabilità o avanzando l’ipotesi di un concorso di colpa con le Regioni.

CASALINO GODE DELLA FIDUCIA INCONDIZIONATA DI CONTE

Certo, nella maggioranza e nello stesso Movimento 5 stelle si sono ingrossate le fila di chi, per usare un eufemismo, non ama il suo modo di lavorare. Ma l’ipotesi di sostituirlo o di ridimensionarne il ruolo non è all’ordine del giorno: il rapporto con Giuseppe Conte è solido.

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Sulla comunicazione, e non solo, il presidente del Consiglio si fida ciecamente di Casalino. Sfidando critiche, polemiche e ignorando, puntualmente, le richieste di dimissioni.

GLI ATTACCHI DI ITALIA VIVA E PD

L’ex gieffino, diventato potente consigliere di Conte, è finito sotto pressione in più di qualche occasione dall’inizio della legislatura. Ma nelle ultime settimane, di fronte all’emergenza coronavirus, gli attacchi si sono moltiplicati. Un esempio? La decisione del governo di chiudere le scuole prima annunciata poi smentita dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e infine ufficializzata dopo qualche ora in conferenza stampa. Conte ha derubricato la vicenda come «un’improvvida fuga di notizie», ma Partito democratico e Italia viva hanno individuato in Casalino il responsabile del «capolavoro di dilettantismo», come la ha definito un parlamentare in quelle ore concitate.

LA PREOCCUPAZIONE DEL M5S

«Il comportamento di Casalino è quello che è», spiega a Lettera43.it un esponente della maggioranza. «È molto attento alla sua persona e poco incline all’ascolto. Spesso va ben oltre il ruolo di consigliere della comunicazione». Non un dettaglio visto che, soprattutto nella gestione dell’emergenza coronavirus, «la comunicazione è fondamentale almeno quanto le decisioni politiche». Anche nel Movimento 5 stelle si vive con insofferenza il protagonismo dell’uomo forte della comunicazione del governo. «Ormai coltiva le sue ambizioni personali», si osserva in ambienti pentastellati, «le sorti del Movimento gli interessano ben poco». Una critica che Casalino condivide con Conte: non è infatti un mistero che alcuni 5 stelle guardino con diffidenza anche la crescente autonomia che si è conquistato il premier.

Giuseppe Conte e Rocco Casalino (Ansa).

IL CONTROLLO SULLA COMUNICAZIONE DI CAMERA E SENATO

La progressiva presa di distanza di Casalino dai vertici del M5s è evidenziata dalla mancata frequentazione degli uffici dei gruppi parlamentari. «Effettivamente non si vede mai da queste parti», confermano fonti interne. Eppure dietro l’allontanamento c’è un aspetto da considerare: a capo della comunicazione M5s alla Camera c’è Fabio Urgese, un suo fedelissimo, e al Senato è in sella Ilaria Loquenzi, con cui Casalino ha collaborato fin dalla scorsa legislatura. I posti chiave sono quindi occupati da figure tutt’altro che ostili: Casalino ha così la possibilità di esercitare una forma di controllo a distanza.

PER ANZALDI (IV) LO STAFF DEVE ESSERE RINFORZATO

Che nemmeno il caos sul decreto abbia scalfito il potere di Casalino è dimostrato dal fatto che pure il renziano Michele Anzaldi, da sempre critico con il portavoce di Conte (che in passato ha adombrato una possibile querela contro di lui), è meno severo del solito. «Le colpe sono condivise in questo caso», dice il parlamentare a Lettera43.it. «È stato come portare un piano segreto in una palestra affollata». E sulle possibili correzioni di rotta in termini di comunicazione, Anzaldi osserva: «La squadra era insufficiente già da prima, ora in una situazione delicata è fondamentale integrare l’organico dello staff. L’Italia è finita al centro del mondo. Ecco, non vorrei difendere Casalino, ma a un certo punto dovrà riposare pure lui qualche ora…». Il punto, anche in questo caso, è che spetta a Conte decidere il rafforzamento della sua squadra. Decisione che difficilmente il suo portavoce ha intenzione di avallare senza batter ciglio.

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