La sconfitta in Umbria fa esplodere la tensione tra Renzi e Zingaretti

Scambio di accuse al vetriolo tra il segretario dem e il leader di Italia viva. E nel Pd cresce la fronda degli orfiniani che premono per staccare la spina al governo.

Il Partito democratico non ha più intenzione di sobbarcarsi da solo il ruolo di partito della stabilità, mentre gli alleati fanno i fenomeni, specie Italia viva. O c’è una comune visione del futuro del Paese, o meglio porre fine all’esperienza giallorossa. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che Nicola Zingaretti ha recapitato agli alleati di governo, specie a Matteo Renzi, con il quale c’è stato un duro scambio di accuse, sulla responsabilità della disfatta umbra e sulle prospettive di gestione della coalizione.

ORLANDO INVOCA UN CONGRESSO PER IL RIPOSIZIONAMENTO DEL PARTITO

Ma il segretario dem deve fare i conti anche con l’impazienza di Base riformista, che gli chiede di rilanciare l’iniziativa politica, e le critiche aperte dei “giovani turchi” di Matteo Orfini. Mentre Andrea Orlando definisce «urgente» un congresso del Pd per un «riposizionamento strategico del partito», a prescindere da come andrà l’alleanza con il Movimento 5 stelle. Quanto al governo, avvertono i vertici dem, se si va avanti così tra litigi e rivendicazioni, è «inevitabile» staccare la spina.

ZINGARETTI PUNTA IL DITO CONTRO IL CAOS ATTORNO ALLA MANOVRA

Ad aprire la polemica è stato proprio Zingaretti, il quale ammettendo la «netta sconfitta», ha detto che essa «conferma una tendenza negativa del centrosinistra consolidata in questi anni in molti grandi Comuni umbri»; come dire che il trend negativo si è aperto con Renzi segretario. E poi «non ha aiutato il caos di polemiche che ha accompagnato la manovra economica del governo», con Italia viva sempre pronta a smarcarsi. Renzi non c’è stato e ha rintuzzato: «una sconfitta scritta, figlia di un accordo sbagliato nei tempi e nei modi», «fatto in fretta e furia, senza un’idea condivisa». E poi «la foto di Narni non ha aiutato» perché ha politicizzato una corsa già difficile.

L’AVVERTIMENTO LANCIATO DA RENZI

Le parole di Renzi più allarmanti per Zingaretti riguardano però l’atteggiamento che Italia viva avrà in futuro: «Noi stiamo dando una mano e continueremo a farlo: nei prossimi mesi continueremo con le nostre proposte». Quindi continuerà a fare il corsaro smarcandosi sulla manovra e gli altri provvedimenti del governo. Di qui la reazione di Zingaretti, dopo una riunione al Nazareno con la segreteria: serve «una nuova solidarietà nella coalizione» perché «il governo Conte non può essere un campo di battaglia quotidiana”»; «l’alleanza ha senso solo se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze».

IL SEGRETARIO NEL MIRINO DEGLI ORFINIANI

Sul fronte interno Zingaretti non ha grandi problemi con Base riformista. Certo Andrea Marcucci ha invitato a non replicare alle prossime regionali l’esperienza umbra, non prima di vedere come va al governo l’accordo col M5s; così come fa Anna Ascani. Ma la componente di Lorenzo Guerini e Luca Lotti non affonda, chiedendo però al segretario di riprendere l’iniziativa politica e non subire gli alleati. Le critiche arrivano da Matteo Orfini, da sempre contrario all’alleanza con i pentastellati. E l’altro “giovane turco” ,Francesco Verducci, parla di responsabilità della segreteria nazionale, che elenca: «aver ‘giustiziato’ Catiuscia Marini, a prescindere dal merito dell’indagine e senza alcuna discussione politica; aver voluto il voto il prima possibile, con ricadute enormi che avrà a cascata sull’Emilia-Romagna; aver composto liste chiuse ed escludenti, senza alcun riscontro nella società, figlie di un feroce controllo correntizio». Dario Franceschini, sponsor dell’alleanza strategica Pd-M5s ammonisce: «Non è particolarmente acuta l’idea che poiché anche presentandoci insieme abbiamo perso l’Umbria, è meglio andare divisi alle prossime Regionali. L’onda di destra si ferma con il buon governo e con l’allargamento e l’apertura delle alleanze, non di certo ridividendoci».

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