Il processo per l’impeachment di Trump è la negazione dell’evidenza

I dem sono partiti all'attacco chiedendo la testimonianza di Bolton, ex consigliere della Sicurezza nazionale licenziato dal tycoon. Il no dei repubblicani dimostra una volta di più l'assurdità di questo processo.

Dall’inizio del processo al Senato sull’impeachment di Donald Trump, i democratici non hanno fatto che chiedere di ammettere sia dei testimoni (in particolare John Bolton e Mick Mulvaney) sia dei documenti in grado secondo loro di inchiodare il presidente.

Ma niente da fare. Dai repubblicani è arrivato un netto e fermo no. Come ha detto il democratico Chuck Shumer, minority leader del Senato: «Noi vogliamo la verità, ma gli avvocati del presidente non la vogliono. Hanno paura della verità». 

Martedì pomeriggio, dopo una mattinata di scintille, sono terminate le deposizioni del team degli avvocati di Trump.

IL MANOSCRITTO DI BOLTON ANIMA I DEM

Il New York Times, infatti, ha ottenuto il manoscritto dell’ultimo libro di John Bolton, in cui viene descritto dettagliatamente come il presidente abbia trattenuto i milioni di dollari che il Congresso aveva deciso di stanziare per l’Ucraina usandoli come merce di scambio per ottenere da Kiev un favore personale: le indagini su Hunter Biden. I repubblicani hanno sempre affermato che i due fatti non sono collegati. Ma dopo le indiscrezioni sul manoscritto, i democratici sono tornati alla carica chiedendo la testimonianza di Bolton in Senato, ora più che mai fondamentale.

QUELL’IRRICEVIBILE SCAMBIO DI TESTIMONI

Inizialmente, alcuni repubblicani sembravano disposti ad ascoltare l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale ma con una contropartita: ammettere in Aula a testimoniare Biden jr. «Un impeachment non è un gioco di do ut des: non si fanno compromessi del tipo, ‘se vi diciamo sì su Bolton, voi ci dovete dire sì su Biden’», ha commentato alla Cnn Tim Kaine, senatore democratico della Virginia. «Alcuni repubblicani vorrebbero leggere il manoscritto prima di decidere cosa fare, ma è chiaro che Bolton non ha scritto il libro sotto giuramento: non si può sostituire in modo così leggero un libro con un testimone!». Alla fine però dopo qualche tentennamento non se ne è fatto nulla. Uno degli avvocati di Trump, Pat Cipollone, ha annunciato che nessun testimone sarà ammesso al Senato.

L’INTERESSE PERSONALE VINCE SU TUTTO

Stiamo vivendo un momento assurdo. Nessuno, in buona fede, può affermare che Trump abbia davvero agito per il bene del Paese. Eppure la fame per il potere e il terrore che il presidente distrugga intere carriere politiche hanno spinto un intero partito a mettersi le fette di prosciutto sugli occhi. Al di là delle mie simpatie politiche, trovo catastrofico e impressionante constatare come la verità e i fatti vengano manipolati per interessi personali, sia del presidente sia dei senatori repubblicani che dovranno tra poco essere rieletti. Spero solo di non diventare mai troppo cinica e pensare che queste sono le regole della politica.

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Questi repubblicani senza senso della nazione si meritano Trump

Difendono strenuamente il loro leader dall'impeachment nonostante sia il peggior presidente della storia degli Stati Uniti. I democratici ai tempi della messa in stato d'accusa di Clinton erano stati più severi.

Credo di essere una delle poche persone ad aver ascoltato tutte le testimonianze date sia alla Commissione di Intelligence che a quella di Giustizia riguardo l’impeachment di Donald Trump. Come è ormai noto, gli articoli sono due: abuso di potere e ostruzione al Congresso.

UNA DIFESA SCONTROSA E MALEDUCATA

Fino alla fine, i democratici hanno mostrato un rigore e un’organizzazione nello spiegare con più dettagli possibili gli eventi che hanno portato alla decisione di messa in stato d’accusa del presidente americano, mentre i repubblicani, che non sembrano interessati ai fatti ma alle teorie complottistiche, non hanno mai perso occasione di pretendere in modo scontroso e maleducato di spiegare l’innocenza del loro leader. La frase che hanno pronunciato più spesso è la seguente: «Da quando Trump è stato eletto, i democratici hanno fatto di tutto per dargli l’impeachment».

L’AMMINISTRAZIONE PIÙ CORROTTA DI SEMPRE

Hanno ragione, ma è anche vero che nella storia degli Stati Uniti non c’è stata amministrazione più corrotta e azioni fatte dal presidente così scandalose. È stato accusato di aver accettato soldi illeciti da Paesi esteri (vietato dalla Costituzione), di avere un conflitto di interessi tra la sua posizione di potere e il suo business, che ha tentato più volte di promuovere (vietato dalla Costituzione), ostruzione alla giustizia, associazione con gruppi neo nazisti, e di promozione dell’odio, è tutt’ora indagato per possibili azioni illecite finanziarie.

DAGLI IMMIGRATI ALL’FBI, QUANTE MACCHIE PER DONALD

Ma non solo: ha pubblicamente insultato l’Fbi, gli immigrati messicani («Sono tutti spacciatori e vengono qui a violentare le nostre donne!»), ha incarcerato migliaia di bambini ai confini con il Messico, separandoli dalle loro famiglie. Per non parlare della sua amministrazione: molti sono stati accusati di corruzione, alcuni (compreso il suo ex avvocato Cohen) sono ancora in carcere. Tutto questo per dire che i repubblicani hanno ragione a dire che si sta cercando di fermare Trump dall’inizio del suo mandato, ma anche che qualche ragione per farlo mi sembra che ci sia.

Donald Trump.

LA “PISTOLA FUMANTE” C’È ECCOME

Un’altra frase che i repubblicani insistono a ripetere è che «There is no smoking gun!». Non capisco davvero a cosa si riferiscano: più della famosa telefonata tra Trump e Volodymyr ZelenskyI have a favor, though»), più che le decine di testimonianze date da esperti, spesso repubblicani, che confermano la tesi che Trump ha abusato del suo potere, negando l’aiuto finanziario all’Ucraina e l’invito alla Casa Bianca del neopresidente in cambio di un aiuto politico per denigrare il suo rivale alla presidenza per il 2020, più che prendere atto del fatto che la Casa Bianca abbia negato accesso a documenti importanti e a testimoni, cosa serve ai repubblicani per capire che la smoking gun è davanti ai loro occhi?

TRA I DEM ALMENO C’ERA DELUSIONE PER CLINTON

Eppure nessuno di loro ha mostrato di essere amareggiato, deluso, perplesso dei comportamenti del loro beniamino. Durante l’ultimo iter per l’impeachment di Bill Clinton, per esempio, molti democratici avevano a gran voce condiviso la loro delusione nei confronti delle azioni del presidente, anche se non tutti pensavano che una reazione tanto grave come l’impeachment fosse necessaria. I repubblicani che appoggiano Trump (tutti) devono andare alle elezioni per il Senato tra qualche anno, e non vogliono certo contrariare il presidente pubblicamente, per paura di perdere il loro potere, visto che il tycoon in certi ambienti è, malgrado tutto, ancora molto popolare. Così hanno deciso di farlo perdere a istituzioni di importanza vitale per la democrazia americana come il Congresso.

SENZA SENSO PER IL BENE DELLA NAZIONE

A volte mi viene da pensare che forse queste persone, che non sono in grado di mettere il bene della nazione davanti al loro potere, si meritino un presidente come il loro: una persona che da subito si è sentita al di sopra della giustizia, e che passerà alla storia come il peggior presidente americano. Indagato, corrotto e, lasciatemelo dire, ignorante come una capra.

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