Non siamo tutti “Gretini”

Enrico Giovannini e Franco Prodi si confrontano sul futuro del pianeta. Dai cambiamenti climatici ai futuri modelli di sviluppo. Due visioni diverse, andate in scena a Roma InConTra


Greta c’è anche se non si vede. L’immagine della giovane e combattiva attivista svedese incombe ogni volta che si parla di ambiente e cambiamenti climatici. Molto spesso, quindi, visto che il dibattito sul destino che l’uomo sta dando al pianeta è ormai all’ordine del giorno. Eppure le ragioni delle battaglie di Greta dividono tanto la comunità scientifica quanto le istituzioni che dovrebbero sancire il tanto invocato green new deal globale.

Una plastica – o forse, visto l’argomento, sarebbe meglio dire cartacea – dimostrazione delle due visioni si è avuta sul palco di Roma InConTra, al ritorno dopo la pausa estiva, dove Enrico Cisnetto ha ospitato Enrico Giovannini, già ministro del Lavoro, ex presidente dell’Istat e ora portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, e Franco Prodi, climatologo, fisico esperto di fenomeni atmosferici, termodinamica e geofisica, e fratello (sono due gocce d’acqua, fisicamente, nella voce e nella gestualità) di Romano.

PER GIOVANNINI SERVE CAMBIARE IL MODELLO DI SVILUPPO

L’assunto di partenza non poteva che essere lo stesso: il cambiamento climatico è in atto e la temperatura globale si sta alzando con conseguenze talvolta catastrofiche in alcuni territori del globo. Le differenze, invece, emergono sulle responsabilità dell’uomo rispetto a questi mutamenti. Secondo Giovannini, infatti, bisogna testualmente piantarla – la svolta verde si vede già dall’uso dei verbi – di mettere in discussione le responsabilità umane e concentrarsi sugli impegni legati alla decarbonizzazione presi dai leader globali nell’accordo di Parigi del 2015. Quel che occorre, secondo Giovannini, è cambiare l’attuale modello di sviluppo, insostenibile dal punto di vista economico, sociale e anche ambientale, e colpevole di aver provocato la morte in Europa di oltre 500 mila persone l’anno per malattie legate all’inquinamento.

Enrico Giovannini.

I DISTINGUO DI PRODI TRA CAMBIAMENTO CLIMATICO E SURRISCALDAMENTO GLOBALE

Di diverso avviso è il professor Prodi che, da accademico puro, esordisce con la fondamentale differenza tra cambiamento climatico, che c’è sempre stato e dipende da complicati fattori astrofisici che coinvolgono i pianeti, il Sole e la loro distanza, e surriscaldamento globale, che vede la Terra accrescere la temperatura di 0,7 gradi centigradi all’anno anche a causa di un effetto antropico, che però non è affatto determinante, specie ai livelli (il 95%) sostenuti dall’Ipcc, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico.

Franco Prodi.

Da un lato la scienza, che come spiega Prodi ha necessità di verità dimostrabili, che a volte richiedono anni e anni di studi e analisi, e dall’altra la costatazione più “politica” di Giovannini, per cui il mondo di oggi, pure essendo quello che ha raggiunto i livelli massimi in termini di benessere, occupazione e salute nella storia dell’uomo, rischia di non essere sostenibile per il futuro. A conferma di questa tesi, l’ex presidente dell’Istat cita persino Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, che insieme ai suoi colleghi di tutte le banche centrali internazionali ha chiaramente sostenuto che i danni da cambiamento climatico hanno proporzioni tali per cui il sistema finanziario globale è a rischio. Un’altra conferma, secondo Giovannini, che il modo di pensare del «turbocapitalismo», dominante negli ultimi 40 anni, abbia fallito.

Da sinistra: Enrico Giovannini, Enrico Cisnetto e Franco Prodi durante il dibattito a Roma Incontra.

IL PROBLEMA DELLA SOSTENIBILITÁ È CONDIVISO, LE SOLUZIONI NO

Ma se è pressoché condiviso che si debba virare verso un modello a più alto indice di sostenibilità, non è ancora chiaro con quale scelte concrete perseguirlo. Certamente non inseguendo i falsi catastrofismi giovanili, come li chiama il professor Prodi, riferendosi esplicitamente alle tante manifestazioni mondiali nate dall’attivismo della giovane Greta. Bisogna ripartire da zero, ristabilendo nuovi parametri per definire la povertà, imparando a rispettare l’ambiente attraverso una profonda consapevolezza del ruolo dell’uomo sulla Terra e compiendo scelte a lungo respiro, che guardino ai prossimi decenni e non alle prossime elezioni. E in quel momento non si può proprio far a meno di notare la gestualità di famiglia, gli occhi sorridenti e semichiusi, la voce ferma e pacata. Un déjà-vu politico, utile a rasserenare il clima. Greta ci perdonerà.

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L’irruzione dei black bloc alla marcia per il clima di Parigi

Nel corteo dei movimenti ecologisti si sono infiltrati 1.000 individui ritenuti a rischio. Vetrine dei negozi spaccate, banche danneggiate, cassonetti incendiati e lancio di lacrimogeni da parte della polizia. Così la situazione è degenerata.

C’è del marcio alla marcia per il clima. A Parigi nel pomeriggio del 21 settembre l’aria si è surriscaldata, ma non per il global warming: colpa dei black bloc che si sono infiltrati nel corteo pacifico partito alle 14 dal giardino del Luxembourg. La polizia francese ha denunciato violenze commesse da questi individui e – su Twitter – ha invitato i manifestanti a «emarginarli». Facendo uso di lacrimogeni, le forze dell’ordine hanno respinto il tentativo degli elementi violenti – uno dei quali è stato fotografato e la foto postata su Twitter – di unirsi alle persone in marcia.

GREENPEACE HA LASCIATO PER TIMORE DI VIOLENZE

La situazione è presto degenerata a causa degli scontri. Lungo il percorso, nel quartiere latino, sono state danneggiate banche, agenzie di assicurazione e immobiliari. Visibili incendi a boulevard Saint-Michel. Di fronte al clima di tensione, i movimenti ecologisti di Greenpeace e Youth For Climate hanno invitato i loro sostenitori ad abbandonare la manifestazione.

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Black bloc in azione a Parigi.

LANCIO DI MONOPATTINI CONTRO LE VETRINE

La prefettura ha riferito che si tratta di un migliaio di «individui a rischio, ultragauche e ultragialli» che si sono mescolati alle altre persone. I black bloc hanno lanciato contro i negozi alcuni monopattini elettrici a noleggio, presi in strada.

A VOLTO COPERTO SFIDANDO LA POLIZIA

All’arrivo nei pressi di place d’Italie poi si sono moltiplicate le violenze e gli incendi di cassonetti. La polizia ha risposto ancora con il lancio di lacrimogeni. I black bloc, con il volto coperto, hanno risposto erigendo barricate con materiale da cantiere. Forze dell’ordine e individui violenti a margine della manifestazione hanno continuato a fronteggiarsi.

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