Il veto dei 5 stelle fa saltare i 40 milioni alla Rai

Gli uomini vicini a Conte e l'asse Crimi-Patuanelli sono in guerra con l'ad Salini (voluto da Di Maio) per la copertura dell'emergenza coronavirus. E così i fondi per il servizio pubblico dal Mise non sono considerati una priorità.

Per la Rai è stato un colpo duro. Previsti fini all’ultimo, nella versione
finale del decreto del governo per fronteggiare l’emergenza
coronavirus
sono invece saltati i 40 milioni di euro che viale Mazzini
chiedeva per i mancati introiti pubblicitari futuri (ma senza Europei
di calcio e probabilmente Olimpiadi ne risparmierà molti di più).

A dare lo stop è stato il Movimento 5 stelle dove sia gli uomini vicini
al premier Giuseppe Conte sia l’asse Crimi-Patuanelli sono sempre
più in guerra con l’ad Fabrizio Salini (voluto da Luigi Di Maio) e sono
molto critici su come il servizio pubblico sta coprendo con
l’informazione la
pandemia. E proprio il ministro dello Sviluppo è stato netto sui fondi alla Rai: «Non è una priorità», ha detto Stefano Patuanelli intervistato dal Corriere della Sera.

SALVINI E FONTANA INSIEME AL TG2

Ma il malumore dei pentastellati è cresciuto ieri sera quando hanno
visto Matteo Salvini e il governatore della Lombardia Attilio Fontana
collegati insieme nello speciale dedicato dal Tg2 all’emergenza
virus. I due esponenti leghisti in bella mostra e in apertura quando ancora
su RaiUno non era cominciato l’ammazza-ascolti (degli altri)
Montalbano.

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E un autorevole uomo di governo pentastellato ha commentato: non possiamo nemmeno protestare, questo è il prezzo che paghiamo all’immobilismo di Salini e al presenzialismo del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che ultimamente, anche complici le tribolate e pasticciate vicende del campionato di calcio, tra Domenica in, Novantesimo minuto, La vita in diretta, è oramai una presenza stabile sugli schermi della tivù di Stato.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Coronavirus, Fnomceo a Fontana: «Medici senza protezione? Inaccettabile»

Secondo numerose testimonianze, è stata registrata una «grave carenza» di mascherine del tipo Fpp2 e Fpp3, tute, occhiali per poter visitare i pazienti in sicurezza. Così, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici ha scritto una lettera al presidente della Regione Lombardia. Intanto a Lodi ci sono 51 nuovi ricoveri.

La sicurezza prima di tutto. A maggior ragione quando una protezione può impedire un potenziale contagio. E specialmente quando si parla di medici, schierati in prima fila per combattere l’emergenza coronavirus. Proprio il 27 febbraio, quando a Lodi è scoppiata una nuova emergenza con 51 ricoveri, due dottoresse in quarantena nel Lodigiano hanno denunciato che l’unico collega arrivato in sostituzione aveva ricevuto soltanto due mascherine e nessun’altra dotazione. Ma non è l’unico episodio. Secondo numerose testimonianze dei dottori che si trovano nelle zone più esposte al Covid-19 e che lavorano sul territorio, si registra la «grave carenza» di mascherine del tipo Fpp2 e Fpp3, tute, occhiali per poter visitare i pazienti in sicurezza. A dirlo è la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) che tramite il presidente Filippo Anelli, ha inviato una lettera al governatore della Lombardia Attilio Fontana.

Non si può accettare che i nostri medici si trovino a fronteggiare l’emergenza Covid-19 senza le dotazioni per la protezione personale dal virus

LA LETTERA DI FNOMCEO A FONTANA

«Non si può accettare che i nostri medici si trovino a fronteggiare l’emergenza Covid-19 – ha scritto Anelli – senza le dotazioni per la protezione personale dal virus. Un medico che si ammala – ha aggiunto – è un medico sottratto al Servizio sanitario nazionale e alla tutela del diritto alla salute». Anelli ha chiesto poi al presidente della Lombardia che venga attivato un doppio canale di assistenza sanitaria nelle zone dell’emergenza: «Uno con strutture specifiche ed équipe dedicate, l’altro per le visite di routine, da gestire con dispositivi di sicurezza al momento carenti».

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EMERGENZA A LODI: 51 RICOVERI GRAVI

Purtroppo questa notte è scoppiata un’altra emergenza a Lodi. Improvvisamente il 27 febbraio c’è stato un affollamento di ricoveri: 51 ricoveri gravi di cui 17 in terapia intensiva. «Lodi non ha un numero sufficiente di camere di terapia intensiva per cui sono stati trasferiti in altre terapie intensive della Regione», ha detto il presidente della Lombardia Attilio Fontana che questa mattina è intervenuto nel corso della trasmissione “L’Aria che tira” su La7 parlando di coronavirus. «Se si ridesse meno della mascherina e si guardasse il problema più attentamente credo che sarebbe saggio», ha aggiunto.

VAJANI: «OCCORRE UN AIUTO CONCRETO E URGENTE»

Alle parole di Anelli si associa il presidente dell’Ordine dei Medici di Lodi Massimo Vajani: «Occorre adesso un aiuto concreto e urgente, che non debba fare i conti con i tempi della burocrazia – ha detto Vajani – servono tensostrutture dedicate al triage per il Covid-19, in modo da riattivare i pronto soccorso che, come quelli di Codogno e di Casalpusterlengo, sono stati chiusi, e renderli accessibili agli altri pazienti». Il presidente ha chiesto anche che vengano «potenziate le sostituzioni dei medici di Medicina generale, che hanno scelto di trascorrere la quarantena nei loro ambulatori, per poter continuare almeno a fare prescrizioni e triage telefonici. È necessario potenziare gli organici degli ospedali, per dar modo ai colleghi di staccare. Tutti questi medici, ai quali, come Ordine e come Federazione, va la nostra gratitudine, devono essere sostenuti con provvedimenti rapidi ed efficaci».

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Liliana Segre in visita al Consiglio regionale lombardo: “Andate al Binario 21, farei da guida”


Ospitata dal Consiglio regionale della Lombardia, la senatrice a vita Liliana Segre è stata accolta da un lungo applauso. La sopravvissuta alla Shoah ha ribadito che nonostante l'età continuerà "a combattere contro l'odio", invitando tutti i consiglieri regionali e il governatore Fontana a una visita al Binario 21, da dove venne deportata ad Auschwitz.
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Il consiglio regionale della Lombardia dice no alla commissione Segre

Proposta dal Pd per contrastare intolleranza, razzismo e antisemitismo su modello di quella del Senato, è stata respinta con 42 no e 30 sì. Contrari Lega, Fdi, Forza Italia e tutto il centrodestra.

Il Consiglio regionale della Lombardia ha respinto con 42 No e 30 Sì la proposta del Pd di istituire una commissione consiliare speciale «per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza» sul modello di quella approvata in Senato su proposta della senatrice a vita Liliana Segre. Contrari Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, il gruppo Misto e gli altri esponenti del centrodestra, favorevoli Pd, M5S e gli altri consiglieri di opposizione.

RESTA L’INVITO PER UNA VISITA NEL GIORNO DELLA MEMORIA

La richiesta era stata inserita su proposta del consigliere Pd Pietro Bussolati tra i punti della mozione urgente presentata da Monica Forte del Movimento 5 Stelle, che è stata votata per parti separate. Gli altri punti sono stati approvati da tutte le forze politiche tranne Fratelli d’Italia e Viviana Beccalossi del Gruppo Misto, ma con alcune modifiche richieste dalla maggioranza. In sintesi il testo definitivo votato dall’Aula impegna la giunta regionale a invitare la senatrice Segre a una visita istituzionale in Consiglio regionale, «con l’auspicio – aggiunto da Forza Italia – che tale visita avvenga in una data vicina al giorno della memoria». Inoltre, a «manifestare a Liliana Segre la stima e la profonda solidarietà per le ignobili aggressioni di cui è stata oggetto e il nostro profondo rispetto per la sua storia personale sulla quale non è tollerabile alcuna forma di negazionismo e sottovalutazione». Su richiesta della Lega, infine, nelle premesse è stato posto un accenno di condanna alle contestazioni subite dalla Brigata Ebraica nel corso del corteo del 25 Aprile a Milano

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