Otto casi in due mesi di pandemia, il Coronavirus non ferma la violenza sulle donne

di Erika Noschese

In piena emergenza Coronavirus anche le richieste d’aiuto, da parte di donne vittime della violenza dei loro compagni, è aumentata. A confermarlo Filomena Avagliano, presidente dell’associazione Resilienza che, da sempre, si batte contro ogni forma di violenza di genere. «E’ importante sottolineare che l’associazione si occupa di tutte le violenze di genere ma i numeri, purtroppo, parlano chiaro: sono sempre di più i casi di violenza femminile – ha dichiarato la presidente Avagliano – Le donne vengono ostacolate in tutti i campi e un esempio è il lockdown causato dall’emergenza Coronavirus con le donne costrette a decidere se stare a casa con i loro figli o andare a lavorare». In questi due mesi di emergenza, le richieste d’aiuto sono aumentate: sono state circa otto le donne che si sono rivolte all’associazione per chiedere aiuto, «anche donne provenienti dal nord che hanno saputo di noi attraverso i social e ci hanno chiesto aiuto perchè si fidano di noi», ha spiegato ancora la presidente Avagliano, sottolineando che – in due casi – hanno dovuto mandare i carabinieri a casa perchè le vittime, per proteggersi, sono state costrette a chiudersi nel bagno delle loro abitazioni. «In questo periodo sono aumentati i casi di stupri e pedofili perchè gli aguzzini sono in casa h 24, quasi – ha poi aggiunto la presidente – Purtroppo è il sistema sbagliato, un sistema che non aiuta chi è vittima di abusi e questa pandemia ha solo accentuato il tutto». Intanto, proprio a causa del Coronavirus, l’associazione ha dovuto ha dovuto momentaneamente chiudere il proprio sportello antiviolenza. Per non abbandonare chi ha la necessità di rivolgersi all’associazione, la presidentessa Filomena Avagliano ha annunciato fin da subito che il sostegno sarebbe continuato attraverso i social, con lo sportello on- line attivo il martedì ed il giovedì dalle 16 alle 19.

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«Negato il mio diritto di essere madre»

di Erika Noschese

Scappare dalla propria terra per inseguire il sogno di una vita felice e ritrovarsi costrette a prostituirsi. Non sono poche le donne straniere che hanno scelto di lasciare le loro terre d’origine alla ricerca di una vita migliore nel Belpaese ma purtroppo non sono poche neanche le donne che finiscono poi nel giro della prosituzione. E’ il caso di Maria, nome di fantasia scelto per tutelare la privacy di una donna che, ormai diversi anni fa, ha deciso di lasciare la sua vita e mettersi in viaggio verso l’Italia. Giunta in un piccolo paese in provincia di Salerno si è presto scontrata con una dura realtà, quella della prostituzione per l’appunto. Ad un certo punto, la vita sembrava quasi averle fatto un regalo: si innamora di un suo cliente abituale con cui inizia una relazione stabile da cui nascono due figli. Un compagno che, forse, non l’ha mai davvero amata perchè basta poco per fargli perdere la testa per un’altra donna tanto che molla tutto e va a vivere con questa donna. Nel frattempo, Maria cambia vita: lascia la strada e si affida ad una parrocchia che, piano piano, la aiuta a farsi strada in un mondo dove la cattiveria e la malvagità sono sempre dietro l’angolo. E a dimostrarlo è proprio quel suo cliente abituale di cui si era innamorata. L’uomo, ben presto, decide che quella donna non può essere una buona madre per i suoi figli perchè ex prostituta e si affida ad un giudice per ottenere l’affidamento esclusivo. Maria sceglie di farsi seguire da un avvocato, Emilia Natale con cui inizia la battaglia per ottenere i suoi figli, quei figli che le hanno fatto scoprire – forse per la prima volta – il vero amore, capace di stravolgere la sua vita. L’avvocato Natale è da sempre punto di riferimento anche per Resilienza, l’associazione guidata da Filomena Avagliano che, da sempre, si batte per le vittime di violenza. «L’associazione si occupa di tutte le violenze di genere perchè ci sono anche tanti padri che vogliono solo esercitare il loro diritto e sono dei papà davvero bravi – ha dichiarato l’avvocato di Maria – Sì, la mia assistita era una prostituta ma questo non toglie che è una buona madre, ha sempre preservato i suoi figli da qualsiasi cosa, li ha sempre tutelati». Ma questo, forse, al suo ex compagno non basta. I bambini vivevano con una parente di Maria e a loro non è mai mancato nulla, men che meno l’affetto di una madre che per loro avrebbe fatto di tutto, anche rischiare una querela per vederli anche solo 5 minuti. «Credo bisogni fare una distinzione fondamentale tra chi sceglie di fare la escort e chi, invece, è obbligata a farlo», ha dichiarato ancora l’avvocato Natale. Nonostante le varie dimostrazione e le dichiarazioni del prete che, fin da subito, si è preso cura di lei, il giudice non ha voluto sentire ragioni: i bambini sono stati affidati al padre. Del resto, lui aveva un lavoro stabile, una busta paga mentre la madre era solo un’ex prostituta. Una motivazione più che valida per il giudice che non ha tenuto conto dell’amore che lega madre e figlio, tanto che Maria accetta tutte le condizioni pur di non perdere i suoi bambini. Tra madre e figlio inizia un contatto telefonico ma Maria ha bisogno di rivederli anche perchè la nuova compagna del suo ex sembrava sostituirsi in tutto e per tutto a lei, affidandosi un ruolo di madre che, di fatto, non le compete. Così, Maria – che sa dove il suo compagno vive – si reca nei pressi della sua abitazione con dei doni per i figli. Regali acquistati con quei soldi guadagnati da lavori saltuari ma onesti. Rischia una querela ma questo, forse, poco le importa. Ora, dopo quasi 3 anni, è in attesa di comparire dinanzi al giudice nuovamente per dimostrare a tutti che ce l’ha fatta: ha una casa degna di tale nome, un lavoro che – anche se non regolarizzato – le permetterebbe di far vivere dignitosamente i suoi bambini. E’ arrivata in Italia giovanissima, senza soldi. La sua unica colpa, forse, è essersi innamorata di un uomo più grande di lei. «Sapeva di essere sconfitta ma ha sempre avuto questo carattere forte, ribadendo di essere la madre di questi bambini, di essere uscita dalla prostituzione», ha poi aggiunto l’avvocato Natale spiegando che, a complicare il tutto, anche l’emergenza Coronavirus a causa dell’impossibilità di tenere le udienze per garantire la sicurezza delle persone. «Purtroppo, c’è il pregiudizio nei confronti di alcune donne, un pregiudizio culturale, razziale soprattutto rispetto ad un uomo che può dare stabilità ai bambini rapportato ad una ex prostituta», ha dichiarato ancora l’avvocato Emilia Natale.

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