Prescrizione, Renzi sfida Pd e M5s sui numeri

Il leader di Italia viva ribadisce il no al Lodo Conte bis. E anche se assicura di non voler fare cadere il governo, in Aula è pronto a votare la proposta del forzista Costa per cancellare la riforma Bonafede.

«Se ci vogliono buttar fuori lo dicano, se ci dicono: “O cambiate idea o vi buttiamo fuori”, noi non cambiamo idea». Matteo Renzi ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital, ribadisce il suo no al Lodo Conte bis, e finianamente sfida l’esecutivo giallorosso e gli alleati di governo sulla riforma della prescrizione.

Il compromesso raggiunto nella serata di giovedì tra M5s, Pd e LeU – Il blocco della prescrizione scatterà in via definitiva non più dopo il primo grado ma solo dopo una condanna in appello – continua a non convincere Italia viva.

«Noi non vogliamo lasciare le postazioni, se poi il presidente del Consiglio vuole lo dica», insiste il senatore di Rignano assicurando che la sua intenzione non è quella di fare cadere il governo, ma «sulla giustizia noi non ci stiamo». Perché «Bonafede ha una visione giustizialista che io non condivido, è quello che se arriva Battisti in Italia fa il video», e «confonde il dolo e la colpa».

«L’ACCORDO A TRE NON HA LA MAGGIORANZA IN PARLAMENTO»

L’ultima parola, ricorda Renzi, l’avranno i numeri: «A mio avviso questo accordo a tre non ha la maggioranza in parlamento. Io non ho problemi, se trovano qualcuno che gli vota sta roba io sono contento per loro, un po’ meno per il Paese, ma noi non la votiamo». E, ancora: «Non capisco perché il Pd, che i numeri, dopo i risultati in Emilia-Romagna non usi l’occasione per dettare l’agenda».

RENZIANI FERMI SULL’EMENDAMENTO ANNIBALI

Già nella serata del 6 febbraio i renziani erano stati chiari: hanno blindato l‘emendamento Annibali che prevede il rinvio della riforma di un anno al decreto Milleproroghe, minacciando addirittura una mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli. Non solo: Iv senza mezzi termini ha accusato il Pd di aver abbracciato il «populismo M5s». I dem non ci stanno. Così facendo i renziani, sostengono, rischiano di fare cadere il governo, «fingendo di ignorare che, come dice Andrea Orlando, «Bonafede ha rinunciato all’80% delle sue pretese iniziali».

ITALIA VIVA PRONTA A VOTARE LA PROPOSTA DEL FORZISTA COSTA

Intanto il premier Giuseppe Conte ha annunciato per lunedì un Cdm straordinario per approvare la riforma del processo penale. I renziani dal canto loro hanno annunciato che il 24 febbraio alla Camera diranno sì alla proposta di legge del forzista Enrico Costa per cancellare la legge del ministro della Giustizia M5s. Se anche in questo caso fosse battuto, Renzi presenterebbe la stessa proposta in Senato: «Lì Bonafede non ha i numeri anche col sostegno del Pd, se non lo convincerà la politica, ci penserà la matematica», ha attaccato Iv.

L’AZZURRO: «BONAFEDE HA PIEGATO IL PD»

«Non c’è lodo che tenga. Resta il fine processo mai», sottolinea Costa in una nota. «Bonafede ha piegato il Pd. Tutto il resto sono sterili giochi di parole. I dem avevano giudicato la riforma Bonafede illiberale e incostituzionale, l’avevano respinta, avevano chiesto che non entrasse in vigore, avevano presentato una proposta di legge che la sopprimeva: oggi la sdoganano sperando che nessuno se ne accorga. Ci vediamo alla Camera il 24 febbraio».

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Cosa c’è nella bozza di riforma del processo penale

Stop alla prescrizione per i condannati in primo grado. Mentre in caso di impugnazione della sentenza di proscioglimento, è prevista una sospensione al massimo di due anni. Le misure.

È composta da 35 articoli, con norme che vanno dalla prescrizione alla riorganizzazione del Csm, la bozza di legge delega per la riforma del processo penale. sul tavolo del vertice di maggioranza a Palazzo Chigi.

L’articolo 1 delega il governo ad attuare i decreti legislativi necessari «per l’efficienza del processo penale, per la riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario e della disciplina su eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati nonché disposizioni sulla costituzione e funzionamento del Csm».

Per quanto riguarda invece la prescrizione, è previsto uno stop per i condannati in primo grado. Il calcolo riprende qualora la sentenza d’appello stabilisca il proscioglimento dell’imputato. In caso di impugnazione della sentenza di prosciglimento, invece, è prevista una sospensione «per un tempo non superiore a due anni».

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Alla ricerca di un compromesso su giustizia e prescrizione

Nuovo vertice di maggioranza per trovare la quadra sulla riforma Bonafede.

Nuovo tentativo di trovare una formula sulla giustizia capace di mettere insieme tutti i pezzi della maggioranza, in particolare sulla prescrizione. L’appuntamento è per le 17 del 21 gennaio con un nuovo vertice tra i partiti che sostengono il governo Conte II: alla riunione oltre al premier Giuseppe Conte e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, parteciperanno le delegazioni di maggioranza. «È una riunione che considero, confido sia risolutiva», l’auspicio di Conte secondo il quale «L’obiettivo è accelerare i processi. Avere una giustizia giusta è l’interesse dei cittadini». La mediazione potrebbe concentrarsi sul differente «trattamento» che, ferma restando la riforma Bonafede, sarebbe riservato ad assolti e condannati in
primo grado, mantenendo il blocco definitivo per i secondi.

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Di Maio prova a ripartire dalla riforma della giustizia

Il leader del M5s incalza il Pd sulla prescrizione: «Possiamo fare questo passo insieme». Ma la trattativa non è ancora finita. All'orizzonte ci sono le Regionali: in Calabria potrebbe tornare in campo Callipo, in Emilia-Romagna liste in alto mare.

Luigi Di Maio prova a riscrivere la sua agenda di capo politico del M5s dopo il faccia a faccia con Beppe Grillo. Il garante pentastellato ha chiesto un forte rilancio della maggioranza sull’azione del governo. E così Di Maio, in piena crisi di leadership, mentre da una parte fa partire il difficile confronto sul territorio per le elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria, dall’altra mette sul tavolo i desiderata del Movimento per l’esecutivo.

In cima alla lista c’è il cavallo di battaglia per eccellenza del M5s, la riforma della giustizia, a partire dalla prescrizione. Le modifiche su quest’ultimo punto sono già state approvate con la legge che ha inasprito le pene per i reati di corruzione, la cosiddetta spazzacorrotti. Previsto il blocco dei tempi dopo il primo grado di giudizio, con entrata in vigore dal primo gennaio 2020. Il Pd, tuttavia, finora si è opposto, chiedendo prima che la riforma del processo penale velocizzi la durata dei procedimenti. La trattativa tra dem, renziani e il ministro Alfonso Bonafede non è ancora finita.

«Questo governo può davvero cambiare le cose. Ma le parole non bastano, servono i fatti», ha scritto Di Maio su Facebook, lanciando un monito proprio al Pd. Ai partner di governo viene chiesto di «andare avanti, non indietro». E di non comportarsi come Matteo Salvini, visto che a battersi contro quella che viene definita una norma «di assoluto buon senso» in prima fila ci sono Lega e Forza Italia.

LEGGETE E CONDIVIDETE! SULLA PRESCRIZIONE E SU UN PAESE CHE DEVE ANDARE AVANTI (E NON INDIETRO)Vittime di disastri,…

Posted by Luigi Di Maio on Monday, November 25, 2019

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Di Maio incassa la sponda del premier Giuseppe Conte, che ha sottolineato come la riforma della giustizia non solo figuri nei punti programmatici della maggioranza, ma sia anche «fortemente voluta dal presidente del Consiglio». Ovvero da lui stesso. Il Pd, per il momento, non ha replicato ufficialmente. Ma fonti dem vicine al dossier tendono a considerare l’uscita di Conte come un segnale della volontà del premier di farsi carico di una mediazione.

IL PD STORCE IL NASO

Il Pd, com’è noto, chiede l’introduzione di limiti alla durata dei processi, una sorta di prescrizione processuale. E interpreta il post di Di Maio come una provocazione demagogica, che semplifica eccessivamente la questione mentre le parti stanno cercando di raggiungere una sintesi. Di Maio ha rilanciato anche sulla revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia («Bisogna muoversi») e sul carcere per i grandi evasori. Ma all’orizzonte ci sono le Regionali del 26 gennaio 2020.

IL REBUS DELLE REGIONALI IN EMILIA-ROMAGNA E CALABRIA

Mentre in Calabria si vocifera di un possibile ritorno in campo dell’imprenditore del tonno Pippo Callipo, in Emilia-Romagna la partita si fa sempre più complicata. Il capo politico del M5s ha incontrato a Bologna gli eletti e gli attivisti, per cercare di trovare una soluzione all’impasse che si è aperta dopo il voto su Rousseau che ha sconfessato Di Maio e ha detto sì alla presentazione delle liste. Ma sia in Calabria, sia in Emilia-Romagna i pentastellati sono divisi. Il deputato “ortodosso” Giuseppe Brescia ha chiesto, assieme all’ex deputata Roberta Lombardi, di rimettere ai voti dei soli iscritti emiliani e calabresi la scelta di come andare al voto: «Non escluderei di tornare su Rousseau per chiedere agli attivisti se preferiscono vederci correre da soli oppure alleati con il Pd», ha detto Brescia.

TEMPO FINO AL 4 DICEMBRE PER LE CANDIDATURE

La vicepresidente della Camera, Maria Elena Spadoni, non concorda: «Penso che sia ormai troppo tardi per aprire a qualsiasi tipo di alleanza, oltretutto non prevista dal nostro statuto», alludendo evidentemente anche alla possibilità di optare per il voto disgiunto, al M5s e al candidato governatore del Pd. Con una presa d’atto finale: «In Emilia i nostri attivisti e consiglieri comunali da anni fanno battaglie contro il Pd. Nessuno dal territorio ha mai aperto ad alleanze». Nell’attesa, il Movimento ha comunque avviato la ricerca dei candidati governatori attraverso le cosiddette “regionarie”: chi intende proporsi avrà tempo fino al 4 dicembre. Sapendo che, come previsto dallo statuto, «il capo politico, sentito il garante», avrà la facoltà di esprimere un eventuale parere vincolante negativo.

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Bonafede accelera sulla riforma della giustizia

Il ministro: «Tempo scaduto, non possiamo più rinviare». Annunciato un vertice di maggioranza. E sul carcere per i grandi evasori nessun compromesso.

Il ministro Alfonso Bonafede accelera sulla riforma della giustizia, annunciando un vertice di maggioranza che si terrà «domani o dopodomani». Per il Guardasigilli «è giusto che i partiti si siano presi tempo per esaminare i testi con attenzione, ma ora basta: il tempo è esaurito, non possiamo più dire ai cittadini che rinviamo». Quanto al carcere per i grandi evasori previsto dal decreto fiscale, Bonafede tiene il punto: «Non si possono fare passi indietro, né sono possibili soluzioni di compromesso. Se qualcuno ha cambiato idea sono problemi suoi, questa misura è inserita nel programma di governo». Il riferimento, implicito, è a Italia viva di Matteo Renzi, che il 12 novebre ha proposto un emendamento per cancellare l’articolo che prevede l’inasprimento delle pene con un aumento delle soglie minime e massime degli anni di carcere e la possibilità di sequestro e confisca per sproporzione, come per i reati di mafia.

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