Inchiesta su Rsa, la Gdf in Regione Lombardia

Il Nucleo di polizia economico finanziaria delle Fiamme Gialle sta effettuando delle acquisizioni di documenti. Nel mirino le disposizioni inviate alle strutture.

Si estendono le indagini sul Pio Albergo Trivulzio e altre Rsa milanesi nella gestione dell’emergenza coronavirus.

Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano sta effettuando delle acquisizioni di documenti negli uffici della Regione Lombardia. Mentre il 14 aprile la Gdf era entrata alla Baggina, come chiamano i milanesi il Pat.

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L’acquisizione di documenti, punta, da quanto si è saputo, a raccogliere atti e altro materiale sulle direttive che l’amministrazione regionale e l’assessorato al Welfare hanno dato al Pio Albergo Trivulzio e alle Rsa sulla gestione degli anziani e dei pazienti. L’attività è diretta conseguenza di quella effettuata martedì al Trivulzio e poi le carte raccolte dovranno essere sottoposte alle verifiche incrociate degli investigatori.

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Sala risponde a Gallera: in regola il 95% dei milanesi controllati

Il sindaco si dissocia «dalla retorica del cittadino indisciplinato che si fa gli affari suoi». E a Regione Lombardia chiede più tamponi, mascherine e test sierologici.

Botta e risposta a distanza tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala e Regione Lombardia sulla gestione dell’emergenza coronavirus. Soprattutto dopo i dati preoccupanti di lunedì 13 aprile, con 481 positivi in più nella sola provincia di Milano di cui 296 in città (contro i 193 di domenica).  

SALA RISPONDE A GALLERA

«Se qualcuno pensa che c’è troppa gente in giro, deve fare una cosa molto semplice: facciano una nuova ordinanza che tenga più persone a casa, tutto qui», ha detto Sala nel video quotidiano postato sulle pagine social, rispondendo così all’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera che il giorno prima aveva scaricato la responsabilità del peggioramento al comportamento poco virtuoso dei cittadini.

IL 95% DEI MILANESI FERMATI ERA IN REGOLA

«Ieri mattina», ha aggiunto il sindaco, «sono stato in giro per la città con la Polizia locale a vedere come vengono fatti i controlli e il pomeriggio mi sono messo in casa a guardare i dati dei controlli di ieri e dei giorni precedenti: più del 95% delle persone fermate sono in regola, questa è la realtà». Sala si è quindi dissociato «da questa retorica del milanese indisciplinato che si fa gli affari suoi, non è così».

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IL SINDACO CHIEDE MASCHERINE, PIÙ TAMPONI E TEST SIEROLOGICI

Il sindaco ha chiesto più mascherine, «molti più tamponi» e test sierologici. «Tra parentesi leggo che Regione Lombardia dichiara che dal 21 di aprile si faranno 20 mila test al giorno. Bene, dove? In altre province ma non Milano. Ma come, il problema non è Milano?». E, ancora: «Rendiamoci conto, il nostro compito, il nostro credo deve essere quello relativo al prendersi cura, a partire dai più poveri, da chi sta in periferia o vive in una casa popolare, a partire dai nostri vecchietti nelle Rsa. Questo è quello che bisogna fare».

MAJORINO: «UNA INSOPPORTABILE VERGOGNA»

Al sindaco si è aggiunto l’europarlamentare milanese del Pd Pierfrancesco Majorino. Che su Twitter attacca la Regione che «si scorda di parlare della tragedia delle case di riposo o del fatto che ci sono persone che convivono con positivi a cui nessuno fa il tampone. Che insopportabile vergogna»

MILANO 2030 CHIEDE LA NOMINA DI UN COMMISSARIO PER LA SANITÀ LOMBARDA

Intanto Milano 2030, una rete di associazioni, movimenti e partiti della sinistra milanese (da Articolo Uno Milano Metropolitana a Medicina Democratica e SinistraXMilano), denuncia gli errori della Giunta Fontana e chiede con una petizione online la nomina di un commissario ad acta per la Sanità.

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Senza Salone del mobile Fiera Milano tira la cinghia

L'attività frena e a quanto risulta a Lettera43.it a breve verrà proposta ai dipendenti la cassa integrazione a rotazione. Ma non si ferma l'iter delle nomine. Decisa la riconferma dell'ad Curci.

«Saremo tutti, dai dipendenti ai dirigenti, chiamati a fare dei sacrifici». La lettera inviata ai dipendenti di Fiera Milano la scorsa settimana, dopo l’annuncio dell’annullamento del Salone del Mobile, ha allertato un po’ tutto l’organigramma dell’ente fieristico controllato dalla Fondazione e quindi anche da Regione Lombardia.

Del resto dopo l’annuncio di venerdì 27 marzo il titolo di Fiera è sceso a 2,5 euro in Borsa.

E a quanto risulta a Lettera43.it nel giro di pochi giorni l’azienda a controllo pubblico inizierà a proporre la cassa integrazione a rotazione.

L’ITER DELLE NOMINE PROCEDE

Ma se i tagli iniziano già a farsi sentire e l’attività frena, quello che non si ferma è l’iter per le nomine. Il consiglio di amministrazione è in scadenza. Ma al contrario delle altre partecipate pubbliche l’assemblea del 20 aprile non è stata rinviata. L’ultimo Dpcm del governo Conte ha infatti dato la possibilità di spostare a luglio gran parte delle assemblee. Fiera ha deciso di non farlo.

DECISA LA RICONFERMA DELL’AD CURCI

Giovedì 26 marzo sono state presentate le liste e tutto prosegue senza contraccolpi. Decisa la riconferma dell’ad Fabrizio Curci, anche se da qualche mese l’Orac, il comitato di vigilanza di Regione Lombardia presieduto da Giovanni Canzio, ex presidente della Corte di appello di Milano, ha avviato approfondimenti sul suo stipendio che, come già riportato da Lettera43.it in un articolo del 17 febbraio, tra compenso di funzione, Mbo, e incentivazione azionaria, supera gli 1,7 milioni annui. Una cifra considerevole per un ente fieristico, ben superiore anche a quella di altri Ceo lombardi di società controllate da enti pubblici. Ma per ora non si va oltre.

L’ADDIO DI CAPRIO E CORBARI

Enrico Pazzali, nominato lo scorso anno alla presidenza della Fondazione, vuole dare continuità al mandato. E per di più la Lega di Matteo Salvini sta subendo nomine di area vicina al Partito democratico. Il Carroccio non riesce a farsi sentire nell’accordo tra il governatore Attilio Fontana e il sindaco Beppe Sala. Quindi il consiglio di amministrazione rimarrà di fatto inalterato. Le uniche novità sono l’addio del presidente Lorenzo Caprio e del consigliere Giampiero Corbari. La presidenza è stata affidata al direttore finanziario di Fondazione Antonio Caorsi. Tra le new entry Anna Gatti, bocconiana, già consigliere di Raiway, molto gradita a Sala.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Il veto dei 5 stelle fa saltare i 40 milioni alla Rai

Gli uomini vicini a Conte e l'asse Crimi-Patuanelli sono in guerra con l'ad Salini (voluto da Di Maio) per la copertura dell'emergenza coronavirus. E così i fondi per il servizio pubblico dal Mise non sono considerati una priorità.

Per la Rai è stato un colpo duro. Previsti fini all’ultimo, nella versione
finale del decreto del governo per fronteggiare l’emergenza
coronavirus
sono invece saltati i 40 milioni di euro che viale Mazzini
chiedeva per i mancati introiti pubblicitari futuri (ma senza Europei
di calcio e probabilmente Olimpiadi ne risparmierà molti di più).

A dare lo stop è stato il Movimento 5 stelle dove sia gli uomini vicini
al premier Giuseppe Conte sia l’asse Crimi-Patuanelli sono sempre
più in guerra con l’ad Fabrizio Salini (voluto da Luigi Di Maio) e sono
molto critici su come il servizio pubblico sta coprendo con
l’informazione la
pandemia. E proprio il ministro dello Sviluppo è stato netto sui fondi alla Rai: «Non è una priorità», ha detto Stefano Patuanelli intervistato dal Corriere della Sera.

SALVINI E FONTANA INSIEME AL TG2

Ma il malumore dei pentastellati è cresciuto ieri sera quando hanno
visto Matteo Salvini e il governatore della Lombardia Attilio Fontana
collegati insieme nello speciale dedicato dal Tg2 all’emergenza
virus. I due esponenti leghisti in bella mostra e in apertura quando ancora
su RaiUno non era cominciato l’ammazza-ascolti (degli altri)
Montalbano.

LEGGI ANCHE: Le frizioni nella maggioranza sul decreto Cura Italia

E un autorevole uomo di governo pentastellato ha commentato: non possiamo nemmeno protestare, questo è il prezzo che paghiamo all’immobilismo di Salini e al presenzialismo del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che ultimamente, anche complici le tribolate e pasticciate vicende del campionato di calcio, tra Domenica in, Novantesimo minuto, La vita in diretta, è oramai una presenza stabile sugli schermi della tivù di Stato.

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Coronavirus, Fnomceo a Fontana: «Medici senza protezione? Inaccettabile»

Secondo numerose testimonianze, è stata registrata una «grave carenza» di mascherine del tipo Fpp2 e Fpp3, tute, occhiali per poter visitare i pazienti in sicurezza. Così, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici ha scritto una lettera al presidente della Regione Lombardia. Intanto a Lodi ci sono 51 nuovi ricoveri.

La sicurezza prima di tutto. A maggior ragione quando una protezione può impedire un potenziale contagio. E specialmente quando si parla di medici, schierati in prima fila per combattere l’emergenza coronavirus. Proprio il 27 febbraio, quando a Lodi è scoppiata una nuova emergenza con 51 ricoveri, due dottoresse in quarantena nel Lodigiano hanno denunciato che l’unico collega arrivato in sostituzione aveva ricevuto soltanto due mascherine e nessun’altra dotazione. Ma non è l’unico episodio. Secondo numerose testimonianze dei dottori che si trovano nelle zone più esposte al Covid-19 e che lavorano sul territorio, si registra la «grave carenza» di mascherine del tipo Fpp2 e Fpp3, tute, occhiali per poter visitare i pazienti in sicurezza. A dirlo è la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) che tramite il presidente Filippo Anelli, ha inviato una lettera al governatore della Lombardia Attilio Fontana.

Non si può accettare che i nostri medici si trovino a fronteggiare l’emergenza Covid-19 senza le dotazioni per la protezione personale dal virus

LA LETTERA DI FNOMCEO A FONTANA

«Non si può accettare che i nostri medici si trovino a fronteggiare l’emergenza Covid-19 – ha scritto Anelli – senza le dotazioni per la protezione personale dal virus. Un medico che si ammala – ha aggiunto – è un medico sottratto al Servizio sanitario nazionale e alla tutela del diritto alla salute». Anelli ha chiesto poi al presidente della Lombardia che venga attivato un doppio canale di assistenza sanitaria nelle zone dell’emergenza: «Uno con strutture specifiche ed équipe dedicate, l’altro per le visite di routine, da gestire con dispositivi di sicurezza al momento carenti».

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EMERGENZA A LODI: 51 RICOVERI GRAVI

Purtroppo questa notte è scoppiata un’altra emergenza a Lodi. Improvvisamente il 27 febbraio c’è stato un affollamento di ricoveri: 51 ricoveri gravi di cui 17 in terapia intensiva. «Lodi non ha un numero sufficiente di camere di terapia intensiva per cui sono stati trasferiti in altre terapie intensive della Regione», ha detto il presidente della Lombardia Attilio Fontana che questa mattina è intervenuto nel corso della trasmissione “L’Aria che tira” su La7 parlando di coronavirus. «Se si ridesse meno della mascherina e si guardasse il problema più attentamente credo che sarebbe saggio», ha aggiunto.

VAJANI: «OCCORRE UN AIUTO CONCRETO E URGENTE»

Alle parole di Anelli si associa il presidente dell’Ordine dei Medici di Lodi Massimo Vajani: «Occorre adesso un aiuto concreto e urgente, che non debba fare i conti con i tempi della burocrazia – ha detto Vajani – servono tensostrutture dedicate al triage per il Covid-19, in modo da riattivare i pronto soccorso che, come quelli di Codogno e di Casalpusterlengo, sono stati chiusi, e renderli accessibili agli altri pazienti». Il presidente ha chiesto anche che vengano «potenziate le sostituzioni dei medici di Medicina generale, che hanno scelto di trascorrere la quarantena nei loro ambulatori, per poter continuare almeno a fare prescrizioni e triage telefonici. È necessario potenziare gli organici degli ospedali, per dar modo ai colleghi di staccare. Tutti questi medici, ai quali, come Ordine e come Federazione, va la nostra gratitudine, devono essere sostenuti con provvedimenti rapidi ed efficaci».

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Il consiglio regionale della Lombardia dice no alla commissione Segre

Proposta dal Pd per contrastare intolleranza, razzismo e antisemitismo su modello di quella del Senato, è stata respinta con 42 no e 30 sì. Contrari Lega, Fdi, Forza Italia e tutto il centrodestra.

Il Consiglio regionale della Lombardia ha respinto con 42 No e 30 Sì la proposta del Pd di istituire una commissione consiliare speciale «per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza» sul modello di quella approvata in Senato su proposta della senatrice a vita Liliana Segre. Contrari Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, il gruppo Misto e gli altri esponenti del centrodestra, favorevoli Pd, M5S e gli altri consiglieri di opposizione.

RESTA L’INVITO PER UNA VISITA NEL GIORNO DELLA MEMORIA

La richiesta era stata inserita su proposta del consigliere Pd Pietro Bussolati tra i punti della mozione urgente presentata da Monica Forte del Movimento 5 Stelle, che è stata votata per parti separate. Gli altri punti sono stati approvati da tutte le forze politiche tranne Fratelli d’Italia e Viviana Beccalossi del Gruppo Misto, ma con alcune modifiche richieste dalla maggioranza. In sintesi il testo definitivo votato dall’Aula impegna la giunta regionale a invitare la senatrice Segre a una visita istituzionale in Consiglio regionale, «con l’auspicio – aggiunto da Forza Italia – che tale visita avvenga in una data vicina al giorno della memoria». Inoltre, a «manifestare a Liliana Segre la stima e la profonda solidarietà per le ignobili aggressioni di cui è stata oggetto e il nostro profondo rispetto per la sua storia personale sulla quale non è tollerabile alcuna forma di negazionismo e sottovalutazione». Su richiesta della Lega, infine, nelle premesse è stato posto un accenno di condanna alle contestazioni subite dalla Brigata Ebraica nel corso del corteo del 25 Aprile a Milano

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