Luciano Violante sui veri problemi della giustizia italiana

La separazione delle carriere? Inutile. Così come il sorteggio dei membri togati del Csm. L'ex magistrato elenca le priorità da affrontare per riformare il sistema.

«Vedo posizioni troppo ideologiche: più che di massimi sistemi ci sarebbe bisogno di una conoscenza approfondita del modo in cui funzionano i tribunali. E a volte non c’è». Luciano Violante, ex magistrato protagonista da quasi 40 anni della vita politica italiana (in parlamento dal 1979 al 2008, presidente della commissione Antimafia dal ’92 al ’94, presidente della Camera dal ’96 al 2001) richiama a una maggiore concretezza nel dibattito che accompagna da settimane la proposta di riforma della giustizia. «Finché si parla solo di norme», dice a Lettera43.it, «è difficile affrontare i problemi della giustizia italiana».

Luciano Violante, ex magistrato, è stato presidente della Camera dal 1996 al 2001.

DOMANDA. Partiamo dalla lunghezza dei processi. Che la situazione sia insostenibile è noto, ma come intervenire?
RISPOSTA. Scoprendo per esempio cosa determina questa lentezza e dove si manifesti. Anni fa cercai di capire per quale motivo un tribunale del lavoro, di cui non farò il nome, smaltiva processi a ritmo di lumaca. Mi spiegarono che il presidente di una sezione, per far vedere che lavorava di più, anziché accorpare le cause seriali (quelle che riguardano più dipendenti di una stessa azienda ndr) le svolgeva una a una come fossero processi distinti e questo abbassava la media di tutto il tribunale. La verità è che in giro per l’Italia ci sono situazioni molto diverse.

Finché si parla solo di norme, è difficile affrontare i problemi della giustizia italiana

Esistono strumenti per realizzare questa mappa in modo efficace e sintetico?
Ogni anno i procuratori generali delle corti di appello devono inviare al procuratore generale della Cassazione un rapporto sulle modalità di esercizio dell’azione penale nel distretto. Ne ho parlato pochi mesi fa in un’audizione parlamentare. Mi è sembrato che non tutti ne fossero al corrente. Suggerirei di partire da lì. Si scoprirebbe che in tanti piccoli tribunali le cose funzionano meglio che nelle grandi città e che questo peggiora il risultato medio dell’Italia.

Davanti a storie come questa e all’ultimo scandalo che ha travolto il Csm, è difficile dare tutte le colpe ai politici e presentare i magistrati come un modello di virtù, come fa spesso il suo ex collega Piercamillo Davigo…
Ho stima di Davigo, ma mi pare che in tali casi si erga a paladino della corporazione. Non condivido certi atteggiamenti aggressivi.

La proposta di elezione per sorteggio dei membri del Csm avanzata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede le sembra un passo nella direzione giusta?
No, è un’idea di cui proprio non riesco a vedere i vantaggi. Lo scandalo scoppiato l’estate scorsa ci ha mostrato i capi delle correnti che tenevano incontri notturni fra loro e con esponenti politici per promuovere non il procuratore considerato più capace, ma quello che dava più garanzie a loro, non ai cittadini. Una cosa gravissima. Ma se pure quei magistrati fossero stati sorteggiati anziché eletti, avrebbero sempre fatto riferimento ciascuno alla propria corrente e quindi non sarebbe cambiato nulla.

Questo significa che per risolvere certi intrecci indebiti ci vuole l’abolizione delle correnti?
Aboliamo la libertà di associazione? No, i problemi nascono quando c’è un uso clientelare del ruolo dei capi delle correnti. Ma è un rischio che si può attenuare di molto.

Ho stima di Davigo, ma mi pare che certe volte si erga a paladino della corporazione. Non condivido certi atteggiamenti aggressivi

Davvero?
Un esempio: nel Csm esistono posizioni rilevanti e molto appetite come quelle dei segretari e dei componenti dei servizi studi cui oggi si accede in base a criteri di equilibrio fra le correnti. Sarebbe invece importante assegnare quelle responsabilità per concorso, come avviene per i funzionari parlamentari.

E perché non si fa?
Tempo fa la maggioranza del Csm, replicando a un suo autorevole componente, il dottor Nello Nappi, sostenne che questo non era possibile, perché la relativa legge era stata abrogata. Ma non è così. Sarebbe ora di mettere in pratica quella norma o, se ci soni dubbi di riapprovarla.

Resto contrario alla separazione delle carriere. Avrebbe un impatto quasi irrilevante visto che magistrati che passano da una parte all’altra ormai non ce ne sono quasi più

Nei giorni successivi allo scandalo del Csm il suo partito, il Pd, si è mostrato disponibile alla separazione delle carriere, dopo aver sostenuto per decenni la posizione contraria. È una linea che condivide?
Per quel che riguarda il Pd deve chiedere ai responsabili del partito. Personalmente resto contrario alla separazione delle carriere, che tra l’altro avrebbe un impatto quasi irrilevante, visto che magistrati che passano da una parte all’altra ormai non ce ne sono quasi più. Del resto in Italia i processi si concludono al 40% con un’assoluzione, segno che le difese non sono penalizzate e i giudici non si fanno condizionare dai procuratori.

Non esiste un problema di tutela dei diritti del cittadino di fronte all’azione della magistratura?
Ci sono leggi fondate sul sospetto. Pensi alla confisca dei beni per imputazioni che non hanno nulla a che fare con la mafia. Non mi stupirei se per questo tipo di confisca arrivasse una sanzione all’Italia da parte della Corte di giustizia europea.

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Bonafede: «Non si faccia melina sulla riforma della giustizia»

Il Guardasigilli ha detto che il progetti per ridisegnare procedimenti penali e Csm partiranno dai due rami del parlamento. E che presto avvierà un confronto con tutte le forze politiche, da Leu a Italia viva.

Matteo Salvini ha fatto saltare il governo anche per fermare la riforma sulla giustizia. Ne è convinto il Guardasigilli Alfonso Bonafede in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, dove ha parlato dei tempi del provvedimento e del confronto con gli alleati dem su temi come la prescrizione. «Partiamo da posizioni differenti», ma quelle sulla prescrizione «sono norme già approvate, che entreranno in vigore a gennaio».

Con il Pd c’è stata piena intesa «sul varare una legge delega per una riforma che dimezzerà i tempi dei processi penali e civili». Bonafede ha mostrato di non accettare che «qualcuno possa fare melina sulla riforma per poi magari dire a dicembre che esiste un nodo sulla prescrizione». La riforma potrebbe essere spacchettata in due leggi delega «per permettere al parlamento di valutare tutto nel modo giusto. La riforma penale e del Csm e quella civile partirebbero in contemporanea in due rami differenti del parlamento. Ma la priorità sarà approvare entro il 31 dicembre la riforma penale».

ALLA RICERCA DI UNA CONVERGENZA TRA LE FORZE POLITICHE

I primi effetti processuali della riforma sulla prescrizione ci saranno «non prima di quattro anni», ha però avvisato il ministro. Si vuole «eliminare un’isola di impunità, innanzitutto per i colletti bianchi», un passo doveroso «nei confronti di persone come i familiari delle vittime della strage di Viareggio». Bonafede ha detto di voler incontrare «gli addetti ai lavori e tutte le forze di governo, prima che la riforma della giustizia arrivi in aula», da Pietro Grasso di LeU a Matteo Renzi.

SUL TAVOLO ANCHE LA RIFORMA DELLE INTERCETTAZIONI

Commentando le critiche del vicepresidente del Csm David Ermini, a norme come quella per il sorteggio dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, il Ministro ha ricordato che «la riforma del Consiglio non è contro i magistrati, bensì contro le degenerazioni del correntismo». Comunque è uno dei temi che si valuterà con gli alleati di governo, come anche la riforma delle intercettazioni e decidere gli strumenti per colpire i grandi evasori. In merito alle critiche di Renzi per le accuse a Berlusconi, Bonafede ha ricordato che «la politica deve rispettare la magistratura, a maggior ragione quando si tratta di magistrati che indagano su mafia e terrorismo, mettendo a rischio la propria vita per servire lo Stato».

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Prescrizione e riforma del Csm: i temi del vertice sulla giustizia

Il governo giallorosso alle prese con la riforma della giustizia. Durante il vertice a Palazzo Chigi del 27 settembre, il..

Il governo giallorosso alle prese con la riforma della giustizia. Durante il vertice a Palazzo Chigi del 27 settembre, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il vicesegretario dem Andrea Orlando e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis hanno discusso di legge sulla prescrizione – la cui modifica non è in discussione, ha ricordato il guardasigilli – di durata dei processi e di riforma del Csm.

L’OBIETTIVO È APPROVARE LA RIFORMA ENTRO IL 2019

«L’obiettivo è quello di approvare la riforma entro il 31 dicembre e di questo sono molto orgoglioso», ha commentato Bonafede, «quando si lavora nell’interesse dei cittadini si trova sempre una piattaforma comune, che chiaramente deve essere discussa con i parlamentari». Per la riforma del Csm, ha aggiunto, occorre «spezzare i legami tra politica e magistratura e combatterli» per estirpare tutte le degenerazioni correntizie. Detto questo, l’unico punto di divergenza, che però «dovrà essere approfondito», ha sottolineato il pentastellato, è il «sorteggio per il Csm», cioè la modifica del metodo di elezione dei membri togati.

POSIZIONI DISTANTI SULLA PRESCRIZIONE

Più cauto il sottosegretario Giorgis: «Durante l’incontro sono emerse anche questioni che dovranno essere ulteriormente approfondite e che hanno visto il Pd su posizioni diverse, come per esempio il tema della prescrizione in assenza di una certezza dei tempi del processo», ha sottolineato. «Confidiamo, tuttavia, di risolvere in maniera condivisa questo tema insieme a tutti gli altri, attraverso un confronto serrato». Tra le priorità del governo c’è anche «l’esigenza di predisporre una serie di riforme del processo civile e del processo penale per rendere i riti più veloci ed efficienti e, dunque, meglio capaci di garantire i diritti dei cittadini e delle imprese, per assicurare quelle condizioni di certezza del diritto che contribuiscono alla crescita economica e allo sviluppo del Paese».

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